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domenica 28 ottobre 2012

Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti

“Statue assassine, disegni, dipinti e incisioni che prefigurano orrendi delitti, ritratti di persone defunte che si animano e scendono dalla cornice intrecciando inquietanti liaison con i viventi: grandi scrittori come Hawthorne, Mérimée, Dickens, Poe, Pirandello – accanto a maestri riconosciuti della ghost story come Le Fanu e M.R. James – hanno affrontato il rapporto tra l’opera d’arte e il mondo degli spiriti, schiudendo inquietanti prospettive sulla contaminazione tra l’aldiquà e l’aldilà della tela, tra questo e l’altro mondo”.

Un’antologia sul tema dell’opera arte nella letteratura ottocentesca del fantastico: l’idea sarebbe invero interessante, persino in qualche modo originale, non fosse per i consueti limiti che l’editoria italiana tutta si auto-impone, da decenni, facendo uscire compilazioni di genere – rigorosamente sotto la festività di Halloween, altrimenti si teme non vendano – che poco o nulla osano di nuovo, limitandosi alla ristampa o riproposta dei soliti nomi e titoli “sicuri”.

Tematica seducente per una selezione di racconti, Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti a cura di Enrico Badellino esce per l’editore Skira senza fare eccezione alla tacita regola di affidarsi quasi esclusivamente ai classici, persino in alcune delle traduzioni (Poe viene ripresentato nella versione di Giorgio Manganelli, Dickens in quella di Malcom Skey). Storie perfettamente rappresentative fra Hawthorne e Mérimée, tra Le Fanu e M.R. James... ma nondimeno ancora storie già notissime, e non necessariamente solo agli appassionati, come a volersi rivolgere sempre e solo a lettori totalmente digiuni sia del fantastico che dei suoi preminenti autori.

Nel sommario, che riportiamo a seguito, c’è almeno tuttavia un racconto inedito in Italia: “Lo schizzo misterioso” (L’esquisse mystérieuse) di Erckmann-Chatrian, due scrittori francesi d’origini alsaziane che nella seconda metà dell’Ottocento firmarono assieme molte pregevoli storie del soprannaturale. E accanto alle scelte dalla lingua inglese e dal francese, troviamo anche due illustri presenze nazionali con “Il monumento” di Luigi Capuana e l’ultima delle Novelle per un anno scritta da Luigi Pirandello appena prima della morte.

Contenuti:
Prefazione – Enrico Bandellino
I ritratti profetici – Nathaliel Hawthorne
La Venere d’Ille – Prosper Mérimée
Schalken il pittore – Joseph Sheridan Le Fanu
Il ritratto ovale – Edgar Allan Poe
Lo schizzo misterioso – Emile Erckmann e Alexandre Chatrian
Una storia di fantasmi – Charles Dickens
La cornice d’ebano – Edith Nesbit
La mezzatinta – Montague Rhodes James
Il monumento – Luigi Capuana
Effetti di un sogno interrotto – Luigi Pirandello
Note ai testi


Enrico Badellino ha tradotto e curato, tra gli altri, Balzac, Flaubert, Stendhal, Zola, Gide e Mérimée. Ha pubblicato diversi volumi e antologie, tra cui Sepolto vivo! (1999) con una introduzione di Malcom Skey, Dizionario delle morti celebri (2004) e Bulli di carta. La scuola della cattiveria in cento anni di storia (2010) con Francesco Benincasa.

Informazioni sul volume presso le pagine web ufficiali di Skyra Editore.

Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti
a cura di Enrico Badellino
collana StorieSkira, Skira Editore, 2012
brossura, 208 pagine, €18.50
ISBN 9788857213972
Andrea Bonazzi

sabato 22 settembre 2012

Cacciatori di vampiri

Quello del "cacciatore di vampiri" è un tema vasto, forse appena un filo — filo di sangue, s’intende — meno vasto dell’argomento stesso del loro oggetto di preda. Dacché esistono vampiri, che appartengano al mito o alla superstizione sino alla finzione narrativa, è necessaria e quasi inevitabile la presenza di una nemesi, un avversario non sempre o necessariamente del tutto umano, una figura di sapiente in grado di individuarli, un antagonista di particolare abilità nel combatterli.

Prototipi di questo genere di personaggio si potrebbero individuare sin dall’antichità classica, quando lamie ed empuse prefiguravano l’odierno vampiro. Per esempio nel resoconto di Flegone Tralliano, che, nel II secolo d.C., narra della giovane defunta Philinnio ritornante più volte dalla tomba per incontrare il proprio amato; storia ripresa in versi da Johann Wolfgang Goethe nel suo La Fidanzata di Corinto (Bruden från Korint, 1797). Scoperta la verità, il popolo si rivolge a un “profeta e veggente di nome Ryllus, tenuto in gran stima e reverenza”, il quale appare l’unico a sapere come affrontare il fenomeno, ordinando che il corpo della ragazza sia incenerito fuori dalle mura cittadine.

Col diffondersi, fra XVII e XVIII secolo, del mito del vampiro, si propaga come un’epidemia dall’area balcanica a tutto l’occidente europeo una vasta letteratura di testimonianze e trattati sull’argomento, dove i veri cacciatori di vampiri sono le torme di contadini, i quali paiono accanirsi sui trapassati compaesani che la superstizione accusa di nefandezze post-mortem.

Ed è in questo panorama che emerge la figura del dhampyr, a cui si rifanno sia il quasi omonimo Dampyr dei fumetti Bonelli che lo stesso personaggio di Blade, dagli inchiostri alla trasposizione in celluloide.

Figlio di un vampiro, sorta di mezzosangue compartecipe di entrambe le nature fra l’umano e il soprannaturale, e per questo sia venerato che temuto, il dhampyr nato dal folklore serbo era tradizionalmente delegato, spesso dietro lauta ricompensa, al ruolo di cacciatore e vendicatore grazie al suo particolare potere di riconoscere e di uccidere i vampiri.

