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mercoledì 8 gennaio 2014

Studi Lovecraftiani 13 con un inedito di Lovecraft

Studi Lovecraftiani n. 13 copertina classica
Studi Lovecraftiani n. 13 copertina Amazon

Come preannunciato qualche tempo fa, dopo un “fermo” di riflessione e di riassetto tornano gli Studi Lovecraftiani, con questo nuovo numero 13 (numero fatidico!) che esce ora e si presenta praticamente raddoppiato nel numero delle pagine, che assommano a ben 242, un vero e proprio libro ricco di articoli, saggi, recensioni e notizie di tutti i generi su H.P. Lovecraft e il suo universo fantastico.

Le novità sono tante. Innanzitutto, c’è stato un restyling della copertina, ma anche i nostalgici della più tradizionale e ormai consolidata grafica saranno accontentati; il numero esce infatti con due diverse covers: una classica, che rispecchia il layout consueto, e l’altra più moderna, con uno stile grafico completamente rinnovato.

Per quanto riguarda i contenuti, anche qui le novità non mancano: l’aumento del numero di pagine ci ha permesso infatti di inserire ben due Tesi di Laurea, e il resto del volume si presenta come di consueto con una ricca messe saggistica, che spazia da intriganti paralleli tra Lovecraft e Gustav Meyrink, al rapporto di H.P. Lovecraft con la Fisica, da escursioni all’interno dei giochi lovecraftiani, al cinema, ai libri, ecc. Oltre a questo, trovano spazio oltre quaranta pagine di recensioni, segnalazioni bibliografiche, notizie e presentazioni di tutte le novità editoriali relative a Lovecraft uscite in Italia e nel mondo nell’ultimo biennio. Insomma, un vero “numerone must” sotto tutti i punti di vista, che ogni appassionato di Lovecraft e di letteratura fantastica non deve lasciarsi assolutamente sfuggire.

La vera sorpresa, tuttavia, che da sola vale il prezzo del numero, è l’inclusione di un lungo inedito narrativo dello stesso Lovecraft, “Il Pozzo degli Antichi”, che siamo riusciti a recuperare solo dopo lunghe e laboriose ricerche e che siamo ora orgogliosi di presentare. Questo pezzo è assolutamente inedito, non è mai stato tradotto prima in Italiano, e non è mai stato stampato professionalmente neppure negli Stati Uniti. In sostanza, è una chicca assoluta e una vera primizia per gli appassionati, e costituisce un documento unico nel campo degli Studi Lovecraftiani.

“Il Pozzo degli Antichi” ha un retroscena curioso e piuttosto weird, e forse per questo era rimasto inedito… fino a oggi. Vi si narra la storia di un misterioso pozzo avvolto da antiche leggende, che si rivela essere un portale di accesso tra il nostro mondo e il mondo dell’Altrove. Nei suoi pressi si muovono alcuni personaggi bizzarri e tutta una serie di creature soprannaturali (tra cui spiccano dei curiosi e non meglio definiti “non-morti”) che comunque impallidiscono di fronte alla finale manifestazione del terribile Guardiano del Pozzo, una creatura titanica e tentacolare, forse un Grande Antico (Lovecraft scrive “fratello del Grande Cthulhu”) che ben si attaglia al pantheon degli Old Ones dei Miti. Questa oscena e gigantesca mostruosità, che tutto abbatte e schiaccia al suo passaggio (rievocando così l’Orrore di Dunwich), in tutta l’opera di Lovecraft è presente solo in questo inedito.

La vera curiosità è tuttavia legata al fatto che questo documento era stato trascritto dal testo originale – vergato a penna nella grafia minuscola e difficile da decifrare di Lovecraft – nientedimeno che da Mark Chapman, l’assassino di John Lennon! E qui il mistero si infittisce… che cosa c’entra Chapman, un folle e assassino, oggi ancora detenuto nelle prigioni americane, con Lovecraft? Nella presentazione che abbiamo scritto per introdurre questo pazzesco inedito di HPL, saprete tutto. Ora basti dire che Chapman lavorò alla sua trascrizione e, da quel momento, il tarlo della follia iniziò a corrodere la sua mente... la stessa follia che poi lo portò a compiere il suo gesto estremo, per il quale oggi è tristemente ricordato. Anche per questo “Il Pozzo degli Antichi” si profila, per certi versi, come un testo “maledetto”, sparito per sempre dalla circolazione fino al nostro ritrovamento.

Una bizzarria, quindi, che getta più di un alone inquietante sul documento, che è stato tradotto dal nostro valido collaboratore Luigi Musolino (il traduttore de I Vermi Conquistatori di Brian Keene e di Parola di Lovecraft)… sarà forse solo per un caso che quest’ultimo, dopo averlo tradotto, ha iniziato a scrivere e a pubblicare lui stesso racconti come “La Madonna Cadavere”, “Nei Loro Templi Oscuri”, “Crustunium la Profondata”, “Lo zio che ammazzava le Bestie”, e tanti altri ancora?… Non lo sappiamo, ma in ogni modo i racconti di Gigi – così come quelli di Lovecraft – ve li raccomandiamo!

Di seguito, il sommario completo di Studi Lovecraftiani n. 13:

Analisi tematica e diacronica di The Dream-Quest of Unknown Kadath e At the Mountains of Madness, di Giulio Dello Buono
Dalle architetture immaginarie all’architettura dell’alterità: La percezione del mondo nell’opera di H.P. Lovecraft, di Andrea Becherini e Giacomo Bencistà
Lovecraft e l’uovo di dinosauro, di Renzo Giorgetti
Le piante del dottor Cinderella: Motivi paralelli tra Gustav Meyrink e H.P. Lovecraft, di Umberto Sisia
Lovecraft e la Fisica, di Andrea Zaccaria
Carcosa, di Roberto Negrini
Oscuri castelli, cripte e creature mostruose: Lovecraft in Quake, di Lorenzo Davia
La Chiave e l’Abisso: Una lettura junghiana delle opere di Howard Phillips Lovecraft, di Mauro Pennisi
Il Pozzo degli Antichi, di H.P. Lovecraft
Fissa lo sguardo nel rosso occhio del tuo dio! Ovvero: il recalcitrante messia di Rivermouth: Un commento al film Cthulhu, di Luca Cesare Foffano
Recensioni, a cura di Pietro Guarriello
Ad criticos: La biblioteca del lovecraftiano erudito. Segnalazioni critiche bibliografiche, a cura di Andrea Bonazzi
Segnalazioni in breve. Libri, saggi e articoli sulla stampa relativi a HPL: Uscite 2010-2013, a cura della redazione.


Studi Lovecraftiani n. 13
Edizioni Dagon Press, Autunno 2013
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 242 pagine, €16.50

La versione a copertina “classica” è ordinabile sul nostro shop on-line di Lulu.com, dove sono da ora disponibili a richiesta anche i numeri arretrati dall’8 al 12, insieme alla riedizione del n. 1.

La versione “restyling” con nuova copertina è ordinabile invece sul sito di Amazon.it, sul quale sono anche ordinabili i numeri 11 e 12 di Studi Lovecraftiani. Copie della versione “restyling” si possono  inoltre richiedere presso la nostra redazione (ma occorrono circa 2-3 settimane per evadere l’ordine).

Scrivere a: studilovecraft@yahoo.it. Informazioni e contatti: pagina web studilovecraftiani.blogspot.it. Pagina Facebook: facebook.com/dagon.press. Qui sotto, un’anteprima dai contenuti di Studi Lovecraftiani n. 13.

Pietro Guarriello

lunedì 22 aprile 2013

Il ritorno di Studi Lovecraftiani. Speciale “L’arte grafica di H.P. Lovecraft” e riedizione del numero 1

Studi Lovecraftiani: L’arte grafica di H.P. Lovecraft, copertina
A grande richiesta torna Studi Lovecraftiani, l’unica rivista italiana ed europea interamente dedicata allo scrittore H.P. Lovecraft e al suo mondo fantastico. E in attesa del nuovo, monumentale numero 13 (con oltre 250 pagine di articoli e saggi dedicati al Maestro di Providence) esce ora uno speciale tutto incentrato sulla vena artistica di H.P.L., qui indagato nelle sue qualità di illustratore e di disegnatore: L’arte grafica di H.P. Lovecraft, a cura di Francesco Brandoli, con una bella copertina opera dell’artista Matteo Bocci.

