Visualizzazione post con etichetta Carl Jacobi. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta Carl Jacobi. Mostra tutti i post

lunedì 21 marzo 2011

La mezzanotte weird di Radio3

Il racconto di mezzanotte, logo“Finalmente potrà vedere la testa di Medusa, quella vera recisa dalla spada di Perseo, ma senza il rischio di essere trasformato in pietra perché quel vecchio dal pallore mortale, dalla postura eretta, con i lineamenti raggrinziti come avorio scolpito, con quei capelli riccioluti e lunghi, gli occhi fiammeggianti, così simile a Caronte, gli ha garantito che lui sa cosa si deve fare”.

Questa la presentazione de La Gorgone di Clark Ashton Smith, breve adattamento radiofonico del racconto “The Gorgon” (apparso su Weird Tales nell’aprile del 1932), in onda alla mezzanotte di giovedì 24 marzo su Rai Radio3, con le voci di Alessandro Esposito e Carlo Ratti per la serie dei Racconti di Mezzanotte.

Già qualche tempo fa ci eravamo occupati della trasmissione radio della Rai, che per i suoi notturni appuntamenti con la narrativa breve aveva dato voce a un paio dei racconti di C.A. Smith con Il grande dio Auto e Il vino dell’Atlantide. Il tutto nel corso di un programma sempre più attento ai temi del fantastico, con la proposta di non pochi titoli di genere nei soli primi mesi di quest’anno.

Compresse nei dieci minuti circa di ogni singola serata, fra le riduzioni letterarie del palinsesto passato e prossimo dei Racconti di Mezzanotte troviamo opere decisamente weird come I ratti del cimitero e Con questi regali di Henry Kuttner, Casa Carver di Carl Jacobi o Ballata in nero di Charles Beaumont, oltre a storie di Robert W. Chambers, Mary Elizabeth Counselman e Harold Lawlor. Nomi d’epoca e contemporanei fra il weird tale e la fantascienza come Eando Binder, Emil Petaja, Gordon Dickson, William Nolan, Lewis Shiner e Richard Matheson, o ancora i più fantastici, sofisticati e letterari Giovanni Papini, Dino Buzzati, Leopoldo Lugones e Silvina Ocampo.

A fianco delle nuove produzioni, come riporta la pagina ufficiale del programma, “si ripropongono alcuni dei Racconti di mezzanotte trasmessi tra il 1979 e il 1987, trecento e più novelle gialle e noir, d'avventura e del mistero, lette e interpretate dalle voci più belle di quell’epoca radiofonica”.

Per maggiori informazioni, ma soprattutto per riascoltare o scaricare singolarmente tutte le puntate, rimandiamo alla homepage de I racconti di mezzanotte su www.radio3.rai.it.

Andrea Bonazzi

giovedì 30 dicembre 2010

The Arkham Sampler (1948-1949)

The Arkham Sampler (1948-1949), 2010, copertine
The Arkham Sampler (1948-1949), 2010, volumi

Oggi rari e pregiati pezzi da collezione, i fascicoli di The Arkham Sampler furono pubblicati in otto uscite trimestrali fra il 1948 e 1949, curati da August Derleth come rivista di anticipazioni, articoli, recensioni e lettere per la sua Arkham House.

Sotto la copertina composta da Ronald Clyne, riproposta con diversa colorazione in ogni numero, nel magazine trovarono ampio spazio anche poesia e narrativa breve, spesso anche originale, degli autori che fecero le fortune della piccola casa editrice specializzata di Sauk City: dai classici H.P. Lovecraft, R.E. Howard e C.A. Smith fino a Frank Belknap Long, Robert Bloch, Carl Jacobi ed E. Hoffmann Price, o ancora Anthony Boucher, David H. Keller, H. Russell Wakefield e Alfred E. van Vogt, e i “giovani” Ray Bradbury, Fritz Leiber e Theodore Sturgeon

Una ghiotta parata di autori e contenuti, sinora riservata a pochi appassionati ma oggi riproposta al completo in The Arkham Sampler (1948-1949), con l’accurata ristampa in fac-simile dell’intera doppia annata: ottocento pagine riprodotte in un set di due tomi co-pubblicato dalla canadese Battered Silicon Dispatch Box insieme all’Arkham House, con la collaborazione della August Derleth Society.

