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sabato 11 giugno 2011

Fungi #20: un quarto di secolo di fantasy e weird fiction

Fungi #20, 2011, copertinaPubblicato negli Stati Uniti a partire dal 1984, in uscite decisamente irregolari e intermittenti con lunghe pause fra una sospensione e l’altra, il “magazine di fantasy e weird fictionFungi torna alle stampe con un corposo numero 20 a festeggiare il superamento del proprio venticinquennale, e a ben dieci anni di distanza dalla sua ultima, precedente apparizione. Il ritorno della rivista, curata da Pierre V. Comtois sotto il marchio della Fungoid Press, avviene grazie alle moderne tecniche di stampa e distribuzione on demand, che consentono maggiore diffusione per mezzo delle grandi catene librarie online con l’edizione di una ricca brossura in oltre 180 pagine d’ampio formato.

Fra i contenuti, l’omaggio ai 90 anni del venerabile Ray Bradbury e tanta nuova e vecchia narrativa weird, horror, fantasy e di fantascienza fra nuove nuovi e classiche riproposte da R.H. Benson a C.A. Smith, da H.P. Lovecraft a Frank Belknap Long sino a Thomas Ligotti. Oltre ai racconti di Richard A. Lupoff, E.P. Berglund e tanti altri, Robert M. Price ci propone una nuova avventura del barbaro Thongor di Lemuria creato a suo tempo da Lin Carter, mentre uno speciale è dedicato a Ramsey Campbell con la ristampa di un paio di sue rare storie.

A completare il tutto le sezioni di poesia fantastica, interventi critici su C.S Lewis e sull’illustratore Robert Logrippo, in copertina con la sua tavola per l’edizione 1971 del romanzo The Boat of the Glen Carrig di Hodgson. Numerose le illustrazioni in bianco e nero a ospitare i disegni di Theodore Kittleson, Marie Melechinsky, Steve Lines e Toren Atkinson.

Informazioni presso la pagina web del curatore su pierrevcomtois.com. Qui a seguito, il lungo indice dei materiali presentati in questo numero.

Fiction:
Locust Time – Dale Phillips
Forced Conclusion – Pierre V. Comtois
Walking in Longnight – Colleen Drippe
The Tree – H.P. Lovecraft
A Future Odissey – RonHilger
A Good Service – Adam Walter
The Eye Above the Mantle – Frank Belknap Long
Moss Covered Stones – Colleen Drippe
Sergeant Ghost – Richard A. Lupoff
Witch Queen of Lemuria – Robert M. Price
Living the Good Lives – E.P. Berglund
Stacks – Joshua Shapiro
Hounded by Night – Andrew M. Seddon
The Watcher – R.H. Benson
The Hollow Man – Don Webb
Annabel Lee – Glynn Barrass
Sect of the Idiot – Thomas Ligotti
Full Circle – Leah M. Cyr
Novelette:
A Kaleidoscope of Shadows – August Jacobs
How the Universe Got Even With Me, or I Kicked a Crab – C. George Porter
Midnight Corridor – R.J. Zimmerman

Special Ramsey Campbell section:
The Sentinels – Ramsey Campbell
The Hollow in the Woods – Ramsey Campbell

Special Spotlight on David Daniel:
In the Spotlight: David Daniel – Pierre V. Comtois
David Daniel and the Spiral of Time – Ed Ford
Antipodes – David Daniel
Adonis Days – David Daniel
Fallen World – David Daniel

Ray Bradbury Tribute:
Ray Bradbury at 90: A Literary Legend Commences His Tenth Decade – James E. Person, Jr.
What Age Is This? – Ray Bradbury
Bradbury’s Credo – Gregorio Montejo
Ray – Henry J. Vester III

Non Fiction:
Bob Logrippo: Nightmare Scenarist – Pierre V. Comtois
C.S. Lewis and American Pulp Science Fiction – Dale Nelson

Poetry:
The Graveyard Tree – John Grey
Finding the Old Man in the House – John Grey
The Corpse and the Skeleton – Clark Ashton Smith
Frankenstein – John Grey
The Black Lake/A Phantasy – Clark Ashton Smith


Fungi #20
a cura di Pierre V. Comtois
Fungoid Press, spring 2011
brossura, illustrazioni in b/n, 186 pagine, $15.00
ISBN 9781602647589

Andrea Bonazzi

martedì 7 giugno 2011

William Hope Hodgson: La terra dell’eterna notte

Articolo in tre parti. Vedi parte precedente.

