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mercoledì 20 febbraio 2013

Sable Revery, la poesia fantastica di Robert Nelson

Sable Revery, 2012, copertina“Ancora una volta, si rende nostro triste compito rendere nota della morte di un prezioso collaboratore. Robert Nelson è morto nella sua casa di St. Charles, nell’Illinois, dopo una malattia di due settimane. Per quanto fosse un giovane, poco più che ventenne, aveva sviluppato un profondo senso del poetico e una spiccata sensibilità verso i toni e le sfumature della parola. Il suo primo incoraggiamento lo aveva ricevuto nientemeno che da un poeta quale lo steso Clark Ashton Smith. Le sue opere davano chiara promessa che avrebbe occupato, un giorno, un posto rilevante fra i grandi della poesia; una promessa che ora – ahimè! – non potrà più portarsi a compimento.”

Questo il necrologio che il direttore Farnsworth Wright scriveva su Weird Tales del novembre 1935, quattro mesi dopo la scomparsa del giovanissimo Robert William Nelson (23 luglio 1912 – 22 luglio 1935), autore di suggestivi ed effettivamente promettenti versi macabri, cupamente fantastici fra il modello di un Edgar Allan Poe e un’entusiastica ammirazione personale verso Clark Ashton Smith, con il quale entrò in corrispondenza.

Dopo aver brevemente frequentato le pagine amatoriali di The Fantasy Fan e The Phantagraph, avviando contatti epistolari con C.A. Smith, con H.P. Lovecraft ed esponenti del fandom come Robert H. Barlow, proprio Weird Tales aveva fornito a Nelson una certa visibilità editoriale professionalmente pubblicandogli le poesie “Sable Revery” (settembre 1934), “Dream-Stair” (aprile ’35) e “Under the Tomb” (maggio ’35), mentre due altre – “Jorgas” (febbraio ’36) e “Night of Unrest” (settembre ’37) – vi saranno proposte solamente postume.

Cinque delle sole sette poesie rimaste, insieme agli assai più acerbi frammenti in prosa e al poco materiale sopravvissuti su stampa. Tutto il resto, a quanto pare, distrutto dall’autore una fase di estremo scoramento che lo condurrà al ricovero per “collasso nervoso” in ospedale, l’11 luglio del 1935, come attestato in un paio di brevi articoli del piccolo giornale cittadino The St. Charles Chronicle. Il 22 luglio, infine – il giorno prima del suo ventitreesimo compleanno –, la morte... Senza alcuna menzione della causa, con la discrezione e il tatto di un quotidiano di provincia. Si parla solo di decesso “dopo settimane di malattia”, come anche Lovecraft scriverà ai propri conoscenti. L’ipotesi più che plausibile espressa da Douglas A. Anderson, nella propria introduzione al volumetto Sable Revery, è quella d’una morte per le conseguenze di un tentato suicidio.

Pubblicato dall’americana Nodens Books, Sable Revery: Poems, Sketches and Letters raccoglie assieme per la prima volta l’intera e scarna opera superstite di Robert Nelson. Oltre ai suoi versi, le tre sezioni del libro in 58 pagine comprendono i brevi schizzi – fra narrativa e prose poems – scritti per le fanzines, le lettere da “appassionato” inviate alle stesse riviste Phantagraph, Fantasy Fan e Weird Tales e, particolarmente interessanti, alcune lettere di Howard Phillips Lovecraft. Quattro indirizzate a Nelson tra l’ottobre del 1934 e il gennaio del ’35 e una lettera di condoglianze alla madre, datata 19 settembre 1935, nella quale il gentiluomo di Providence esprime il proprio rammarico per una potenzialità artistica destinata a rimanere inespressa:

“Le sua promesse nel campo della letteratura mi apparivano veramente considerevoli; poiché, a dispetto dei segni d’una costruzione giovanile – qua e là indefinitezza o eccesso di colore –, il suo lavoro aveva una distinta ricchezza immaginifica e una forza d’atmosfera che stavano rapidamente migliorando attraverso la critica e l’autodisciplina. Mi aspettavo di vederlo svilupparsi al pari di altri giovani dei quali ho seguito le carriere – August W. Derleth, Donald Wandrei, Frank B. Long, etc. – oggi figure ben consolidate del mondo della scrittura weird.”

