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mercoledì 8 gennaio 2014

Studi Lovecraftiani 13 con un inedito di Lovecraft

Studi Lovecraftiani n. 13 copertina classica
Studi Lovecraftiani n. 13 copertina Amazon

Come preannunciato qualche tempo fa, dopo un “fermo” di riflessione e di riassetto tornano gli Studi Lovecraftiani, con questo nuovo numero 13 (numero fatidico!) che esce ora e si presenta praticamente raddoppiato nel numero delle pagine, che assommano a ben 242, un vero e proprio libro ricco di articoli, saggi, recensioni e notizie di tutti i generi su H.P. Lovecraft e il suo universo fantastico.

Le novità sono tante. Innanzitutto, c’è stato un restyling della copertina, ma anche i nostalgici della più tradizionale e ormai consolidata grafica saranno accontentati; il numero esce infatti con due diverse covers: una classica, che rispecchia il layout consueto, e l’altra più moderna, con uno stile grafico completamente rinnovato.

Per quanto riguarda i contenuti, anche qui le novità non mancano: l’aumento del numero di pagine ci ha permesso infatti di inserire ben due Tesi di Laurea, e il resto del volume si presenta come di consueto con una ricca messe saggistica, che spazia da intriganti paralleli tra Lovecraft e Gustav Meyrink, al rapporto di H.P. Lovecraft con la Fisica, da escursioni all’interno dei giochi lovecraftiani, al cinema, ai libri, ecc. Oltre a questo, trovano spazio oltre quaranta pagine di recensioni, segnalazioni bibliografiche, notizie e presentazioni di tutte le novità editoriali relative a Lovecraft uscite in Italia e nel mondo nell’ultimo biennio. Insomma, un vero “numerone must” sotto tutti i punti di vista, che ogni appassionato di Lovecraft e di letteratura fantastica non deve lasciarsi assolutamente sfuggire.

La vera sorpresa, tuttavia, che da sola vale il prezzo del numero, è l’inclusione di un lungo inedito narrativo dello stesso Lovecraft, “Il Pozzo degli Antichi”, che siamo riusciti a recuperare solo dopo lunghe e laboriose ricerche e che siamo ora orgogliosi di presentare. Questo pezzo è assolutamente inedito, non è mai stato tradotto prima in Italiano, e non è mai stato stampato professionalmente neppure negli Stati Uniti. In sostanza, è una chicca assoluta e una vera primizia per gli appassionati, e costituisce un documento unico nel campo degli Studi Lovecraftiani.

“Il Pozzo degli Antichi” ha un retroscena curioso e piuttosto weird, e forse per questo era rimasto inedito… fino a oggi. Vi si narra la storia di un misterioso pozzo avvolto da antiche leggende, che si rivela essere un portale di accesso tra il nostro mondo e il mondo dell’Altrove. Nei suoi pressi si muovono alcuni personaggi bizzarri e tutta una serie di creature soprannaturali (tra cui spiccano dei curiosi e non meglio definiti “non-morti”) che comunque impallidiscono di fronte alla finale manifestazione del terribile Guardiano del Pozzo, una creatura titanica e tentacolare, forse un Grande Antico (Lovecraft scrive “fratello del Grande Cthulhu”) che ben si attaglia al pantheon degli Old Ones dei Miti. Questa oscena e gigantesca mostruosità, che tutto abbatte e schiaccia al suo passaggio (rievocando così l’Orrore di Dunwich), in tutta l’opera di Lovecraft è presente solo in questo inedito.

La vera curiosità è tuttavia legata al fatto che questo documento era stato trascritto dal testo originale – vergato a penna nella grafia minuscola e difficile da decifrare di Lovecraft – nientedimeno che da Mark Chapman, l’assassino di John Lennon! E qui il mistero si infittisce… che cosa c’entra Chapman, un folle e assassino, oggi ancora detenuto nelle prigioni americane, con Lovecraft? Nella presentazione che abbiamo scritto per introdurre questo pazzesco inedito di HPL, saprete tutto. Ora basti dire che Chapman lavorò alla sua trascrizione e, da quel momento, il tarlo della follia iniziò a corrodere la sua mente... la stessa follia che poi lo portò a compiere il suo gesto estremo, per il quale oggi è tristemente ricordato. Anche per questo “Il Pozzo degli Antichi” si profila, per certi versi, come un testo “maledetto”, sparito per sempre dalla circolazione fino al nostro ritrovamento.

Una bizzarria, quindi, che getta più di un alone inquietante sul documento, che è stato tradotto dal nostro valido collaboratore Luigi Musolino (il traduttore de I Vermi Conquistatori di Brian Keene e di Parola di Lovecraft)… sarà forse solo per un caso che quest’ultimo, dopo averlo tradotto, ha iniziato a scrivere e a pubblicare lui stesso racconti come “La Madonna Cadavere”, “Nei Loro Templi Oscuri”, “Crustunium la Profondata”, “Lo zio che ammazzava le Bestie”, e tanti altri ancora?… Non lo sappiamo, ma in ogni modo i racconti di Gigi – così come quelli di Lovecraft – ve li raccomandiamo!

Di seguito, il sommario completo di Studi Lovecraftiani n. 13:

Analisi tematica e diacronica di The Dream-Quest of Unknown Kadath e At the Mountains of Madness, di Giulio Dello Buono
Dalle architetture immaginarie all’architettura dell’alterità: La percezione del mondo nell’opera di H.P. Lovecraft, di Andrea Becherini e Giacomo Bencistà
Lovecraft e l’uovo di dinosauro, di Renzo Giorgetti
Le piante del dottor Cinderella: Motivi paralelli tra Gustav Meyrink e H.P. Lovecraft, di Umberto Sisia
Lovecraft e la Fisica, di Andrea Zaccaria
Carcosa, di Roberto Negrini
Oscuri castelli, cripte e creature mostruose: Lovecraft in Quake, di Lorenzo Davia
La Chiave e l’Abisso: Una lettura junghiana delle opere di Howard Phillips Lovecraft, di Mauro Pennisi
Il Pozzo degli Antichi, di H.P. Lovecraft
Fissa lo sguardo nel rosso occhio del tuo dio! Ovvero: il recalcitrante messia di Rivermouth: Un commento al film Cthulhu, di Luca Cesare Foffano
Recensioni, a cura di Pietro Guarriello
Ad criticos: La biblioteca del lovecraftiano erudito. Segnalazioni critiche bibliografiche, a cura di Andrea Bonazzi
Segnalazioni in breve. Libri, saggi e articoli sulla stampa relativi a HPL: Uscite 2010-2013, a cura della redazione.