A farci da guida in questa interessantissima nonché illustratissima rassegna (sono infatti riprodotti all’interno dello speciale tutti i disegni e i bozzetti artistici realizzati dallo scrittore, delle vere rarità, alcuni dei quali non hanno mai visto prima la pubblicazione a stampa) è lo stesso Francesco Brandoli che qui sotto ci presenta e introduce l’aspetto artistico e più estroso, poco o per nulla conosciuto, dell’inventore dei “Miti di Cthulhu”:

“Persino Howard Phillips Lovecraft non è stato esente da certe velleità artistiche. Nell’immenso corpus documentaristico che il Solitario di Providence ha lasciato ai posteri (migliaia di documenti, di cui circa 3.000 sono conservati alla Brown University del Rhode Island – U.S.A.), sono presenti bozzetti, schizzi e talvolta veri e propri disegni che Lovecraft realizzò durante la propria vita. Si trattava principalmente di un esercizio ludico, per mezzo del quale l’Autore sembrava voler regalare un accessorio ai destinatari delle proprie missive; per lo più amici, reali o di penna, spesso scrittori come lui e altrettanto noti sulle pagine di riviste dell’epoca, prima fra tutte Weird Tales. Nello scorrere le epistole dello scrittore americano, risulta così facile imbattersi in rapidi schizzi, abbozzi o veri e propri disegni che lo stesso Lovecraft si è divertito ad appuntare nel corso di una lettera, inserendovi illustrazioni e didascalie; oppure, si possono trovare veloci abbozzi delle sue idee, frammisti a rapidi appunti delle stesse, nel tentativo di fissare in maniera più definita e intensa quell’immagine che forse temeva gli sfuggisse via, svicolando dalla sua mente in altre dimensioni spazio-temporali. Possiamo essere certi che Lovecraft sia stato un grande scrittore, ma era appunto questo: un ottimo narratore, non certo un illustratore. Eppure, i suoi disegni dimostrano una buona preparazione e una certa sensibilità artistica e immaginifica: soprattutto ci rivelano dettagli e informazioni supplementari rispetto a quanto già offertoci dal testo scritto. Ci svelano uno shunned Lovecraft. Un Lovecraft sfuggito e poliedrico, che ancora non conoscevamo e che, probabilmente, non sveleremo mai abbastanza”.

In questo inedito Speciale: H.P.L. artista e illustratore è anche tradotta per intero, per la prima volta in Italia, una lettera del 27 marzo 1934 indirizzata da Lovecraft a Franklin Lee Baldwin, nella quale il Sognatore di Providence si dilunga proprio sul suo rapporto con il mondo dell’arte e della rappresentazione grafica, confidandosi e svelandoci preziosissime informazioni su tale aspetto della sua vita.

Lo speciale L’arte grafica di H.P. Lovecraft conta settanta illustratissime pagine ed è ordinabile al prezzo di 10 Euro presso lo store on-line di Dagon Press su Lulu.com. In alternativa, un certo numero di copie è disponibile anche presso la redazione di Studi Lovecraftiani. Per richiederle, basta inviare una email a studilovecraft@yahoo.it e vi verranno fornite tutte le informazioni necessarie.

Studi Lovecraftiani #12 bis. L’arte grafica di H.P. Lovecraft
Speciale: H.P.L. artista e illustratore
(Autunno 2011), Dagon Press, 2013
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 68 pagine, €10.00


Studi Lovecraftiani #1, riedizione, copertina
Ma le novità che ha in serbo la Dagon Press non finiscono certo qui: è pronta e disponibile anche la ristampa, rieditata e corretta, dell’esauritissimo primo numero di Studi Lovecraftiani, da tempo fuori catalogo e praticamente introvabile. Si tratta di un numero da collezione che, oltre a conformarsi al nuovo formato in volumetto (non più, quindi, il vecchio fascicolo spillato del 2005), aggiunge del materiale nuovo e originale, con nuova grafica e illustrazioni. Eccone dunque una presentazione:

“L’esordio editoriale di Studi Lovecraftiani, rivista di saggistica e di studio dedicata alla vita e all’opera di Howard Phillips Lovecraft, curata da Pietro Guarriello sotto il marchio della Dagon Press, ebbe luogo nella primavera del 2005. Pubblicazione amatoriale a diffusione controllata, «SL» ha da allora lo scopo di promuovere la critica e lo studio dell’autore dei Miti di Cthulhu attraverso saggi, documenti, articoli, notizie e recensioni, prospettandosi come un importante punto di riferimento per gli estimatori italiani del Gentiluomo di Providence. Il titolo della rivista non è casuale: si richiama infatti ai leggendari Lovecraft Studies americani (oggi diventati Lovecraft Annual) pubblicati sotto la direzione di S.T. Joshi, e al pari di questi si pone il fine di promuovere l’analisi e l’approfondimento dei vari aspetti che ruotano attorno a Lovecraft, alle sue creazioni e al suo mondo. Qui gli appassionati italiani dello Scrittore possono trovare un sicuro punto di riferimento, oltre che un’occasione di incontro e confronto. Stampato in origine come fanzine fotocopiata e spillata, del n. 1 di SL furono tirate 60 copie, che andarono subito esaurite. Da allora il fascicolo risulta irreperibile, e per questo abbiamo oggi deciso di iniziare una serie di ristampe che renderanno di nuovo disponibili, nel nuovo formato volumetto a stampa professionale, i primi ed esauritissimi numeri di Studi Lovecraftiani”.

Nel sommario di questo primo numero troviamo, dopo una dotta ed esauriente Introduzione agli studi lovecraftiani di S.T. Joshi, biografo e massimo esperto mondiale di H.P.L., una utile (per neofiti e non) Guida alla narrativa di H.P. Lovecraft presentata da Fabrizio Claudio Marcon e, a seguire, gli articoli La rivoluzione copernicana del Sognatore di Providence di Massimo Berruti e Scott-Elliot ispiratore di Lovecraft di Gianluca Casseri; quindi I discepoli di Erich Zann: Lovecraft e la musica, una panoramica a tutto rock (cthuliano, naturalmente) di Bruno Gargano, Elvezio Sciallis e Andrea Bonazzi sulle produzioni discografiche in tema, e ancora l’approfondito dossier Lovecraft: ipotesi di un viaggio in Italia dedicato all’omonimo “documentario” di Federico Greco e Roberto Leggio, andato in onda il 31 ottobre 2005 su Studio Universal. Lo speciale in questione comprende diverse schede informative e un’intervista esclusiva di Michele Tetro al regista Greco, insieme ad altri autorevoli interventi atti a puntualizzare la natura di finzione del breve film, surreale omaggio lovecraftiano altrimenti proposto in veste di realistico documentario. Rubriche, novità, recensioni librarie e varie segnalazioni completano il fascicolo, anch’esso ordinabile attraverso lo store di Dagon Press su Lulu.com (un limitato numero di copie è disponibile anche presso la redazione: scrivere a studilovecraft@yahoo.it).

Studi Lovecraftiani #1
riedizione
(Primavera 2005), Dagon Press, 2013
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 110 pagine, €12.00

Informazioni sulle pagine web ufficiali di studilovecraftiani.blogspot.it. Qui sotto, una sostanziosa anteprima dai contenuti di entrambe le pubblicazioni.

Pietro Guarriello


sabato 13 aprile 2013

Clark Ashton Smith: A Critical Guide to the Man and His Work, seconda edizione

Clark Ashton Smith: A Critical Guide to the Man and His Work, 2013, copertina
Apparso originariamente nel 1990 per la collana “Starmont Reader’s Guide” dell’editrice americana Starmont House, questo di Steve Behrends è stato il primo esteso saggio bio-bibliografico su Clark Ashton Smith, prima monografia interamente dedicata allo scrittore e artista californiano.

Sguardo essenziale, finalmente, sulla vita e il lavoro di un autore fino ad allora relegato agli ambiti del fandom, il libro viene riproposto oggi come Clark Ashton Smith: A Critical Guide to the Man and His Work, Second Edition, una seconda edizione aggiornata ed espansa con nuovi contenuti in pubblicazione presso Borgo Press – un marchio editoriale Wildside Press.

“Clark Ashton Smith (1893-1961) fu un importante scrittore di fantasy e fantascienza durante la prima metà del XX secolo. Insieme a H.P. Lovecraft e Robert E. Howard, Smith fu uno dei «tre moschettieri» della leggendaria rivista Weird Tales, e firmò alcune delle più distinte (e controverse) narrazioni fantastiche mai apparse sulla Wonder Stories di Hugo Gernsback. I suoi «City of the Singing Flame» e «Vaults of Yoh-Vombis» sono dei classici riconosciuti in questo campo, ma rappresentano due esempi solamente di una carriera che ha prodotto più di cento racconti e oltre cinquecento poesie. La sua immaginazione ha percorso i regni esotici di Zothique, Poseidonis e Averoigne, ambientazione per intriganti racconti di bellezza e di morte – storie che esaltano immagine e atmosfera al di sopra dell’azione e della trama, narrate in uno stile floridamente ornato della prosa che gli conquistò i più ardenti ammiratori, influenzando autori come Ray Bradbury, Jack Vance e Bruce Sterling.”

Per l’occasione tradotta in italiano, prosegue poi la presentazione libraria dell’uscita:

“Questa seconda edizione del primo studio su Smith mai apparso in volume – una sostanziale disamina della sua vita e delle opere, la sua evoluzione artistica e il lascito letterario – include un supplementare apparato di saggi ad approfondire i più interessanti aspetti della sua narrativa, più un racconto di Marte dello stesso Smith, «Mnemoka», inedito in vita ma qui resuscitato dai frammenti bruciati del suo manoscritto. Attingendo a materiali inediti, alla corrispondenza e a conversazioni con gli amici e colleghi che gli sopravvissero, il critico Steve Behrends dipinge il ritratto di un Clark Ashton Smith come talentuoso e testardo iconoclasta, uno degli ultimi Romantici rimasti nel periodo d’apice del Realismo – un uomo nato al di fuori del suo tempo, trovandone evasione attraverso gli onirici viaggi della propria poesia e narrativa”.