Versi di Robert Nelson

Grazie alla popolarità persistente di Weird Tales, di Robert Nelson è stata tradotta in italiano la poesia forse più rappresentativa, “Sable Revery”, come “Tetra fantasticheria” nella versione a firma di Gianni Pilo in La finestra verde, Il Meglio di Weird Tales n. 14 (Fanucci, 1988), cui viene però attribuito erroneamente il titolo originale di “Thoughts”.

Il volumetto di Nodens Books, con una inconfondibile Caduta di Lucifero di Gustave Dorè ad animarne la copertina, è disponibile on demand in brossura al prezzo di 10 dollari, oppure nell’edizione a copertina rigida per $22. Informazioni al sito ufficiale www.nodensbooks.com, o sulla pagina del relativo store di lulu.com presso la quale è consultabile un’anteprima di dodici pagine comprendenti l’intera introduzione.

Sable Revery: Poems, Sketches and Letters
Robert Nelson
Nodens Books, 2012
brossura, 58 pagine, $10.00
ISBN 9780615652252
Andrea Bonazzi


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martedì 2 ottobre 2012

A Haunted Mind, nel mondo “oscuro e contorto” di H.P. Lovecraft

A Haunted Mind, 2012, copertina“Oscuro” d’accordo… ma definire “contorto” fin dal sottotitolo il mondo di H.P. Lovecraft, da un punto di vista letterario o biografico che sia, già lascia intravedere un certo approccio quantomeno eccentrico a quel che si dichiara essere un saggio: A Haunted Mind. Inside the Dark, Twisted World of H.P. Lovecraft, scritto dal nordirlandese Dr. Bob Curran per la New Page Books, un marchio editoriale dell’americana Career Press.

“Probabilmente, nessuno scrittore americano ha avuto un maggior impatto sulla moderna scena horror di Howard Phillips Lovecraft, l’uomo che ha creato i Miti di Cthulhu, con i suoi strani dèi, libri proibiti e luoghi misteriosi. Ma che tipo di uomo era, Lovecraft? Come ha creato un tale terribile universo, e da dove preso la propria ispirazione? Era basata, come qualcuno ha detto, su conoscenze esoteriche dimenticate o addirittura rinnegate da ogni persona sana di mente?”

Questa la presentazione resa in italiano dalla quarta di copertina del volume, che prosegue: “In A Haunted Mind, il Dr. Bob Curran esplora ciò che ha motivato Lovecraft – la sua vita personale è altrettanto strana di alcune delle sue creazioni – e che lo ha condotto a creare il suo cosmo terribile. Utilizzando sia il folklore che la storia, il Dr. Curran indaga su una vasta gamma di misteri lovecraftiani”.

L’autore è un esperto di miti e di leggende con numerose monografie del genere al suo attivo, dal folklore celtico alle “terre perdute” fino alle guide su streghe, fate, zombie, licantropi o vampiri. E il metodo applicato in questo libro è il medesimo usuale in tale “saggistica del mistero”, il che può risultare interessante nel ripercorrere in quest’ottica particolare il vasto corpus dei “miti di Cthulhu”, di stampo altrimenti esclusivamente letterario, ma si rende inqualificabile e assurdo a fronte di ricostruzioni biografiche fornite senza un minimo di documentazione.

L’intero lavoro si presenta sprovvisto sia di note che di bibliografia, rendendo impossibile il controllo delle fonti, talvolta citate nel testo con il solo nome d’un autore e ancor più volte affidate a quel “come qualcuno ha detto” letto poco più sopra, all’“alcuni affermano”, al condizionale dei “potrebbe”.

