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venerdì 16 novembre 2012

Weird Realism: Lovecraft e il “Realismo speculativo” nella filosofia contemporanea

Weird Realism: Lovecraft and Philosophy, 2012, copertinaE se la narrativa di Howard Phillips Lovecraft fosse, per certa filosofia del giorno d’oggi, ciò che la poesia di Friedrich Hölderlin rappresentò nell’ispirare la fenomenologia di Heidegger? A ipotizzarlo e proporlo è il singolare saggio Weird Realism: Lovecraft and Philosophy scritto da Graham Harman e pubblicato da ZeroBooks, un marchio del gruppo editoriale anglo-americano John Hunt Publishing.

Docente di filosofia dell’Università Americana del Cairo, in Egitto, ed esponente dello Speculative Realism – o “Realismo speculativo” – fra le correnti della filosofia contemporanea, il professor Harman illustra la centrale posizione che l’opera del Gentiluomo di Providence può occupare nella prospettiva di quel che lui stesso definisce come Weird Realism. Un “Realismo weird” discusso nelle tre distinte sezioni del volume, da una prima introduttiva parte a sollevare i diversi e generali temi filosofici rintracciabili nelle storie di Lovecraft, alla seconda e più estesa che ne rileva i tratti attraverso alcuni dei racconti principali – “Il richiamo di Cthulhu”, “Il colore venuto dallo spazio”, “L’orrore di Dunwich”, “Colui che sussurrava nelle tenebre”, “Alle montagne della follia”, “L’ombra su innsmouth”, “I sogni nella casa stregata” e “L’ombra calata dal tempo”, citandone i titoli italiani – sino a ricollegare il tutto nei capitoli della conclusione.

“Quel che Hölderlin fu per Martin Heidegger, e Mallarmé per Jacques Derrida, è allo stesso modo H.P. Lovecraft per i filosofi del Realismo speculativo. Lovecraft fu uno dei più brillanti protagonisti delle riviste di horror e fantascienza, ma morì povero e relativamente sconosciuto durante gli anni 30. Nel 2005 è stato innalzato finalmente dallo stato di pulp ai canoni della letteratura classica, con l’uscita di un volume della Library of America dedicato alle sue opere” – come riporta il testo della quarta di copertina, per l’occasione reso in italiano.

“L’impatto di Lovecraft sulla filosofia si è sviluppato nel corso di più d’un decennio. Inizialmente sostenuto dall’ombroso guru Nick Land, negli anni 90 all’università di Warwick, fu in seguito scoperto come oggetto di fascinazione personale per tutti e quattro i membri originari del movimento del Realismo speculativo del Ventunesimo secolo. In questo libro, Graham Harman estrae le basilari concezioni filosofiche sottese nell’opera di Lovecraft, fornendo un Realismo weird in grado di liberare la filosofia continentale dalle sue attuali scoranti impasse. Abbandonando ogni pia referenza da Heidegger a Hölderlin e i Greci, Harman sviluppa una nuova mitologia filosofica incentrata su figure lovecraftiane come Cthulhu, Wilbur Whately, e la mostruosità rattiforme di Brown Jenkin. Il fiume Miskatonic prende il posto del Reno e dell’Ister, mentre il Caucaso di Hölderlin cede il passo alle antartiche Montagne della follia di Lovecraft”.

L’autore riprende ed elabora qui la propria e particolare visione filosofica dei lavori di Lovecraft, anticipata nel suo precedente articolo On the Horror of Phenomenology: Lovecraft and Husserl apparso sulla rivista specializzata Collapse, Vol. IV: Concept Horror (Urbanomic, maggio 2008).

Informazioni presso la pagina web dell’editrice Zero Books, mentre è possibile dare un’occhiata ai contenuti tramite il solito servizio “LookInside!” di Amazon, che ne presenta in anteprima alcune pagine. Per chi volesse approfondire in lingua inglese, un’interessante – e specialistica – recensione del saggio si trova sul Philosophy Blog di William Koch.