Studi Lovecraftiani n. 13
Edizioni Dagon Press, Autunno 2013
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 242 pagine, €16.50

La versione a copertina “classica” è ordinabile sul nostro shop on-line di Lulu.com, dove sono da ora disponibili a richiesta anche i numeri arretrati dall’8 al 12, insieme alla riedizione del n. 1.

La versione “restyling” con nuova copertina è ordinabile invece sul sito di Amazon.it, sul quale sono anche ordinabili i numeri 11 e 12 di Studi Lovecraftiani. Copie della versione “restyling” si possono  inoltre richiedere presso la nostra redazione (ma occorrono circa 2-3 settimane per evadere l’ordine).

Scrivere a: studilovecraft@yahoo.it. Informazioni e contatti: pagina web studilovecraftiani.blogspot.it. Pagina Facebook: facebook.com/dagon.press. Qui sotto, un’anteprima dai contenuti di Studi Lovecraftiani n. 13.

Pietro Guarriello

giovedì 10 ottobre 2013

Doug Steiner fra i Capolavori de “I Racconti di Dracula” per Dagon Press

Capolavori de "I Racconti di Dracula", Vol. 6: Doug Steiner, 2013, copertinaSi appressano le “ombre” di Halloween e tornano I Capolavori de I Racconti di Dracula”… il cui nuovo volume, a cura di Sergio Bissoli, è disponibile presso lo shop on-line della Dagon Press e comprende tre nuovi romanzi di uno degli autori meno prolifici ma più originali dell’intera serie.

Doug Steiner era uno degli pseudonimi con cui lo scrittore italiano Sveno Tozzi (1923-1999) firmava i propri romanzi horror, gialli e di fantascienza. Con questo nome sono stati pubblicati i suoi lavori nella collana de “I Racconti di Dracula”, opere originali e imprevedibili che lo rendono un autore unico all’interno della serie per la quale, purtroppo, firmò solo cinque opere: Femmine dell’al di là, La femmina dell’homunculus, L’amante del loculo tre e Il cervello che cammina. Quest’ultimo è in realtà un romanzo di fantascienza, motivo per cui riproponiamo, in questo sesto volume della collana, i soli primi tre titoli che sono quelli più decisamente orrorifici: storie uniche, deliziosamente squilibrate verso un bizzarro soprannaturale. Quel che vi aspetta, in queste trame misteriose e mai banali, è una parata di luoghi suggestivi e “maledetti”, di femmes fatales, in un clima onirico e surreale, e un sottofondo macabro e occulto.

In La femmina dell’homunculus l’Autore presenta una storia mostruosa, densa di interrogativi, ispirata in parte a La Mandragora di H.H. Ewers; ma qui la creatura è molto più oscena, crudele e perversa, e sogna di porre in atto desideri turpi e scellerati sulle femmine umane…

Femmine dell’al di là è il resoconto di una serie di sedute spiritiche tenute in una cittadina americana negli anni 50, e della vicenda pazzesca che ne è seguita. Storia di spiritismo originalissima, non priva di una certa ironia.

L’amante del loculo tre è un’opera inquietante, ricca di meditazioni sulla magia e sull’Occulto. Parallelo al nostro, esistono altri Universi, con mondi differenti, abitati da esseri differenti: spettri, larve, gusci psichici... Durante il sonno, le barriere fra i mondi si assottigliano. E quando qualcuno apre uno spiraglio fra i mondi estranei e il nostro mondo materiale, avvengono fatti inspiegabili e paurosi.

Dough Steiner era un profondo conoscitore di spiritismo, psicologia e metapsichica, e queste sono storie di fantasmi, ma non le solite che siete abituati a leggere… Qui, l’autore ci presenta un punto di vista altamente originale su queste interferenze spettrali, le loro origini, le loro azioni nefaste.

Il volume è direttamente acquistabile attraverso la vetrina di Dagon Press su Lulu.com. Informazioni sulle pagine web di studilovecraftiani.blogspot.it, un’anteprima sfogliabile del libro è presentata qui a seguito.

I Capolavori de “I Racconti di Dracula”
Volume Sesto: Doug Steiner
a cura di Sergio Bissoli
Edizioni Dagon Press, 2013
brossura, 310 pagine, €19.0
€19.00

Pietro Guarriello


martedì 25 giugno 2013

Harry Small e “I Racconti di Dracula” per Dagon Press

Capolavori de "I Racconti di Dracula", Vol. 5: Harry Small, 2013, copertinaÈ disponibile presso lo shop on-line della Dagon Press, ordinabile sul sito web di Lulu.com, il nuovo volume de I Capolavori de “I Racconti di Dracula”, collana che ristampa i migliori romanzi della storica serie di narrativa nera italiana che uscì dal 1959 al 1981, una sorta di Weird Tales di casa nostra, ma molto più macabra e gotica nei contenuti. Questa uscita segna un importante appuntamento per la nostra collana in quanto vi fa il suo esordio il grande Harry Small, un altro nome d’oro della mitica serie.

Harry Small era lo pseudonimo principale con cui Mario Pinzauti (1930-2010) firmava le sue storie del terrore e del mistero, opere torbide e avvolgenti, arcane e soprannaturali, sempre al margine tra la verità e il mistero. Altri suoi pseudonimi conosciuti sono Jim Reevels, Jack Leeder e Perry Landers. In totale, ha scritto circa cento romanzi tra cui anche gialli, spionaggio e thriller. Nato e vissuto a Roma, trascorse l’infanzia in Sicilia, una terra che gli fu sempre cara. Fu introdotto alla ERP, la casa editrice dei “Racconti di Dracula”, da Aldo Crudo, scrittore pure lui. Appassionato di armi, dopo la chiusura dell’editrice ERP nel 1983 Pinzauti diventò perito balistico del tribunale e direttore di una scuola di tiro. Nel 1979 scrisse anche un libro tecnico sulle armi.