Non un grosso problema nelle tre sezioni dell’opera dedicate rispettivamente alla descrizione dei libri proibiti, alle entità del ciclo lovecraftiano e ai luoghi delle sue ambientazioni, in singoli capitoli che molto devono alla precedente e dettagliata Cthulhu Mythos Encyclopedia di Dan Harms, ma che si espandono a divagare in ulteriori associazioni con le varie mitologie, con la leggenda sia tradizionale che contemporanea, col folklore angloamericano. Correlazioni azzardate, spesso inconsistenti, ma anche curiose e generalmente divertenti in una semplice lettura d’intrattenimento, persino ludica alla maniera di certi supporti per il gioco di ruolo.

La nota dolente, e il limite assai criticato all’opera presente, è soprattutto nella sua parte introduttiva che pretende di fornire un ritratto biografico di Lovecraft. Dichiaratamente documentatosi su A Dreamer and a Visionary: H.P. Lovecraft in his Time (la ridotta edizione britannica della biografia scritta da S.T. Joshi), l’autore aggiunge considerazioni tutte proprie e menziona “voci” ed episodi impossibili da verificare senza, appunto, indicare alcuna fonte. Affermazioni che hanno del grottesco, come quella secondo cui Lovecraft, dopo essersi ritirato da scuola nel 1905, “prese a vagare di notte in giro per le strade, parlando da solo e fermandosi alle finestre illuminate per sbirciarvi dentro e spaventare i bambini piccoli” (pag. 10: “He took to wandering about the streets at night talking to himself and stopping at lighted windows to peer in and frighten small children”). Più oltre afferma che Farnsworth Wright gli respingesse i racconti essenzialmente per ripicca, a causa delle critiche negative fatte anni prima a quel che sarebbe divenuto il direttore di Weird Tales. E via così...

Parlando del matrimonio, “qualcuno ha commentato che, per Lovecraft, fu «amore al primo dollaro»“ (pag. 18). “Qualcuno” chi? E ancora si confondono insieme fatti e giudizi del tutto personali: “troppo disperato o troppo pigro per trovare lavoro, spese la prima metà del 1924 vagando in giro per New York” (pag. 20). Altrove si avanzano ipotesi anche “sensazionali” immediatamente poste in dubbio o smentite nella prosecuzione stessa della frase: l’amicizia col giovane Frank Belknap Long e poi con un allora tredicenne Robert H. Barlow, per esempio, “indusse al sospetto che, nelle ultime fasi della propria vita, Lovecraft fosse qualcosa di simile a un predatore sessuale, ossessionato da giovani uomini e ragazzi. Comunque, non c’è assolutamente nulla a suggerire che fosse questo il caso, o che Lovecraft avesse esplicite tendenze omosessuali verso Barlow” (pag. 22). Biografia o gossip?

Critiche maggiormente dettagliate vengono mosse da Michael R. Collings sul sito web di Hellnotes, ma è possibile farsi un’idea dei contenuti di A Haunted Mind attraverso i servizi del LookIside! di Amazon.com, in un’anteprima di testo che comprende anche le prime dieci pagine della discussa introduzione.

'Lovecraft', illustrazione di Ian DanielsChi ben conosca l’opera e la vita di H.P. Lovecraft, non sarà positivamente impressionato dal quel che in effetti appare come una dispersiva compilazione di descrizioni e note attorno ai Cthulhu Mythos, mischiando insieme riferimenti fra i più eterogenei: dagli scrittori dell’originale narrativa agli autori del role-playing di The Call of Cthulhu, passando per l’occultismo esplicito di un Kenneth Grant fino alle menzionate escursioni nei “misteri” alla Voyager – volendo menzionare un calzante modello della TV italiana –, senza distinguere più quel che è finzione. Ma basterebbe aver chiaro cosa ci sia da attendersi dal tutto: un divertissement a tema lovecraftiano, anziché un saggio.

A mettere d’accordo proprio tutti saranno, comunque, le suggestive illustrazioni di Ian Daniels per la copertina a colori e le numerose tavole in bianco e nero degli interni, a doppia pagina per ogni apertura di capitolo.