Weird Realism: Lovecraft and Philosophy
Graham Harman
Zero Books, 2012
brossura, 268 pagine, £14.99 / $24.95
ISBN 9781780992525

Andrea Bonazzi

venerdì 7 ottobre 2011

In the Dust of This Planet, l’orrore e la filosofia

In the Dust of This Planet, 2011, copertina
Interrogandosi a vicenda, filosofia e orrore passeggiano da sempre sottobraccio nel campo – pieno di erbacce, s’intende – del fantastico weird, specialmente nell’ultimo ventennio dal The Philosophy of Horror: Or, Paradoxes of the Heart (1990) di Noel Carrol alle idee di S.T. Joshi esposte in The Weird Tale (ancora 1990) circa la personale, peculiare visione del mondo veicolata dai maggiori scrittori in tale ambito. Più di recente, con lo speciale di Collapse Vol. IV: Concept Horror (2008) pubblicato da Urbanomic, o l’ultima eclettica prova saggistica di Thomas Ligotti sul pessimismo filosofico in The Conspiracy Against the Human Race: A Contrivance of Horror (2010).

Appena uscito per la Zero Books, un marchio del gruppo editoriale anglo-americano John Hunt Publishing, è ora la volta di questo In the Dust of This Planet. Horror of Philosophy vol. 1, un saggio di Eugene Thacker sulle relazioni tra filosofia e horror passando attraverso il pensiero occulto, mistico e demonologico fino all’orrore come genere nella cultura odierna.

Lo stesso Thomas Ligotti così si esprime in un blurb di presentazione scritto per libro: “il disquisire di Thacker sull’intersecarsi di orrore e di filosofia è del tutto originale e del tutto accattivante... In the Dust of This Planet è un grimorio enciclopedico nell’istruirci nella varietà del pensiero esoterico e le infernali diversioni esistenti per l’indagine ulteriore del lettore, accompagnandoci in un delizioso percorso in mezzo ad attrazioni dannate che da sole valgono il biglietto d’ingresso per questo volume”.

Fra disastri economici e sociali, catastrofi planetarie, nuove pandemie e un’incombente minaccia di estinzione, il mondo sta diventando un luogo sempre più “impensabile”. Il suggerimento, in questo libro, è quello di guardare al genere narrativo dell’orrore in quanto capace di offrirci punti di vista alternativi, nuovi modi di pensare di fronte, appunto, all’impensabile. Il confronto con questa idea è anche un coinvolgimento, un invito ad affrontare la nostra capacità di comprendere il mondo in cui viviamo: un motivo centrale in tutto l’horror.

In the Dust of This Planet esplora dunque tali rapporti tra la filosofia e l'orrore. Nell’approccio di Thacker, la filosofia non è affrontata secondo un taglio accademico quanto, piuttosto, come “pensiero al limite di ogni pensiero”, tanto più nell’andare a incastrarsi con certe concezioni proprie dell’occultismo, della demonologia e del misticismo, rappresentate in separati capitoli dell’opera. Allo stesso modo, l’autore considera l’horror come qualcosa di ben più significativo; non per l’aspetto di superficie, quello delle “tattiche dello spavento” e dello splatter, ma per il sottovalutato quanto basilare tema del supernatural horror nella narrativa, nel cinema, nei fumetti e nella musica. Come riporta la nota editoriale, “questo rapporto tra filosofia e orrore non comprende in sé la filosofia dell'orrore, se non altro, quanto al contrario l'orrore della filosofia, in quei momenti in cui il pensiero filosofico si confronta enigmaticamente con l'orizzonte della propria esistenza”. Per Thacker, l’orrore soprannaturale è il punto chiave in cui trova luogo questo paradossale “pensiero dell’impensabile”.

Autore di pubblicazioni su una gran varietà di argomenti, dalla fantascienza e l’horror alla filosofia continentale, Eugene Thacker è professore associato presso la New School di New York oltre che, stando a quel che scrive di sé in quarta di copertina, “ricercatore di ruolo all’Istituto di Ateologia Shoggotica della Miskatonic University”.

Maggiori informazioni sulle pagine di www.zero-books.net, mentre si può dare una sbirciata ai contenuti del volume attraverso l’ampia anteprima del “LookInside!” di Amazon.