William Hope Hodgson, 1915-18, fotoMa l’ansia classificatoria di William Hope Hodgson risponde altresì a un piano immaginifico ben preciso che trova compiutezza nel vero capolavoro visionario del Nostro. The Night Land, a Love Tale (La terra dell'eterna notte) vede le stampe nel 1912 e viene, alcuni decenni dopo, entusiasticamente recensito da Clark Ashton Smith che lo presenterà con queste parole al pubblico statunitense:

“In tutto l’Universo della Letteratura esistono poche opere che siano altrettanto eccelse, altrettanto puramente creative, come The Night Land. Per molti errori formali che possono enumerarsi in questo libro, per quanto eccessiva possa apparire la sua lunghezza, questa è la Grande Opera del cosmo agonizzante, la Grande Opera epica di un mondo assediato dalla Notte Eterna e dagli artigli dell’oscurità. Solo un grande poeta avrebbe potuto concepire e creare questa storia”.

Gli “Errori formali” ai quali Clark Ashton Smith fa riferimento sono probabilmente costituiti da una certa qual compostezza di matrice vittoriana, peraltro assente dai racconti di Hodgson laddove il genio e l’intuizione del Nostro sono più liberi di esprimersi in azione immediata e travolgente.

Le stampelle di tipo vittoriano di cui Hodgson si avvale in questo romanzo rallentano invece troppo spesso il ritmo dell’azione, mentre H.P. Lovecraft appare più infastidito dalla componente romantico-sentimentale del romanzo vedendola, da bravo materialista scientifico qual era, null’altro che una sublimazione esasperata del concetto vittoriano di fedeltà coniugale. Ma quella di Hodgson è un’opera compiuta, non un tentativo né tantomeno un esperimento letterario. La potenza evocativa delle immagini è degna di figurare accanto a romanzi-fiume quali Il Signore degli Anelli e a livello di contenuti gli è forse addirittura superiore.

The Night Land, a Love Tale è la “Summa Theologica” di Hodgson, vi si ritrovano compiutamente tutti i suoi temi e le sue intuizioni ma trasfigurate in una luce nuova e in una “teleologia della salvezza” attraverso l’orrore del Male e il Sacrificio. Contrariamente alla retorica vittoriana del tempo, l’amore che lega il protagonista all’eroina del romanzo è solo un pretesto, la promessa di un incontro più che la sua realizzazione, raggiunta peraltro a prezzo di sforzi sovrumani, come vedremo. Bisogna solo superare le prime pagine di amore romantico, nonché alcune parti peculiarmente pesanti del secondo volume (come il capitolo “In the Island”).

Il protagonista si innamora di una giovane e bella ragazza ma è forse l’intensità del desiderio provato a impedirgli di essere più esplicito. La donna combina con un altro uomo. Dopo una serie di vicissitudini tipicamente vittoriane, i due riescono alfine a coronare il loro sogno d’amore, ma il destino è in agguato: dopo poco infatti, ella muore. Distrutto dal dolore il protagonista viene una notte proiettato, durante il sonno, in un altro tempo migliaia di anni avanti nel futuro, secondo un copione che abbiamo già visto all’opera in The House on the Borderland (La casa sull'abisso).