Informazioni ulteriori (al momento errate per prezzo e numero di pagine) presso il sito ufficiale della casa editrice New Page Books.

A Haunted Mind
Inside the Dark, Twisted World of H.P. Lovecraft
Dr. Bob Curran
Career Press/New Page Books, 2012
brossura, 352 pagine, $19.99
ISBN 9781601632197
Andrea Bonazzi

martedì 28 giugno 2011

Dim-Remembered Stories: il primo studio critico su Robert H. Barlow

Dim-Remembered Stories: A Critical Study of R.H. Barlow, 2011, copertinaL’estate americana porta con sé l’attesa uscita, presso la solita e benemerita Hippocampus Press, del primo vero e importante studio critico su Robert H. Barlow in un saggio scritto in inglese dal nostro Massimo Berruti.

Preceduto da una prefazione di S.T. Joshi, Dim-Remembered Stories: A Critical Study of R.H. Barlow riempie una lacuna nella ricerca e il riconoscimento critico per un autore weird e poeta rimasto troppo nell’ombra della figura letteraria – e del mito personale – dell’amico Howard Phillips Lovecraft, sino ad affermarsi infine in Messico nella carriera di antropologo, un’autorità per la ricerca storica e linguistica nel paese.

Come riporta la nota editoriale, “la vita e l’opera di Robert Hayward Barlow (1918–1951) ha ricevuto pochissima attenzione da parte degli studiosi, che vedono in lui soltanto uno degli accoliti (nonché l'esecutore letterario) del grande autore americano del soprannaturale H.P. Lovecraft. Tuttavia, come dimostra questo lavoro pionieristico dell’esperto italiano Massimo Berruti, Barlow fi uno scrittore in sé distinto, autore di decine d’interessanti storie brevi horror e fantastiche e di alcuni volumi di poesia intellettualmente stimolanti. Berruti intraprende una vera e propria analisi strutturalista delle opere di Barlow, studiandone temi centrali quali il cosmicismo, il tempo, la natura e l’ironia, sottoponendo a penetrante analisi noti racconti come «A Dim-Remembered Story» e «The Night Ocean» per concludere il suo studio con perspicaci osservazioni su Barlow quale poeta in verso libero”.

Massimo Berruti insegna Semiotica della Narrativa e Semiotica Interpretativa presso l’Università di Helsinki, in Finlandia. Autore di saggi e articoli letterari e lovecraftiani apparsi su pubblicazioni come Lovecraft Studies, Studies in Fantasy Literature, Studi Lovecraftiani e Semiotica, ha pure tradotto diversi testi narrativi e di critica letteraria. Sue, per esempio, le versioni italiane di Lovecraft ne Il guardiano dei sogni (Bompiani, 2007) e nella selezione epistolare de L'orrore della realtà. La visione del mondo del rinnovatore della letteratura fantastica. Lettere 1915-1937 (Ed. Mediterranee, 2007).

Informazioni sul volume presso la pagina dedicata sul sito web dell’editore.

Dim-Remembered Stories: A Critical Study of R. H. Barlow
Massimo Berruti
Hippocampus Press, 2011
brossura, 400 pagine, $20.00
ISBN 9780984638635

Andrea Bonazzi

domenica 21 novembre 2010

The Fantasy Fan: la prima fanzine weird dagli anni 30 in unico volume

The Fantasy Fan, 2010, copertina
È stata la prima fanzine a occuparsi di narrativa weird, pubblicata a Elizabeth, nel New Jersey, da un giovanissimo Charles D. Hornig con uscite mensili discontinue tra il settembre del 1933 e il febbraio ’35. Per quanto amatoriale, con una tiratura probabilmente mai superiore alle 300 copie diffuse in abbonamento postale tra gli appassionati specialmente di Weird Tales, sulle pagine di The Fantasy Fan trovavano spazio opinioni, racconti e versi di autori come H.P. Lovecraft, C.A. Smith, R.E. Howard, Robert Bloch, August Derleth, David H. Keller, Robert H. Barlow e tanti altri affermati o – allora – emergenti scrittori di genere che senza problemi si confrontavano coi fans, liberamente concedendo quelle proprie storie che non trovavano altrimenti una collocazione in ambito professionale.

