sabato 11 settembre 2010

Licantropi & Weird Tales: II

Saggio in tre parti: vedi parte I.

Harold Warner Munn, fotoÈ da notare che al tempo, seppure il corpus delle storie licantropiche fosse già abbastanza rilevante, ancora nessun classico canonizzava la leggenda del lupo mannaro, così come invece era stato fatto per la mitologia del vampiro con il Dracula di Bram Stoker.

H.P. Lovecraft stesso ne era consapevole, e dalle pagine della rubrica della posta di Weird Tales lanciò quindi una provocazione, suggerendo che qualcuno avrebbe dovuto provare a scrivere una storia di licantropi “diversa”, per esempio narrandola dal punto di vista del licantropo stesso. Lo fece, cogliendo il suo spunto, Harold Warner Munn (1903-1981) con la sua prima vendita professionale a Weird Tales, e il racconto, “The Werewolf of Ponkert” (pubblicato nel numero del luglio 1925) resta ancora oggi una pietra miliare sul tema della licantropia. Ambientato nell’Ungheria del XIV secolo, vi si riporta la cronaca in diario di Wladislaw Brenryk, nobile gentiluomo che, reso schiavo da un essere demoniaco, è costretto a trasformarsi in lupo compiendo ogni sorta di efferatezze. In questo sembiante arriverà perfino a uccidere la propria moglie e la sua bambina.

C’è da dire che il racconto di Munn, seppure appaia tradotto da noi con il titolo “Il Lupo Mannaro di Ponkert” nel secondo volume di Tutti i Romanzi e i Racconti di Lovecraft dell’editore Newton Compton (uscito inizialmente nel 1993, e poi ristampato), resta invece ancora inedito in italiano, perchè i curatori del suddetto libro hanno spacciato per The Werewolf of Ponkert un altro racconto di Munn che però, chiaramente, non è quello (si tratta infatti di “The Return of the Master”), inserendolo così arbitrariamente fra le collaborazioni narrative di Lovecraft, e arrivando perfino a inventare una presunta partecipazione dello scrittore di Providence alla stesura della storia.

Weird Tales, luglio 1925, copertina
Illustrazione di Frank Kelly Freas, Weird Tales, luglio 1925
La copertina di Andrew Brosnatch, e la pagina di Weird Tales con il racconto di Munn.
L’illustrazione interna è di Frak Kelly Freas.

In ogni modo H.W. Munn, quale scrittore dalle indubbie qualità, riuscì a dotare la sua novella di una sensibilità letteraria non comune e di un genuino senso di tragedia, e il racconto fu subito un successo; anche se, a dire la verità, Lovecraft non ne fu troppo soddisfatto, come si apprende da una sua lettera scritta qualche tempo dopo a Robert Bloch, di cui traduciamo qui di seguito un significativo estratto:

“Ebbi una lettera pubblicata nel 1923 in ‘The Eyrie’ [la rubrica della posta di Weird Tales] nella quale invitavo a scrivere storie dal punto di vista del ghoul o del lupo mannaro. H. Warner Munn ‘pensava’ di aver seguito la mia idea quando scrisse The Werewolf of Ponkert... ma in realtà l’ha pienamente fraintesa. Le sue simpatie erano ancora sul lato dell’umanità, mentre io mi riferivo a soggetti che fossero totalmente dissociati dal punto di vista dell’uomo e ad esso violentemente ostili”. Cfr. H. P. Lovecraft, Letters to Robert Bloch, a cura di David E. Schultz e S.T. Joshi (Necronomicon Press, 1993), p. 21.

Questa dichiarazione, scritta di pugno da Lovecraft, smentisce dunque decisamente coloro che vorrebbero l'autore di Providence come collaboratore o revisore del racconto.

Dopo l’uscita di “The Werewolf of Ponkert”, i lettori di Weird Tales chiesero a gran voce dei seguiti che sviluppassero ultriormente la vicenda dello sfortunato Wladislaw Brenryk. E Munn, consapevole di avere per le mani un buon soggetto, li accontentò, dando così inizio alle “Cronache del Clan dei Licantropi” che si dipanarono su “The Unique Magazine” dal 1927 al 1931. Qui, in un susseguirsi di epoche storiche e avvenimenti turbinosi e fantastici, si seguono le gesta dei discendenti di Brenryk che, afflitti dalla sua stessa maledizione atavica, finiscono uno per uno vittime del “Maestro”, un mostruoso essere mutaforma che ha tra i suoi poteri quello di trasformarsi in un licantropo e di mutare allo stesso modo anche gli uomini. L’elemento della licantropia, tuttavia, viene minimizzato ed è centrale solo in alcuni dei successivi racconti della serie, tra i quali “The Return of the Master” (Weird Tales, luglio 1927) e “The Werewolf’s Daughter” (Weird Tales, ott., nov. e dic. 1928).

