mercoledì 18 agosto 2010

Lo zio Silas in Italia

Lo zio Silas, 2008Leggere finalmente l’edizione italiana di Uncle Silas di Joseph Sheridan Le Fanu non può che procurare contemporaneamente un misto di tristezza, rabbia, disgusto uniti allo stupore e alla fascinazione, all’estremo piacere e all’ammirazione intellettuale. Il primo blocco di sentimenti a riguardo viene provocato dalla constatazione che è stato necessario un secolo e mezzo, grossomodo, perché nel nostro paese venisse pubblicato quello che a detta della critica è il più significativo romanzo dell’autore irlandese, quando costantemente gli scaffali delle nostre librerie vengono invasi da ciarpame della più varia entità e natura. Un secolo e mezzo è dunque trascorso, nel quale il romanzo è stato pervicacemente precluso all’attenzione dell’estrema maggioranza dei lettori.

D’altra parte, a lettura avvenuta, non può che venire alla luce – ancora e soprattutto – un’ulteriore e profonda ammirazione per il lavoro dell’autore, concludendo in positivo con un deciso plauso all’agire della Gargoyle Books che con un’eccellente edizione, quasi priva di difetti, ha supplito a una lacuna considerevolissima nel mercato librario del nostro paese. In una veste grafica elegante e ottimale – su bella carta bianca, con una traduzione che appare pregevole, una valida introduzione e un ottimo apparato di note – l’edizione, colmando la lacuna, lo fa anche in maniera del tutto efficiente. La presente recensione ha allora lo scopo primario di cercare di diffondere questo testo e la volontà di sottolineare i numerosissimi pregi che costellano il romanzo, un romanzo gotico vecchio stile, ma anche qualcosa di profondamente diverso.

Numerosissimi i motivi per leggerlo, quindi. Di seguito si cercheranno essenzialmente di enuclearne alcuni, i più sostanziali in relazione alla figura dell’eroe nero della storia, colui che ne rappresenta il fulcro tematico oltre che narrativo, e tralasciando un’analisi completa dell’opera, che non è opportuno effettuare in questa sede.

Uncle Sila, frontespizio I ediz. 1864Dal gotico al Thriller.

Un impianto narrativo semplicissimo, a ben vedere, viene sfruttato come fonte di suggestione notevole per il lettore, intessendo una rete di relazioni, una ragnatela di riferimenti alla tradizione della letteratura inglese (e non solo) che non possono passare inosservati. Ne Lo zio Silas il punto di partenza è manifestamente il romance di Walter Scott, con le sue cupe storie di intrighi e tradimenti, senza dimenticare un certo filone di grandi epigoni scottiani. Ben presto, però, ci si svincola da tale univoco modello per ricorrere con un collegamento direttissimo al ghotic novel di Ann Radcliffe e dei suoi successori. Numerose sono le citazioni presenti relative a Il romanzo della foresta della Radcliffe (anche questo poco noto qui da noi), ma non meno numerosi sono i richiami meno espliciti agli altri esponenti del genere e – pare di poter dire – soprattutto al Melmoth l'errante di Charles Robert Maturin.

Ma non è tutto qui: la storia di Maud, eroina ingenua e perseguitata soggetta a un fatale percorso di formazione che ne forgerà il carattere tramite le più diverse avventure non può non richiamare alla mente (in una versione assolutamente castissima, è ovvio) le disavventure delle eroine del romanzo nero di De Sade, perse fra abbazie e antichi castelli in compagnia di gentiluomini assolutamente privi di scrupoli; ma ancora di più non può mancare un riferimento alle Clarissa e Pamela di Richardson, l’autore inglese divenuto emblematico per i propri romanzi di avventura e formazione incentrati su protagoniste femminili poste in situazioni difficoltose. Ancora, i cattivi di Le Fanu manifestano più di un collegamento anche con la letteratura di Dickens alla Oliver Twist e David Copperfield.