A cura dell’esperto Sergio Bissoli, in questo I Capolavori de “I Racconti di Dracula” Volume Quinto: Harry Small vengono riproposti, nei testi corretti e integrali, tre romanzi-capolavoro dello scrittore italiano al confine tra il reale e l’irreale:

L’amante infernale (1° pubblicazione su I Racconti di Dracula n. 28 del febbraio 1962) è un incalzante thriller occulto infarcito di conoscenze esoteriche. A Ice Town, un piccolo villaggio americano sperduto tra le montagne innevate del New Jersey, un vecchio maligno vaga tra le bianche stradine deserte in cerca di sangue, mentre due spiriti diabolici, tornati sulla terra secondo un ciclo cosmico che ricongiunge il passato al presente, si ritrovano per adempiere ancora una volta all’antichissimo mito dell’“eterno ritorno”. Gli abitanti di Ice Town scopriranno presto che, oltre alle leggende locali, esistono altre e più imponderabili realtà…

La valle del Cento Morti (1° pubbl. su I racconti di Dracula n. 33, del luglio 1962) si ambienta in un cupo villaggio sprofondato tra le nebbie della Prussia orientale. A Villa Herta, abitata dai conti Von Klafhen, pesa un antico retaggio di sangue: secondo la leggenda dei “Cento Morti”, quando un enorme e vecchio tamburo farà udire di nuovo il suo lugubre suono, un mostro tornerà a reclamare una vittima della famiglia. In questo scenario da incubo, immerso in un’atmosfera surreale, un giovane forestiero arriva al castello intenzionato a indagare i luoghi della leggenda…

Lo squalo bianco (1° pubbl. su I Racconti di Dracula n. 39, del gennaio 1963) si basa su una leggenda siciliana, ma l’autore lo ambienta nella selvaggia Normandia, dove una spedizione archeologica arriva per esplorare le caverne marine e i suggestivi fiordi che la natura incontaminata di quei luoghi offre. Ma tra gli anfratti bui si annida un essere infernale, un fantasma degli abissi, che durante le notti di tempesta riemerge da un oscuro passato per reclamare un prezzo inconcepibile. Sarà un’avventura strana, quella che si troverà ad affrontare il gruppetto di studiosi, in questo fantastico racconto dove la paura dell’Ignoto attanaglia la mente e le anime degli sventurati protagonisti.

Informazioni sulle pagine di studilovecraftiani.blogspot.it, direttamente acquistabile attraverso la vetrina di Dagon Press su Lulu.com. Qui sotto, un’anteprima sfogliabile del libro.

I Capolavori de “I Racconti di Dracula”
Volume Quinto: Harry Small
a cura di Sergio Bissoli
Edizioni Dagon Press, 2013
brossura, 332 pagine, €19.00

Pietro Guarriello

lunedì 22 aprile 2013

Il ritorno di Studi Lovecraftiani. Speciale “L’arte grafica di H.P. Lovecraft” e riedizione del numero 1

Studi Lovecraftiani: L’arte grafica di H.P. Lovecraft, copertina
A grande richiesta torna Studi Lovecraftiani, l’unica rivista italiana ed europea interamente dedicata allo scrittore H.P. Lovecraft e al suo mondo fantastico. E in attesa del nuovo, monumentale numero 13 (con oltre 250 pagine di articoli e saggi dedicati al Maestro di Providence) esce ora uno speciale tutto incentrato sulla vena artistica di H.P.L., qui indagato nelle sue qualità di illustratore e di disegnatore: L’arte grafica di H.P. Lovecraft, a cura di Francesco Brandoli, con una bella copertina opera dell’artista Matteo Bocci.

A farci da guida in questa interessantissima nonché illustratissima rassegna (sono infatti riprodotti all’interno dello speciale tutti i disegni e i bozzetti artistici realizzati dallo scrittore, delle vere rarità, alcuni dei quali non hanno mai visto prima la pubblicazione a stampa) è lo stesso Francesco Brandoli che qui sotto ci presenta e introduce l’aspetto artistico e più estroso, poco o per nulla conosciuto, dell’inventore dei “Miti di Cthulhu”:

“Persino Howard Phillips Lovecraft non è stato esente da certe velleità artistiche. Nell’immenso corpus documentaristico che il Solitario di Providence ha lasciato ai posteri (migliaia di documenti, di cui circa 3.000 sono conservati alla Brown University del Rhode Island – U.S.A.), sono presenti bozzetti, schizzi e talvolta veri e propri disegni che Lovecraft realizzò durante la propria vita. Si trattava principalmente di un esercizio ludico, per mezzo del quale l’Autore sembrava voler regalare un accessorio ai destinatari delle proprie missive; per lo più amici, reali o di penna, spesso scrittori come lui e altrettanto noti sulle pagine di riviste dell’epoca, prima fra tutte Weird Tales. Nello scorrere le epistole dello scrittore americano, risulta così facile imbattersi in rapidi schizzi, abbozzi o veri e propri disegni che lo stesso Lovecraft si è divertito ad appuntare nel corso di una lettera, inserendovi illustrazioni e didascalie; oppure, si possono trovare veloci abbozzi delle sue idee, frammisti a rapidi appunti delle stesse, nel tentativo di fissare in maniera più definita e intensa quell’immagine che forse temeva gli sfuggisse via, svicolando dalla sua mente in altre dimensioni spazio-temporali. Possiamo essere certi che Lovecraft sia stato un grande scrittore, ma era appunto questo: un ottimo narratore, non certo un illustratore. Eppure, i suoi disegni dimostrano una buona preparazione e una certa sensibilità artistica e immaginifica: soprattutto ci rivelano dettagli e informazioni supplementari rispetto a quanto già offertoci dal testo scritto. Ci svelano uno shunned Lovecraft. Un Lovecraft sfuggito e poliedrico, che ancora non conoscevamo e che, probabilmente, non sveleremo mai abbastanza”.

In questo inedito Speciale: H.P.L. artista e illustratore è anche tradotta per intero, per la prima volta in Italia, una lettera del 27 marzo 1934 indirizzata da Lovecraft a Franklin Lee Baldwin, nella quale il Sognatore di Providence si dilunga proprio sul suo rapporto con il mondo dell’arte e della rappresentazione grafica, confidandosi e svelandoci preziosissime informazioni su tale aspetto della sua vita.

Lo speciale L’arte grafica di H.P. Lovecraft conta settanta illustratissime pagine ed è ordinabile al prezzo di 10 Euro presso lo store on-line di Dagon Press su Lulu.com. In alternativa, un certo numero di copie è disponibile anche presso la redazione di Studi Lovecraftiani. Per richiederle, basta inviare una email a studilovecraft@yahoo.it e vi verranno fornite tutte le informazioni necessarie.