La firma del sognatore di Providence vi è fra le più ricorrenti con “The Other Gods” e “From Beyond”, oltre alle prime parti del Supernatural Horror in Literature, ai sonetti “The Book”, “Pursuit”, “The Key” e “Homecoming” e le ristampe di “Polaris” e “Beyond the Wall of Sleep”. Di Howard venivano proposti per esempio “Gods of the North”, una versione riveduta di “The Frost-Giant’s Daughter”, e poesie come “Voices in the Night”. Di Smith apparvero “The Ghoul”, “The Epiphany of Death”, “The Primal City” e ancora i versi di “A Dream of the Abyss”, “Necromancy”, “Medusa” o “Malanoth”. Fra le curiosità, anche il poema “Dreams of Yith” di Duane W. Rimel, in qualche parte revisionato dallo stesso Lovecraft, forse persino da Ashton Smith.

Ma la fanzine proponeva pure recensioni e critica, rubriche e aree di dibattito, compreso “il punto di ebollizione”, un angolo della posta dal titolo “The Boiling Point” nel quale non mancarono lunghe polemiche, anche spigolose, come la controversia fra Clark Ashton Smith e un appena diciassettenne ma già agguerrito Forest J. Ackerman che diede fuoco alle polveri lamentandosi, piuttosto rudemente, di una smithiana storia horror apparsa su Wonder Stories come fantascienza. I più curiosi potranno leggere della diatriba su questa pagina del sito The Eldritch Dark, l’intera rubrica è stata già invece pubblicata nel booklet della Necronomicon Press The Boiling Point (1985).

Sempre più difficoltose a reperirsi, e ancor più raro trovarne una completa collezione, le uscite della storica Fantasy Fan sono state ora riunite in unico volume dall’americano Lance Thingmaker in The Fantasy Fan: The Fans’ Own Magazine. September, 1933 - February, 1935, un progetto in tutto degno dei passionali fans degli anni 30 che lo ha visto reperirne e scansionarne ogni singolo fascicolo, riprodotto nelle stesse dimensioni – cm. 21x14 – e stampato su buona carta colorata per mantenere in pieno l’effetto delle edizioni originali.

The Fantasy Fan, 2010, cofanetto“L’obiettivo alla base di questo mio progetto,” – scrive il curatore nell’introduzione del volume, – “era di renderlo disponibile a chi volesse leggere le riviste così com’erano originariamente apparse. Ho immaginato questa storia: Charles Horning, frustrato per la chiusura della sua fanzine, che decide di preservarne le rimanenti copie, le porta in una legatoria locale del New Jersey e riunisce insieme la serie completa delle sue 18 uscite in un semplice volume rilegato in copertina rigida, con un cofanetto. Dunque, questo è proprio quel che ho fatto: nessuna sovracopertina di fantasia, niente titoli a foglia d’oro sul dorso, né risguardi in carta marmorizzata. Soltanto un semplice bel libro”.

Nessun altro intervento quindi, nemmeno editoriale salvo la breve nota introduttiva e l'aggiunta del testo integrale, in appendice, del saggio lovecraftiano sull'orrore soprannaturale nella letteratura, le cui puntate non avevano trovato conclusione sul magazine. Il tutto per una raccolta che restituisce in effetti le sensazioni della stampa d’epoca, benché ci si rammarichi della mancanza di un qualche più dettagliato indice per titoli o anche per autore.

In circa 350 pagine, a copertina rigida con dorso in tela, il libro è privatamente realizzato in una edizione limitata di 200 copie, le prime cento delle quali corredate di cofanetto rigido e stampa commemorativa con ritratto di Charles Hornig.

In assenza di un ufficiale sito web, ogni dettaglio sull’iniziativa è reperibile su questa pagina della R.E. Howard United Press Association. Richieste per informazioni e ordini si possono inoltrare via email presso l’editore, ma è possibile tenere d’occhio il suo Ebay Store per eventuali copie postevi direttamente in vendita.

