
Justin Geoffrey (1898-1926) resta noto, in certi stretti ambienti, quasi esclusivamente per il volume poetico The People of the Monolith, apparentemente pubblicato nello stesso anno della morte. I resoconti sui suoi primi anni e sulle origini sono discordanti. Alcuni affermano fosse nato come John Ernest Tyler, essendo Justin Geoffrey solo uno pseudonimo assunto dal giovane appena diciannovenne al suo trasferimento dal natio Texas alla città di New York, ma si tratta di un equivoco fra l’identità di Geoffrey e quella dell’amico John Tyler, da qualcuno persino ritenuto il vero autore dei versi del poeta. Fonti diverse indicano piuttosto la diretta discendenza da un ramo dei Geoffrey, una famiglia di mercanti insediatisi a New York nel 1690.
La vocazione alla poesia, sin dall’infanzia, gli sarebbe derivata da una qualche singolare esperienza vissuta sui monti Catskills quando aveva dieci anni. L’evoluzione dei propri gusti letterari lo condusse presto verso il Decadentismo, invaghitosi Huysmans, di Rimbaud dei poètes maudits, trovando il suo idolo in Baudelaire. Quali che ne fossero le origini, la sua breve carriera di poeta in qualche modo fu brillante, portandolo in rapporto epistolare con spiriti affini e letterati come Edward Pickman Derby, restando tuttavia priva di successi.

Lo stile poetico di Geoffrey risulta così variato nelle forme da suggerire, presso alcuni critici, l’ipotesi del lavoro collettivo di più scrittori riuniti sotto la stessa firma. La tesi, tuttavia, viene smentita dall’unità tematica costantemente sottintesa nel suo verso. Altri suoi lavori, al solito in piccole edizioni private e di difficile collocazione bibliografica, sono le raccolte Scarlet Runes and Other Poems (Chimera Press, New York) e il seguente Out of the Old Land, oltre a un unico volumetto di narrativa fantastica dal titolo Towers in the Sky.
L’opera outré e a tratti perturbante di questo particolare “poeta maledetto d'oltreoceano” risulta ancor oggi difficile all’accesso, priva di alcuna integrale ristampa e spesso a sproposito citata senza una diretta conoscenza degli originali, mentre la pagina Facebook di Justin Geoffrey rimane una delle pochissime risorse bio-bibliografiche in rete disponibili. Qui a seguito, un esempio dei suoi versi in quello che resta il maggiormente diffuso e noto estratto dal suo poema più ispirato:
The People of the Monolith They say foul beings of Old Times still lurk In dark forgotten corners of the world, And Gates still gape to loose, on certain nights, Shape pent in Hell. | Il Popolo del Monolito Dicon che mali esseri d'Altri Tempi ancora van guatando In parti del mondo oscure e obliate, E ancora s'apron varchi, certe notti, rilasciando Figure nell'Inferno confinate. |
Bibliografia delle fonti:
E.P. Derby, The Arkham Adviser, Arkham, 1933
K. Heber, Chaosium, Hayward, 2000
D. Harms, Elder Sign Press, Lake Orion, 2008
Andrea Bonazzi
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