Studi Lovecraftiani #12 bis. L’arte grafica di H.P. Lovecraft
Speciale: H.P.L. artista e illustratore
(Autunno 2011), Dagon Press, 2013
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 68 pagine, €10.00


Studi Lovecraftiani #1, riedizione, copertina
Ma le novità che ha in serbo la Dagon Press non finiscono certo qui: è pronta e disponibile anche la ristampa, rieditata e corretta, dell’esauritissimo primo numero di Studi Lovecraftiani, da tempo fuori catalogo e praticamente introvabile. Si tratta di un numero da collezione che, oltre a conformarsi al nuovo formato in volumetto (non più, quindi, il vecchio fascicolo spillato del 2005), aggiunge del materiale nuovo e originale, con nuova grafica e illustrazioni. Eccone dunque una presentazione:

“L’esordio editoriale di Studi Lovecraftiani, rivista di saggistica e di studio dedicata alla vita e all’opera di Howard Phillips Lovecraft, curata da Pietro Guarriello sotto il marchio della Dagon Press, ebbe luogo nella primavera del 2005. Pubblicazione amatoriale a diffusione controllata, «SL» ha da allora lo scopo di promuovere la critica e lo studio dell’autore dei Miti di Cthulhu attraverso saggi, documenti, articoli, notizie e recensioni, prospettandosi come un importante punto di riferimento per gli estimatori italiani del Gentiluomo di Providence. Il titolo della rivista non è casuale: si richiama infatti ai leggendari Lovecraft Studies americani (oggi diventati Lovecraft Annual) pubblicati sotto la direzione di S.T. Joshi, e al pari di questi si pone il fine di promuovere l’analisi e l’approfondimento dei vari aspetti che ruotano attorno a Lovecraft, alle sue creazioni e al suo mondo. Qui gli appassionati italiani dello Scrittore possono trovare un sicuro punto di riferimento, oltre che un’occasione di incontro e confronto. Stampato in origine come fanzine fotocopiata e spillata, del n. 1 di SL furono tirate 60 copie, che andarono subito esaurite. Da allora il fascicolo risulta irreperibile, e per questo abbiamo oggi deciso di iniziare una serie di ristampe che renderanno di nuovo disponibili, nel nuovo formato volumetto a stampa professionale, i primi ed esauritissimi numeri di Studi Lovecraftiani”.

Nel sommario di questo primo numero troviamo, dopo una dotta ed esauriente Introduzione agli studi lovecraftiani di S.T. Joshi, biografo e massimo esperto mondiale di H.P.L., una utile (per neofiti e non) Guida alla narrativa di H.P. Lovecraft presentata da Fabrizio Claudio Marcon e, a seguire, gli articoli La rivoluzione copernicana del Sognatore di Providence di Massimo Berruti e Scott-Elliot ispiratore di Lovecraft di Gianluca Casseri; quindi I discepoli di Erich Zann: Lovecraft e la musica, una panoramica a tutto rock (cthuliano, naturalmente) di Bruno Gargano, Elvezio Sciallis e Andrea Bonazzi sulle produzioni discografiche in tema, e ancora l’approfondito dossier Lovecraft: ipotesi di un viaggio in Italia dedicato all’omonimo “documentario” di Federico Greco e Roberto Leggio, andato in onda il 31 ottobre 2005 su Studio Universal. Lo speciale in questione comprende diverse schede informative e un’intervista esclusiva di Michele Tetro al regista Greco, insieme ad altri autorevoli interventi atti a puntualizzare la natura di finzione del breve film, surreale omaggio lovecraftiano altrimenti proposto in veste di realistico documentario. Rubriche, novità, recensioni librarie e varie segnalazioni completano il fascicolo, anch’esso ordinabile attraverso lo store di Dagon Press su Lulu.com (un limitato numero di copie è disponibile anche presso la redazione: scrivere a studilovecraft@yahoo.it).

Studi Lovecraftiani #1
riedizione
(Primavera 2005), Dagon Press, 2013
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 110 pagine, €12.00

Informazioni sulle pagine web ufficiali di studilovecraftiani.blogspot.it. Qui sotto, una sostanziosa anteprima dai contenuti di entrambe le pubblicazioni.

Pietro Guarriello


mercoledì 27 febbraio 2013

La doppia vita di Stefan Grabiński. Una lettura “meta-fantastica” de Il Villaggio Nero

Il villaggio nero, 2012, copertina
Ogni tanto – molto raramente, in verità – salta fuori un libro che rappresenta una sorta di rivelazione e una scoperta per il fortunato autore del rinvenimento. Nel campo della letteratura fantastica, soprattutto, è oggi difficile imbattersi in opere che non siano le solite note, in letture di qualità che alla forza immaginifica e visionaria delle parole uniscano idee e concetti di pari potenza ed efficacia. Il Villaggio Nero è uno di questi libri. Mirabile, invero, perché uscito fuori quasi dal nulla, da uno scrittore che fino a ieri risultava del tutto sconosciuto anche ai più ferrati cultori del genere. Pubblicato nella bella collana “Biblioteca dell’Immaginario” delle Edizioni Hypnos, per la meritoria cura di Andrea Bonazzi, porta finalmente alla ribalta anche da noi, in modo imperioso, il nome di Stefan Grabiński (1887-1936), unico e solo scrittore di letteratura fantastica nella Polonia tra le due Guerre. Un autore dell’Est europeo, dunque, ma capace di rivaleggiarre e, forse, persino di superare, per concetti ardimentosi e portata cosmica, autentici giganti come Lovecraft, Blackwood, Chambers, Machen o Hodgson. Come loro, Grabiński è stato in grado di costruire con la sua opera inquietanti simbolismi, e di intessere attraverso di essa incredibili atmosfere di orrore in agguato dietro l’angolo

I racconti racchiusi in questa prima (e si spera non ultima) antologia italiana rappresentano una lettura seducente e sconcertante; da essi trasuda un fascino tenebroso, un’allettante, vertiginosa e agghiacciante profondità. È una lettura che colpisce e lascia il segno, che ammalia, che apre a suggestioni arcane e ad altre consapevolezze. È anche un viaggio impressionante nella mente di un uomo che non accettò mai le sue limitazioni umane. Gli appassionati del fantastico siano avvisati: Il Villaggio Nero è un gioiello, per quanto oscuro e tenebroso, uno dei libri più belli, originali e stimolanti usciti in Italia negli ultimi anni nel campo della letteratura fantastica.

Nei dodici racconti qui raccolti si agitano forze terribili, creature e presenze misteriose, incubi indicibili e orrori filtrati dalla frattura stessa della realtà. Vi troviamo uomini solitari che affrontano i fantasmi del proprio inconscio, folli sfide contro l’incarnazione del Tempo, treni spettrali, vampire e donne demoniache, visioni di altre dimensioni, tetri villaggi che nascondono oscuri segreti, e dimore infestate e maledette. E ancora, sogni che prendono vita, cose maligne ed entità eteree e immateriali, ma anche terrori più tangibili che prendono corpo dall’inconscio e dalle aberrazioni fisiche e mentali.