Non si vuole dire con questo che i meccanismi del romanzo di Le Fanu siano banali e ripetitivi, semplicemente l’architettura basa su solide fondamenta e si rifà ad alcuni grandi testi per viaggiare poi in direzione propria. Ma è il caso ora, a tale proposito, di fornire alcuni brevissimi cenni sulla trama, che appunto giunge a configurarsi insieme tradizionale e innovativa, semplice e strutturata allo stesso tempo:

“Maud Ruthyn è figlia e unica erede di un possidente ricco ed eccentrico che vive una vita in assoluta segregazione; quando il padre muore, viene affidata alla custodia dello Zio Silas. Questi cadde in disgrazia anni prima, quando un uomo a cui doveva un’ingente quantità di denaro morì a casa del debitore, suscitando i pettegolezzi dei vicini, che insinuarono si fosse trattato di omicidio e non di suicidio. Maud sarà sotto la tutela dello zio fino a quando non diventerà maggiorenne e, se dovesse morire prima di quella data, Silas erediterà ogni sua proprietà...”

Romanzo di avventure e romanzo di suspence, a ben vedere Uncle Silas potrebbe quindi essere da alcuni rimosso dal genere fantastico tout court, oppure ascritto ad altri ambiti di competenza. In realtà, come si vedrà, non è tanto l’assenza di elementi soprannaturali e la presenza, invece, di minacce concrete a costituire la discriminante, quanto piuttosto la costruzione, la presenza di due caratteristiche nettamente differenti, vale a dire la definizione di una concezione ideologica nella descrizione dei villains (cosa che da sempre è anche una delle chiavi interpretative del fantastico) e soprattutto l’elemento fantasmatico. E, dopotutto, non va forse ricordato che nemmeno Ann Radcliffe aveva mai usato del soprannaturale autentico nelle sue opere, ma si era mossa semplicemente nel territorio del mentale e del suggerito? Le Fanu fa lo stesso, ma in maniera estremamente più sottile e raffinata.

Zio Silas, illustrazioneLa singolare malvagità di Silas.

Uno degli aspetti più significativi della storia di Maud, per iniziare, è appunto la natura di suo zio Silas e quella della malvagità e della stranezza che è connessa con tutto ciò che lo riguarda. A ben vedere, la mostruosa colpa che in passato lo ha estromesso dalla vita sociale conferendogli la sua pessima nomea è primariamente una sola, e cioè l’infrazione dell’ordine sociale stesso, l’irrisione e la beffa per quanto riguarda i valori della “società bene” alla quale appartiene. In tale ottica, è sommamente riprovevole il matrimonio giovanile di Silas con una persona volgare e di basso ceto, così come lo sono il suo comportamento in società e i suoi singolari atteggiamenti, che mantiene, in definita misura, anche all’epoca dello svolgimento dei fatti quando ormai sembra anziano e apparentemente convertito. In tal senso, paiono di second’ordine le altre colpe di Silas: il gioco e addirittura l’accusa di omicidio, alla quale si allude sostanzialmente solo in maniera strategica e sulla quale, comunque, si insiste nettamente meno che rispetto al resto.

Un’ulteriore colpa imperdonabile è l’indistinzione sociale: Silas pratica rapporti tutto sommato diretti con i popolani (così afferma in un dialogo con Maud), appare sprezzante dei simbolici privilegi aristocratici (taglia alberi secolari della propria tenuta, per farne carbone a meri fini di arricchimento personale), pratica una religiosità apparentemente rigorosissima (che lo separa altresì dai suoi più mondani simili), è fautore di una sorta di anarchia educativa di tipo assolutamente scandaloso (la libertà, l’esercizio fisico e l’auto-educazione sono visti come valori fondanti; si rifiuta la presenza di maestri e istitutori, men che meno alle discipline essenziali alla formazione di una nobile fanciulla, propugnandosi in loro vece passeggiate ed escursioni in luogo di canto e disegno). Tutto questo quadro non può che fare supporre, quindi, come nell’impianto del romanzo in primo luogo la presunta malvagità di Silas non si configuri in altro modo che come una sorta di ribellione sociale, di autonomia e anarchia intellettuale della quale egli stesso ha pagato lo scotto in prima persona con l’esilio dal bel mondo e il rifiuto da parte del proprio stesso fratello.