In the Dust of This Planet. Horror of Philosophy vol. 1
Eugene Thacker
Zero Books, 2011
brossura, 179 pagine, £11.99 / $19.95
ISBN 9781846946769

Andrea Bonazzi

giovedì 10 marzo 2011

Lovecraft: Teoria dell’Orrore, una recensione

“I rapporti fra uomini non stimolano la mia fantasia. Semmai è il rapporto dell’uomo con il cosmo, con l’ignoto, che solo riesce ad accendere in me la scintilla dell’immaginazione creatrice. Il punto di vista antropocentrico mi riesce insopportabile, perché non posso condividerne la primitiva miopia che esalta il mondo trascurando ciò che vi sta dietro. Il mio piacere è la meraviglia, l’inesplorato, l’inaspettato, ciò che è nascosto e quell’alcunchè d’immutabile che si cela dietro l’apparente mutevolezza delle cose. Rintracciare quel ch’è remoto nel vicino; l’eterno nell’effimero; il passato nel presente; l’infinito nel finito; queste sono le fonti del mio piacere e di ciò che io chiamo bellezza”. (H.P. Lovecraft, “In Difesa di Dagon”, 1921)

Howard Phillips Lovecraft, fotoNelle vesti di critico e di teorico letterario, non meno che in quelle di straordinario narratore dell’orrore, H.P. Lovecraft non sarà mai lodato abbastanza. Basti citare il suo fondamentale “Supernatural Horror in Literature”, il primo vero studio sulla narrativa dell’horror e del mistero che sia mai stato scritto – ancora oggi una pietra miliare nel suo genere e manifesto, mai come oggi così attuale, delle inquietudini del terrore in letteratura – per rendercene conto.

Ma Lovecraft ha scritto anche tutta una serie di sue brillanti argomentazioni sulla materia presa in oggetto, l’horror e il fantastico (materia eterea, irreale, da cui nascono tutte le fantasie...) e in particolare il cosmic horror che è al centro della sua poetica, e le sue interpretazioni hanno anticipato quelle di noti critici e teorizzatori del genere come Tolkien, Borges e Caillois, con il fantastico inteso come alternativa o Mondo Secondario (“secondary world”) e il soprannaturale visto quale interruzione e violazione delle Leggi naturali che dominano la Realtà.

Tutti questi straordinari saggi, utilissimi per indagare la filosofia alla base dell’opera dello scrittore, la sua estetica dell’orrore, e le pulsioni recondite da cui questo scaturisce, sono ora stati raccolti, per la prima volta al mondo (e per una volta tanto il vanto è tutto italiano) nel nuovissimo Teoria dell’Orrore. Tutti gli scritti critici di H.P. Lovecraft (Edizioni Bietti, 2011, pp. 560, €24.00), volume a cura del noto esperto e specialista Gianfranco de Turris, e con una Introduzione di S.T. Joshi, massima autorità su vita e opere del Maestro dell’Incubo.

In verità, non è un libro e un lavoro fatto ex novo, in quanto i saggi di Lovecraft sulla Letteratura fantastica sono già stati raccolti in precedenza, sempre da G. de Turris, una prima volta – in edizione però pressoché incompleta – in In difesa di Dagon e altri saggi sul fantastico (SugarCo, 1994, pp. 202) e poi in volume pubblicato da Castelvecchi (2001, pp. 272) omonimo del presente.

Questa che segnaliamo è quindi (come si legge nel frontespizio interno) una “Terza edizione riveduta, corretta, aggiornata ed ampliata” ma si presenta a tutti gli effetti come un’opera nuova per una serie di ragioni, in primis le circa 200 pagine di materiale nuovo che ne giustifica la mole e l’acquisto. Per non parlare di tutti gli aggiornamenti, le correzioni, le decine e decine di annotazioni in più, ecc., rispetto alle precedenti versioni. Sicuramente si tratta della compilazione definitiva di questo genere, un’opera di seminale importanza che aiuta a decifrare uno scrittore che è stato capace di aprire squarci nel banale quotidiano e di gettare nuovi semi e idee in un campo (oggi minato qual è quello del fantastico letterario) che di semi e idee fruttifere ne ha finora visti pochi.

In questo senso, quella attuata consapevolmente da Lovecraft, nella narrativa e soprattutto nei saggi, è stata una vera e propria “rivoluzione Copernicana” (per usare la bella definizione di Fritz Leiber), un matrice e un mezzo attraverso cui far emergere il suo più profondo pensiero e la sua immensa, assoluta, quasi metafisica (seppure saldamente materialistica e agnostica) “visione delle cose”.