La tiratura è limitata a sole 250 coppie di volumi rilegati in tela, al costo di 149.95 dollari canadesi. Informazioni e acquisto presso le pagine dedicate sui siti web di The Battered Silicon Dispatch Box e della Arkham House.

The Arkham Sampler (1948-1949)
a cura di August Derleth
Battered Silicon Dispatch Box, 2010
copertina rigida, 2 volumi, 800 pagine, $149.95
ISBN 9781552469279

Andrea Bonazzi

lunedì 20 settembre 2010

Ritratti al Chiaro di Luna per Carl Jacobi: in preordine il secondo volume de “I giganti del Weird”

Ritratti al Chiaro di Luna, 2010, copertinaSono aperte le preordinazioni per la seconda antologia dei “racconti scelti” di Carl Richard Jacobi, Ritratti al Chiaro di Luna. Racconti Scelti Vol. II 1947-2000, un volume a cura di Luigi Musolino che presenta altri sedici straordinarie storie inedite del grande maestro del weird tale americano.

Il libro, riccamente illustrato con riproduzioni di copertine d’epoca e disegni dai pulp-magazines originali, è pronto per andare in stampa e, come per l’uscita precedente, avrà una tiratura limitata che sarà determinata in base al numero delle prenotazioni giunte. Un’occasione più unica che rara, quindi, per arricchire la propria biblioteca di classici del weird.

Data la natura particolare e specialistica del volume, com’è caratteristica di tutte le edizioni targate Dagon Press, l’antologia sarà resa disponibile per un breve periodo, e non sono previste ristampe. Si offre così ai lettori e agli appassionati una ghiotta occasione per avere in esclusiva un libro unico, destinato a diventare un tesoro per i collezionisti e un motivo d’orgoglio per chi potrà possederlo.

I racconti presentati in Ritratti al Chiaro di Luna rivelano le capacità e la straordinaria portata di uno dei più grandi scrittori della letteratura fantastica dell’epoca dei pulp. Da vero maestro del genere, Carl Jacobi possedeva uno stile di prosa altamente evocativo, capace di schiudere interi mondi all’immaginazione dei lettori. In questo secondo volume sono riuniti in ordine rigorosamente cronologico alcuni dei suoi migliori racconti, che per varietà e atmosfera vanno dall’horror al macabro, dal fantastico alla fantascienza, tutti comunque contraddistinti da quel particolare sense of wonder che era il marchio di fabbrica dell’autore.

“Carl Jacobi”, scrive uno dei maggiori esperti mondiali di letteratura pulp, “è uno scrittore le cui ingegnose storie del soprannaturale, accuratamente costruite, sono spesso degne di essere comparate con quelle di H.P. Lovecraft” (cfr. Lee Server, Encyclopedia of Pulp Fiction Writers, Checkmark Books, 2002, p. 155). E Lovecraft stesso considerava il suo talento “fenomenale”, al punto da congratularsi con lui in una lettera in cui, riferendosi alle capacità narrative di Jacobi, gli scriveva inoltre: “[...] la tua versatilità è sicuramente maggiore della mia”.

Carl Richard Jacobi, photoI racconti contenuti in questa raccolta sono i migliori esempi della diversità di stili e di tematiche che appartennero a Carl Jacobi. Il suo aplomb narrativo, tipico e inconfondibile, è proprio della tradizione classica di Weird Tales, la rivista che pubblicò la gran parte dei suoi racconti. E i capolavori qui riuniti, molti dei quali pubblicati sul mitico magazine, spiccano per qualità e atmosfera: da “Matthew South & Co.”, suggestiva storia di orrore psicologico che gioca col tema del “doppio”, a “Streghe nel Granturco” dove agiscono per opera di magia due tetri spaventapasseri, a “La Barriera di Singleton” con il suo paesaggio inquietante e sinistro, e gli orrori stregoneschi che aprono ai mondi aldilà della barriera. Senza dimenticare il “Ritratto al Chiaro di Luna”, la storia che dà il titolo a questa raccolta, una fantasia soprannaturale reminiscente di Wilde e Hawthorne, e i “Curiosi Accadimenti alla Taverna del Cavallo Galoppante”, racconto dall’ambientazione esotica che ruota intorno alle rovine di un’antica locanda, sede di vecchie leggende e di superstizioni, e alla sua bizzarra torre che evoca un passato di pirateria e stregoneria, i cui orrori si riverberano nel presente.