The Fantasy Fan
The Fans’ Own Magazine. September, 1933 - February, 1935
a cura di Lance Thingmaker
edizione privata, 2010
copertina rigida in cofanetto, 350 pagine, $55.00

Andrea Bonazzi

lunedì 11 ottobre 2010

Qualcosa di Robert H. Barlow

Robert H. Barlow, fotoDi Robert Hayward Barlow (1918–1951) restano soprattutto note le connessioni con Howard Phillips Lovecraft, con il quale entra in corrispondenza nel 1931 nascondendo la propria vera età, almeno sino all’incontro con lo scrittore suo ospite tre anni più tardi in Florida.

Genio precoce e appassionato del fantastico, il giovanissimo Barlow entra presto in contatto epistolare con Clark Ashton Smith, con Robert E. Howard e altri ammirati autori di Weird Tales; inizia egli stesso a scrivere, assistito da un Gentiluomo di Providence sempre prodigo di consigli; prende a collezionare manoscritti, spesso offrendosi di batterli a macchina preservando in questo modo molti originali altrimenti destinati alla dispersione, quando non all’oblio. Diventa editore e tipografo in proprio realizzando fanzines come The Dragon-Fly (1935-1936) e Leaves (1937-1938), dando a stampa nel 1935 The Goblin Tower, la prima raccolta di poesie di Frank Belknap Long, e The Cats of Ulthar del medesimo Lovecraft in numero limitato di copie, progettando altri volumi ancora di Whithehead, di C.L. Moore e di Smith sull’impeto di un entusiasmo che non riuscirà, tuttavia, a tenere il passo con gli impegni.

La narrativa di Robert H. Barlow conta sei fra semplici revisioni e collaborazioni con H.P. Lovecraft, il quale fornì titolo al brevissimo racconto d’esordio “The Slaying of the Monster” (1931 circa) risistemandone la prosa, seguìto da “Il tesoro del mostro stregone” (The Hoard of the Wizard-Beast, 1933), tradotto in italiano ma difficilmente reperibile sulle riviste Fictionaire (n. 1, ottobre 1999) e Mystero (n. 46, marzo 2004). Entrambe le storie sono rimaste inedite fino al 1994, mentre solitamente incluse nelle raccolte lovecraftiane sono “Il match di fine secolo” (The Battle That Ended the Century, 1934), goliardica e in origine anonima messa in parodia del giro di colleghi e conoscenti; “Universi in sfacelo” (Collapsing Cosmoses, 1935), un frammento di satira sulla fantascienza del periodo; “Finché tutti i mari... ”(«Till A’ the seas», 1935) e “L’oceano di notte” (The Night Ocean, 1936). Proprio quest’ultimo, ironicamente, a lungo e da tanti indicato come un racconto fra i “più maturi” del tardo Lovecraft… sino alla scoperta del manoscritto originale su microfilm, negli anni 90, a dimostrarne invece un minimo intervento, forse meno del 10% sul totale secondo S.T. Joshi.

Diversi racconti tra i primi fino al ciclo degli Annals of the Djinn (1933-1936) inevitabilmente risentono dell’inesperienza di un autore, per quanto dotato, ancora adolescente. Altri come “A Dim-Remembered Story” (1936) trovano invece le stesse sicure e intense atmosfere weird di “The Night Ocean”, e meriterebbero maggior diffusione se non una traduzione in italiano.

H.P. Lovecraft, Robert H. Barlow, Bernice e Wayne Barlow, fotoUno scritto olografo di Lovecraft tra le “Istruzioni in caso di decesso” designò R.H. Barlow, come sappiamo, quale proprio esecutore letterario. Di qui, tuttavia, una serie di incomprensioni e d’immotivati risentimenti da una parte dei contatti comuni che, ancora ignari, vedevano il giovane “appropriarsi” delle carte dello scrittore del Rhode Island... Con Derleth e Wandrei che già si affannavano per pubblicarne l’opera mentre, sommerso di problemi personali, il povero Barlow sembrava non combinare nulla.