Teoria dell’Orrore, 2011, copertinaA differenza di Poe, Lovecraft colloca l’orrore nel “vasto spazio esterno”, nell’insondabile e profondo Ignoto, e la sua concezione dell’incubo è frutto di tre capisaldi: 1) anzitutto “l’Ignoto”, appunto, inteso come il versante più tenebroso del fantastico; 2) poi “l’atmosfera”, frutto di allusioni a forze estranee e ostili; 3) il punto di vista “cosmico”; 4) infine la “sospensione della realtà”, intesa come sconfitta di ogni legge di natura. Su questi quattro principî Lovecraft edificherà il suo personalissimo percorso, di uomo e di narratore.

Questi saggi sono quindi di vitale interesse e di valore durevole, dando materia alla materia stessa di cui sono fatti i sogni...

Gli scritti sono presentati in modo organico, con un accurato apparato critico di contorno che ne spiega genesi, evoluzione ed importanza. Fondamentale tra questi documenti è naturalmente “L’Orrore sovrannaturale nella Letteratura”, il saggio più importante scritto da HPL, che lo scrittore aggiornò continuamente e costantemente nel corso della sua vita. Quella che qui si è tradotta (unica versione italiana completa, annotata e prefata) è l’ultima sua revisione, del 1936. Lovecraft vi traccia una vera e propria genealogia dell’orrore, che partendo dai primi esempi del genere gotico, attraversando Edgar Allan Poe e Lord Dunsany (due suoi numi tutelari), arriva fino ai Maestri moderni. Un excursus critico-storico che non ha precedenti né rivali in campo critico. Le “fortune” di questo saggio, del resto, sono ampiamente documentate all’interno dal compianto Claudio De Nardi (scomparso mentre questo libro era in corso di stampa) in un bell’intervento, “Storia e Fortuna de L’Orrore Sovrannatutale nella Letteratura”, che introduce alla perfezione quello che Gianfranco de Turris ha giustamente definito “un testo fondamentale nella storia delle teorie del fantastico” (p. 17).

Seguono altri testi critici, di minore portata ma non meno significativi. Il più stimolante tra questi è sicuramente un gruppo di interventi scritti nel 1921, che poi sono stati riuniti dal grande S.T. Joshi sotto il titolo generale di “In Difesa di Dagon”. Si tratta di una serie di ampie e articolate riflessioni in cui Lovecraft difendeva filosofia, gusto estetico e tecniche narrative alla base dei suoi primi racconti, e, più in generale, l’originalità del suo modo di intendere e di vedere il fantastico.

Vengono quindi raccolti una serie di interventi su alcuni temi generali della narrativa fantastica intesa nella sua accezione più ampia: ecco, dunque, uno scritto sul mondo magico e fiabesco (“Sulle Fate”), uno sulla fantascienza (“Alcuni appunti sulla narrativa interplanetaria”), e un paio dedicati più specificatamente alla letteratura horror e weird (“Note su come scrivere racconti fantastici” e “Osservazioni sulla narrativa fantastica”), che insieme costituiscono una guida inestimabile ai principî di Lovecraft e ai suoi metodi di scrittura narrativa.

Infine, trovano posto una serie di profili critici e biografici su alcuni importanti autori del passato, o contemporanei di Lovecraft, che nella forma del saggio breve uniscono memorie e ricordi personali all’analisi critica dell’opera dell’autore. Tra essi spiccano “Lord Dunsany e la sua opera” (1922), e “I romanzi fantastici di William Hope Hodgson” (1934); ma non sono da meno le osservazioni e i ricordi di HPL su Robert E. Howard, Clark Ashton Smith e Henry Whitehead, che proprio grazie al peso dell’apprezzamento di Lovecraft sono assurti essi stessi al rango di Maestri del fantastico.

Dicevamo all’inizio del materiale inedito che arricchisce questa bellissima edizione (che si presenta un must anche sotto il profilo visivo e “tattile”, unendo al rigore e alla sobrietà della veste grafica la limpidezza dei fonts e un perfetto design, interno ed esterno, che rende il volume un piccolo gioiellino di cura editoriale), che recupera innanzitutto una curiosa lista di Lovecraft, “Le mie storie dell’orrore preferite”, tratta da un raro numero del 1934 di The Fantasy Fan; ma la vera novità, una primizia per l’Italia, è qui rappresentata dalle “Trame di racconti fantastici” (“Weird Story Plots”), cioè i sunti da lui preparati dei classici dell’horror che vanno da Poe a Blackwood, da M.R. James a R.W. Chambers, H.H. Ewers, ecc. – senza tralasciare grandi storie dimenticate di W. Elwyn Backus, Leonard Cline, Paul Suter e altri. Lovecraft scrisse tali sunti per “identificare elementi e situazioni che universalmente contribuiscono a creare le suggestioni e a dare efficacia in un racconto dell’orrore”.