The Night Land, 1921, copertinaIl futuro che Hodgson ricrea è ben lontano da quanto ci si aspetterebbe. Ben presto quello che all’inizio sembrava come un semplice pretesto studiato per fare da cornice a una situazione romantica, diviene uno dei più grandiosi affreschi della Letteratura fantastica mai concepito. Migliaia di anni avanti, nel nostro futuro, la Terra, attraverso metamorfosi mostruose, è stata definitivamente annichilita in un Universo di tenebra e Terrore. Le alterazioni progressive operate a danno delle leggi naturali imposte dall’uomo a ritmi millenari, unitamente a rivoluzioni cosmiche non previste, hanno causato catastrofi irreversibili. Il sole si è oscurato e spento, la Terra si è vista spopolata da tutte le specie prima conosciute per vedersi invasa da creature da incubo uscite dal Caos e dal buio perenne. Gli ultimi sparuti milioni di esseri umani vivono all’interno di una gigantesca piramide chiamata “Il Grande Rifugio”, dove alcuni saggi scienziati, sfruttando ciò che resta di una potente forza chiamata “Corrente Terracquea” hanno riprodotto una certa forma di luce e di energia, oltre a elaborare una serie di apparati e dispositivi di difesa e avvistamento per difendere ciò che resta della razza umana dalle insidie di creature potentissime e maligne.

Hodgson non si cimentò mai nell’opera di tracciare una mappa della Terra Notturna, ma se l’avesse fatto avrebbe suscitato l’invidia di J.R.R. Tolkien e C.S. Lewis. Su di un lungo cammino verso nord, chiamato dai superstiti “La strada di Coloro che stanno in silenzio”, vagano entità il cui abominio può solo essere immaginato, mentre il punto cardinale del nord è occupato da un luogo chiamato “La Casa del Silenzio”, dimora di orrori senza fine. “La Cosa che fa segnali”, Entità gigantesca e mostruosa, occupa invece un punto imprecisato a ovest, mentre nel mezzo si stendono le Fosse dei Giganti, fornaci di lava dove creature urlanti, che paiono uscite direttamente dalle incisioni di William Blake, si producono in strane attività. “La Piana dei Mastini” viene percorsa da bestie a quattro zampe della stazza di tori di grandi dimensioni, mentre dall’Ovest si ode l’eco di una perenne risata. In questo mondo da incubo, percorso da Giganti famelici dalla testa simile a quella di un granchio e da tempeste maligne che causano la perdita dell’anima oltre a quella delle facoltà vitali, gli abitanti della piramide sono costretti a vivere senza mai poter uscire dal loro rifugio. Città intere occupano i vari piani della piramide, mentre scienziati particolari, adibiti all’osservazione delle attività e dei movimenti delle orribili creature, scrutano la notte con potentissimi apparati ottici, alimentati dalla “Corrente Terracquea”, e danno vita a un poderoso campo magnetico che circonda il rifugio, unico baluardo in grado di tenere a bada le orribili entità.

Il protagonista si trova reincarnato nella figura di un giovane scienziato, l’unico in grado di “sentire la Notte” e distinguere i messaggi lanciati attraverso l’etere dalle varie entità che la abitano, secondo un leitmotiv di viaggio in altre dimensioni che verrà plurisfruttato da Erick Rucker Eddison in Zimiamvia, passando per The Time Machine (La macchina del tempo) di H.G. Wells per approdare in Edgar Rice Burroughs con il suo “Ciclo di Marte” e, conseguentemente, nell’Almuric di Robert E. Howard.

Il Grande Rifugio, illustrazioneUna notte in particolare il protagonista ode una voce, è quella di una fanciulla di nome Naani che altro non è se non la bella Mirdath perduta ere addietro nello spazio e nel tempo, che pare rivelare l’esistenza di un rifugio minore e meno potente, in procinto di soccombere all’assalto delle forze delle tenebre. Dopo la sfortunata spedizione di cinquecento giovani ardimentosi ma ignari dei pericoli delle terre notturne, il protagonista decide di partire da solo. Comincia da qui il lungo, terribile viaggio attraverso le lande della Notte. Hodgson racchiude in questo romanzo tutto l’orrore della prima guerra mondiale, le trincee di Ypres e della Somme, lo sgomento, la disperazione, l’annientamento fisico e spirituale.