In realtà si deve a lui la conservazione della gran parte del materiale e degli scritti lovecraftiani, e il loro affidamento in custodia a una biblioteca. Robert Barlow cura quindi l’edizione di Notes and Commonplace Book (1938) e, parzialmente fugati gli spiacevoli screzi, collabora infine alla preparazione di The Otsider and Others, il primo volume Arkham House nel 1939, per poi raccogliere i suoi personali ricordi in “The Wind That Is in the Grass: A Memoir of H.P. Lovecraft in Florida” (1944). “Memories of Lovecraft” (1934) è invece una fresca memoria della lunga visita di quell’anno presso la famiglia Barlow a De Land, Florida, attraverso le annotazioni del momento. Pubblicato integralmente solo nel 1992 (On Lovecraft and Life, Necronomicon Press), una sua parziale redazione emendata da August Derleth apparve come “The Barlow Journal” nel 1959 e nel ’66, probabile riferimento per la versione italiana proposta in Tutto Lovecraft vol. 9: Demoni e meraviglie (Fanucci, 1990) con il titolo di “«Diario» di una visita”.

Dopo la scomparsa di HPL, come a chiudere un capitolo di vita l’interesse si sposta drasticamente verso la poesia, già praticata e apparsa in pubblicazioni amatoriali. L’incontro con il “movimento attivista” di Lawrence Hart, nel 1939, spinge Barlow ad abbandonare la tradizione metrica formale per dedicarsi al verso sperimentale: vince premi universitari con Poems for a Competiton (1942) e pubblica View from a Hill (1947), mentre una terza raccolta Accent on Barlow: A Commemorative Anthology giungerà postuma nel 1962.

Perfeziona nel frattempo gli studi in antropologia e storia, e intorno al 1943 si trasferisce in Messico dove insegna sino a ottenere la cattedra di professore al Mexico City College. Esperto di lingua Nahuatl, Robert H. Barlow diviene un autentico pioniere della ricerca storica e linguistica nel paese, un’autorità sul periodo messicano fra il XIV e il XVII secolo.

Necrologio di R.H. Barlow sul Mexico City Collegian, 18 gennaio 1951Ma subisce ricatto in quanto omosessuale... Un possibile scandalo gli costerebbe al minimo la carriera e – benché non dimostrato che ciò fosse all’origine dell’atto, nell’insieme di una personalità sensibile e complessa – nel 1951, a soli trentadue anni, mette fine alla propria esistenza in un’overdose di barbiturici. Nell'immagine ingrandibile qui accanto, l'articolo di necrologio apparso il 18 gennaio del ’51 sul Mexico City Collegian, il giornale pubblicato in inglese al college di Città del Messico.

La sua poesia e narrativa fantastica sono raccolte nel volumetto Eyes of the God: The Weird Fiction and Poems of R.H. Barlow uscito nel 2002 presso Hippocampus Press, mentre l’intero epistolario Lovecraft-Barlow esistente, completo delle memorie lovecraftiane, è apparso in O Fortunate Floridian: H.P. Lovecraft Letters to R.H. Barlow, nel 2007 per i tipi della University of Tampa Press. Alla prima monografia critica su Robert Barlow sta lavorando l'esperto italiano Massimo Berruti, in un libro di futura uscita.

A seguito, per concludere, un esempio della poesia di Barlow con gli ultimi versi composti quattro anni prima della morte:


“Intimations of Mortality” (Fall 1947) di Robert H. Barlow, in Eyes of the God (Hippocampus Press, 2002), traduzione di A. Bonazzi.

Andrea Bonazzi

(in prima versione su In Tenebris Scriptus il 20/08/08)

martedì 28 settembre 2010

Qualcosa di Frank Belknap Long

Un giovane Frank Belknap Long, foto“[...] Frank Belknap Long, dunque, è il nostro poeta nuovo — nello scrivere poemi che avrebbero potuto essere firmati dai più grandi fra gli elisabettiani minori, con uno almeno, «The Marriage of Sir John de Mandeville,» degno di un Christopher Marlowe. Per Long, l’orribilità della vita come si può trovare nelle moderne città cessa di esistere, ma nel suo rifiuto del realismo per come lo vedono i suoi contemporanei c’è una strada risplendente verso più raffinate cose, e verso lo slancio misericordioso che muta in permanenza ogni poesia tragica e maggiore”.