Nella parte conclusiva di questa edizione ampliata di Teoria dell’Orrore troviamo infine le “Lettere sull’immaginario” di Lovecraft, una serie di corposi (e inediti) brani estratti dal suo epistolario inerenti la letteratura fantastica e dintorni, ma non solo (giacchè, come ci ricorda de Turris, “Lovecraft non era semplicemente un appassionato ed un autore del fantastico, ma aveva alle spalle un retroterra che si rifletteva su questa sua passione specifica”), il tutto con l’aggiunta di diverse note esplicative, indicazioni bio-bibliografiche, ecc.

Ciò che emerge fuori, a lettura conclusa, è l’enorme passione che Lovecraft nutriva per il genere letterario da lui prescelto, un amore profondo, viscerale, sincero, ma anche analitico e, potremmo dire, “scientifico” nella sua continua analisi e dissezione della materia, opere, autori eccetera. Ma, più importante ancora, in quei saggi Lovecraft riesce a dare una base concreta alla sua filosofia, e a fornire una giustificazione alla scrittura del mistero mediante un’analisi sulla natura e il fascino della narrativa dell’orrore. L’enfasi viene posta sull’atmosfera, più che sulla trama, nella significativa distinzione (che sembra essersi persa nella narrativa horror odierna) tra il racconto genuinamente del mistero e il racconto di mera suspense psicologica.

E poi, fortemente significative, ci sono le sue riflessioni sulla terrificante posizione dell’uomo (infima) nei confronti del vasto universo, la difesa, etica ed estetica, del suo materialismo di natura meccanicista e, in generale, troviamo nei saggi le fondamenta su cui Lovecraft tratteggia in controluce la propria personalissima visione del mondo e della vita. Una lettura fondamentale, quindi, direi vitale per comprendere il pensiero di Howard Phillips Lovecraft, il più grande creatore d’incubi della storia, e anche per capire l’importanza e il significato del genere all’interno del canone letterario tout-court.

Ma, soprattutto, è una lettura indispensabile per avvertire anche noi “... quel raspare di ali nere” che s’agitano negli abissi più profondi dello spazio, e i misteri, le meraviglie e i portenti che si celano ai margini dell’universo a noi sconosciuto.

Pietro Guarriello

martedì 4 gennaio 2011

The Conspiracy Against the Human Race: Thomas Ligotti, l’horror e il pessimismo filosofico

The Conspiracy Against the Human Race: A Contrivance of Horror, 2010-2011, copertinaSono già esaurite le duemila copie della tiratura in copertina rigida di The Conspiracy Against the Human Race: A Contrivance of Horror, l’eclettico lungo saggio di Thomas Ligotti sul pessimismo filosofico pubblicato alcuni mesi fa dalla Hippocampus Press, editrice specializzata americana che si accinge ora a riproporcene una più accessibile ristampa, disponile in paperback dal prossimo febbraio (se non poco più tardi, nei sempre aleatori tempi editoriali delle small presses).

Si tratta della prima estesa opera non narrativa dello scrittore italoamericano, da qualche anno inattivo come autore di weird fiction se si esclude la revisione e aggiornamento dei racconti delle sue prime raccolte, in corso di pubblicazione presso la Subterranean Press in una serie di riedizioni definitive inaugurata nel 2010 con l’esordio di Songs of a Dead Dreamer. E se già la sua visione letteraria – tanto estremamente cupa e a tratti nichilista – ha stentato in due decenni a lasciarsi conoscere in Italia, potremmo scommettere sull’assoluta improbabilità di vedere mai tradotta in italiano questa prova saggistica dichiaratamente pessimista, scritta nella consueta, scintillante prosa delle sue storie brevi nell’illustrare il pensiero da sempre posto alla base delle stesse. Una personale concezione del mondo e delle cose, messaggio di fondo a pervadere il senso medesimo della narrazione, anziché farsene semplice espediente o sfondo come piuttosto avviene nell’horror più di convenzione.