Cacciatore e vampirologo per eccellenza, il brusco ed eccentrico olandese Abraham Van Helsing, tratteggiato da Bram Stoker nel suo Dracula (1892), è il capostipite di un’infinita serie di imitazioni e di varianti sul tema, pur preceduto da esempi come quello del Generale Spielsdorf che, già orbato della propria nipote dalla vampira Carmilla nella omonima novella di Joseph Sheridan Le Fanu (1872), si assume il compito di ricercarne e impalarne il corpo assistito dal misterioso Barone di Vordenburg.

Persino il celeberrimo Sherlock Holmes rischia di entrare nella categoria, imbattendosi in un caso di vampirismo che tale si rivelerà solo in apparenza, ne Il vampiro del Sussex (The Adventure of the Sussex Vampire, 1924) di Arthur Conan Doyle.

E con la narrativa popolare del Novecento, anche personaggi seriali minori s’improvvisano talvolta esperti in materia di nosferatu e affini, come il pur non eccelso Jules de Grandin, tipico “investigatore dell’occulto” creato da Seabury Quinn nel 1925 sulle pagine di Weird Tales.

Sulla stessa celebre rivista faceva il suo esordio anche lo spadaccino Solomon Kane, il seicentesco puritano di Robert Ervin Howard che, tra le varie minacce sovrannaturali, affronta un non-morto assetato di sangue e vendetta nel racconto Teschi sulle Stelle (Skull in the Stars, 1929).

Dal primo trentennio del secolo scorso la commistione fra letteratura, fumetti, cinema e, più tardi, televisone, lascia affiorare sia i tipici caratteri alla Van Helsing che più originali personaggi mediatici. La concezione odierna del vampiro vede il lettore/spettatore identificarsi sempre più in esso, a scapito della categoria del suo antagonista umano, spesso riciclato in letture avventurose o relegato ai margini della contaminazione. È il caso del fenomeno di Buffy l’ammazzavampiri (Buffy the Vampire Stayer, 1992, e seguenti serial TV), o di vere e proprie parodie come per lo spassoso Professor Ambrosius di Per favore… non mordermi sul collo (Dance of the Vampires, 1967), o ancora il Peter Vincent del film Ammazavampiri (Fright Night, 1985): un vecchio attore incastrato nello stanco ruolo di vampirologo, costretto infine a fare i conti con veri e pericolosissimi succhiasangue.

Dal cinema della britannica Hammer, che vede il grande Peter Cushing incarnare il tipo dello spietato distruttore di non morti (sia nella serie dei Dracula che nel ciclo ispirato a Le Fanu), proviene anche il curioso personaggio di Capitan Kronos, settecentesco cacciatore di vampiri in stile “cappa & spada” protagonista del (purtroppo) inedito in Italia Captain Kronos Vampire Hunter (1974).

Più attuale e forse memorabile cacciatore ai limiti fra gotico e fantascienza, è certamente il Robert Neville del romanzo Io sono Leggenda (I’m a legend, 1954) di Richard Matheson, portato sullo schermo in L’ultimo uomo della terra (1963) e 1975: Occhi bianchi sul pianeta terra (The
Omega Man, 1971). Ultimo uomo in un mondo di soli vampiri, Neville intraprende dapprima la sua azione di sterminatore di non-morti per poi scoprire la nuova società umana adattatasi al vampirismo, che ribalterà le parti trasformando lui in preda, e quindi in minacciosa leggenda di un mondo ormai scomparso.

Troppi nomi ed esempi indubbiamente
mancano a questa che è solo una fuggevole occhiata sul tema della "caccia al vampiro". A partire dallo spaccone Jack Crow del film Vampires (1998) di John Carpenter, tratto a sua volta dal romanzo Vampiri S.p.A. (Vampire$, 1990) di John Steakley. Non ce ne vogliano i diretti interessati... serbando i loro aguzzi paletti di frassino per meno vive e assai più degne carcasse.

Andrea Bonazzi
(in prima versione su HorrorMagazine del 3/03/05)

giovedì 13 ottobre 2011

Carmilla la vampira

Carmilla la vampira, 2011, copertinaProbabilmente uno dei più ristampati titoli di genere sul mercato editoriale italiano degli ultimi trent’anni, la più nota e ormai classica novella vampirica di J. Sheridan Le Fanu fa il suo ritorno in libreria con Carmilla la vampira in un volume tradotto, curato e annotato dall’esperto Fabio Giovannini in uscita a ottobre per Stampa Alternativa.

“La più celebre delle vampire, Carmilla, compie 140 anni. Per festeggiarla, ecco un’edizione annotata e «definitiva» del racconto di Joseph Sheridan Le Fanu, pubblicato per la prima volta a puntate tra il 1871 e il 1872”.

In appendice, con il testo originale a fronte, il Christabel di Samuel Taylor Coleridge, lungo poema in due parti che lo scrittore inglese compose fra il 1797 e 1800, fonte d’inspirazione per l’irlandese Le Fanu che alle protagoniste dei versi di Coleridge, Christabel e la conturbante Geraldine, volle forse rendere omaggio nei personaggi di Laura e di Carmilla.

L’inserto illustrato Vampireide conclude il libro con una carrellata di fotografie e riproduzioni sulle “30 eredi di Carmilla”.

Gli appassionati di Weird Tales potranno riconoscere sulla copertina la seducente “vampira” in maschera disegnata da Margaret Brundage per una delle più famose e quotate covers dello “unique magazine” statunitense, quella di ottobre 1933.

Informazioni sull’uscita presso il sito web di stampalternativa.it.