Questa la conclusione, decisamente generosa, della breve prefazione scritta da Samuel Loveman per A Man From Genoa and Other Poems (The Recluse Press, 1926), libro d’esordio e prima raccolta di poesie di un allora venticinquenne Frank Belknap Long. Giovane promessa nel circuito letterario del giornalismo amatoriale, già Howard Phlillips Lovecraft ne aveva tessuto le lodi in un articolo del 1924 per la United Amateur Press Association, apparso senza firma per evitare forse accuse di parzialità, vista la nota e stretta amicizia fra i due iniziata per via epistolare tre anni prima.

Sempre il Gentiluomo di Providence assisterà Robert H. Barlow, nel corso di una lunga visita in Florida, nella composizione e stampa – riaggiustandone qui e là la metrica – di The Goblin Tower (Dragon-Fly Press, 1935), una minuscola edizione “a sorpresa” che andava a riunire i più recenti versi. Compresi quelli apparsi su rivista, innanzi tutto su Weird Tales del quale Long fu tra i primi contributori per la poesia fantastica, con una dozzina di titoli pubblicati fra il 1925 e il ’38.

Sognante esotismo e un senso del meraviglioso spesso proiettato in cornice storica, partendo dalle atmosfere rinascimentali o elisabettiane dei suoi poemi maggiori, costituiscono i temi portanti nella versificazione di Belknap Long, assai più che l’horror o le fantasie cosmiche comuni ad amici e colleghi quali Clark Ashton Smith, Donald Wandrei o lo stesso Lovecraft.

H.P. Lovecraft & Frank Belknap Long, illustrazione di Andrea BonazziMa si tratta di una produzione poetica destinata a limitarsi, in linea di massima, agli anni giovanili: lo scrittore newyorkese prenderà in seguito altre strade, specialmente dedicandosi alla fantascienza dopo gli anni 30, in una lunga e intensa carriera come autore di romanzi, racconti e saggi, benché non particolarmente fortunata, attraverso l’intera storia della letteratura fantastica americana del suo secolo, per spegnersi novantatreenne nel 1994.

Un’edizione leggermente variata di The Goblin Tower (The New Collector’s Group, 1949) viene riproposta a oltre un decennio di distanza, e solo nel 1977 vedrà la stampa In Mayan Splendor, un volume Arkham House che riunisce i contenuti dei due precedenti, splendidamente illustrato da Stephen E. Fabian. A un anno dalla scomparsa, il resto delle poesie sparse o ancora inedite di Long viene infine recuperato, ancora dalla più piccola editoria specialistica, nel fascicolo The Darkling Tide: Previously Uncollected Poetry (Tsathoggua Press, 1995).

Di Frank Belknap Long resta nota in Italia la sola principale narrativa, dal più celebre “I segugi di Tindalos” in poi. Solamente tre delle sue poesie risultano tradotte e non facilmente reperibili nell'ambito delle pubblicazioni specializzate, tutte e tre apparse sulle pagine di Yorick Fantasy Magazine nel corso di una dozzina d’anni: “Mistiche bestie di Sibilla” sul numero 8/9 del 1989, “L’altra Innsmouth” (Innsmouth Revisited) sul n. 30/31 del 2000 e “Nello splendore dei Maya” (In Mayan Splendor), nel n. 32/33 del 2002.

A seguito, un esempio della poesia di Long, in scelta e versione personali come di consueto, a concludere quel che vuol essere appena rapido sguardo verso un aspetto quasi del tutto trascurato, qui almeno, della letteratura weird e del fantastico.


Andrea Bonazzi

(pubblicato su In Tenebris Scriptus il 7/11/08)