Frutto di tale tipo di educazione risultano i figli di Silas, Millicent (rea, agli occhi di Maud, di non comportarsi affatto come una signorina sua pari e anzi caratterizzata da un’eccessiva libertà e volgarità) e Dudley (anch’esso perfetto modello di rozzo e villano signorotto, ignaro del buon comportamento da tenersi nel suo ceto... E inoltre dotato di qualche peccato in più, ma su questo non si svelerà troppo). Non a caso, peraltro, Millicent sarà proprio oggetto di un processo di raffinazione e rincivilimento operato dalla protagonista, la quale avrà sempre con lei un’atteggiamento di aristocratica e comprensiva accettazione, ma mostrerà pertanto le proprie fattive facoltà di omologazione culturale nei confronti di almeno uno degli elementi perturbanti rappresentati dal ramo più deviato e corrotto della casa che abitano a Bartram-Haugh.

Ovviamente, nel corso dello svolgimento del romanzo non tutto si manterrà solo su questo piano e si scoprirà anche altro di più, in sostanza, sulla malvagità dello zio Silas e dei suoi accoliti, ma nulla potrà mai eliminare l’impressione prodotta dalla rappresentazione di alcuni aspetti sostanziali della personalità di Silas. E questo avviene non solo mentre egli è presente fisicamente, ma anche in tutta la primissima parte del romanzo. La narrazione della vita di Maud a Knowl, infatti, manifesta tramite le informazioni che le vengono riferite dal padre Austin, e dalla cugina Monica Knollys in un quadro nettamente anticipatorio di quella che sarà poi la figura del nobile recluso, definendone con abbondanza le caratteristiche negative. La successiva vita della protagonista a Bartram-Haugh non potrà che confermare, in modo ancora più specifico, la natura libertaria e scandalosa della concezione di vita di Silas, quella stessa concezione che lo rende assolutamente malvagio e da rifiutare da parte della società alla quale appartiene.

Le Fanu, fotoSilas, o del fantasmatico.

Ciò non toglie però, come si diceva, che la figura del nobile manifesti ugualmente caratteri di una malvagità più tradizionale. Un aspetto sommamente rilevante di questo è dato proprio dalla descrizione fisica del personaggio: in bilico fra il mondo della vita e quello della morte, fra la spiritualità e l’ascetismo, fra la perfidia e l’innocente benevolenza, Silas Ruthyn è una figura ambigua, nettamente ascrivibile alla tradizionalità del villain gotico della quale possiede il marchio distintivo, e cioè lo sguardo diabolico, intenso e tanto penetrante da ricordare le fiamme infernali.

Ancora di più, tuttavia, Silas presenta un aspetto propriamente fantasmatico: spettrale e cadaverico già nelle descrizioni comuni, molto spesso stregonesco agli occhi di Maud, il vecchio nobile attraversa di continuo le soglie della morte a causa del proprio abuso di oppiacei. È un personaggio a metà fra sanità e follia, quindi, condotto in un viaggio verso l’aldilà da crisi letargiche, ove il suo aspetto appare totalmente inanimato, e dalle quali si risveglia sempre in modo molto traumatico.

Proprio tali caratteristiche ne definiscono maggiormente la natura paurosa per Maud, per la quale trasferirsi a Bartram-Haugh da Knowl rappresenta un viaggio nel mistero e nell’oscurità, una metaforica e quasi metafisica discesa negli abissi durante la quale la figura terribile di Silas, per quanto apparentemente affettuosa, nasconde diabolici intenti sottintesi; tratti misteriosi e oscuri di essi risultano essere presenti in misura minore nei suoi stessi servitori e familiari, dal figlio Dudley Ruthyn alla vecchia domestica Wyat sino a Giblets, il maggiordomo, e al rozzo mugnaio Hawkes. L’unica amica a pari livello di Maud, Milly, risulta ben presto allontanata dalla scena del romanzo, a intensificare il clima di terrore che si accentra intorno alla protagonista.