Carmilla la vampira
Joseph Sheridan Le Fanu
collana Grande fiabesca, Stampa Alternativa, 2011
brossura, illustrato, 240 pagine, €18.00
ISBN 9788862222655

Tatiana Martino

sabato 17 settembre 2011

Un Oscuro Scrutare. In a Glass Darkly di Joseph Sheridan Le Fanu

Un Oscuro Scrutare. In a Glass Darkly, 2011, copertinaPer quanto nota e citata anche nel nostro paese, forse più appassionato alle storie di vampiri che non a quelle di spettri e d’altre inquietudini gotiche e soprannaturali, la principale raccolta narrativa dell’irlandese Joseph Sheridan Le Fanu (1814-1873) non era mai stata proposta integralmente al pubblico italiano. A farlo oggi ci pensa l’editore Miraviglia con l’uscita di Un Oscuro Scrutare. In a Glass Darkly, un volume a cura di Luca Manini per la traduzione di Fabrizio Ferretti.

Pubblicata un anno prima della morte dell’autore, in triplice volume nel 1872 con un suggestivo titolo a citare la biblica Prima Lettera ai Corinzi (13:1: “Poiché ora vediamo come in uno specchio, oscuramente”), la raccolta comprende cinque racconti e novelle fra le opere più rappresentative di Le Fanu: “Tè verde” (“Green Tea”, 1869), “Il Demone d’ogni giorno” (“The Familiar”, versione riveduta di “The Watcher” scritto nel 1851), “Il giudice Harbottle” (“Mr. Justice Harbottle”, revisione di “An Account of Some Strange Disturbances in Aungier Street” del 1853), “La stanza al Dragon Volant” (“The Room in the Dragon Volant”) e il celeberrimo romanzo breve “Carmilla”.

L’editore è in rete con il proprio sito ufficiale miravigliaeditore.it.

Un Oscuro Scrutare. In a Glass Darkly
Joseph Sheridan Le Fanu
collana Lo specchio opaco, Miraviglia Editore, 2011
brossura, 464 pagine, €17.50
ISBN 9788889993156

Andrea Bonazzi

giovedì 7 aprile 2011

Il vampiro. Storia vera

Il vampiro. Storia vera, 2011, copertina“Recatosi a Monaco per superare un grave lutto, uno scrittore trova conforto nell’amicizia del conte Alfredo Kostia, giovane aristocratico polacco, che lo accoglie nella sua villa. L’artista scopre nel nuovo amico un animo sensibile e malinconico, e, soprattutto, un tragico segreto collegato a un misterioso quadro raffigurante una biancovestita Ofelia. Durante una gita, Kostia rimane profondamente turbato alla vista di una donna bellissima e inizia a correre come un forsennato. Come racconta allo scrittore, si tratta proprio della modella del quadro, la donna da lui amata un tempo. Pia Ludowiska, però, è morta dieci anni prima tra le sue braccia, e il conte è convinto che sia diventata una vampira. La sua idea si rafforza quando, all’esumazione del corpo, nella bara vengono rinvenuti solo un anello d’oro con un rubino e un medaglione con ritratto. In una realtà popolata di ombre e spettri, sullo sfondo delle sontuose ville e degli stupendi paesaggi monegaschi, di boschi siberiani, di castelli lituani e palazzi imperiali, Franco Mistrali racconta magistralmente una vicenda fitta di intrighi, complotti, vendette, attentati, tradimenti, fughe rocambolesche, rapimenti, languori sentimentali, passioni travolgenti, tragici amori”.

Primo romanzo italiano in tema, pubblicato a Bologna nel 1869, Il vampiro. Storia vera di Franco Mistrali si rende finalmente disponibile a un più ampio pubblico grazie alla recente edizione curata e annotata da Antonio Daniele per la Keres Edizioni di Mercogliano (AV), prima pubblicazione di una nuova casa editrice specializzata dedicata al mondo dei vampiri in collaborazione con lo staff del portale web Il Catafalco.

Il vampiro letterario e romantico sul modello di Polidori e Byron già si aggirava fra le pagine e i palcoscenici d’Italia, benché in forma ancor parodica con la commedia Il vampiro di Angelo Brofferio stampata a Torino nel 1835 (rist. Umberto Allemandi & C., Moncalieri, 1992). A farne l’elemento fantastico e centrale di un romanzo, ancor prima dei ben più noti classici di lingua inglese, fu qualche decennio più tardi il barone parmense Luigi Francesco Corrado [Franco] Mistrali (1833-1880), giornalista e scrittore risorgimentale, spirito razionalista e anticlericale affascinato tuttavia dalle correnti allora popolari dello spiritismo e dell’occulto, autore di romanzi storici ma anche di una raccolta intitolata I racconti del diavolo. Storia della paura, pubblicata a Milano nel 1861.

Franco Mistrali, foto“«Eppure il sangue ha la sua ebbrezza come il vino». Avrebbe potuto dirlo il conte Dracula di Bram Stoker (1847-1912). Invece, trent’anni esatti prima del Dracula di Stoker e in anticipo di un triennio anche sulla Carmilla di Sheridan LeFanu (1814-1873), che presenta il primo vampiro al femminile, pronuncia queste parole la vampira principessa Metella di Schonenberg, creata da un romanziere italiano,” scrive Massimo Introvigne nel suo intervento su Avvenire del 9 marzo scorso, consultabile presso www.cesnur.org.