Weird Tales, luglio 1927, copertina
Weird Tales, ottobre 1928, copertina
Munn in copertina su Weird Tales, illustrazioni di C.C. Senf.

Fra il 1977 e il 1979 l’intero ciclo di storie è stato poi raccolto sotto il titolo di Tales of the Werewolf Clan, pubblicato dall’editore americano Donald M. Grant in due oggi rari volumi da collezione, nei quali vennero aggiunte anche le storie addizionali con cui Munn aveva provveduto, in anni più recenti, a espandere e concludere la saga, rivelando infine che il Maestro non era un essere soprannaturale bensì un extraterrestre proteiforme, esiliato sulla Terra dai tempi dell’antica Babilonia per l’incantesimo di una strega. In italiano, il ciclo si trova parzialmente tradotto nel volumetto Stirpe di Lupo (Il Fantastico Economico Classico, Newton Compton, 1994).

Il vasto scopo di H. Warner Munn è stato unico negli annali dei pulps di weird-fiction, e le sue storie, ambientate sempre nello scenario di grandi avvenimenti storici (la disfatta della “Grande Armada” di Spagna, la Guerra dei Trent’Anni, l’Inquisizione, la Peste Nera a Londra, la scoperta d’America, ecc.) hanno una loro potente originalità che le contraddistingue e le rende avvincenti e ricche di fascino tutt’oggi. E nonostante il parere contrario di Lovecraft, restano tra le più singolari variazioni mai tentate sul tema della licantropia.

Weird Tales, marzo 1925, copertinaMetamorfosi lupesche figurano anche in altre popolari serie che apparivano all’epoca su Weird Tales. Seabury Quinn (1889-1969) include alcune delle più memorabili creature mannare nelle sue storie che vedono come protagonista l’investigatore dell’occulto Jules de Grandin, tra cui “Daughter in the Moonlight” (Weird Tales, agosto 1930) e “The Wolf of St. Bonnot” (Weird Tales, dicembre 1930). In quest’ultimo racconto il “licantropo” Gilles Garnier viene riportato in vita da una seduta spiritica e, nella forma di enorme lupo, inizia a insidiare la volontà di una donna. Qui, Quinn prende spunto dalla cronaca nera del passato e la condisce con il soprannaturale tipico della narrativa weird. Il personaggio Gilles Garnier, infatti, è realmente esistito agli inizi dell’Ottocento, trattandosi però nella realtà non di un vero licantropo ma di un serial-killer che, per la sua crudeltà, venne soprannominato “Il Lupo di St. Bonnot”. Le sue gesta furono così efferate che una “voce” su di lui apparve anche in quella stravagante bizzarria che è il Dizionario Infernale di Collins de Plancy (1844).

illustrazione in Weird Tales, marzo 1933La prima storia di Seabury Quinn in cui Jules De Grandin se la deve vedere contro un licantropo, è comunque “The Blood Flower” (Weird Tales, marzo 1927). Vi si racconta di una giovane donna che cade sotto un’oscuro incantesimo dopo aver annusato un fiore infernale, originario della Transilvania, che trasforma gli uomini in lupo. Il temibile fiore le è stato regalato da un suo conoscente che, subìta la stessa metamorfosi, vuole ora la donna come sua compagna. Un’altra donzella in pericolo salvata da De Grandin, che qui sfugge per un pelo alle grinfie di un lupo mannaro, la troviamo nel racconto “The Thing in the Fog”, pubblicato su Weird Tales nel marzo 1933.

Quinn cambia invece direzione in “The Gentle Werewolf” (Weird Tales, luglio 1940), racconto slegato dal ciclo di de Grandin che privilegia il fantasy rispetto all’horror, e a cui fa da sfondo l’epica della storia, con le sue leggende, i suoi drammi e i suoi furori cavallereschi. La trama vede una bella fanciulla mutata da una vecchia megera in lupo, la quale in questa forma è costretta a seguire da lontano il suo promesso sposo, paladino dei Crociati in Terra Santa. La storia fa venire in mente il film di Richard Donner Ladyhawke (1985).

Greye La Spina, fotoTra i più prolifici autori della “retroguardia” di Weird Tales, Greye La Spina (1880-1969) era al tempo una delle scrittrici più note e popolari. Questo prima di diventare una famosa fotografa e giornalista di New York e di lasciare il mondo della letteratura. Sposata in seconde nozze con un aristocratico italiano, i suoi racconti avevano una spiccata un’inclinazione verso il tema della licantropia, iniziando da “The Wolf on the Steppes” (che però apparve su Thrill Book nel 1919) fino al romanzo Invaders from the Dark, pubblicato in tre puntate su Weird Tales nel 1925, la sua opera più famosa che ha goduto anche di una ristampa negli anni Settanta. Protagonista ne è Portia Differdale, la vedova di un occultista, che nel romanzo si contende l’amore di un uomo con una licantropa che cela la sua natura mostruosa dietro le sembianze di una bella principessa Russa.