Ma c’è dietro molto più di tutto questo.

Anche per via della strana filosofia che li permea, i racconti di Grabiński sono considerati un caso unico, brillanti e innovativi esempi di un tipo particolare di fantastico che lo scrittore stesso proponeva di chiamare “psicofantastico” (o “metafantastico”) perché scritti in opposizione ai più convenzionali racconti di genere che uscivano in quel periodo. Anche quando usa gli elementi classici del folklore europeo, Grabiński li aggiorna e li riporta al presente, seguendo le contemporanee correnti della scienza e della filosofia. In questo il suo approccio alla letteratura orrorifica è perfettamente moderno, poiché si svincola dagli elementi della semplice tradizione e si arricchisce di simboli, figure e metafore che vanno al di là della semplice rêverie fantastica. La sua opera letteraria è pertanto atipica nel suo genere: in essa il macabro, il sovrumano, il trascendente, si innesta in un substrato che ha le sue fonti tanto nella materia scientifica quanto nei saperi alternativi, ma anche nella psicologia, nella filosofia e nel metafisico.

Le patologie della mente umana sono un perno dei racconti bizzarri di Stefan Grabiński; lo scrittore infatti fu un vero maestro nel rappresentare costrutti neurotici, teorie insane e strane fobie. Perché è alla follia stessa che il genio spesso si rapporta. Come ha scritto un suo studioso e traduttore, Grabiński “unisce le concezioni di antichi filosofi come Eraclito e Platone con la filosofia contemporanea di Henry Bergson e Maurice Maeterlink, in una battaglia contro un mondo moderno in cui il senso originale e vero della natura umana viene cancellato dalle macchine, dai sistemi repressivi e dalla miopia di alcuni” (cfr. Miroslaw Lipinski, Introduzione a The Dark Domain, Dedalus European Classics, 1993).

Ma chi era, davvero, Stefan Grabiński? Al di là della semplice biografia, che lo vuole uomo mite e riservato, maestro in una piccola scuola di periferia, in pochi forse sanno che Grabiński conduceva una doppia vita: di giorno si divideva tra la sua professione di insegnante e quella di scrittore, mentre di notte leggeva avidamente, studiava ed esercitava tutto ciò che atteneva ai domini dell’occulto. Quest’ultimo aspetto ne fa una figura di scrittore eccentrico e maledetto, che conosceva perfettamente le materie arcane, dalla teosofia allo spiritismo, senza tralasciare i classici della demonologia, magia e alchimia. Studiava, dunque, e indagava ogni teoria bizzarra o anticonvenzionale che poteva permettergli di elevare il suo pensiero sopra la realtà limitante della condizione umana, con lo scopo di abbattere le barriere tra i mondi, di penetrare i confini al di là della vita. Riteneva infatti che la morte non fosse la fine. “Ho sempre creduto,” disse a un amico che andò a fargli visita prima che morisse, “che nell’aldilà fiorisca una nuova vita, nuovi mondi che la visione del povero cervello umano non può scorgere”. A questo amico promise anche di ritornare dalla morte, come un fantasma.

Stefan Grabiński, foto
E contro un fantasma Grabiński lottò per tutta la sua breve e disperata esistenza: il fantasma della morte. Afflitto sin da fanciullo dalla tubercolosi, cercò di ribellarsi alla sua infermità e alla tirannia di un corpo minato dalla malattia gettandosi disperatamente nello studio di ogni teoria o scienza, anche la più bislacca, che poteva offrirgli un appiglio o una via d’uscita alla sua precaria condizione. Alla sua fragilità di uomo, Grabiński opponeva il potere della conoscenza. E l’esercizio e lo sviluppo della mente e delle sue facoltà più straordinarie, in modo particolare, lo spinsero a intraprendere un viaggio solitario nei territori più estremi dell’occulto. Attingendo a una varietà di fonti – soprattutto testi medioevali di alchimia e alla filosofia Buddista e Induista, ma anche alle dottrine della moderna scienza – lo scrittore arrivò alla conclusione che è il pensiero a creare la realtà, ed è il pensiero il vero artefice dell’esistenza materiale dell’universo.

Le idee fantastiche di Grabiński trovano la loro fonte nella sua concezione pluralistica e neo-platonica della realtà, secondo cui tutto si muove con l’atto della creazione della forza motrice del pensiero, secondo il concetto dinamico ispirato alle dottrine di Nietzsche e di Bergson, quest’ultimo una riconosciuta influenza sulla sua narrativa. “L’attivazione della mente, la sua fonte come propulsore della realtà” – scrive sempre Miroslaw Lipinski – “è la chiave per comprendere il pensiero di Grabiński e le sue idee circa il soprannaturale. Al contrario di molti scrittori di letteratura fantastica, egli credeva davvero in ciò che scriveva, nel significato divino del verbo scritto. Nulla di ciò che scriveva era per lui semplice intrattenimento: la sua opera è l’espressione di un’anima sincera”. (Cfr. introduzione a The Motion Demon, Ash-Tree Press, 2005).

Dunque, Stefan Grabiński credeva in ciò che scriveva. E i suoi racconti sono, in definitiva, l’espressione di una mente complessa e tormentata, fortemente ossessionata dall’occulto e dai fantasmi di una realtà che gli fu sempre ostile. Come rivelò nelle sue “Confessioni” (Wyznaniach, 1926): “Ci sono stati momenti molto tristi nella mia vita, soprattutto tra i miei 15 e i 21 anni, i cui sudari funebri gettarono come un’ombra nei miei giorni a venire. Conobbi l’orrore misterioso della vita, e mi convinsi che il Male è altrettanto potente del Bene”.

Ne Il Villaggio Nero è raccolta una scelta significativa degli straordinari racconti di Stefan Grabiński, che vanno da “Il demone del movimento”, dove un treno diventa lo scenario, al tempo stesso inquietante e surreale, di un crimine orrendo, a “La stanza grigia”, racconto-incubo di un uomo che si ritrova a vivere in un locale stregato dalla maligna presenza di un precedente inquilino, da “Il villaggio nero”, che dà titolo alla raccolta e che narra di un bizzarro villaggio dai tetri colori, che appare solo in sogno e abitato da strani personaggi, a “La vendetta degli elementali”, in cui un pompiere dalle straordinarie capacità ignifughe, tali da renderlo un fenomeno agli occhi della gente, viene in contatto con creature maligne capaci di manipolare il fuoco, probabilmente esseri di un’ignota dimensione.