E ancora: “Questo libro dimenticato […] presenta qualche consonanza sia con Carmilla sia con Dracula, anche se «vampiri» nel racconto sono sia i membri di una setta politica russa sia i veri bevitori di sangue, i cui misteri non sono svelati neppure alla fine del testo. Nonostante l’intervento di un detective francese che corrisponde a sua volta al gusto nascente per il genere poliziesco, il dubbio su che cosa sia veramente Metella alla fine resta. Mistrali indulge al gusto romantico per gli intrighi di famiglia, per quelli amorosi – tra feste a base di «sciampagna» nel Principato di Monaco – e anche politici, nella Russia degli zar e dei terroristi. Ma di vampiri si parla, per la prima volta con questa ampiezza in Europa, e forse il testo può essere più apprezzato da un lettore di oggi, che con la letteratura del vampiro ha acquistato ampia familiarità e comprende al volo certe allusioni. Questo primato italiano nella letteratura di vampiri mostra peraltro solo che certi temi erano nell’aria: non è probabile che Stoker o LeFanu abbiano mai sentito parlare di Mistrali”.

scarica l'anteprima PDF, iconaIn copertina, a richiamare il quadro nel romanzo, la Testa di Ofelia pazza (1865) di Michele Rapisardi. Ordini e ampie informazioni sul volume, l’opera e l’autore presso le pagine web di Keres Edizioni, dalle quali è possibile scaricare i primi due capitoli del libro in una anteprima di 12 pagine formato PDF (110 Kb). Qui a seguito, il booktrailer.

Il vampiro. Storia vera
Franco Mistrali
collana Il labirinto delle lamie, Keres Edizioni, 2011
brossura, 240 pagine, €13.00
ISBN 9788897231011



Andrea Bonazzi

martedì 21 dicembre 2010

The Ghost Story 1840-1920: storia culturale del racconto inglese di fantasmi

The Ghost Story 1840-1920: A Cultural History, 2010, copertinaAncora una monografia dal Regno Unito sulla tradizione letteraria delle storie di spettri, approfondita e – ahinoi – costosa, come molto spesso càpita per le pubblicazioni d’ambito accademico.

Dalla Manchester University Press arriva The Ghost Story 1840-1920: A Cultural History, un saggio di Andrew Smith, docente d'Inglese presso l’università gallese di Glamorgan, che prende in esame la ghost story britannica per inquadrarla nel contesto storico, socio-economico e politico fra il XIX e il primo XX secolo.

Da una propria “teoria economica della storia di fantasmi”, Smith attraversa gli sviluppi del genere da Charles Dickens a Wilkie Collins, la particolarità della ghost story al femminile, una lettura dello spiritualismo, allora in voga, coi suoi pretesi messaggi dall’aldilà, Henry James e la visione anglo-americana della narrativa spettrale, e ancora il fantasma dell’occupazione coloniale, sino al revival gotico di M.R. James. Il tutto in una riconsiderazione critica dell’opera di questi e altri autori, fra i quali Charlotte Riddell, Vernon Lee, May Sinclair, Rudyard Kipling e Joseph Sheridan Le Fanu.

Un’accurata recensione del libro è disponibile, in inglese, a firma di Matt Foley in The Gothic Imagination, sul sito web dell’università di Stirling. Maggiori informazioni sul volume alla pagina dedicata sul sito ufficiale della Manchester University Press.

The Ghost Story 1840-1920: A Cultural History
Andrew Smith
Manchester University Press, 2010
copertina rigida, 256 pagine, £55.00
ISBN 9780719074462

Andrea Bonazzi

giovedì 11 novembre 2010

The Ghost Story from the Middle Ages to the Twentieth Century

The Ghost Story from the Middle Ages to the Twentieth Century, 2010, copertinaPubblicata in Irlanda dalla Four Courts Press, The Ghost Story from the Middle Ages to the Twentieth Century è una raccolta saggistica sulle “storie spettrali dal medioevo al secolo ventesimo” selezionata per la cura di Helen Conrad O’Briain e Julie Anne Stevens, entrambi docenti rispettivamente al Trinity College e al St. Patrick’s College di Dublino.

Decisamente costosa, come regolarmente avviene, purtroppo, per simili edizioni ristrette all’ambito accademico, l’antologia riunisce diciassette fra saggi e articoli dedicati alle ghost stories, dal trecentesco Robert Mannyng all’influenza di Edgar Allan Poe su Chuck Palahniuk passando per autori e temi sia classici che meno familiari al grande pubblico, fra i quali J. Sheridan Le Fanu, Robert Louis Stevenson, Oscar Wilde, Edith Wharton, Margaret Oliphant, M.R. James, Henry James, Robert Aickman, e Shirley Jackson.

Come riporta in inglese la presentazione editoriale: “discendente diretto delle storie narrate attorno al focolare, il racconto breve non ha mai trascurato il perturbante. Di fatto, lo sviluppo della storia di fantasmi letteraria ha contribuito a rendere la narrativa breve quel che è oggi: un genere che guarda a quel che viene intuito, piuttosto che a ciò che si conosce, compresso e fugace per sua natura stessa. Questi studi sulla ghost story letteraria intendono gettare una luce sui suoi metodi e soggetti, a partire dalle storie di spettri d’estrazione popolare per seguirne, poi, le forme a stampa nella loro espansione dal locale al mondo intero. Saggi che seguono il percorso tracciato dalla manifestazione quasi palpabile del tradizionale fantasma sino ai moderni aspetti del terrore psicologico”.

Informazioni sul volume presso la pagina web dell’editore. A seguito, l’indice dei contenuti:

Introduction – Julie Anne Stevens
Transformations of the ghost story in post-Reformation England – Peter Marshall
Telling tales in Robert Mannyng deBrun’s Handlyng synne – Andrew J. Power
“The gates of hell shall not prevail against it”: Laudian Ecclesia and Victorian culture wars in the ghost stories of M.R. James – Helen Conrad-O’Briain
Robert Aickman, the ghost story and the idea of Englishness – Darryl Jones
Gendering the ghost story? Victorian women and the challenge of the pianto – Jarlath Killeen
“This voice out of the unseen”: love, death and mourning in the writing of Margaret Oliphant – Elizabeth McCarthy
Sheridan Le Fanu and the spectral empire – Nicholas Allen
The true artistry of Oscar Wilde: sources and style in “The Canterville ghost” – Anne Markey
Flashlights and fiction: the development of the modern Irish ghost story – Julie Anne Stevens
Things at once spectral and human: Robert Louis Stevenson’s ghosts – Jenny McDonnell
Pictures of the floating world: Keri Hulme’s post-apocalyptic New Zealand – Melanie Otto
“Taking noiseless turns in the passage”: phantoms and floor plans in Henry James’ The turn of the screw – Dara Downey
“The consecration of his enterprise”: Henry James’ “The real right thing” – Stephen Matterson
Edith Wharton’s wartime ghosts – Ann Patten
Hideous doughnuts and haunted housewives: Gothic undercurrents in Shirley Jackson’s domestic humour – Bernice M. Murphy
A “dramar in reel life”: freaky dolls, M.R. James and modern children’s ghost stories – Jane Suzanne Carroll
Hauntedness: Edgar Allen Poe and Chuck Palahniuk – Philip Coleman