Ecco poi profilarsi l’inquietante profilo della “Elcar Special”, misteriosa automobile capace di cambiare le personalità degli uomini che la guidano, e la spettrale e grottesca forma del “Cocomacaque”. E poi c’è la bizzarra “Teoria di LaPrello”, uno dei classici di Jacobi, alla cui base si trova una delle tematiche predilette dall’autore: l’esistenza di universi paralleli e di altre dimensioni che si intersecano con il nostro mondo. E ancora altre storie, intinte nell’ombra e nel mistero: nessuno, dopo aver letto delle “Cose Spiacevoli a Carver House”, dimenticherà la sinistra atmosfera, cupa e claustrofobica, di Casa Carver, con le sue cose sgradevoli.

In quel lugubre scenario, la contea di Carver, Jacobi ambienta i suoi racconti più weird. Qui, i suoi protagonisti si muovono in cittadine strane e solitarie, in campagne desolate o in brumose colline, luoghi in cui su tutto incombe uno spiacevole senso di sospensione e di minaccia. E dove anche dietro la rurale banalità di un muro sgretolato possono annidarsi follie e orrori senza tempo... Ed ecco, infine, che ancora una volta l’ombra di H.P. Lovecraft si palesa dietro a racconti come “L’Acquario”, nel quale si richiamano alla memoria situazioni e inquietudini tipiche della narrativa del Maestro di Providence, o “La Porta del Corvo” con gli orrendi sacrifici ad una divinità-rospo perpetrati su altari di pietra, con i grimori blasfemi e gli oscuri misteri del passato che riaffiorano a stregare il presente...

Ritratti al Chiaro di Luna, 2010, paginaRitratti al Chiaro di Luna raccoglie sedici straordinari racconti che ci portano oltre gli orizzonti conosciuti. Si tratta di un’antologia unica nel suo genere e destinata a diventare – come l’a precedente raccolta di Jacobi pubblicata dalla Dagon Press, Rivelazioni in nero (già una rarità per collezionisti!) – un vero classico fra le pubblicazioni italiane di letteratura fantastica. Ogni singolo racconto, lo ricordiamo, è preceduto da un’illuminante introduzione del curatore Luigi Musolino, che ci rivela i segreti dietro le storie o particolari inediti della vita dello scrittore. Come speciale appendice, è poi inclusa una dettagliata bibliografia e cronologia delle opere di Carl Jacobi, unica nel suo genere (non solo in Italia) per esaustività e completezza.

Il volume, che conta 290 pagine e ha un costo di 25,00 Euro più spese di spedizione, può essere pre-ordinato entro il 10 ottobre 2010 scrivendo all’indirizzo email di redazione: studilovecraft@yahoo.it.

Il libro sarà stampato e spedito subito dopo questa data, e solo chi lo avrà preordinato avrà la sicurezza di accaparrarsene una copia. La tiratura, come già scritto, sarà infatti determinata sulla base delle prenotazioni giunte, e solo un minimo quantitativo di copie resterà disponibile per chi richiedesse in seguito il volume. Affrettatevi quindi, e non lasciatevi sfuggire l’occasione!

Vediamo ora qualche anticipazione sui prossimi volumi in arrivo per la Dagon Press…

A fine settembre, come anticipato in altro post, esce anche il primo volume de “I Capolavori dei Racconti di Dracula”, con tre classici romanzi neri e fantastici di Frank Graegorius, un vero pioniere tra gli scrittori horror italiani, la cui lettura costituirà per gli appassionati più giovani una vera scoperta, e per i vecchi lettori un’opera di recupero imperdibile.

A questa uscita faranno seguito, entro fine anno, le pubblicazioni di Lukundoo e Altre Storie, con tutti i migliori racconti horror, fantastici e strani di un maestro come Edward Lucas White, e quindi di una vera strenna: Lovecraft Black & White, un illustratissimo e patinato volume di grande formato, a cura di Umberto Sisia, il quale ci rivelerà presto tutti i segreti di questa pubblicazione che si preannuncia epocale! Intanto, i più curiosi possono seguire gli sviluppi del progetto su lovecraftblackandwhite.blogspot.com.