Per tradurre almeno in parte il tono della nota editoriale: “il genere umano dovrebbe porre fine alla propria esistenza? Sappiamo almeno che significato abbia essere umani? E se non fossimo nulla di quanto ognuno di noi suppone d’essere? In questo stimolante lavoro filosofico, l’acclamato scrittore del soprannaturale Thomas Ligotti affronta queste e altre questioni nella stessa maniera provocatoria e penetrante di certa sua affermata narrativa horror. Per Ligotti non c’è rifugio dal nostro esistere in quanto esseri coscienti, i quali devono reprimere la propria consapevolezza degli orrori che il vivere ha per loro in serbo. Pure, come è possibile provare, la nostra coscienza può in ogni momento sollevarsi contro le stesse nostre difese da tale consapevolezza, sussurrandoci cose che non avremmo voluto mai ascoltare: che la religione è una trasparente fantasia, che l’ottimismo è un esercizio d’illusoria soddisfazione del proprio desiderio, che persino la ricerca del piacere è un’impresa destinata a terminare in nulla”.

L’elemento cospiratorio, al quale fa riferimento il titolo, non sarebbe però rappresentato da questo esser consapevoli che ci distingue da altri creature viventi, rendendoci tragicamente consci dell’esistere, della sofferenza e della morte. La “cospirazione contro il genere umano”, piuttosto, è quella che la specie umana ha sempre mantenuto in atto per ingannar sé stessa, negando certe angoscianti consapevolezze in favore di qualunque auto-illusione utile ad attribuire senso e scopo al ciclo della vita.

Ligotti percorre il tema in provocante disaccordo con la comune, radicata convinzione che “esistere sia una buona cosa”, affrontandolo in una successione di argomenti che attingono alle teorie e i lavori di filosofi pessimisti quali Arthur Schopenhauer, Philipp Mainländer (1841-1876), Carlo Michelstaedter (1887-1910) e principalmente il norvegese Peter Wessel Zapffe (1899-1990), sostenitore dell’antinatalismo – posizione contraria alla procreazione, qui in prospettiva di una graduale e volontaria auto-estinzione della specie – il quale considerava l’umanità come un enorme errore; un tragico paradosso che tenta di essere altra cosa da sé stesso, creandosi risposte che la natura non può dargli.

Thomas Ligotti, silhouette, fotoFra questa e diverse altre aree di ricerca, tra la filosofia morale, le neuroscienze, la psicologia della gestione del terrore (Terror Management Theory), la sociologia dell’autoinganno e la teoria dell’esperienza perturbante, l’autore statunitense si addentra con piglio in verità più letterario che saggistico, non privo di un qualche sardonico umorismo, includendo brani dalle sue Professor Nobody’s Little Lectures on Supernatural Horror (1986) in quella che è forse la più sottile provocazione del volume: l’utilizzo della letteratura del sovrannaturale a conferma e strumento di supporto dell’intuizione e della speculazione filosofica. Anzi, perfino a essa in parallelo citando sullo stesso piano Schopenhauer con Howard Phillips Lovecraft, sino al capitolo finale “Autopsy on a Puppet: An Anatomy of the Supernatural”, una “anatomia” dell’orrore soprannaturale come riflesso e sublimazione artistica di tale lucida inquietudine della coscienza, nelle sue funzioni e nei propri meccanismi fra il gotico ed Edgar Allan Poe, Lovecraft e Algernon Blackwood, Roland Topor e Robert Conrad.

La breve introduzione al libro si affida alla firma di Ray Brassier, membro della Facoltà di Filosofia presso l’Università Americana di Beirut, in Libano. Da lungo tempo in preparazione, una prima versione di The Conspiracy Against the Human Race fu resa pubblica nel 2007, per breve periodo sottoposta in formato ebook alla critica e le osservazioni del forum di www.ligotti.net, la comunità web dedicata allo scrittore. Il testo si è tuttavia rivoluzionato nel frattempo, ampliato sino a comprendere frammenti di precedenti opere, prefazioni, articoli e interviste.

Invariata l’immagine di copertina, con un Thomas Ligotti ritratto in controluce da una delle sue rare vecchie foto. Indice dei capitoli, e maggiori informazioni sulla nuova edizione economica in brossura, sono reperibili alla pagina dedicata sul sito di Hippocampus Press.

The Conspiracy Against the Human Race: A Contrivance of Horror
Thomas Ligotti
Hippocampus Press, 2010 (esaurito presso l’editore)
copertina rigida, 246 pagine, $25.00
ISBN 9780982429693

Hippocampus Press, 2011
brossura, 246 pagine, $15.00
ISBN 9780984480272

Andrea Bonazzi