Tolkien profuse nel Il Signore degli Anelli uno sdegno metafisico nei confronti di un regime oscuro e disumano, quello di Sauron-Hitler; Hodgson, invece, consegna l’umanità alle forze delle Tenebre attraverso un’operazione tesa a ritrovare la speranza dopo la catastrofe. Con le sue lunghe esplorazioni degli abissi umani, il Nostro ha compreso una verità essenziale, e cioè che l’uomo, lasciato in balia dell’Oscurità che alberga dentro di lui, è schiavo delle Potenze bestiali dell’Inconscio. Esse, alla fine, prenderanno il sopravvento e causeranno il suo esilio, relegandolo ai margini della ragione imperante, ai margini dello stesso concetto di Civiltà, “Ultimo Rifugio” assediato dai mostri delle pulsioni e della spinta al progresso forzato e inumano.

È quello che accadrà nelle trincee della Grande Guerra, una lunga, estenuante spirale verso le Tenebre della barbarie, purtroppo soltanto all’inizio del suo tragico snodarsi nella Storia. Nel romanzo, inoltre, egli stabilisce un occulto, sottile legame fra gli orrori dell’oscurità e le potenze della luce. Nelle antiche cronache di questo Mondo si narra infatti di un’oscura alleanza, stabilita in ere antiche, fra esseri umani e creature da incubo, mutanti che abitano in forre e crepacci e dotati di oscuri poteri, alleanza stabilita per ottenere il controllo delle risorse planetarie superstiti alla Catastrofe. Alleanza terminata in una guerra che ha condotto alla creazione della Piramide.

Dopo innumerevoli rivolgimenti gli uomini del “Grande Rifugio” hanno abolito l’uso di armi a distanza, come fucili o mitragliatrici, in quanto: “Sarebbero risultate pregiudizievoli per la pace in altre circostanze giacché irritavano senza necessità le forze di quella terra, assassinando barbaramente mostri che non facevano altra cosa che girare a distanza dal grande rifugio”. Gli uomini validi utilizzano invece fantastici strumenti chiamati “Diskos”, a metà fra spade e lame rotanti per combattere; armi per il corpo a corpo alimentate dall’onnipresente, anche se flebile, Corrente Terracquea; armi “personalizzate” che possono anche mutilare colui che le brandisca senza esserne il legittimo proprietario.

The Night Land vol. II, 1972, copertinaNell’ultima umanità alberga altresì un profondo rispetto per i morti, che vengono inumati in giardini immensi e fra ridenti colline coperte da serre immani, sotto le quali risuonano canne d’organo che emettono suoni dolci e malinconici. Sull’orlo dell’estinzione, la razza umana ha finalmente riscoperto un nuovo concetto della dignità e della fratellanza universale, dopo l’ennesima catastrofe sociale e climatica che vide orrendi connubi con creature oscure, connubi che terminarono con l’umanità vista come “organismo ospite”, vestigia di quella dominante un tempo e con i Mostri come veri “Padroni di Casa”. Dopo aver ricacciato i “mutanti” frutto di questi connubi, i superstiti edificarono la piramide che il protagonista si appresta ad abbandonare per inseguire il fantasma di un amore e, forse, la speranza.

Molte idee vengono chiaramente delineate, molte altre risultano potenti anche se accennate. Purtroppo il lettore incappa sovente in capitoli di estenuante lentezza, causata da una prosa ridondante, barocca e antiquata. Conviene affidarsi alla versione “depurata” del compianto Lin Carter, 400 pagine rispetto alle 500 e passa dell’originale, per apprezzare appieno la forza visionaria di questo bellissimo romanzo. Sicuramente l’idea principale ha avuto una vasta eco successiva, dando vita a tutto il filone “mutante” della Fantascienza, né và dimenticato l’impatto che l’opera di Hodgson ha avuto sulle arti grafiche e il fumetto in generale. Il disegnatore mainstream Richard Corben (meritevole di aver dato vita anche a un ottima riduzione di “The Valley of the Worm” di R.E. Howard con il suo Bloodstar) unitamente agli sceneggiatori Simon Revelstroke e Jan Strnad, creerà l’evocativo Mutant World basato in parte sulle idee di The Night Land, mentre in tempi più recenti il duo Revelstroke-Corben darà vita anche a una interessante riduzione di The House on the Borderland.