The Ghost Story from the Middle Ages to the Twentieth Century
a cura di Helen Conrad O’Briain e Julie Anne Stevens
Four Courts Press, 2010
copertina rigida, 288 pagine, €55.00
ISBN 9781846822391

Andrea Bonazzi

lunedì 25 ottobre 2010

La prima notte dei vampiri. Diciotto storie pericolose

La prima notte dei vampiri, 2010, copertina“Da Polidori a Stoker, da Tolstoj a Le Fanu, da Poe a Capuana, da Quiroga a Lovecraft, ben prima di Twilight, i vampiri hanno ossessionato la fantasia dei piú celebri scrittori del XIX secolo. Questa strana creatura assetata di sangue che invade il mondo dei vivi, questo amante seducente che fin dalla notte dei tempi ha abitato le nostre fantasie piú oscure mantiene intatto il suo fascino secolo dopo secolo e le storie raccolte in questa antologia lo dimostrano ampiamente. Attingendo alle letterature occidentali, La prima notte dei vampiri raccoglie i racconti piú agghiaccianti dedicati a questa figura sfuggente e misteriosa, narrandoci le sue infinite metamorfosi, perché il Vampiro non è morto, non muore mai, anzi... è sempre al passo con i tempi, e, perché no?, con un fisico talmente perfetto da sembrare irreale e una voce suadente – cosí lo vede Stephenie Meyer –, è entrato a turbare anche la nostra epoca”.

Fin qui la quarta di copertina del volume, che non può esimersi dal citare i nomi e le mode del momento a scontata promozione di un’antologia destinata ai più recenti e freschi fans del vampirismo. La prima notte dei vampiri. Diciotto storie pericolose arriva in libreria pubblicato da Einaudi come il nuovo, annuale tascabile preparato in vista di Halloween, con una selezione di racconti corredata da un’introduzione di Carlo Pagetti.

Selezione destinata in tutta evidenza a un pubblico ampio e non specializzato, concentrata nel riproporre per un’ennesima volta classici e meno classici vampiri, senza nemmeno più uno sforzo di ricerca nel campo – pur vasto, ancora – dell’inedito. Titoli sicuri, ben noti e collaudati, in nuova traduzione soltanto laddove indisponibili a prelevarsi da precedenti edizioni della medesima editrice. Persino racconti che nulla hanno a che fare col vampiro – come nel caso di Lovecraft, forse un autore troppo “di richiamo” per poterne fare a meno sul menù della vigilia di Ognissanti, ma del quale si poteva trovare qualcosa maggiormente in tema. O ancora, storie che devono essenzialmente al titolo la loro inclusione in questa sede, come il recupero di un Salgari che rappresenta, forse, l’unica allettante relativa novità fra la narrativa proposta nel volume.

Con un occhio ovviamente sulle vendite, il buon proposito è sempre quello di rendere certe opere, per quanto conosciute, disponibili ai più giovani. D’accordo sino a qui, non fosse che in decenni e decenni di sole ristampe e riedizioni, generazioni vecchie e nuove di appassionati del fantastico si ritrovano ciclicamente a leggere, in sostanza, i soliti vecchi “classici” di sempre, con poche alternative alla scoperta di cosa ci sia oltre.

Consuetudine scontata nel mercato anglosassone, è tuttavia di estrema rarità che antologie di genere edite in Italia anticipino pubblicamente un indice dei propri contenuti. Per questo, ogni volta che ci sarà possibile, cercheremo in sede di presentazione di fornirvi un sommario di queste raccolte. Eccovi dunque a seguito la lista dei racconti:

Il vampiro (The Vampyre, 1819) – John William Polidori
Vampirismus (1821) – E.T.A. Hoffmann
Berenice (1835) – Edgar Allan Poe
L’amante cadavere (La Morte Amoureuse, 1836) – Théophile Gautier
Il visitatore terrificante (Varney the Vampire, 1845) – Thomas Preskett Prest e James Malcon Rymer
La famiglia del vurdalak (La Famille du Vurdalak, 1847) – Aleksej Konstantinovič Tolstoj
La bella vampirizzata (La Belle Vampirisée, 1849) – Alexandre Dumas
Il vampiro – (Vampir, 1855) Aleksandr N. Afanasjev
Carmilla (1872) – Sheridan Le Fanu
L’Horla (Le Horla, 1887) – Guy de Maupassant
L’ospite di Dracula (Dracula’s Guest, 1897) – Bram Stoker
Un vampiro (1907) – Luigi Capuana
Il Dottor Nero (1907) – Daniele Oberto Marrama
Il vampiro della foresta (1907) – Emilio Salgari
Aylmer Vance e il Vampiro (Aylmer Vance and the Vampire) – Alice e Claude Askew
Il cuscino di piume (La almohada de plumas, 1917) – Oracio Quiroga
Nella cripta (In the Vault, 1925) – Howard Phillips Lovecraft
Il vampiro del Sussex (The Sussex Vampire, 1927) – Arthur Conan Doyle


La prima notte dei vampiri. Diciotto storie pericolose
AA.VV.
Super ET, Einaudi, 2010
brossura, XX–384 pagine, €14.00
ISBN 9788806204877

Andrea Bonazzi

mercoledì 18 agosto 2010

Lo zio Silas in Italia

Lo zio Silas, 2008Leggere finalmente l’edizione italiana di Uncle Silas di Joseph Sheridan Le Fanu non può che procurare contemporaneamente un misto di tristezza, rabbia, disgusto uniti allo stupore e alla fascinazione, all’estremo piacere e all’ammirazione intellettuale. Il primo blocco di sentimenti a riguardo viene provocato dalla constatazione che è stato necessario un secolo e mezzo, grossomodo, perché nel nostro paese venisse pubblicato quello che a detta della critica è il più significativo romanzo dell’autore irlandese, quando costantemente gli scaffali delle nostre librerie vengono invasi da ciarpame della più varia entità e natura. Un secolo e mezzo è dunque trascorso, nel quale il romanzo è stato pervicacemente precluso all’attenzione dell’estrema maggioranza dei lettori.