Ma altre grosse e succose novità sono in preparazione, e fra i progetti in cantiere ne anticipiamo uno che, siamo certi, farà la felicità di ogni appassionato e cultore di letteratura weird e fantastica: di Clark Ashton Smith pubblicheremo infatti Il Grimorio Nero. Taccuini Fantastici: 1926-1961 (titolo ancora provvisorio), ovvero la traduzione integrale, ampliata e annotata per l’occasione, di The Black Book of Clark Ashton Smith, uno dei libri più rari e ricercati della mitica casa editrice Arkham House. Un libro di culto mai uscito in Italia, e mai più ristampato neppure in America.

Restate quindi sintonizzati su questi canali, tenete d’occhio il blog di Dagon Press / Studi Lovecraftiani... E, come sempre, happy weird!

Pietro Guarriello

lunedì 13 settembre 2010

Licantropi & Weird Tales: III

Saggio in tre parti: vedi parte II.

Illustrazione di Harold S. De Lay in Weird Tales, agosto-settembre 1936Il paesaggio fatto di oscure foreste e di boschi enormi e secolari ha da sempre un posto privilegiato all’interno delle storie di licantropia. Ma anche altri scenari, se ben descritti, riescono a evocare un’atmosfera altrettanto suggestiva. In “The Werewolf of the Sahara” (Weird Tales, agosto-settembre 1936) il misterioso G.G. Pendarves (pseudonimo maschile sotto cui si nascondeva in realtà una gentile donzella, Gladys Gordon Trenery) ci porta tra le dune d’Egitto, dove la magia nera di un malvagio sceicco trasforma in licantropo un avventuriero svedese che, alla fine, verrà liberato dall’amore di una donna. “The Hound of Pedro” (Weird Tales, novembre 1938) di Robert Bloch si ambienta invece in Messico, al tempo della dominazione spagnola. Il Pedro del titolo è Pedro Dominguez, tirannico leader di una banda di predoni che si divertono a fare razzie e a terrorizzare le popolazioni locali. Per accrescere la sua autorità, egli fa un patto col diavolo che lo trasforma però in un bestiale licantropo, costretto a bere il sangue di giovani donne.

Robert Bloch (1917-1994), famoso per aver scritto Psycho, fu uno degli autori di punta di Weird Tales, e un’altra sua inusuale storia di licantropi fu pubblicata nel numero di marzo 1946 della rivista. Si tratta di “The Bogey Man Will Get You”, dove l’eroina protagonista va incontro ad una brutta fine quando, spinta dalla curiosità, ficca il naso negli affari del suo vicino di casa, che lei crede essere un vampiro... Mentre in realtà, come scopre a sue spese, questi è un licantropo!

Illustrazione in Weird Tales, gennaio 1941“Lupa”, di Robert Barbour Johnson, vede come protagonista l’ennesima ragazza-lupo. Il racconto esce su Weird Tales nel gennaio del 1941.

Dal canto suo Manly Wade Wellman (1903-1986), altro autore troppo spesso sottovalutato ma capace di scrivere ottimi racconti weird, prende spunto dalle leggende tradizionali degli Stati Uniti del Sud per imbastire alcune delle più affascinanti storie dell’orrore apparse sul mercato dei pulp [per un approfondimento su questo scrittore, il riferimento in italiano è un articolo del sottoscritto: “Manly W. Wellman e la tradizione popolare del racconto weird”, su Yorick Fantasy Magazine n. 16/17, Reggio Emilia, 1993].

Nel maggio 1936 Wellman pubblica su Weird Tales “The Horror Undying”, la prima delle sue storie d’argomento licantropico: qui gli atroci delitti del lupo mannaro avvengono nel pieno della guerra di Secessione americana, passando quasi in secondo piano di fronte agli orrori della battaglia. Segue, nel marzo 1937, “The Werewolf Snarls”, in cui un esperto di scienze occulte incontra uno strano personaggio che gli si rivela come un licantropo. Il racconto è però abbastanza convenzionale, e l’autore ha fatto di meglio in “Dhoh” (Weird Tales, luglio 1948), dove tuttavia non troviamo un uomo-lupo ma un uomo-orso! Wellman sfiorerà ancora il tema in “The Last Grave of Lill Warran” (Weird Tales, maggio 1951), racconto basato sulla credenza che un licantropo, se ucciso nella sua forma di lupo, è destinato dopo la morte a diventare un vampiro.