Molti di questi racconti sono costruiti secondo un modello simile: dapprima nella vita “normale” dei protagonisti iniziano a manifestarsi fenomeni misteriosi o insoliti, che li portano a confrontarsi con realtà altre, e infine – in finali spesso sorprendenti – si assiste alla trasformazione o metamorfosi interiore dei protagonisti o, più spesso, alla loro rovina.

Luogo d’azione della maggior parte delle storie sono le città di provincia o sobborghi isolati, edifici e case solitarie, stazioni ferroviarie spettrali e abbandonate. La realtà e la psicologia dei protagonisti è rappresentata con realistica attenzione, e c’è un’abile costruzione di stati d’animo particolari dell’uomo che sfociano nell’inquietudine e in momenti creativi di abile tensione.

I motivi espressivi più ricorrenti in questi racconti si possono individuare nei seguenti: 1) il problema dell’identità; 2) l’esistenza di realtà parallele che si muovono dietro il velo della realtà; 3) la vita dopo la morte; 4) il passato che torna a reclamare i suoi debiti con il presente; 5) il fascino della scienza e degli studi sul paranormale; 6) l’elemento della follia e della donna demonio (o femme fatale). Alle volte i temi predominanti divengono quasi lovecraftiani, in quanto costruiti intorno alle aberrazioni della psicologia e alle forze soprannaturali che giacciono in attesa di vendetta, gettando sull’uomo maligni avvertimenti dall’Altrove.

Un paio di storie vengono dalla pregevole raccolta Demon ruchu (1919), un unicum nella storia della letteratura fantastica e soprannaturale, dove tutti i racconti sono incentrati sul tema dei treni e delle ferrovie (un’ossessione di Grabiński), che diventano simboli perfetti di quell’energia o forza spirituale che, secondo alcune filosofie metafisiche, sottende alla realtà influenzando la materia. Bergson chiamava questa forza élan vital, lo “slancio vitale”, che è quella forza naturale e nascosta della vita che fa muovere l’universo e tutte le cose (cfr. Henry Bergson, Pensiero e movimento, Ed. Bompiani, 2000). Il treno, quindi, come un diretto feticcio della filosofia anti-materialistica di Grabiński.

Un’altra delle forze propulsive della vita, il sesso, diventa un ulteriore elemento perturbante nella strana filosofia Grabińskiana, e prende forma narrativa in racconti che, in accordo con le teorie freudiane contemporanee dell’autore, aprono a curiose interpretazioni e a sottesi simbolismi psicoanalitici. Le oscure forze della libido si muovono dietro alcune delle storie più inquietanti e potenti di questa antologia, quali “L’amante di Szamota” o “A casa di Sara”, dove incauti protagonisti smarriscono sé stessi in storie dell’orrido di sconvolgente e conturbante qualità. La prosa di Grabiński (a cui la traduzione di Bonazzi rende un servizio eccellente) è talmente misurata, a tal punto efficace, da riuscire a rendere estremamente lievi, perfino romantiche (ma un romanticismo nero, nerissimo) anche immagini necrofile che in altre mani risulterebbero estremamente violente e gratuite: ed ecco che un bacio dato al capo mozzato di una giovane ragazza (nel racconto “L’engramma di Szatera”) diventa l’ossessione languida e malinconica di un uomo solitario; che un uomo che fa l’amore con un corpo morto di donna, un tronco privo di arti e testa (in “A casa di Sara”) incarna tutta la passionalità di un amante irretito nelle spire del desiderio amoroso irrisolto.

Stefan Grabiński, illustrazione di Gino Andrea Carosini
Non poteva mancare in questa raccolta il racconto che costituisce forse il supremo monumento artistico di Grabiński: “L’Area”. Protagonista ne è il suo alter-ego, Wrzesmian, nel quale prendono piena forma i tormenti dello scrittore che, come il personaggio di carta, viveva isolato e recluso in una magione appartata ai margini della città. Da una finestra che affaccia sulla casa di fronte, solitaria e deserta, Wrzesmian assisterà alla propria dissoluzione fisica e psichica, allorché gli abitanti della dimora inquietante emergeranno come fantasmi dai suoi sogni, veri e propri incubi che si materializzano dall’inconscio delle sue fantasie alterate.

A confermare quindi la lungimirante scelta del curatore, è presente in questa silloge uno dei racconti più strani di Grabiński, il fantasmagorico “Saturnin Sektor”, che dietro una trama sibillina e apparentemente ermetica palesa meglio di tutti gli altri le influenze del già citato filosofo Henry Bergson (1859-1941), la cui opera superò le tradizioni ottocentesche dello spiritualismo e del positivismo ed ebbe una forte influenza nei campi della psicologia, dell’arte e della letteratura dei suoi tempi. In Grabiński diventa un nume tutelare che occhieggia ammiccante dietro il substrato della fantasticheria; nelle folgoranti pagine di Bergson sul sogno e il déja-vu, l’oblio e il sonnambulismo, i fenomeni psichici e il rapporto tra la materia e lo spirito (si vedano in particolare i suoi saggi L’Evoluzione Creatrice, Raffaello Cortina Editore, 2002, Materia e memoria, Laterza, 2009, ma soprattutto Ipnosi e fantasmi, Civitas, 2012, o la bizzarra Conferenza sui fantasmi, Theoria, 1993) ritroviamo l’asse portante dell’opera Grabińskiana.

Ma per tornare al racconto nominato, “Saturnin Sektor”, che elabora sul tema (persistente nell’opera di Grabiński) della paranoia e della schizofrenia, ancora una volta è presente un protagonista alienato i cui deliri ossessivi sfoceranno in un omicidio; in questo caso però non è una persona umana a morire, ma il Tempo stesso, o meglio lo zeitgeist che determina così anche la fine di un’epoca. Qui i fenomeni di personalità dissociata del protagonista rappresentano le opposte teorie del tempo, e quindi un passaggio dalla vecchia epoca verso la moderna; cosicché l’inevitabile omicidio del climax diventa un chiaro simbolo di quel cambiamento sociale e culturale in atto agli inizi del Novecento e ben recepito dall’autore.

Anche in questo racconto Grabiński usa una figura fantastica ricorrente nella sua narrativa: quella del “doppio”. Molte delle sue storie mettono in scena protagonisti tormentati da frammenti della loro personalità inconsapevolmente dissociata, che poi s’incarnano in doppelgänger che li perseguitano. Questi doppi mostruosi di solito diventano odiati avversari, come appunto in “Saturnin Sektor”, o nel grottesco racconto “Strabismus” (non presente in questa raccolta). Altre volte queste incarnazioni della personalità problematica dei personaggi assume la forma di una elusiva femme fatale (“L’amante di Szamota”), ma più spesso la parte alienata dell’Io si manifesta in forme diverse: in “L’Area”, per esempio, si riferisce a un magico spazio dove la bloccata creatività artistica del protagonista è libera di esprimersi e di emergere dal subconscio. Molti di questi racconti possono definirsi – come ha brillantemente suggerito il critico Brian Stableford“studi di personali e interiori frammentazioni” (cfr. St. James Guide to Horror, Ghost & Gothic Writers, a cura di David Pringle, St. James Press, Detroit, 1998, p. 667).