Hodgson partirà davvero per trincee i cui orrori con tanta intuizione descrisse. Si distinse ivi per il suo coraggio, incappò in una bomba, sopravvisse, fu decorato e congedato ma uno spirito inquieto come il suo, che tanto aveva scritto sulle forze visibili e invisibili che fungono da sprone alla macchina del corpo e della volontà, non poteva riposare a lungo. Ritornerà a combattere a Ypres, ancora viandante solitario fra le lande della Notte, cosciente di dover effettuare un ulteriore sacrificio inseguendo ancora, come il protagonista del suo capolavoro, una speranza per l’uomo in balìa della propria oscurità fra gli abomini e i fuochi della Morte e lì infine, l’eroico, infaticabile, coraggioso Hodgson, dopo un attimo di tenebra causato dall’ultima esplosione di una mina, andò a visitare di persona quei mondi ignoti di meraviglie di cui tanto era andato in cerca da vivo.

Bibliografia parziale in italiano di W.H. Hodgson:
Naufragio nell'ignoto, Fanucci, 1974, ristampa 1989
Carnacki, cacciatore di spettri, SIAD Edizioni, 1978
"Al largo" ("The Voice in the Night") in Horroriana, Mondadori, 1979
La casa sull'abisso, Fanucci, 1985
I pirati fantasma, Fanucci Editore, 1986, ristampa 1994
L'orrore del mare, Newton & Compton, 1993
La casa sull'abisso, Compagnia del Fantastico. Gruppo Newton, 1994
I pirati fantasma, Compagnia del Fantastico. Gruppo Newton, 1994
La terra dell'eterna notte, Fanucci, 1996
La casa sull'abisso e altre storie del terrore, Classici Urania, Mondadori 1996
La casa sull'abisso, Gruppo Editoriale Newton, 2003

Mariano D’Anza

martedì 15 febbraio 2011

The Cthulhu Mythos Encyclopedia, terza edizione

The Cthulhu Mythos Encyclopedia, 2008, copertinaGià apparsa come The Encyclopedia Cthulhiana: A Guide to Lovecraftian Horror nelle due rispettive edizioni nel 1994 e ’98 presso l’americana Chaosium, stessa editrice del gioco di ruolo The Call of Cthulhu, l’enciclopedia che Daniel Harms dedica al complesso dei “miti” di derivazione lovecraftiana è tornata alla ribalta nella sua terza edizione del 2008 per l’altrettanto piccola e specializzata Elder Signs Press, con il titolo di The Cthulhu Mythos Encyiclopedia impresso su una sgargiante e tentacolata copertina di Malcom McClinton.

Alquanto nota anche in Italia, nelle sue prime versioni almeno presso gli appassionati giocatori di role-playing, la compilazione enciclopedica raccoglie descrizioni in dettaglio, citazioni, dati e provenienze dei principali elementi che vanno a comporre il corpus dei cosiddetti “miti di Cthulhu”. Il tutto partendo, ovviamente, dalle storie originali del Maestro di Providence per arrivare alle schiere d’innumerevoli autori fra complici, seguaci ed emuli che nel corso degli anni ne hanno proseguito, ripreso, ampliato o reinventato i temi di orrore cosmico, spesso travisandone lo spirito originale, forse più spesso limitandosi a produrre mediocre – benché in genere divertente – narrativa di consumo. “Miti” più o meno arbitrariamente interpretati sin dalla prima cura editoriale Arkham House dell’opera di H.P. Lovecraft, fino all’ultimo grado di “sincretismo e sistemizzazione” operato dall’ambiente ludico, peraltro ben rappresentato nel volume, inteso a dare uno schema univoco, logico e funzionale a un complesso di creazioni fantastiche così variegato e già in origine piuttosto privo di coerenza.