Weird Tales, maggio 1941, copertinaRiporta il tema entro schemi più convenzionali “The Phantom Pistol” (Weird Tales, maggio 1941) dell’abile Carl Richard Jacobi (1908-1997), dove il protagonista scopre che un suo amico collezionista di pistole antiche è un lupo mannaro, e lo uccide con uno dei pezzi della sua collezione, capace di sparare proiettili d’argento. Insieme a questa troviamo però su Weird Tales anche storie di falsa licantropia, e “The Mark of the Monster” di Jack Williamson (Weird Tales, maggio 1937) è una di esse: una tara familiare diventa qui il pretesto per convincere un uomo a credere di essere un licantropo. Il racconto è piuttosto ben dosato nel profondere un senso di mistero, ma il finale non-soprannaturale lascia con l’amaro in bocca.

Williamson, tuttavia, si rifarà in seguito con Darker Than You Think del 1940(Tr. it.: “Il figlio della notte”, Urania n. 4, Mondadori, 1952), capolavoro indiscusso del genere dove il tema orrorifico della licantropia si sposa con quello dei mutanti della fantascienza. Questo romanzo però non apparve su Weird Tales, bensì a puntate su Unknown, la rivista che sotto la direzione di John Campbell ne rinnovò per un breve periodo i fasti. Ma prima ancora di Williamson era già uscita su Strange Tales (nel numero di gennaio 1932) la novella Wolves of Darkness, in cui viene postulata una spiegazione pseudoscientifica per il mito del licantropo. Vi si narra del tentativo degli alieni di invadere il nostro mondo, con un’orda di abominevoli entità che entra nella nostra dimensione iniziando a possedere le menti e i corpi degli uomini, mutandone quindi l’aspetto in quello di mostruose creature lupesche. Alla fine si lascia intendere che da queste infiltrazioni aliene, avvenute anche secoli addietro, erano nate le leggende sui licantropi.

Il figlio della notte, 1952, copertinaVerso la metà degli anni Trenta nacquero un gran numero di magazines di weird menace, così erano chiamati i pulp in cui le storie di mistero e orrore erano intinte con una forte componente di sesso e sadismo; in pratica, riviste sul genere di Weird Tales ma con narrazioni molto più spinte e trasgressive, in cui la componente sovrannaturale non era strettamente necessaria all’esplicitarsi della storia. E anche qui le storie di licantropia non mancavano. Per esempio su Horror Stories compare, nel numero di agosto-settembre 1937, “Beast-Women Stalk at Night” di Wayne Rogers (pseudonimo di Archibald Bitter, che fu uno degli editori di Argosy), dove agisce un branco di nude e feroci donne-bestia che danno la caccia agli uomini spargendo nel mondo l’epidemia licantropica.

Un lupo gigantesco e sanguinario è presente anche in “The Death Beast” di Norvell Page (1904-1961), che vide la luce su Dime Mystery Magazine nel dicembre 1933, mentre un intero banco di licantropi agisce in “The Seal of Sin” di Henry Kuttner (Strange Stories, agosto 1940), nel quale però un anello magico, sul quale è inciso il sigillo di Salomone, dà a un occultista il potere di sconfiggerli. Il filone delle creature mannare prosegue poi in racconti come “The Werewolf of Wall Street”, di Edith e Ejler Jacobson (Dime Mystery Magazine, luglio 1938), “Master of the Werewolf” di Gabriel Wilson (Terror Tales, luglio-agosto 1939), e “Wooed by a Werewolf” di Robert Lesile Bellem (Uncanny Tales, novembre 1939).

Illustrazione di Virgil Finlay in Weird Tales, dicembre 1936
Illustrazione di Boris Dolgov in Weird Tales, settembre 1942
Illustrazione interna di Virgil Finlay per The Woman at Loon Point.
A destra, illustrazione di Boris Dolgov per Satan’s Bondage di Banister.


Ma è su Weird Tales che le storie sui lupi mannari trovano il loro campo più fecondo. Oltre a quelle già citate, ulteriori variazioni della trasformazione da uomo a bestia possono essere individuate nei racconti “Silver Bullets” di Jeremy Ellis (Weird Tales, aprile 1930), “The House of the Golden Eyes” di Theda Kenyon (settembre 1930), e “The Curse of the Valedi” di Captain S.P. Meek (luglio 1935). Si tratta tuttavia di storie piuttosto convenzionali, scritte da autori minori, che nulla aggiungono al mito dell’uomo-lupo. Un ingegnoso metodo per vanificare la maledizione della licantropia, è comunque impiegato da August Derleth e Mark Schorer nel racconto “The Woman at Loon Point” (Weird Tales, dicembre 1936) in cui il protagonista, un giovane in vacanza nei boschi del Michigan, viene morso da un licantropo e si trasforma a sua volta in bestia. La sorella dell’uomo, allora, lo incatena prima delle sue trasformazioni notturne, così che egli non possa assaggiare altro sangue con cui rinnovare i suoi poteri. Questo fa sì che la magia licantropia perde la sua efficacia e il giovane è salvo.