Una delle migliori storie di licantropia di Greye La Spina è poi “The Devil’s Pool” (Weird Tales, giugno 1932), in cui il pozzo del titolo ha il potere di trasformare in licantropi gli uomini che vi finiscono dentro. Una delle scene memorabili del racconto è quando una licantropa accovacciata di fronte a un grosso specchio osserva la sua immagine riflessa, che non è quella di una lupa ma di una donna nuda a quattro zampe. Immagine rappresentata fedelmente nella bella copertina del numero, di cui è autore il brillante artista J. Allen St. John.

Weird Tales, giugno 1932, copertina
illustrazione di Carl Kidwell
La copertina di J. Allen St. John, e illustrazione di Carl Kidwell per Magazine of Horror.

Kirk Mashburn (1900-1968) è un altro dei numerosi autori il cui profilo letterario si è perso nelle pagine oggi ingiallite di Weird Tales. Secondo Pilo e Fusco, si tratterebbe di un “venditore di prosciutti” del Michigan, morto nel 1935, mentre in realtà è stato uno scrittore professionista texano, piazzando un buon numero di storie sui pulp magazines del periodo. Anche R.E. Howard, il papà di Conan (ma anche di Kull e di Solomon Kane) ne apprezzò lo stile, e scrisse in una lettera che “Kirk Mashburn è uno scrittore dannatamente bravo”.

Weird Tales, novembre 1931, copertinaMashburn ebbe almeno due storie d’argomento licantropico pubblicate su Weird Tales. La prima di esse, “Placide’s Wife” (novembre 1931) viene erroneamente descritta sulla copertina del numero come una “impressionante storia di vampiri”, mentre in realtà la protagonista del racconto, Nita Nuboin, appare più di frequente in forma lupesca. Nel seguito della storia, “The Last of Placid’s Wife” (Weird Tales, settembre 1932) la fatale non-morta, che si distingue dalle altre eroine mannare per la particolarità di girare sempre nuda, ha un intero seguito di uomini-lupo alle proprie dipendenze, pronti a eseguire ogni suo comando.

Forse non molti sanno che su Weird Tales uscì anche il racconto “The Bagheeta” (luglio 1935) di cui era autore il famoso produttore di pellicole horror Val Lewton, l’uomo a cui si devono tanti classici del genere fra cui Cat People (1942), conosciuto in Italia come Il Bacio della Pantera. La storia, che quasi prefigura la trama del film, si basa su un’antica leggenda e parla di una creatura soprannaturale, metà donna e metà leopardo, che sembra essere la reincarnazione di una vergine morta per le torture inflittegli da uomini sadici e immorali. Naturalmente si tratta di una storia di vendetta.

Weird Tales, agosto 1938, copertinaUna simile leggenda, con alla base una maledizione che coinvolge ancora una volta una donna, dà origine all’evocativo racconto di Arlton Eadie (1862-1937) “The Wolf-Girl of Josselin”, pubblicato su Weird Tales nell’agosto 1938 e ambientato in una nebbiosa Cornovaglia. In questo scenario suggestivo si ritrova in vacanza un giovane inglese che, giunto nel villaggio di Josselin, s’innamora di una ragazza del posto, ignaro del fatto che tutte le donne che qui vivono nascondono un terribile segreto: sono infatti delle licantrope, condannate alla loro ferina natura dalla maledizione di una vecchia mendicante scacciata secoli prima dal villaggio.

[Continua]

Pietro Guarriello

2 commenti :

  1. In verità "The bagheeta" non è una storia di vendetta.La vicenda si svolge in un villaggio russo tormentato da una bagheeta,una pantera in grado di mutare forma in quella di una donna,attirando fra le sue fauci i viandanti.
    Solo un vergine puo ucciderla e tale ingrato compito viene affidato ad un giovane del villaggio.Istruito da un menestrello che in passato avrebbe ucciso una simile creatura il ragazzo si reca nel bosco.(Anche un cacciatore scettico sulla natura soprannaturale dell'animale aveva fornito dei consigli al ragazzo)Avvistata la pantera il ragazzo terrorizzato ignora i suggerimenti del menestrello e segue i consigli del cacciatore e uccide l'animale.(che si rivela una comune pantera e non una bestia occultà)Tornato al villaggio il giovane decide di mentire sulla natura dell'animale per ricevere gloria e onore dai suoi compaesanei.
    Il racconto è stato pubblicato in Italia dalla Newton e Compton,nel volume "La maledizione del vampiro".
    Il vampirologo che ride

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  2. Articoli molto interessanti, complimenti. Ti ho segnalato sul mio blog.

    lycas

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