Partecipa della fantasmaticità di Silas anche un altro personaggio, che non a caso è presente a Knowl e fa la parte del leone nella prima parte della storia: l’istitutrice Madame de la Rougierre, alla quale viene spesso assegnato tutto un repertorio di titoli inerenti le sue caratteristiche fisiche e corporee che la allontanano dal consesso umano, avvicinandola a quello di orrende creature fantastiche come lamie, streghe e demoni.

Madame de la Rougierre, illustrazioneQuesto sistema descrittivo elaborato dall’autore per i personaggi negativi della storia è, infine, il mezzo più evidente e sostanziale tramite il quale si individua quell’effettiva appartenenza del testo al post-gotico. I nemici di Maud sono fonte di orrore, di terribili suggestioni; operano in ambienti, modi e figure tangenti a una realtà soprannaturale orribile; sono spesso connessi a episodi onirici fonte di turbamento: in una parola, costituiscono all’interno della storia la fonte di un terrore psicologico e allusivo a una dimensione oscura che con certi personaggi è specificamente connessa. La fonte, appunto, delle loro suggestioni fantasmatiche.

Questi aspetti narrativi concorrono tutti infine alla definizione di un romanzo sì gotico, ma infinitamente più versato sul terreno della caratterizzazione psicologica dei personaggi, magari malvagi e terribili, ma non certo marionette da rappresentazione come poteva accadere in certi casi. Parimenti un’attenzione per la psicologia si riscontra anche per la protagonista Maud, per la quale l’evoluzione mentale è un tratto manifesto nel corso di tutto il romanzo.

Non mancano come fonti di terrore la rappresentazione degli ambienti, cupa e angosciante in tutte le sue caratteristiche, né l’architettura della trama, sapientemente dosata tramite giochi di opposizioni e contrapposizioni, in un andamento del tutto speculare ove – il lettore lo scoprirà – a una certa serie di eventi iniziali nella dimora di Knowl ne corrisponderanno altri concorrenti per analogia, differenza, evocazione nella casa di Bartram-Haugh.

Il tutto tramite il consueto stile di Le Fanu, ricco, elegante, limpido e avvolgente, in grado di catturare il lettore in un fluido vortice di orrori, in un sentimento simpatetico profondo e sconvolgente. La prosa dello scrittore irlandese scava con efficacia il solco del racconto, calibrando perfettamente le esperienze della Maud ormai matura con quelle della sua controparte ancora timida, spaurita ed esitante, ma già in grado di manifestare sprazzi consistenti del suo io futuro. E la stessa voce narrante, attraverso la distanza narrativa, riesce a rievocare con sapienza consumata tutte le informazioni che al lettore è indispensabile sapere prima che, nei capitoli finali, fulmineo e sconvolgente si manifesti in modo compiuto il pieno esito di tutte le trame.

Un romanzo gotico indispensabile, quindi, troppo a lungo ignoto al nostro grande pubblico e che si può auspicare costituisca la testa di ponte per un revival di Le Fanu tutto, in particolar modo delle opere meno note a sfondo storico, ancora inedite in italiano, ma anche per i romanzi e racconti di tipo soprannaturale di più complicata reperibilità.

Lo zio Silas
Joseph Sheridan Le Fanu
Gargoyle Books, 2008
copertina rigida, 558 pagine, Euro 16.00
ISBN 9788889541272

Umberto Sisia

(pubblicato su In a Glass Darkly il 6/10/08)

3 commenti :

  1. Ti segnalo un altro libro che per essere pubblicato in Italiastan ha atteso un secolo, "Il sangue del vampiro" di Florence Marryat,un romanzo scritto e pubblicato nella Londra vittoriana e antecedente a "Dracula".
    Il vampirologo che ride

    RispondiElimina
  2. L'ho appena terminato e concordo con questa recensione, anche se, avendo letto prima il racconto, sempre di Le Fanu, a cui il testo si ispira, credo di essermi persa molto dell'effetto sorpresa. Sinceramente, ho preferito il Le Fanu dei racconti, in cui riesce a mantenere sempre desta l'attenzione e la tensione narrativa, che nel romanzo, a volte, viene meno, soprattutto nella prima parte.

    RispondiElimina

Lascia un tuo commento.