Informazioni in dettaglio sulla scheda web dedicata presso il sito ufficiale www.wildsidebooks.com.

Clark Ashton Smith
A Critical Guide to the Man and His Work, Second Edition
Steve Behrends
Borgo Press, 2013
brossura 220 pagine, $14.99
ISBN 9781479400560
Andrea Bonazzi

mercoledì 20 febbraio 2013

Sable Revery, la poesia fantastica di Robert Nelson

Sable Revery, 2012, copertina“Ancora una volta, si rende nostro triste compito rendere nota della morte di un prezioso collaboratore. Robert Nelson è morto nella sua casa di St. Charles, nell’Illinois, dopo una malattia di due settimane. Per quanto fosse un giovane, poco più che ventenne, aveva sviluppato un profondo senso del poetico e una spiccata sensibilità verso i toni e le sfumature della parola. Il suo primo incoraggiamento lo aveva ricevuto nientemeno che da un poeta quale lo steso Clark Ashton Smith. Le sue opere davano chiara promessa che avrebbe occupato, un giorno, un posto rilevante fra i grandi della poesia; una promessa che ora – ahimè! – non potrà più portarsi a compimento.”

Questo il necrologio che il direttore Farnsworth Wright scriveva su Weird Tales del novembre 1935, quattro mesi dopo la scomparsa del giovanissimo Robert William Nelson (23 luglio 1912 – 22 luglio 1935), autore di suggestivi ed effettivamente promettenti versi macabri, cupamente fantastici fra il modello di un Edgar Allan Poe e un’entusiastica ammirazione personale verso Clark Ashton Smith, con il quale entrò in corrispondenza.

Dopo aver brevemente frequentato le pagine amatoriali di The Fantasy Fan e The Phantagraph, avviando contatti epistolari con C.A. Smith, con H.P. Lovecraft ed esponenti del fandom come Robert H. Barlow, proprio Weird Tales aveva fornito a Nelson una certa visibilità editoriale professionalmente pubblicandogli le poesie “Sable Revery” (settembre 1934), “Dream-Stair” (aprile ’35) e “Under the Tomb” (maggio ’35), mentre due altre – “Jorgas” (febbraio ’36) e “Night of Unrest” (settembre ’37) – vi saranno proposte solamente postume.

Cinque delle sole sette poesie rimaste, insieme agli assai più acerbi frammenti in prosa e al poco materiale sopravvissuti su stampa. Tutto il resto, a quanto pare, distrutto dall’autore una fase di estremo scoramento che lo condurrà al ricovero per “collasso nervoso” in ospedale, l’11 luglio del 1935, come attestato in un paio di brevi articoli del piccolo giornale cittadino The St. Charles Chronicle. Il 22 luglio, infine – il giorno prima del suo ventitreesimo compleanno –, la morte... Senza alcuna menzione della causa, con la discrezione e il tatto di un quotidiano di provincia. Si parla solo di decesso “dopo settimane di malattia”, come anche Lovecraft scriverà ai propri conoscenti. L’ipotesi più che plausibile espressa da Douglas A. Anderson, nella propria introduzione al volumetto Sable Revery, è quella d’una morte per le conseguenze di un tentato suicidio.

Pubblicato dall’americana Nodens Books, Sable Revery: Poems, Sketches and Letters raccoglie assieme per la prima volta l’intera e scarna opera superstite di Robert Nelson. Oltre ai suoi versi, le tre sezioni del libro in 58 pagine comprendono i brevi schizzi – fra narrativa e prose poems – scritti per le fanzines, le lettere da “appassionato” inviate alle stesse riviste Phantagraph, Fantasy Fan e Weird Tales e, particolarmente interessanti, alcune lettere di Howard Phillips Lovecraft. Quattro indirizzate a Nelson tra l’ottobre del 1934 e il gennaio del ’35 e una lettera di condoglianze alla madre, datata 19 settembre 1935, nella quale il gentiluomo di Providence esprime il proprio rammarico per una potenzialità artistica destinata a rimanere inespressa:

“Le sua promesse nel campo della letteratura mi apparivano veramente considerevoli; poiché, a dispetto dei segni d’una costruzione giovanile – qua e là indefinitezza o eccesso di colore –, il suo lavoro aveva una distinta ricchezza immaginifica e una forza d’atmosfera che stavano rapidamente migliorando attraverso la critica e l’autodisciplina. Mi aspettavo di vederlo svilupparsi al pari di altri giovani dei quali ho seguito le carriere – August W. Derleth, Donald Wandrei, Frank B. Long, etc. – oggi figure ben consolidate del mondo della scrittura weird.”

Versi di Robert Nelson

Grazie alla popolarità persistente di Weird Tales, di Robert Nelson è stata tradotta in italiano la poesia forse più rappresentativa, “Sable Revery”, come “Tetra fantasticheria” nella versione a firma di Gianni Pilo in La finestra verde, Il Meglio di Weird Tales n. 14 (Fanucci, 1988), cui viene però attribuito erroneamente il titolo originale di “Thoughts”.

Il volumetto di Nodens Books, con una inconfondibile Caduta di Lucifero di Gustave Dorè ad animarne la copertina, è disponibile on demand in brossura al prezzo di 10 dollari, oppure nell’edizione a copertina rigida per $22. Informazioni al sito ufficiale www.nodensbooks.com, o sulla pagina del relativo store di lulu.com presso la quale è consultabile un’anteprima di dodici pagine comprendenti l’intera introduzione.

Sable Revery: Poems, Sketches and Letters
Robert Nelson
Nodens Books, 2012
brossura, 58 pagine, $10.00
ISBN 9780615652252
Andrea Bonazzi


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domenica 17 febbraio 2013

Quis est iste qui venit? I fantasmi di M.R. James.


Chi è colui che viene?

L’emblematica citazione biblica, contenuta nel racconto “Oh, Whistle, and I’ll Come to You, My Lad” spesso richiama Montague Rhodes James e, di riflesso, il racconto di fantasmi anglosassone. Questa associazione di idee trae forse origine dal potere suggestivo della domanda in questione, che possiede, nella sua immediatezza, quel particolare senso del mistero ispirato dalle ghost stories.

Dalla prima edizione di “Ghost Stories of an Antiquary” (1904)
Dalla prima edizione di “Ghost Stories of an Antiquary” (1904)

Il racconto, pubblicato originariamente nelle Ghost Stories of an Antiquary (1904), narra dell’evocazione di un essere spettrale, richiamato involontariamente dal protagonista che ha maldestramente ignorato, per via di una curiosità quasi oziosa, un oscuro avvertimento; l’identità e le ragioni di questa apparizione rimarranno tuttavia dei punti irrisolti.

Il protagonista della storia è Parkins, un professore di ontografia (dubbio insegnamento accademico, funzionale in qualche modo al racconto), che conduce per puro caso delle ricerche sul sito di alcune rovine templari. L’azione si svolge nella località balneare di Burnstow (cittadina fittizia, ispirata a Felixstowe, nel Suffolk), dove Parkins si reca per un periodo di riposo da dedicare al golf. Il protagoniosta del racconto viene presentato al lettore come scettico nei confronti del sovrannaturale e, per non lasciare alcun dubbio, dichiara esplicitamente la propria posizione:
“A proposito di quanto avete detto adesso, colonnello, penso di dovervi dire che la mia posizione in materia è molto rigida. Sono infatti un convinto detrattore di quello che è chiamato ‘soprannaturale’.”
Parkins mostra quindi (e ispira al lettore) quell’atteggiamento scettico che predispone maggiormente al brivido soprannaturale, secondo una posizione che accomuna l’estetica di M.R. James a quella di H.P. Lovecraft.

Nel corso delle sue ricerche presso le rovine templari, il professore rinviene un fischietto che reca le misteriose incisoni “Quis est iste qui venit” (circondate da svastiche che qui non hanno la connotazione negativa poi data dal nazismo, ma possono essere lette come simboli di auspicio) e le iscrizioni “FUR/FLA/FLE/BIS”. Incuriosito dall’oggetto, e quasi a voler esorcizzare il mistero che questo rappresenta, lo usa con incauta leggerezza. Il fischio emesso ha un suono inquietante e causa a Parkins delle strane visioni notturne, fino a quando, al compimento del climax del racconto, egli viene aggredito da un misterioso essere fatto da lenzuola di lino contorte, nella stanza della pensione dove alloggia. Il racconto sviluppa in sostanza il tema della violazione di un avvertimento e della punizione causata da questa contravvenzione: soggetto ancestrale che ispira, nella sua essenzialità, un innato senso di inquietudine nel lettore.

Illustrazione di James Mac Bride da “Ghost Stories of an Antiquary” (1904)
Illustrazione di James Mac Bride da “Ghost Stories of an Antiquary” (1904)

A intensifcare la portata del sinistro mistero (chi è colui che viene?) , vi è il fatto che questo viene proposto attraverso un evocativo verso biblico (Isaia 63:1) che profetizza la venuta di Cristo tra le genti.