D’altra parte, a lettura avvenuta, non può che venire alla luce – ancora e soprattutto – un’ulteriore e profonda ammirazione per il lavoro dell’autore, concludendo in positivo con un deciso plauso all’agire della Gargoyle Books che con un’eccellente edizione, quasi priva di difetti, ha supplito a una lacuna considerevolissima nel mercato librario del nostro paese. In una veste grafica elegante e ottimale – su bella carta bianca, con una traduzione che appare pregevole, una valida introduzione e un ottimo apparato di note – l’edizione, colmando la lacuna, lo fa anche in maniera del tutto efficiente. La presente recensione ha allora lo scopo primario di cercare di diffondere questo testo e la volontà di sottolineare i numerosissimi pregi che costellano il romanzo, un romanzo gotico vecchio stile, ma anche qualcosa di profondamente diverso.

Numerosissimi i motivi per leggerlo, quindi. Di seguito si cercheranno essenzialmente di enuclearne alcuni, i più sostanziali in relazione alla figura dell’eroe nero della storia, colui che ne rappresenta il fulcro tematico oltre che narrativo, e tralasciando un’analisi completa dell’opera, che non è opportuno effettuare in questa sede.

Uncle Sila, frontespizio I ediz. 1864Dal gotico al Thriller.

Un impianto narrativo semplicissimo, a ben vedere, viene sfruttato come fonte di suggestione notevole per il lettore, intessendo una rete di relazioni, una ragnatela di riferimenti alla tradizione della letteratura inglese (e non solo) che non possono passare inosservati. Ne Lo zio Silas il punto di partenza è manifestamente il romance di Walter Scott, con le sue cupe storie di intrighi e tradimenti, senza dimenticare un certo filone di grandi epigoni scottiani. Ben presto, però, ci si svincola da tale univoco modello per ricorrere con un collegamento direttissimo al ghotic novel di Ann Radcliffe e dei suoi successori. Numerose sono le citazioni presenti relative a Il romanzo della foresta della Radcliffe (anche questo poco noto qui da noi), ma non meno numerosi sono i richiami meno espliciti agli altri esponenti del genere e – pare di poter dire – soprattutto al Melmoth l'errante di Charles Robert Maturin.

Ma non è tutto qui: la storia di Maud, eroina ingenua e perseguitata soggetta a un fatale percorso di formazione che ne forgerà il carattere tramite le più diverse avventure non può non richiamare alla mente (in una versione assolutamente castissima, è ovvio) le disavventure delle eroine del romanzo nero di De Sade, perse fra abbazie e antichi castelli in compagnia di gentiluomini assolutamente privi di scrupoli; ma ancora di più non può mancare un riferimento alle Clarissa e Pamela di Richardson, l’autore inglese divenuto emblematico per i propri romanzi di avventura e formazione incentrati su protagoniste femminili poste in situazioni difficoltose. Ancora, i cattivi di Le Fanu manifestano più di un collegamento anche con la letteratura di Dickens alla Oliver Twist e David Copperfield.

Non si vuole dire con questo che i meccanismi del romanzo di Le Fanu siano banali e ripetitivi, semplicemente l’architettura basa su solide fondamenta e si rifà ad alcuni grandi testi per viaggiare poi in direzione propria. Ma è il caso ora, a tale proposito, di fornire alcuni brevissimi cenni sulla trama, che appunto giunge a configurarsi insieme tradizionale e innovativa, semplice e strutturata allo stesso tempo:

“Maud Ruthyn è figlia e unica erede di un possidente ricco ed eccentrico che vive una vita in assoluta segregazione; quando il padre muore, viene affidata alla custodia dello Zio Silas. Questi cadde in disgrazia anni prima, quando un uomo a cui doveva un’ingente quantità di denaro morì a casa del debitore, suscitando i pettegolezzi dei vicini, che insinuarono si fosse trattato di omicidio e non di suicidio. Maud sarà sotto la tutela dello zio fino a quando non diventerà maggiorenne e, se dovesse morire prima di quella data, Silas erediterà ogni sua proprietà...”

Romanzo di avventure e romanzo di suspence, a ben vedere Uncle Silas potrebbe quindi essere da alcuni rimosso dal genere fantastico tout court, oppure ascritto ad altri ambiti di competenza. In realtà, come si vedrà, non è tanto l’assenza di elementi soprannaturali e la presenza, invece, di minacce concrete a costituire la discriminante, quanto piuttosto la costruzione, la presenza di due caratteristiche nettamente differenti, vale a dire la definizione di una concezione ideologica nella descrizione dei villains (cosa che da sempre è anche una delle chiavi interpretative del fantastico) e soprattutto l’elemento fantasmatico. E, dopotutto, non va forse ricordato che nemmeno Ann Radcliffe aveva mai usato del soprannaturale autentico nelle sue opere, ma si era mossa semplicemente nel territorio del mentale e del suggerito? Le Fanu fa lo stesso, ma in maniera estremamente più sottile e raffinata.

Zio Silas, illustrazioneLa singolare malvagità di Silas.