Weird Tales, settembre 1942, copertinaLa mutazione da uomo a lupo gioca una parte esplicita anche in “Loup-Garou” di Manly Banister (1914-1986) che, uscito su “The Unique Magazine” nel maggio 1937, narra in uno scenario contemporaneo dell’amore di un uomo per una bellissima ragazza-lupo destinata però alla tragica morte. Banister tornerà sull’argomento in “Satan’s Bondage” (Weird Tales, settembre 1942), definito un “werewolf-western” dall’editore della rivista, e in altri due racconti: “Devil Dog” (Weird Tales, luglio 1945) ed “Eena” (Weird Tales, settembre 1947), il suo capolavoro, la cui protagonista è un’altra donna-lupo.

In questa toccante storia uno scrittore, Joel Cameron, prende casa vicino a Wolf Lake facendo amicizia con i coloni locali. I semi della tragedia vengono piantati quando l’uomo, trovato un cucciolo di lupo albino, lo alleva contro la volontà dei coloni che gli sconsigliano di farlo. A dispetto del forte legame che si instaura tra loro, Eena (è questo il nome dato al lupo, che è di sesso femminile) una volta cresciuta fugge via dall’uomo, e presto sul posto iniziano a udirsi storie su un grosso lupo bianco a capo di un famelico branco. La trama prende una piega drammatica allorché Eena, piuttosto inaspettatamente, cambia trasformandosi in una giovane e bella ragazza che alterna la sua forma animale a quella umana. Eena intraprende così una relazione d’amore con il suo protettore, che resta ignaro della cosa; ma quando alla fine l’uomo si trova davanti il grosso lupo bianco, che stenta a riconoscere come il cucciolo che aveva allevato, non esita a sparargli. Scopre così di aver ucciso la donna amata, che torna alla forma umana morendo tra le sue braccia.

Un’attrazione fatale è presente anche in “Werewoman” di Catherine Lucille Moore (1911-1987), tra le più brillanti scrittrici di science fantasy di Weird Tales. Il racconto, facente parte della serie di Northwest Smith, uscì però su Leaves nel 1938: qui, l’avventuriero delle stelle incontra in un desertico reame alieno un branco di lupe mannare, e ne diventa il capo.

The White Wolf, 1941, copertinaNotevoli variazioni sul tema delle trasformazioni licantropiche sono anche i racconti “The Psychomorph” di E.A. Grosser (Unknown, febbraio 1940), “When the Werewolf Howls” (Horror Stories, maggio 1940), e “Beast of the Island” di Paul Selonke (Strange Stories, ottobre 1940), tutti usciti sulle riviste “rivali” di Weird Tales.

Gli anni Quaranta sono unanimemente considerati come il “Periodo d’Oro” per lo sviluppo e l’evolversi del filone licantropico, sia al cinema che nella letteratura. In narrativa, uno dei romanzi migliori del periodo è The White Wolf di Franklin Gregory (1905-1985), pubblicato nel 1941. Si tratta di un riuscito tentativo per dare alle storie di licantropi un trattamento adulto. Protagonista è ancora una volta una giovane donna, Sara de Camp d’Avesnes, la quale, dopo essersi immischiata con un culto Satanico, si trasforma in grosso lupo bianco e in questa forma uccide chi le sbarra la strada. Il padre di Sara, allarmato dai cambi di personalità della figlia, scopre che la ragazza era predestinata a diventare una wolf-woman come contropartita di un patto col diavolo fatto da un suo antenato. Il romanzo, eccellentemente scritto, è pieno di scene orrorifiche e splatter che lo rendono ancor oggi una lettura avvincente e moderna. Vi troviamo anche la terribile descrizione di un infante rapito dal licantropo, la cui testa, più tardi, viene ritrovata staccata dal corpo!