“Quis est iste qui venit de Edom
tinctis vestibus de Bosra
iste formonsus in stola sua gradiens
in multitudine fortitudinis suae
ego qui loquor iustitiam
et propugnator sum ad salvandum”

“Chi è costui che viene da Edom,
da Bozra con le vesti tinte di rosso?
Costui, splendido nella sua veste,
che avanza nella pienezza della sua forza?
– Io, che parlo con giustizia,
sono grande nel soccorrere.”

La domanda, resa familiare dal verso (familiare era di certo a James e al suo entourage), rimane comunque irrisolta, e non può che trovare terreno fertile nell’intimo del lettore. L’uso di materia religiosa da parte di James è tutt’altro che casuale, come segnala Peter Penzoldt. James gioca con la superstizione che vuole che frasi isolate della Bibbia, ottenute casualmente, abbiano una valenza profetica. Va detto, che la tecnica narrativa di James poggia sulla creazione di una sospensione dell’incredulità molto convincente, senza la quale il climax finale risulterebbe troppo avventato e inverosimile. In tal senso l’uso di materia biblica è uno degli espedienti che rende il lettore incline ad accettare passivamente dei fatti inspiegabili. Si ricordi in questo senso la lezione di Roger Caillois che esclude categoricamente (cfr. Nel cuore del fantastico) il sentimento fantastico da qualsiasi opera a sfondo religioso.
“Niente di ciò che è oggetto di fede può apparire fantastico.”
L’abilità di Montague Rhodes James è tutta nella costruzione di un intreccio teso a provocare quel disagio e quell’inquietudine, preparatori alla scena finale. I suoi racconti, in generale, rinnovano la ghost story vittoriana e sono attenti a quei tratti psicologici che caratterizzarono il racconto di fantasmi nel periodo edwardiano. I cliché del gotico: lugubri manieri, l’incombere sul presente di un terribile passato, le eroine perseguitate, i cimiteri solitari, i fantasmi dal bianco sudario, fanno ormai parte per James di un canone ben definito e perdono il ruolo di veicoli principali del terrore per i suoi smaliziati lettori. Lo scenario si sposta sempre più verso luoghi e personaggi familiari, e che rendono maggiormente plausibile l’elemento soprannaturale della storia. Il terrore viene spostato da un momento di dissonanza esteriore, da una minaccia fisica tangibile, a una imperfezione interiore, a uno scompiglio dell’animo evocato attraverso immagini e atmosfere apparentemente comuni e innocue, che preparano il lettore e lo rendono disposto ad acettare l’autenticità degli eventi soprannaturali.

Illustrazione di James Mac Bride da “Ghost Stories of an Antiquary” (1904)
Illustrazione di James Mc Bride da “Ghost Stories of an Antiquary” (1904)

Nel racconto in questione le scene più inquietanti sono ambientate nel rassicurante scenario di una spiaggia, alla luce del giorno (si potrebbe qui pensare a R.L. Stevenson, ma il fine ultimo dei due scrittori è decisamente differente). Lo stesso titolo del racconto “Oh, Whistle, and I’ll Come to You, My Lad”, tratto da una ballata (“Oh, Whistle, and I’ll Came to You”, 1793) di Robert Burns, poeta scozzese del XVIII secolo, comunica un’immagine bucolica e gioiosa. Immagini niente affatto cupe e sicuramente familiari al lettore di James, assumono qui una valenza nuova e si fanno carico di una nota stridente. Niente di originale, è vero, se si pensa all’uso del perturbante in letteratura che fece E.T.A. Hoffmann, anche se quest’ultimo è maggiormente legato al gotico e al grottesco, inteso come deformazione caricaturale della realtà. Non è un caso che in M.R. James il classico spettro dal lenzuolo bianco non sia ricoperto da un improbabile sudario, ma dalle comuni lenzuola di lino di un letto comune, come quello che potrebbe trovarsi in un qualsiasi hotel.

Se da una parte l’incertezza su chi o cosa venga evocato dal suono del fischietto genera inquietudine, a intensificare l’appresione vi è il sospetto che sia stato violato un ordine ben preciso, un avvertimento.

Immagine dall’omonimo film della BBC (1968)Uno dei tratti distintivi del narrato di James (ma si potrebbe dire della ghost story in generale) sta nel fatto che molte cose sono soltanto suggerite al lettore, che in tal modo attiva dei meccanismi personali di elaborazione del testo, creando un elevato livello di partecipazione emotiva. Un esempio di questa tecnica, è rappresentato dall’oscuro avvertimento inciso nel fischietto: “FUR/FLA/FLE/BIS”, del quale James non dà alcuna spiegazione. Esistono diverse interpretazioni in merito all’iscrizione, ma la più accreditata è quella della studiosa Rosemary Pardoe, secondo cui l’iscrizione andrebbe letta come “Fur, Flabis, Flebis” ossia “Ladro, soffierai, piangerai”.

Parkins pagherà infatti per la sua curiosità, e per avere ignorato l’avvertimento, ma chi o che cosa abbia effettivamente evocato, non lo saprà mai. Quel che importa a James non è svelare il mistero, come potrebbe accadere in un racconto poliziesco, ma crearlo e lasciare il lettore con la curiostà verso la soluzione del mistero, e con quel senso di disagio che può dare un evento che, in fin dei conti, non ha alcuna spiegazione razionale.

Va rilevato che James presuppone nel suo lettore l’atteggiamento scientifico e curioso dei suoi personaggi, con i quali il lettore è portato ad immedesimarsi (complice anche la scarsa descrizione psicologica di questi) . È certamente necessario partire dall’assunto che i segni del passato e gli indizi possano essere decifrati e compresi, per rendere appieno il fallimento di questa indagine. E in questo James non può che esser figlio dello spirito scientifico dell’età vittoriana. Del resto, ne “La pietra di confine del vicino” James fa dire ad un suo personaggio:
 “Ricordate, se vi piace… che io sono un vittoriano per nascita e per educazione, e che l’albero vittoriano, molto ragionevolmente, porta dei frutti vittoriani.
I suoi protagonisti sono studiosi ed eruditi, e nello specifico hanno tutti mezzi necessari a risolvere gli enigmi proposti, come potrebbe avvenire in un racconto poliziesco. Lo stesso Parkins è un professore universitario, e ha tutti gli strumenti indispensabili alla soluzione dell’enigma. È il suo fallimento che amplifica la portata del mistero. Del resto l’atteggiamento dell’antiquario di James non è dissimile da quello di un detective. Gli indizi del passato costituiscono per lui le chiavi per poter leggere la storia e talvolta per risolvere degli enigmi. Il fallimento di questa indagine costituisce l’elemento fantastico dei racconti. Ma si tratta di un fallimento premeditato, inprescindibile, risaputo e condiviso a priori con il lettore. La spiegazione dei fatti non verrà mai. Il soprannaturale viene consegnato al lettore come un dato di fatto, reso credibile da una precisa tecnica narrativa e, soprattutto, da un’atmosfera magistralmente creata. Ma l’orrore soprannaturale si limita a un momento puramente estetico. In questo James si differenzia da altri maestri del genere come Sheridan Le Fanu o Algernon Blackwood che spesso non resistono alla tentazione di spiegare i fatti sovrannaturali, forse con eccessiva partecipazione, indebolendo in tal modo il climax e l’effetto orrorifico delle storie (ma Blackwood e, in modo minore, Le Fanu hanno intenti chiaramente differenti).

Lo schema dell’avvertimento violato e della conseguente punizione fa parte della struttura base di un buon numero di fiabe e se ne trovano svariati esempi nelle sacre scritture e nella letteratura classica (si pensi alla storia del Paradiso Terrestre o a quella del vaso di Pandora). Uno schema più volte associato a James è quello della nota fiaba di Barbablù. James riprende spesso questa struttura e cita la fiaba esplicitamente in “The Residence At Whitminster”. Tuttavia, in molte varianti della favola classica, l’ordine delle cose che è sovvertito, viene alla fine ristabilito: non avviene lo stesso nei racconti di James. In sostanza uno schema che inconsciamente è radicato nell’uomo, viene violato e questo aggiunge un ulteriore elemento di disagio nel lettore.

Julia Briggs rileva, giustamente, che la psicologia dei personaggi dei racconti di James è superficiale e non è posta una grande attenzione su essa. Arriva anche ad affermare che
“Dai suoi racconti la psicologia è completamente e arditamente bandita.”

Ghost Stories of an Antiquary (1904)Questo è evidente anche nel racconto in questione: per esempio il motivo chiave dello sviluppo della storia, la curiosità di Parkins, non è sviluppato in termini psicologici del personaggio, ma viene fornito come un fatto e non importa, ai fini della storia, compredere il motivo di tale curiosità. David Punter fa tuttavia notare che, se da una parte l’affermazione della Briggs è corretta, questo non significa che James non sia attento alla psicologia, in particolare a quella del lettore, in quanto egli cerca, con cognizione di causa, di innescare in esso quei meccanismi del perturbante che, essendo basati su una convincente forma di sospensione dell’incredulità, garantiscono un efficace effetto terrifico. È quindi l’intreccio, lo sviluppo della storia, e soprattutto l’atmosfera quello che interessa veramente a James, perchè attraverso questi elementi James ha la possibilità di interagire maggiormente con il lettore. I personaggi hanno lo scopo funzionale di asservire alla trama e la loro psicologia non necessita di particolari giustificazioni. Non va dimenticato, in generale, che i racconti di James erano nati per essere letti pubblicamente, “ [...] ad amici pazienti, usualmente durante il periodo natalizio,” (cfr. Prefazione a Ghost Stories of an Antiquary) e che la forma e l’obiettivo ne hanno in maniera forte plasmato lo stile e il narrato.