Uno degli aspetti più significativi della storia di Maud, per iniziare, è appunto la natura di suo zio Silas e quella della malvagità e della stranezza che è connessa con tutto ciò che lo riguarda. A ben vedere, la mostruosa colpa che in passato lo ha estromesso dalla vita sociale conferendogli la sua pessima nomea è primariamente una sola, e cioè l’infrazione dell’ordine sociale stesso, l’irrisione e la beffa per quanto riguarda i valori della “società bene” alla quale appartiene. In tale ottica, è sommamente riprovevole il matrimonio giovanile di Silas con una persona volgare e di basso ceto, così come lo sono il suo comportamento in società e i suoi singolari atteggiamenti, che mantiene, in definita misura, anche all’epoca dello svolgimento dei fatti quando ormai sembra anziano e apparentemente convertito. In tal senso, paiono di second’ordine le altre colpe di Silas: il gioco e addirittura l’accusa di omicidio, alla quale si allude sostanzialmente solo in maniera strategica e sulla quale, comunque, si insiste nettamente meno che rispetto al resto.

Un’ulteriore colpa imperdonabile è l’indistinzione sociale: Silas pratica rapporti tutto sommato diretti con i popolani (così afferma in un dialogo con Maud), appare sprezzante dei simbolici privilegi aristocratici (taglia alberi secolari della propria tenuta, per farne carbone a meri fini di arricchimento personale), pratica una religiosità apparentemente rigorosissima (che lo separa altresì dai suoi più mondani simili), è fautore di una sorta di anarchia educativa di tipo assolutamente scandaloso (la libertà, l’esercizio fisico e l’auto-educazione sono visti come valori fondanti; si rifiuta la presenza di maestri e istitutori, men che meno alle discipline essenziali alla formazione di una nobile fanciulla, propugnandosi in loro vece passeggiate ed escursioni in luogo di canto e disegno). Tutto questo quadro non può che fare supporre, quindi, come nell’impianto del romanzo in primo luogo la presunta malvagità di Silas non si configuri in altro modo che come una sorta di ribellione sociale, di autonomia e anarchia intellettuale della quale egli stesso ha pagato lo scotto in prima persona con l’esilio dal bel mondo e il rifiuto da parte del proprio stesso fratello.

Frutto di tale tipo di educazione risultano i figli di Silas, Millicent (rea, agli occhi di Maud, di non comportarsi affatto come una signorina sua pari e anzi caratterizzata da un’eccessiva libertà e volgarità) e Dudley (anch’esso perfetto modello di rozzo e villano signorotto, ignaro del buon comportamento da tenersi nel suo ceto... E inoltre dotato di qualche peccato in più, ma su questo non si svelerà troppo). Non a caso, peraltro, Millicent sarà proprio oggetto di un processo di raffinazione e rincivilimento operato dalla protagonista, la quale avrà sempre con lei un’atteggiamento di aristocratica e comprensiva accettazione, ma mostrerà pertanto le proprie fattive facoltà di omologazione culturale nei confronti di almeno uno degli elementi perturbanti rappresentati dal ramo più deviato e corrotto della casa che abitano a Bartram-Haugh.

Ovviamente, nel corso dello svolgimento del romanzo non tutto si manterrà solo su questo piano e si scoprirà anche altro di più, in sostanza, sulla malvagità dello zio Silas e dei suoi accoliti, ma nulla potrà mai eliminare l’impressione prodotta dalla rappresentazione di alcuni aspetti sostanziali della personalità di Silas. E questo avviene non solo mentre egli è presente fisicamente, ma anche in tutta la primissima parte del romanzo. La narrazione della vita di Maud a Knowl, infatti, manifesta tramite le informazioni che le vengono riferite dal padre Austin, e dalla cugina Monica Knollys in un quadro nettamente anticipatorio di quella che sarà poi la figura del nobile recluso, definendone con abbondanza le caratteristiche negative. La successiva vita della protagonista a Bartram-Haugh non potrà che confermare, in modo ancora più specifico, la natura libertaria e scandalosa della concezione di vita di Silas, quella stessa concezione che lo rende assolutamente malvagio e da rifiutare da parte della società alla quale appartiene.

Le Fanu, fotoSilas, o del fantasmatico.

Ciò non toglie però, come si diceva, che la figura del nobile manifesti ugualmente caratteri di una malvagità più tradizionale. Un aspetto sommamente rilevante di questo è dato proprio dalla descrizione fisica del personaggio: in bilico fra il mondo della vita e quello della morte, fra la spiritualità e l’ascetismo, fra la perfidia e l’innocente benevolenza, Silas Ruthyn è una figura ambigua, nettamente ascrivibile alla tradizionalità del villain gotico della quale possiede il marchio distintivo, e cioè lo sguardo diabolico, intenso e tanto penetrante da ricordare le fiamme infernali.

Ancora di più, tuttavia, Silas presenta un aspetto propriamente fantasmatico: spettrale e cadaverico già nelle descrizioni comuni, molto spesso stregonesco agli occhi di Maud, il vecchio nobile attraversa di continuo le soglie della morte a causa del proprio abuso di oppiacei. È un personaggio a metà fra sanità e follia, quindi, condotto in un viaggio verso l’aldilà da crisi letargiche, ove il suo aspetto appare totalmente inanimato, e dalle quali si risveglia sempre in modo molto traumatico.

Proprio tali caratteristiche ne definiscono maggiormente la natura paurosa per Maud, per la quale trasferirsi a Bartram-Haugh da Knowl rappresenta un viaggio nel mistero e nell’oscurità, una metaforica e quasi metafisica discesa negli abissi durante la quale la figura terribile di Silas, per quanto apparentemente affettuosa, nasconde diabolici intenti sottintesi; tratti misteriosi e oscuri di essi risultano essere presenti in misura minore nei suoi stessi servitori e familiari, dal figlio Dudley Ruthyn alla vecchia domestica Wyat sino a Giblets, il maggiordomo, e al rozzo mugnaio Hawkes. L’unica amica a pari livello di Maud, Milly, risulta ben presto allontanata dalla scena del romanzo, a intensificare il clima di terrore che si accentra intorno alla protagonista.