I temi cardine di questa fantastica antologia del bizzarro, come abbiamo visto, sono molteplici e complessi, e vanno dallo sdoppiamento di personalità alla questione del male intrinseco nell’uomo, dall’esistenza di molteplici piani di esistenza, a sogni che si realizzano nella realtà tangibile, ecc. Ma è soprattutto l’ossessione il motivo principale che domina. Gli antieroi dei racconti di Grabiński sono infatti per lo più persone segnate dallo stigma di esperienze dolorose, uomini tormentati da varie turbe e fobie. Ciò diventa chiaro se si guarda anche alla biografia dell’autore. Grabiński fu sempre interessato alla psicologia, alla psicopatologia, alla psichiatria e in generale a tutte quelle scienze cognitive capaci di aprire a nuove e inesplorate dimensioni dell’inconscio. Il suo lavoro da insegnante lo considerava come una necessità, piuttosto che una passione (anche se era un insegnante molto stimato dai suoi colleghi e dagli studenti, che lo definivano un uomo integro e di sani principi), un modo con cui dissimulava il suo vero interesse per le cose segrete e invisibili, arcane e misteriose, intime e profonde, e celate agli occhi degli uomini.

Era un uomo in bilico tra due mondi, Grabiński, quello della realtà e quello dell’ignoto, anche se al di fuori del campo letterario è difficile trovare segni di questo suo coinvolgimento per il trascendentale e l’occulto, passioni che coltivava solitarie, senza condividerle con altri, in una sorta di ascetico cammino che, riteneva, poteva condurlo verso l’immortalità dello spirito. Introverso e schivo, tranquillo e riservato, Grabiński fu sempre attento a non lasciar trapelare nulla del fuoco interiore che lo divorava. Spesso lo si vedeva camminare, da solo, lungo le stazioni ferroviarie, dove raccoglieva spunti e idee per i suoi racconti. La ferrovia e quel che la rappresenta (treni, strade ferrate, binari, rotaie, stazioni) è del resto un luogo topico da sempre, un simbolo di evasione da una realtà monotona e un viatico per l’altrove, (cfr. Remo Cesarani, Treni di carta. L’immaginario in ferrovia: l’irruzione del treno nella letteratura moderna, Marietti, 1993).

Alla luce di tutto questo, due cose risaltano innanzitutto alla mente dopo aver letto i racconti contenuti ne Il Villaggio Nero: a) quanto quelle storie siano fortemente autobiografiche; b) quanto lo scrittore fosse realmente dentro di esse, intrinsecamente legato alla sua opera e ai suoi personaggi.

Stefan Grabiński, questo filosofo misantropo sedotto dal soprannaturale e dall’introversa esplorazione dei misteri della vita, questo ometto strano e appartato dal resto del mondo, eccentrico nelle sue ideee e perso nelle sue fantasticherie, che credeva in ciò che scriveva, nella relatività del tempo, nei poteri della mente umana e nella sua capacità di mutare le cose, finì i suoi giorni il 12 novembre 1936, morendo in povertà, solo così com’era sempre vissuto (a parte una breve parentesi matrimoniale) e dimenticato da tutti. Ma qualcosa è rimasto, e il suo spirito continua a perdurare come lui si era ripromesso. La sua lucida follia, le sue inquietudini, che lo portarono a investigare indifferentemente la scienza e l’occulto, sono tutte lì, nei suoi racconti. Ed è il fantastico più puro, perché forgiato dalle visioni di una mente che non ebbe limiti.



Informazioni sul volume presso il sito dell’editrice www.edizionihypnos.com.

Il Villaggio Nero. Racconti Fantastici
Stefan Grabiński
Biblioteca dell’Immaginario, Edizioni Hypnos, 2012
brossura, 300 pagine, €21.90
ISBN 9788896952085
Pietro Guarriello

lunedì 8 ottobre 2012

Max Dave nei Capolavori dei Racconti di Dracula Vol. 4

I Capolavori dei Racconti di Dracula Vol. 4: Max Dave, 2012, copertinaLa quarta e attesa uscita de I Capolavori dei Racconti di Dracula, che ristampa in edizioni integrali riviste e corrette dal curatore Sergio Bissoli i migliori romanzi horror apparsi nella mitica prima serie della collana, è tutta dedicata al grande Max Dave, autore culto di numerosi thriller soprannaturali nei quali il labile confine tra realtà e fantasia si tinge di ombre terribili e inquietanti: un luogo prediletto dai fantasmi…

Con lo pseudonimo di Max Dave scrivevano due persone: il dott. Pino Belli (1921-1968) autore dei tre romanzi presentati in questo quarto volume, e il fratello dottor Carlo Belli (vivente). Di origini nobiliari, Pino Belli, il maggiore e più prolifico dei due, dopo una breve carriera come ufficiale dell’esercito prima e poi come regista, iniziò la sua attività di autore nel 1958 scrivendo storie del mistero per la collana “Narratori Americani del Brivido” dell’editore Cantarella, tra cui spiccano L’Ombra che Ride e Il Vampiro. Entrò poi in pianta stabile presso la stessa casa editrice e, firmandosi col nome di Max Dave, prense a scrivere “I Racconti di Dracula”.

Presto divenne uno degli autori più prolifici e richiesti della mitica collana, dando la sua impronta indelebile all’intera serie. “Genio sregolato”, come lo definisce Sergio Bissoli nella sua postfazione “I fantasmi di Max Dave”, fu ideatore dei casi più pazzeschi, di trappole diaboliche, di orribili apparizioni nei castelli o nelle brughiere della Scozia – luogo prediletto ove ambientare le sue storie più macabre – in capolavori di narrativa a doppia soluzione, magistralmente scritti. In circa dieci anni di carriera scrisse decine di romanzi horror, alcuni dei quali sono stati tradotti anche in Francia, e quelli che qui riproponiamo – dopo oltre mezzo secolo di oblìo – sono i più rappresentativi del suo stile unico e inconfondibile.