Per concludere potremmo dire che, in un modo particolare, l’attributo psicologico si può applicare ai racconti di M.R. James, anche se non si può negare che la cosiddetta ghost story psicologica oggi definisce un ben altro filone, nel quale l’elemento sovrannaturale trova la sua sede naturale nell’inconscio dei personaggi. In questo filone possiamo collocare alcuni tra i più grandi maestri della letteratura sovrannaturale: Henry James, Oliver Onions, E.F. Harvey, Robert Aickman, Walter de la Mare.

Oggi James è considerato un maestro giustamente imitato. Forse questa attribuzione potrebbe risultare eccessiva, per un autore che non considerava le ghost stories il fulcro della propria attività letteraria. Di certo egli ha fatto propri i dettami di un genere molto particolare, la cui evoluzione non poteva che essere limitata e destinata alla ripetizione e all’imitazione, dati i suoi angusti limiti.


Bibliografia:
Montague Rhodes James; Ghost Stories of an Antiquary; Edward Arnold, London; 1904.
Peter Penzoldt; The Supernatural in Fiction; Prometheus Books; New York; 1952.
Julia Briggs; Night Visitors: Rise and Fall of the English Ghost Story; Faber & Faber; London; 1977
Roger Caillois; Nel cuore del Fantastico; Feltrinelli; Milano; 1984.
Julia Briggs; Visitatori notturni; Bompiani; Milano; 1988.
David Putner; Storia della letteratura del terrore. Il «gotico» dal Settecento a oggi; Editori Riuniti; Milano; 2006.
AA.VV.; Warnings To The Curious: A Sheaf of Criticism on M. R. James; Hippocampus Press; New York; 2007.



Giuseppe Lo Biondo
(in prima versione su Quis est iste qui venit? del 28/03/11)

domenica 30 dicembre 2012

Unutterable Horror: S.T. Joshi e la sua “storia della narrativa soprannaturale”

SUnutterable Horror, vol. 1, copertina
Unutterable Horror, vol. 2, copertina

Già compilatore di collettivi lavori enciclopedici sull’horror letterario – con Supernatural Literature of the World (2005) o Icons of Horror and the Supernatural (2006), per esempio – oltre che autore di seminali saggi sul weird e della principale critica e ricerca biografica su Lovecraft, S.T. Joshi pubblica infine la sua lungamente attesa “storia della narrativa soprannaturale”, Unutterable Horror. A History of Supernatural Fiction, edita in Inghilterra da PS Publishing. Un saggio critico a scorrere in rassegna nascita e sviluppi delle storie sovrannaturali e del weird horror, nelle sue quasi settecento pagine, dagli albori della letteratura stessa sino alle migliori firme di genere emerse in questo primo scorcio di millennio, suddiviso il tutto in due distinti tomi venduti soltanto separatamente: Volume1: From Gilgamesh to the End of the Nineteenth Century e Volume 2: The Twentieth and Twenty-first Centuries.

“Questo libro era da molti anni in preparazione. Leggo narrativa horror piuttosto costantemente da quando avevo dieci anni, e sono uno studioso in questo campo da quando ne avevo circa diciassette (concentrandomi, inizialmente, su H.P. Lovecraft),” – scrive S.T. Joshi nella presentazione editoriale della doppia uscita.

“Unutterable Horror è il prodotto di cinque anni di solido lavoro, in un volume che raggiunge un totale di 312.000 parole coprendo l’intera gamma dell’orrore soprannaturale, dal Gilgamesh (1700 a.C.) ad autori contemporanei come Caitlin R. Kiernan e Laird Barron. Lungo tale percorso, tratto il romanzo gotico, Edgar Allan Poe, la ghost story vittoriana, Ambrose Bierce, i cinque “titani” del primo Ventesimo secolo (Arthur Machen, Lord Dunsany, Algernon Blackwood, M.R. James, H.P. Lovecraft) e Walter de la Mare, gli scrittori pulp americani da Robert Bloch a Ray Bradbury, il “boom” horror degli anni 70 e 80 (William Peter Blatty, Stephen King, Peter Straub, Clive Barker, Anne Rice), e molti altri ancora. Quest’opera è intesa non solamente come una storia del settore, ma come una guida ai migliori scritti in quest’ambito nell’arco dei due o tre secoli passati”.

Peccato per il costo cumulativamente non troppo abbordabile, moltiplicando per due le 35 sterline d’ogni singolo prezzo di copertina. Informazioni rispettivamente sul volume primo e sul volume secondo di Unutterable Horror sono disponibili presso le pagine ufficiali web della PS Publishing.

Unutterable Horror. A History of Supernatural Fiction
Volume1: From Gilgamesh to the End of the Nineteenth Century
S.T. Joshi
PS Publishing, 2012
copertina rigida, 358 pagine, £35.00
ISBN 9781848635234

Unutterable Horror. A History of Supernatural Fiction
Volume 2: The Twentieth and Twenty-first Centuries
S.T. Joshi
PS Publishing, 2012
copertina rigida, 320 pagine, £35.00
ISBN 9781848635241

Andrea Bonazzi

mercoledì 10 ottobre 2012

Con Robert Aickman lungo Sentieri oscuri. Tutti i racconti fantastici vol. 1

Sentieri oscuri, 2012, copertinaL’inglese Robert Aickman (1914-1981) è ancora poco conosciuto qui in Italia. Della sua narrativa breve, non sono molti gli esempi apparsi nelle antologie di genere e l’unica sua raccolta tradotta nella nostra lingua è stata Suspense (Cold Hand in Mine, 1975), pubblicata nel 1990 per gli Oscar Horror della Mondadori.

Passati oltre vent’anni, sono le Edizioni Hypnos di Milano a riproporre oggi in italiano il singolare autore che definiva come “strange stories” i propri racconti del soprannaturale, “strane storie” in uno stile sofisticato e molto personale per un fantastico sottilmente scavato, quasi in chiave onirica, nel profondo della psicologia dei personaggi. Il tutto in qualche analogia, se non diretta influenza letteraria, con i lavori di M.R. James e Walter de la Mare, come scrive S.T. Joshi nel suo saggio The Modern Weird Tale del 2001, “benché superi il primo per la ricchezza e varietà strutturale, e il secondo nell’intensità sostenuta in tutta la propria narrativa”.

Per la traduzione di Francesco Lato, Sentieri oscuri. Tutti i racconti fantastici vol. 1 è il primo in una serie di ben sei volumi intesi a presentare, nel corso degli anni, l’intera opera fantastica di Aickman.

“Robert Aickman è considerato tra i più importanti autori del fantastico del Novecento. «Metereologo dell’inconscio», come lo ha definito Fritz Leiber, lontano dal racconto weird americano, influenzato da Shakespeare, Freud e dai surrealisti, Aickman risulta uno scrittore atipico nel panorama letterario del fantastico, ma al contempo un prodotto tipico del ventesimo secolo. Il mondo descritto da Aickman è abitato da «ectoplasmi di carta» (come li ha definiti Giuseppe Lippi), personaggi persi in un cosmo sempre più alieno, estraneo all’essere umano, alla ricerca di un disegno che sbiadisce progressivamente sino a una tragica e definitiva scomparsa. Sentieri Oscuri contiene nove tra racconti e romanzi brevi: «La ferrovia», «Una risposta inadeguata», «Il panorama», «La compagna di scuola», «Il richiamo delle campane», «La scelta delle armi», «La sala d’attesa», «Legati i capelli», «Solo una canzone al tramonto»”.

In più di quattrocento pagine, Sentieri oscuri esce nella collana “Biblioteca dell’Immaginario” con una introduzione di Andrea Vaccaro e una presentazione d’eccezione, quella di David Tibet, leader dei Current 93, che ci confessa: “i piaceri e le paure che si scoprono nei testi di Aickman sono così sottilmente inquietanti che nulla di quanto avevo letto in precedenza mi aveva preparato alle loro delizie e angosce”.

Informazioni e vendita in rete sul sito delle Edizioni Hypnos, o sulle pagine del Delos Store.

Sentieri oscuri. Tutti i racconti fantastici vol. 1
Robert Aickman
Biblioteca dell’Immaginario, Edizioni Hypnos, 2012
brossura, 416 pagine, €27.90
ISBN 9788896952078
Tatiana Martino

venerdì 14 settembre 2012

Mondi perduti: Clark Ashton Smith torna in ebook

Mondi perduti ebook, copertinaI Mondi perduti di Clark Ashton Smith ritornano disponibili a più di trent’anni di distanza dalla loro pubblicazione in italiano: non con un volume a stampa, questa volta, ma in un ebook formato Kindle relizzato da Edizioni Scudo per la distribuzione via Amazon.