Limite imposto in questa collezione di toponimi e personaggi, divinità e creature, pseudobilia e artefatti, è la loro ricorrenza in più di un contesto, e una vasta diffusione del medesimo. Con ciò escludendo, pur senza chiaramente dichiararlo, ogni contributo al di fuori della lingua inglese.

“Questa terza edizione costituisce una revisione dell’edizione seconda, a sua volta grandemente ampliata dalla prima” – scrive Harms nel presentare l’attuale nuovo assetto dell’opera. – “Ho cercato di sfrondare la seconda edizione dalle voci particolari tratte da un’unica fonte; questo tipo di materiale è spesso affascinante, ma raramente trova molta utilità per la consultazione. Come si è scoperto, però, molta gente ricercava tali voci dalla prima edizione, e qualcuno ne ha persino poi fatto uso nelle proprie storie. A prevenire future confusioni, nulla è stato rimosso dalla lista di voci incluse nella seconda edizione, sebbene diverse entrate individuali siano state rivedute e aggiornate. Soltanto due tipi di voci sono state aggiunte: materiale dalla prima edizione che si è rivelato utile o d’ispirazione per altri, e materiale incontrato in opere scritte da due autori diversi, oppure presenti in pubblicazioni maggiori di novelle incentrate sui Miti di Cthulhu”.

Encyclopedia Cthulhiana, 1994, copertinaE prosegue: “L’estensione dell’enciclopedia non ha mai coperto tutta la narrativa disponibile dei Miti. Nel caso della presente edizione, mi sono concentrato principalmente sui volumi pubblicati, considerando come in futuro possano essere molto più disponibili di fanzines, pagine web, e altre fonti al più inaccessibili per i lettori a venire. […] Come per le scorse edizioni, è stata utilizzata un’ampia varietà di fonti: racconti, poesie, romanzi, film, opere dell’occulto e altro. Su richiesta del precedente editore, ai materiali per il gioco di ruolo Il Richiamo di Cthulhu non è stato concesso un livello di attenzione così alto come nelle passate versioni. Il libro non è mai stato pensato come una guida alla continuità di tale gioco, e i fruitori del gioco stesso dovrebbero comunque trovarsi contenti della sua copertura”.

La lunga introduzione di Dan Harms ripercorre la nascita e gli sviluppi del fenomeno, un’analisi che appare in qualche modo polemica verso l’odierna critica letteraria su Lovecraft, rivendicando fra le righe una maggior vicinanza dello scrittore all’evolversi dell’intera costruzione dei Cthulhu Mythos. Una prima versione del testo introduttivo è pure reperibile sul blog dell’autore, Papers Falling from an Attic Window, in una serie di sette frammenti postati nel gennaio 2008.

Chiude il volume una cronologia del Necronomicon ampliata a ogni possibile contributo narrativo, dal film La casa 2 di Sam Raimi agli ultimi racconti di Lin Carter, seguita da un’altrettanto allargata lista delle locazioni nelle quali il proibito tomo appare o viene custodito, con una terza e ultima appendice dedicata a elencarne invece i contenuti. Ridotta al minino la bibliografia che, pur nella misura delle ventidue pagine, si limita per questione di spazio ai titoli essenziali e in edizione più recente.

Oltre al prezioso dizionario Weird Words: A Lovecraftian Lexicon pubblicato nel 2009 da Hippocampus Press, di Daniel Harms è certamente da ricordare The Necronomicon Files: The Truth Behind The Legend scritto insieme a John Wisdom Gonce III, un approfondito saggio su realtà e leggende dello pseudobiblium lovecraftiano per eccellenza, indispensabile nel chiarire l’infinità di falsi miti sul “Lovecraft occulto”, apparso in due edizioni per Night Shade nel 1998 e Weiser Books nel 2003.

Informazioni sul volume presso il sito web di Elder Signs Press.

The Cthulhu Mythos Encyclopedia
A Guide to H.P. Lovecraft’s Universe. Updated and Expanded Third Edition
Daniel Harms
Elder Signs Press, 2008
brossura, 386 pagine, $17.95
ISBN 9781934501054

Andrea Bonazzi

(in prima versione su In Tenebris Scriptus del 3/11/08)