Weird Tales, novembre 1942, copertinaLa prima storia a cambiare in modo radicale lo stereotipo della licantropia (un tema che cominciava ad essere ormai usato e abusato da troppi scrittori), rappresentando un vero spartiacque tra passato e moderno, è “The Hound” di Fritz Leiber (Weird Tales, novembre 1942), racconto che si avvantaggia di un’ambientazione urbana e moderna. Il mostro licantropico qui è descritto come una creatura d’ombra di forma incerta, impossibile da definire ma dall’apparenza di lupo. È un fantasma che, nato dall’inconscio della sua vittima, prende sembianze di carne e sangue. E l’aspetto di belva ne fa una creatura ancor più temibile.

Un altro autore che ha reinterpretato in maniera originale la leggenda dell’homo lupis è stato Anthony Boucher (1911-1968), scrittore dai risvolti spesso umoristici. In “The Compleat Werewolf” (Unknown, aprile 1942) troviamo un lupo mannaro arruolato nell’F.B.I., e in “The Ambassadors” (Startling Stories, giugno 1952) i licantropi diventano plenipotenziari terrestri su altri pianeti. Sulla rivista di Farnsworth Wright è apparso invece, nel settembre 1945, il suo “Mr. Lupescu”, strano racconto di una creatura mannara nata dall’immaginazione.

Weird Tales, settembre 1927, copertinaI licantropi comparivano occasionalmente anche nei versi che si pubblicavano su Weird Tales, e “They Run Again” (nel numero del dicembre 1938) di Leah Bodine Drake, autrice che più tardi vinse un Premio Pulitzer, ne è il miglior esempio. Ma degni di menzione sono anche i componimenti di Henry Kuttner (“Ballad of the Wolf”, giugno 1936) e di C. Edgar Bolen (“Lycanthropus”, settembre 1936).

I romanzi e i racconti a tema licantropico pubblicati su Weird Tales (tra cui si citano ancora “The Wolf-Woman” di Bassett Morgan, settembre 1927, e “The Werewolf Owls” di Clifford Ball, novembre 1941) rappresentano una piccola ma significativa parte dell’enorme produzione letteraria che ha preso piede dal mito del werewolf, e attraverso tutta la serie di variazioni che alla fine hanno coinvolto anche il cinema, la figura del lupo mannaro è diventata una icona-simbolo dell’immaginario dell’uomo. Per questo, c’è da credersi che il suo sinistro ululato continuerà a riecheggiare nei nostri incubi ancora a lungo...

Illustrazione di Mont Sudbury per 'The Werewolf Owls' in Weird Tales, novembre 1941Nota Bibliografica: Diversi dei racconti citati nell’articolo sono rintracciabili, in traduzione italiana, nelle seguenti antologie: Storie di lupi mannari, a cura di Gianni Pilo e Sebastiano Fusco (“I Mammut” Newton Compton, Roma, 1994); Notti di luna piena, a cura di Domenico Cammarota (Fanucci, Roma, 1987); I signori dei lupi, a cura di Gianni Pilo (Fanucci, Roma, 1988); Mal di luna, a cura di G. Pilo e S. Fusco (Tascabili Economici Newton, Roma, 1994). Per i dati originali dei racconti, il riferimento principale è stato il volume The Collector’s Index to Weird Tales, compilazione a opera di Sheldon R. Jaffery e Fred Cook (Bowling Green State University Press, Ohio, 1985), mentre per l’iconografia, oltre che delle fonti originali si è fatto uso di Terror! A History of Horror Illustrations from the Pulp Magazines, di Peter Haining (Sphere Books, 1978). Nel campo critico, i volume consultati utilmente sono stati invece i seguenti: The Essential Guide to Werewolf Literature di Brian J. Frost (University of Wisconsin Press, Madison, WI, 2003); Werewolf in Legend, Fact and Art, di Basil Copper (St. Martin’s Press, New York, 1977), e A Lycanthropy Reader: Werewolves in Western Culture, di Charlotte F. Otten (Syracuse University Press, NY, 1986).

N.B.: Il presente articolo era stato pubblicato in forma incompleta, più breve e con un diverso titolo (“La figura del licantropo nel weird-tale americano del primo Novecento”) nel libretto collettivo Licantropi!, a cura di Elvezio Sciallis (Ed. Yorick Fantasy Magazine, Speciale n. 30.1, 2001). Questa, qui presentata, è la sua versione inedita, riveduta e aggiornata per l’occasione.

Pietro Guarriello