“Artista, poeta, scrittore e collaboratore prolifico di Weird Tales, Clark Ashton Smith (1893-1967) è una figura influente nella storia della «pulp fiction». Corrispondente e collaboratore di H.P. Lovecraft e Robert E. Howard, Smith è stato ampiamente celebrato come un maestro dai suoi contemporanei. Finalmente per la prima volta in ebook in italiano, Mondi Perduti riunisce 23 storie classiche di Smith, molte delle quali furono originariamente pubblicate su Weird Tales”.

“Invece di incentrare le sue opere sui classici eroi”, prosegue la presentazione editoriale su Amazon, “Smith ha creato mondi fantastici intorno ai quali ha costruito cicli di storie. Nella antologia, vi sono incluse le storie dai regni di Averoigne, Zothique, Hyperborea, e molti altri. Raccontate in una lussureggiante prosa poetica, queste storie struggenti danno sicuramente vita ad oscuri regni sognanti, pieni di mostri gotici e mortali”.

Nella collana Long Stories SF, I Classici, l’edizione elettronica illustrata in copertina da Luca Oleastri comprende i racconti “Le sette fatiche”, “L’ultimo incantesimo”, “Viaggio a Sfanomoe”, “La morte di Malygris”, “Il labirinto di Maal Dweb”, “Sirene floreali”, “Il demone del fiore”, “La droga plutoniana”, “Il pianeta della morte”, “La lettera da Mohaun Los”, “La luce dall’aldilà”, “Il mondo senza tempo”, “Vulthoom” e “Da stella a stella”.

Mondi perduti e altri racconti, ed. MEB, 1979, copertinaDunque non “23 storie” come poco sopra dichiarato, forse in un refuso, ma 14 in un sommario di titoli che pienamente coincide con i contenuti del volumetto Mondi perduti e altri racconti, pubblicato da MEB nel lontano 1979 e mai più ristampato in quella forma, senza qui specificare se si tratti delle stesse traduzioni allora firmate da Teobaldo Del Tanaro.

Che siamo le medesime versioni in italiano, pare accertabile dall’anteprima di testo consultabile attraverso il servizio LookInside! di Amazon.com, in una preview dei contenuti curiosamente invece inaccessibile dalla corrispondente pagina di Amazon Italia.

Informazioni e dettagli presso le pagine web di Edizioni Scudo, o in vendita diretta su Amazon.it.
Andrea Bonazzi

sabato 1 settembre 2012

On the Hill of Roses. Grabiński sulla collina delle rose

On the Hill of Roses, 2012, copertinaNon più così sconosciuto come quando ne parlammo qui per la prima volta, grazie anche a Hypnos #8 che nel 2011 è tornato a presentare l’autore polacco in italiano dopo un’ottantina d’anni di oblio, Stefan Grabiński continua a trovare un’internazionale diffusione attraverso nuove traduzioni in lingua inglese, ultimamente incluso dai due coniugi VanderMeer nella loro monumentale antologia The Weird, ed edito adesso nei formati originali delle proprie raccolte narrative.

In edizione limitata per la minuscola e specializzata Hieroglyphic Press, On the Hill of Roses propone le sei storie brevi del volumetto Na wzgórzu róż apparso nel 1918, secondo libro dell’autore e tuttavia il primo a sua firma dopo l’esordio, nel 1909, con una raccolta pubblicata a proprie spese sotto lo pseudonimo di Stefan Żalny.

Per la versione e cura di Miroslaw Lipinski, già traduttore di The Dark Domain (Dedalus, 1994) e The Motion Demon (Ash-Tree Press, 2005), i racconti di Grabiński riflettono su elaborate ipotesi tra il fantastico e il soprannaturale: una sinestesia olfattiva a rivelare il triste segreto che il giardino delle rose custodisce in “On the Hill of Roses” (Na wzgórzu róż); il malevolo genius loci che infesta la desolata e insana fattoria di “The Frenzied Farmhouse” (Szalona zagroda); l’ossessione per il presagio e la predestinazione in “On a Tangent” (Po stycznej); i conflitti dell’identità corporea nel doppelgänger di “Strabismus” (Zez); un oscuro passato le cui ombre tornano a manifestarsi in “Shadow” (Cień); un crimine nascosto che riaffiora nello spirito in “At the Villa by the Sea” (W willi nad morzem), la cui versione teatrale vide una messa scena a Varsavia nel 1920. Aggiunto a concludere il volume è il racconto “Projections” (Projekcje), originariamente apparso su rivista, con il richiamo d’un passato satanico dai sotterranei di un abbandonato monastero.

Anni difficili, per l’autore, quelli che precedettero l’uscita del suo libro. Come riporta il curatore nella sua introduzione, lo scrittore già affetto da tubercolosi vide il proprio matrimonio disgregarsi, e le sorelle non sopravvivere alla guerra. Un banale incidente scolastico, inoltre, un’infezione alla mano a causa della ferita di un pennino, lo portò addirittura al rischio di un’amputazione nonostante le moderne cure mediche. Fu un guaritore locale a salvargli l’arto con un poco ortodosso trattamento, per settimane, di raggi solari concentrati da una lente.

Na wzgórzu róż , 1918, frontespizioQuest’episodio, la precarietà della salute e le tante tragedie familiari lo condussero presto a riflessioni profonde sugli irrisolti misteri della vita, sui meccanismi inesplorati della mente, accompagnandolo in quelle tesi acute e spesso lucide sviluppate nella sua singolare narrativa; in quelle investigazioni fra le possibilità dell’ignoto, che in qualche modo doveva condividere coi protagonisti stessi delle storie. E nel rinnovare infine una vena letteraria, non solamente in patria, libera di addentrarsi fra le speculazioni della scienza, abbandonando i canoni del gotico.

“Per nove anni, nessuno si degnò di notare che stavo creando un tipo nuovo di letteratura prima in Polonia sconosciuto, che ero un pioniere del fantastico nell’accezione più stretta del termine, un fantastico neo-romantico di carattere autonomo e spontaneo,” scrive infatti Grabiński in relazione a quel periodo, in una memoria del 1926 citata in traduzione da Lipinski.

Con una prefazione di Mark Samuels e un’intenso dipinto di Eleni Tsami in copertina, l’edizione in sole 300 copie è ancora disponibile presso il sito web di Hieroglyphic Press.

On the Hill of Roses
Stefan Grabiński
traduzione e cura di Miroslaw Lipinski
Hieroglyphic Press, 2012
copertina rigida, 134 pagine, £26.00 (spedizione compresa)

Andrea Bonazzi

sabato 12 maggio 2012

Flaxman Low, detective dell’occulto

Flaxman Low, detective dell’occulto, 2012, copertinaNon certo il più famoso “detective dell’occulto”, di fronte almeno alle ben note e illustri referenze del Thomas Carnacki di W.H. Hodgson o del John Silence di Algernon Blackwood, ma comunque il più illustre e meglio definito precursore del particolare personaggio fantastico dell’“indagatore dell’ignoto”: il britannico Flaxman Low creato da E. e H. Heron negli ultimi anni dell’Ottocento era rimasto finora quasi del tutto sconosciuto al pubblico italiano, tradotto in tre soli racconti in Occulta. L'omnibus del soprannaturale (Mondadori, 1988) e un ultimo in Storie di Fantasmi (Edizioni EL, 2007).

Primo investigatore letterario a utilizzare i metodi dell’indagine scientifica in casi che rifuggono apparentemente da ogni logica, l’intero ciclo narrativo di Flaxman Low, detective dell’occulto si rende finalmente disponibile per la traduzione e cura di Giuseppe Lo Biondo, attraverso la sua Count Magnus Press, in una raccolta che ne ripropone tutte e dodici le storie apparse in Inghilterra su rivista nel 1898 e ’99, complete delle illustrazioni originali di Benjamin Edward Minns.

“Flaxman Low vide la luce tra le pagine del Pearson’s Magazine, in due serie di racconti, la prima pubblicata dal gennaio al giugno del 1898, e la seconda dal gennaio al giugno del 1899. I racconti furono inizialmente presentati ai lettori della rivista come veri resoconti d’indagini di fenomeni soprannaturali, per la firma di «E. and H. Heron», pseudonimo dietro al quale si celavano Vernon Hesketh Hesketh-Prichard (1876-1922), presumibilmente l’autore principale delle storie, e sua madre, Kate O’Brien Ryall (1851-1935). L’autenticità dei resoconti fu presto smentita, anche a causa del disappunto degli autori nei confronti della scelta editoriale”.

“Le storie riscossero una certa notorietà,” prosegue la postfazione del curatore, “e furono ammirate, tra gli altri, da Arthur Conan Doyle e da M.R. James, che definì Flaxman Low «ingegnoso e di successo, anche se troppo tecnicamente occulto». I racconti furono quindi raccolti nel volume Ghost: Being the Experience of Flaxman Low (1899) che fu pubblicato con i veri nomi degli autori e riproposto nel 1916 in edizione economica, con il titolo Ghost Stories; quest’ultima edizione comprendeva soltanto le prime sei storie della prima serie, e vide ripristinato lo pseudonimo «E. and H. Heron»”.

Informazioni sul blog ufficiale countmagnus.blogspot.it, il volume è acquistabile direttamente presso lo store di Lulu.com, da cui proviene la sottostante e corposa anteprima di 56 pagine.