Partecipa della fantasmaticità di Silas anche un altro personaggio, che non a caso è presente a Knowl e fa la parte del leone nella prima parte della storia: l’istitutrice Madame de la Rougierre, alla quale viene spesso assegnato tutto un repertorio di titoli inerenti le sue caratteristiche fisiche e corporee che la allontanano dal consesso umano, avvicinandola a quello di orrende creature fantastiche come lamie, streghe e demoni.

Madame de la Rougierre, illustrazioneQuesto sistema descrittivo elaborato dall’autore per i personaggi negativi della storia è, infine, il mezzo più evidente e sostanziale tramite il quale si individua quell’effettiva appartenenza del testo al post-gotico. I nemici di Maud sono fonte di orrore, di terribili suggestioni; operano in ambienti, modi e figure tangenti a una realtà soprannaturale orribile; sono spesso connessi a episodi onirici fonte di turbamento: in una parola, costituiscono all’interno della storia la fonte di un terrore psicologico e allusivo a una dimensione oscura che con certi personaggi è specificamente connessa. La fonte, appunto, delle loro suggestioni fantasmatiche.

Questi aspetti narrativi concorrono tutti infine alla definizione di un romanzo sì gotico, ma infinitamente più versato sul terreno della caratterizzazione psicologica dei personaggi, magari malvagi e terribili, ma non certo marionette da rappresentazione come poteva accadere in certi casi. Parimenti un’attenzione per la psicologia si riscontra anche per la protagonista Maud, per la quale l’evoluzione mentale è un tratto manifesto nel corso di tutto il romanzo.

Non mancano come fonti di terrore la rappresentazione degli ambienti, cupa e angosciante in tutte le sue caratteristiche, né l’architettura della trama, sapientemente dosata tramite giochi di opposizioni e contrapposizioni, in un andamento del tutto speculare ove – il lettore lo scoprirà – a una certa serie di eventi iniziali nella dimora di Knowl ne corrisponderanno altri concorrenti per analogia, differenza, evocazione nella casa di Bartram-Haugh.

Il tutto tramite il consueto stile di Le Fanu, ricco, elegante, limpido e avvolgente, in grado di catturare il lettore in un fluido vortice di orrori, in un sentimento simpatetico profondo e sconvolgente. La prosa dello scrittore irlandese scava con efficacia il solco del racconto, calibrando perfettamente le esperienze della Maud ormai matura con quelle della sua controparte ancora timida, spaurita ed esitante, ma già in grado di manifestare sprazzi consistenti del suo io futuro. E la stessa voce narrante, attraverso la distanza narrativa, riesce a rievocare con sapienza consumata tutte le informazioni che al lettore è indispensabile sapere prima che, nei capitoli finali, fulmineo e sconvolgente si manifesti in modo compiuto il pieno esito di tutte le trame.

Un romanzo gotico indispensabile, quindi, troppo a lungo ignoto al nostro grande pubblico e che si può auspicare costituisca la testa di ponte per un revival di Le Fanu tutto, in particolar modo delle opere meno note a sfondo storico, ancora inedite in italiano, ma anche per i romanzi e racconti di tipo soprannaturale di più complicata reperibilità.

Lo zio Silas
Joseph Sheridan Le Fanu
Gargoyle Books, 2008
copertina rigida, 558 pagine, Euro 16.00
ISBN 9788889541272

Umberto Sisia

(pubblicato su In a Glass Darkly il 6/10/08)

venerdì 13 agosto 2010

In vendita “la casa sul cimitero” di Le Fanu

‘La casa sul cimitero’ a Chapelizod, foto
Il cimitero di Chapelizod, foto
‘La casa sul cimitero’ a Chapelizod, foto

Chi vuol comprare “la casa sul cimitero”? Si tratta della stessa casa in cui Joseph Sheridan Le Fanu ambientò il suo romanzo The House by the Churchyard situata, appunto, a ridosso del camposanto sulla Main Street del villaggio di Chapelizod, oggi un sobborgo di Dublino, teatro di molte delle classiche ghost stories scritte dall’autore irlandese.

Avviso di autorizzazione, fotoLa storica casa, dunque, è in vendita: un avviso di autorizzazione datato al novembre del 2007 è affisso di fianco all’edificio, con un prospetto di ristrutturazione e di ampliamento della struttura protetta al fine di ricavarne sei distinti appartamenti. In ottimo stato risulta poi l’adiacente antico cimitero, come si può vedere dalle foto... Come resistere a una proposta immobiliare di tal genere?

Inedito – nella sua forma integrale – per l’Italia, The House by the Churchyard (1863) combina alle atmosfere gotiche gli elementi del mystery e del romanzo storico, in una storia della Chapelizod del 1767 che si sviluppa attraverso testimonianze, corrispondenze e diari ritrovati, dalla scoperta del teschio di un assassinato a eventi misteriosi e sconcertanti come l’apparizione di una mano fantasma, la sola narrazione autenticamente soprannaturale nell’opera, inserita come dodicesimo capitolo ma già pubblicata in modo autonomo con il titolo di “An Authentic Narrative of the Ghost of a Hand” (1861).

Il racconto a sé è stato tradotto in italiano come “Storia della mano fantasma” in Occulta. L'omnibus del soprannaturale (a cura di Montague Summers, Oscar Mondadori, 1988) e come “Il fantasma di una mano” ne Il libro delle storie di fantasmi (a cura di Roald Dahl, Salani, 1990). I più curiosi possono trovare il testo integrale del romanzo sulle pagine web del Gutenberg Project.

Fonte: pgmcc.livejournal.com.

Andrea Bonazzi