– “Sapete, penso che non esista affatto il soprannaturale. Tutto è naturale. Abbiamo soltanto bisogno di più luce, più conoscenza”. –

Flaxman Low, detective dell’occulto
E. e H. Heron
Count Magnus Press, 2012
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 330 pagine, €16.00
Andrea Bonazzi



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venerdì 4 maggio 2012

Lord Dunsany e Algernon Blackwood “dal vivo” in The Spoken Word: Short Stories

The Spoken Word: Short Stories. English and Irish authors read their own work, 2011, copertinaGià nel 2008 la British Library fornì al pubblico la ghiotta e, ahinoi, rarissima opportunità di ascoltare le voci di due maestri del Weird Tale come Arthur Machen e Algernon Blackwood, nel triplo Compact Disc dedicato ai British Writers nella serie The Spoken Word insieme ad altri nomi più o meno legati al fantastico letterario, da Conan Doyle a Ballard passando per Tolkien e vari altri.

Nel 2011 arriva invece un altro set tematico in tre CD a raccogliere esempi di narrativa breve personalmente registrata per la radio da diversi scrittori irlandesi e inglesi, The Spoken Word: Short Stories. English and Irish authors read their own work. Fra questi spicca all'occhio – e all’orecchio – dell’appassionato la presenza di Lord Dunsany, e sono ben due stavolta i racconti presentati dalla viva voce del buon Blackwood.

“Negli anni che seguirono la II Guerra Mondiale, la BBC invitò alcuni dei principali autori inglesi e irlandesi di storie brevi a leggere le proprie opere alla radio. Per la prima volta, questo archivio di registrazioni senza pari – molte sono le storie inedite finora nel formato audio, e nessuna prima disponibile dalla stessa voce dell’autore – tornano a essere ascoltate”.

Qui sotto la tracklist al completo, altre informazioni sulla collana e l’opera sono reperibili attraverso le pagine ufficiali della British Library Publishing.

Disc 1:
1. W. Somerset Maugham, Salvatore
2. Frank O’Connor, The Idealist
3. Phyllis Bentley, Beckermonds
4. Seán Ó’Faoláin, The Fur Coat
5. V. S. Pritchett, The Fly in the Ointment
Disc 2:
1. Edna O’Brien, The Small-Town Lovers
2. W. Somerset Maugham, The Luncheon
3. Harold Pinter, Tea Party
4. Algernon Blackwood, The Destruction of Smith
5. Kingsley Amis, The Green Man Revisited
Disc 3:
1. Lord Dunsany, The Pearly Beach
2. Algernon Blackwood, The Texas Farm Disappearance
3. Angela Carter, The Snow Child
4. A. E. Coppard, The Princess of Kingdom Gone
5. William Trevor, An Evening with John Joe Dempsey


The Spoken Word: Short Stories
English and Irish authors read their own work
The British Library Publishing, 2011
3 CD + booklet introduttivo, 210 minuti circa, £20.37
ISBN 9780712305419

Andrea Bonazzi

venerdì 10 febbraio 2012

I Racconti Grotteschi di L.A. Lewis e “Racconti di Dracula” Vol. III per Dagon Press

Racconti Grotteschi, 2012, copertinaCari amici e appassionati, dopo una pausa di qualche mese la Dagon Press torna a riaprire le sue cornucopie di tesori fantastici, e cosa c’è di meglio che trascorrere queste gelide serate invernali intinte nel bianco della neve (il colore dei fantasmi!) insieme a una buona raccolta di storie weird, magari vicino al camino, al tepore rassicurante della fiamma che arde sui ceppi?

Sì, perché una tra le più strane, più affascinanti e più oscure raccolte di storie dell’orrore di tutti i tempi è arrivata finalmente in Italia, grazie al lavoro di scavo e di recupero della Dagon Press e in primis del nostro benemerito collaboratore Bernardo Cicchetti, curatore dell’edizione italiana. Si tratta della incredibile, bizzarra antologia che nell’originale inglese ha il titolo di Tales of the Grotesque: A Collection of Uneasy Tales, volume del 1934 le cui rarissime copie originali sono oggi praticamente introvabili, valutate centinaia o anche migliaia di dollari sul mercato dell’antiquariato librario.

L’autore, il misterioso Leslie Allin Lewis (1899-1961), scrisse solo questo libro, una vera icona del genere fantastico e soprannaturale, e poi sparì nel nulla. Ma il fascino delle sue strane storie (undici in tutto) permane, anche a distanza di decenni, e il libro ha da allora stregato critici, esperti e connoisseurs della letteratura antirealista: “Una delle più belle antologie del terrore mai pubblicate,” l’ha giudicato uno specialista come Mike Ashley (in Who’s Who in Horror and Fantasy Fiction), e lo stesso Richard Dalby, che nel 1994 ha curato una riedizione altrettanto rara, parla di “horror stories di eccezionale qualità” (cfr. The Penguin Encyclopedia of Horror and the Supernatural).

Un libro e un autore leggendari, dunque, che siamo orgogliosi di portare in Italia, per la prima volta, in traduzione integrale arricchita dall’unico altro racconto scritto da Lewis, da straordinarie illustrazioni appositamente realizzate per questa edizione e da esclusive foto d’epoca: documenti, immagini e storie di indubbio fascino che rimandano al periodo delle weird tales più classiche, quelle per intenderci di M.R. James, A. Blackwood, W.H. Hodgson, ecc., ma con in più uno stile di scrittura moderno e perfettamente attuale.

“Quelli di Lewis,” assicura Neil Wilson (l’autore di Shadows in The Attic – A Guide to British Supernatural Fiction: 1820-1950) “sono racconti insoliti, originali, che in modo deciso portano l’atmosfera della ghost story classica nel Ventesimo Secolo”. Sono storie avvolte in atmosfere misteriose, inquietanti, surreali, macabre, spettrali, cupamente fantastiche e grottesche, da “La Torre di Moab”, in cui un edificio stregato, infinito, è dimora di demoni orrendi, a “Ibrido”, con una singolare trasformazione e un finale beffardo; da “La Fortezza Perduta”, che si trova in un limbo sperduto oltre il tempo e lo spazio, un luogo immoto e inanimato, ma violato dal crimine, a “Gli Accordi del Caos”, dove la bizzarra musica di un pianista-medium evoca visioni terribili di follia, morte e distruzione.

Ma tutte le storie sono decisamente singolari e intinte nelle atmosfere del macabro e del bizzarro, come “Il Bambino”, con la sua lugubre dimora che si erge in un bosco evitato da Dio e dagli uomini, abitata da una misteriosa entità, o “Gli Spettri dell’Aria”, un racconto sinistramente ‘lovecraftiano’ dove agisce una creatura maligna, infernale, enigmatica nei suoi scopi, e inconoscibile. E poi ancora la possessione soprannaturale de “La Pipa di Schiuma”, nel quale il diario di un folle riporta una cronaca assurda, terrificante, di alienazione e paranoia.

Tales of the Grotesque: A Collection of Uneasy Tales, 1934, copertina
Queste e altre Storie Grottesche troverete nel libro, una silloge perfetta di racconti terrifici tra i più originali del genere. Un’antologia che ben si presta anche per tentare un gioco affascinante, quello delle comparazioni letterarie.

“Immaginiamo che questa sia un’antologia di autori vari,” scrive Cicchetti nella Postfazione, “e attribuiamo ai racconti la paternità più probabile. Ecco, potrebbe uscirne fuori una lista del genere: ‘La Fortezza Perduta’ di Matthew Shiel, ‘Ibrido’ di Robert Hichens, ‘La Torre di Moab’ di Clark Ashton Smith, ‘Il Bambino’ di Edward Lucas White, ‘Il PugnalÈ di Robert Bloch, ‘Gli Accordi del Chaos’ di Algernon Blackwood, ‘La Pipa di Schiuma’ di August Derleth, ‘Gli Spettri dell’Aria’ di Howard Phillips Lovecraft, ‘Il Maiale di Ferro’ di Richard Matheson, ‘Vivente nella Morte’ di Algernon Blackwood, ‘Il Racconto dell’Autore’ di… Clive Barker? Stephen King? Decidete un po’ voi. Intendiamoci, se fosse così, se Leslie Allin Lewis fosse non un autore in carne e ossa ma uno pseudonimo collettivo, questa sarebbe davvero una delle possibili antologie del meglio degli autori citati”.

E davvero una personalità multiforme dev’essere stata quella di L.A. Lewis, di cui ancora oggi si sa decisamente troppo poco. Scrittore? Veterano delle due guerre? E che altro? Tutto quello che si sa di lui, oltre al fatto che sia stato un pilota della RAF e che abbia scritto alcune delle più originali horror stories di tutti i tempi, ce lo dice sempre Cicchetti nella sua Postfazione, in una inedita ricerca, impreziosita da foto e documenti d’epoca, in cui si svelano dettagli e fatti basilari e mai prima emersi della vita dello scrittore; del quale comunque restano avvolti nel mistero gli ultimi anni, trascorsi non si sa dove… forse in una delle realtà “altre” in cui si muovono i protagonisti dei suoi racconti? Il regno-limbo della fortezza perduta – uno dei suoi tales più magici e perfetti – o lo strano altrove verde di “Vivente nella Morte”, macabra fantasia di cadaveri e dimensioni parallele? Chissa! Quel che è certo, è che Lewis e i suoi Racconti Grotteschi sono oggi entrati nel mito della letteratura fantastica e di genere, ed è una fortuna averli recuperati e tolti dall’oblio delle opere perdute – grazie a Richard Dalby in Inghilterra e a Bernardo Cicchetti in Italia – per dar loro modo di continuare a stregare e affascinare una nuova generazione di lettori.

Il volume, stampato in solida edizione rilegata con sovracopertina “d’epoca” (basata su quella originale degli anni 30) è a tiratura limitata – solo 100 copie numerate – e viene venduto con il metodo della prevendita, cioè con prenotazione, al prezzo promozionale di Euro 29.00 + spese di spedizione. Gli ordini dovranno quindi pervenire entro il 30 febbraio 2012. Una volta chiuse le prenotazioni, le copie saranno stampate e spedite ai richiedenti che le riceveranno entro un paio di settimane. Dopo tale data, se resteranno copie invendute il costo di ognuna sarà di 35.00 Euro.

Importante: una volta esaurite le 100 copie, non sono più previste ristampe. Si offre così ai lettori e agli appassionati l’occasione di avere in esclusiva un qualcosa di unico, un libro destinato a diventare col tempo un tesoro per i collezionisti e un motivo d’orgoglio per chi lo possiede.

La modalità d’ordine è la seguente: o un versamento su PostePay n. 4023600464559329 (intestatario Pietro Guarriello) oppure un bonifico bancario (dati a richiesta). Dopo il versamento basta inviare una e-mail di conferma all’indirizzo di redazione (studilovecraft@yahoo.it) indicandovi un indirizzo postale per il recapito.

I Capolavori de “I Racconti di Dracula” vol. 3, 2012, copertinaRicordiamo inoltre che in concomitanza con l’uscita del volume Racconti Grotteschi di L.A. Lewis, sarà disponibile anche il terzo libro della collana I Capolavori de “I Racconti di Dracula”, che presenta altri tre memorabili romanzi dell’epoca d’Oro del weird tale italiano.

L’autore è Paul Carter, “il viandante nell’orrore”, come titola Sergio Bissoli l’appendice biografica, poiché ebbe modo di visitare tutte le nazioni del globo, eccetto il Giappone. E queste sue esperienze di viaggio, spesso straordinarie, sono riportate fedelmente nei suoi romanzi, ognuno dei quali ambientato in un differente paese del mondo, come i tre che presentiamo in questo volume:

Le Belle e i Mostri si ambienta nelle arroventate atmosfere del deserto Australiano, dove avvengono fatti strani, misteriosi, con scomparse di locali e di indigeni. Tutto converge all’isolata fattoria di Firth Farm, abitata da un gruppo di ricchi occidentali, tra cui due mad doctors che conducono strani esprimenti sulla fauna botanica. Mentre tra le felci giganti, le araucarie e gli eucalipti si muove una strana creatura…

In Satana è Donna rivive la leggenda di Lady Godiva, la contessa che scandalizzò l’Inghilterra cavalcando nuda; ma qui la storia si ambienta nelle gelide Highlands scozzesi, tra ruderi di antichi castelli battuti dalla furia degli elementi. E la rediviva in questione ha il volto scarnificato di un’orrendo scheletro vivente!

La Vergine di Sangue, probabilmente il capolavoro di Paul Carter, è un folle thriller urbano virato al soprannaturale e porta in scena la vita e la gioventù dorata di una Stoccolma funestata da misteriose scomparse, sulle quali la Polizia locale indaga. Ma tra incubi premonitori, abbazie in cui si svolgono strani convegni, e donne algide e crudeli, si spalanca sotto la città un sulfureo abisso popolato da esseri decapitati e da ancor più orribili segreti...

Paul Carter fu lo pseudonimo di Gualberto Titta (1906-1999), attore e scrittore, noto soprattutto per i suoi romanzi horror pubblicati dalla ERP negli anni 60 e 70, spesso firmati con gli pseudonimi di Werner Wrengel, Kevin Mc Hynes, Lancelot Wilde e, principalmente, Paul Carter. Scrittore eclettico ed eccentrico, Titta è stato autore di un centinaio di romanzi di vario genere (gialli, storici, di guerra, di spionaggio, thriller e, soprattutto, horror, molti comparsi anche in traduzione inglese, francese e tedesca), oltre che di racconti, testi drammatici (come Rottami, Il moschettiere azzurro e Christus), riduzioni teatrali (tra cui quella de I Miserabili di Victor Hugo, scritta a soli sedici anni), poesie e dialoghi per fotoromanzi. Tra i suoi romanzi dell’orrore spiccano Le belle e i mostri (1961), Satana è donna (1962), La luce dei morti (1963), Il marchio del vampiro (1964), Il canto degli annegati (1965), Il tesoro dei cavalieri neri (1972), Il sesso e la morte (1973) e Allucinazione maledetta (1977).

Copertine di Paul Carter ne 'I Racconti di Dracula'
Il volume, di 350 pagine, ha un costo di Euro 19.00 e può essere ordinato con le stesse modalità più sopra indicate. Per ulteriori informazioni, scrivete alla e-mail di redazione studilovecraft@yahoo.it.

Pagine ufficiali in rete sul blog di Studi lovecraftiani / Dagon Press.

Pietro Guarriello

sabato 3 dicembre 2011

New Cthulhu, il nuovo orrore lovecraftiano scelto da Paula Guran

New Cthulhu: The Recent Weird, 2011, copertinaAncora un’antologia lovecraftiana – anzi, “cthulhiana” – arriva dagli Stati Uniti per la Prime Books con questo ultimo New Cthulhu: The Recent Weird, corposo omnibus tematico di oltre 500 pagine, curato da Paula Guran a selezionare diverse delle migliori nuove storie nel solco dell’orrore cosmico e weird di Howard Phillips Lovecraft, fra quelle apparse in questo primo squarcio di secolo.

“Per più di ottant’anni H.P. Lovecraft ha ispirato scrittori del soprannaturale, artisti, musicisti, cineaste e autori di giochi,” come riporta la nota editoriale del volume.

“I suoi temi basati sull’indifferentismo cosmico, l’insignificanza dell’umanità, le invasioni aliene della mente e l’orrore della storia – scritti in un’atmosfera di pervasivo e inesplicabile terrore – restano oggi dei motivi non soltanto vitali, ma più che mai rilevanti man mano che si esplora un universo in cui il nostro pianeta si fa infinitamente più piccolo e schiacciato dal cambiamento climatico. Nella prima decade del ventunesimo secolo, i migliori autori del sovrannaturale non imitano più Lovecraft, pur essendo profondamente influenzati dal genere narrativo e i miti che ha creato. New Cthulhu: The Recent Weird presenta alcuni fra migliori esempi di questa nuova narrativa lovecraftiana – bizzarra, sottile, d’atmosfera, metafisica, psicologica, fitta di strane creature e ancor più strani personaggi – sinistra, inquietante, evocativa e oscuramente attraente…”

Ventisette racconti e novelle di prestigiose firme weird, fantascientifiche e fantastiche dall’immancabile Neil Gaiman fino a China Miéville, Caitlin R. Kiernan, Laird Barron, Michael Shea, W.H. Pugmire, Marc Laidlaw, John Langan, Kim Newman, John Shirley, Charles Stross e tanti altri – a raccogliere il testimone dei classici “miti di Cthulhu”.

La tentacolata illustrazione in copertina è di Rafael Tavares. Maggiori informazioni sul sito web ufficiale di Prime Books, mentre dall’anteprima “LookInside!” di Amazon si può dare come al solito un’occhiata fra le pagine del libro, del quale vi elenchiamo sotto i contenuti.

Introduction – Paula Guran
The Crevasse – Dale Bailey & Nathan Ballingrud
Old Virginia – Laird Barron
Shoggoths in Bloom – Elizabeth Bear
Mongoose – Elizabeth Bear & Sarah Monette
The Oram County Whoosit – Steve Duffy
Study in Emerald – Neil Gaiman
Grinding Rock – Cody Goodfellow
Pickman’s Other Model (1929) – Caitlin Kiernan
The Disciple – David Barr Kirtley
The Vicar of Rl’lyeh – Marc Laidlaw
Mr. Gaunt – John Langan
Take Me to the River – Paul McAuley
The Dude Who Collected Lovecraft – Nick Mamatas & Tim Pratt
Details – China Mieville
Bringing Helena Back – Sarah Monette
Another Fish Story – Kim Newman
Lesser Demons – Norm Partridge
Cold Water Survival – Holly Phillips
Head Music – Lon Prater
Bad Sushi – Cherie Priest
The Fungal Stain – W.H. Pugmire
Tsathoggua – Michael Shea
Buried in the Sky – John Shirley
Fair Exchange – Michael Marshall Smith
The Essayist in the Wilderness – William Browning Spencer
A Colder War – Charles Stross
The Great White Bed – Don Webb


New Cthulhu: The Recent Weird
a cura di Paula Guran
Prime Books, 2011
brossura, 528 pagine, $15.95
ISBN 9781607012894

Andrea Bonazzi