Uccidono i morti?, 1959, copertinaUccidono i morti? Con questo romanzo esordiva (nell’anno 1959) la mitica collana originale de “I Racconti di Dracula”, “con lo scopo di presentare” – scriveva l’editore nella postilla editoriale – “la migliore narrativa nel campo dell’allucinante e dello spaventoso”. La trama sembra precorrere i migliori film di Dario Argento: una terrificante maledizione aleggia sul castello degli Hatchet; la sciagura si abbatte su signori e servitù allorché una mano ignota inizia a mietere le prime vittime, e alcuni cadaveri vengono rinvenuti con il volto deformato dalla paura. Tutto sembra avere origine dalla sparizione di una misteriosa statuetta di giada verde, legata al culto tibetano della resurrezione dei morti. E tra lugubri saloni bui, ombrosi e semideserti, una creatura dell’oltretomba torna per tormentare i vivi… Questo il primo originale thriller fantastico di Max Dave, già entrato nell’Olimpo dei classici della letteratura nera.

Assediati dal demonio, 1963, copertinaAssediati dal demonio è uno dei romanzi più surreali, allucinati e folli dell’intera serie dei “Racconti di Dracula”. Un piccolo e sonnacchioso villaggio del Galles viene sconvolto da strane apparizioni: dei misteriosi “uomini rossi”, specie di creature eteree che non sono di questo mondo, escono di notte per vagare tra i vivi, uccidendo con il loro tocco mortale. Forse sono richiamate da un perverso e scellerato patto col diavolo. Interviene l’esercito… ma un gruppetto di civili resta intrappolato in un antico castello e, assediati dalle mostruose creature, lotta per la sopravvivenza. E mentre fuori infuriano lampi e spari, ha inizio una terribile discesa negli inferi del castello e della mente umana… Uno dei grandi capolavori fantastici di Max Dave, qui al meglio della sua forma.

Terrore al castello, 1965, copertinaTerrore al castello è una cupa e insidiosa ghost story carica di suspense. In un antico e tenebroso maniero, sferzato dalla furia della tempesta, ristagna un’atmosfera d’incubo e di paura: i futuri eredi della Marchesa, una misteriosa nobildonna di età indefinita, iniziano a morire in modi atroci. Ognuno sospetta dell’altro, ma mentre insorgono i primi contrasti, i fantasmi del posto manifestano la loro oscura presenza. E cosa succede, ai vivi, quando è un fantasma a mostrare i segni della pazzia? Un romanzo magistrale, un altro capolavoro del terrore soprannaturale di Max Dave.

Informazioni sulle pagine web delle edizioni Dagon Press. Il volume è ordinabile presso lo shop online Lulu.com dell’editore, insieme alle tre precedenti uscite de I Capolavori dei Racconti di Dracula. Qui a seguito, un’anteprima attraverso cui sfogliare alcune pagine del libro.

I Capolavori dei Racconti di Dracula
Volume 4: Max Dave
a cura di Sergio Bissoli
Edizioni Dagon Press, 2012
brossura, 304 pagine, €19.00
Pietro Guarriello



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domenica 4 marzo 2012

Parola di Lovecraft. Tutti gli scritti autobiografici del maestro della letteratura fantastica

Parola di Lovecraft, 2012, copertinaPubblicato dalla Società Editrice La Torre è uscito Parola di Lovecraft, un volume che raccoglie per la prima volta, in edizione italiana, tutti i testi “autobiografici” di Howard Phillips Lovecraft presentati con ampio commentario, introduzioni e appendici critiche e bibliografiche. Il libro è disponibile su vari bookstores online, ma può essere anche ordinato direttamente presso l’editore: info@editricelatorre.it. Riportiamo qui sotto la scheda editoriale reperibile sulla pagina web della Società Editrice La Torre:

“A oltre settant’anni dalla sua morte, la fama e la notorietà di Lovecraft come scrittore di fantastico e orrore è andata crescendo in un modo esponenziale, di pari passo con – diciamolo pure – il suo mito. Nel senso che intorno a HPL «personaggio» si è sviluppata una vera e propria mitologia che, col tempo, ne ha portato la figura nella leggenda. Una leggenda alimentata dallo scrittore stesso, pur senza volerlo. Quest’aura di stramberia e originalità creatasi intorno a Lovecraft si è poi consolidata negli anni, al punto che risulta ancora oggi quasi impossibile da dissipare. La pubblicazione da parte di S.T. Joshi di tutti i testi «autobiografici» di HPL, qui riuniti, ci mette adesso a disposizione sia le fonti originali di certe sue bizzarrie, poi mitologizzate, sia la loro interpretazione «autentica». L’importanza di questo volumetto è proprio quella di mostrarci H.P. Lovecraft per così dire dal vero, senza intermediari: cioè come lui stesso si vedeva e quindi descriveva nei suoi aspetti biografici, ma anche nelle sue idee e nella sua originale visione del mondo. Questa, detta in altri termini, è la Parola di Lovecraft”.

L’edizione italiana, curata da Pietro Guarriello con l’introduzione di Gianfranco de Turris, è stata ampliata rispetto all’originale con un ricco apparato di note esplicative, una apposita bibliografia orientativa, un saggio di S.T. Joshi sugli aspetti autobiografici della narrativa di Lovecraft e una eccezionale serie di immagini inedite sui personaggi e gli ambienti di cui si parla nelle sue pagine.

“Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) è considerato oggi il più grande autore di letteratura fantastica di tutti i tempi. Nacque il 20 agosto 1890 a Providence dove, a parte una breve parentesi di due anni a New York, trascorse tutta la sua esistenza, compensando le difficoltà della vita quotidiana con una potente immaginazione. La sua fama crebbe solo dopo la morte avvenuta il 15 marzo 1937, quando la sua opera, apparsa inizialmente su riviste popolari, fu pubblicata in volume dalla Arkham House. In essa lo scrittore ha creato un universo immaginario uscito da sogni e incubi, con lo scopo di comunicare un sentimento di orrore indicibile di fronte a una realtà quanto più lontana, distante ed estranea dalla percezione umana. In questo contesto «cosmico» sono nati i Miti di Cthulhu, un complesso ciclo narrativo che ha rivoluzionato il genere horror spostando le fonti della paura verso l’infinito, negli abissi insondabili del tempo e dello spazio. Oggi Lovecraft è una presenza costante nella letteratura mondiale, i suoi libri sono stati tradotti in tutte le lingue e vengono continuamente ristampati. Ormai è considerato un classico, un autore che varca le generazioni e non c’è scrittore moderno nell’ambito della narrativa horror e della fantascienza che non riconosca di essere stato influenzato dalla sua opera”.

Parola di Lovecraft è distribuito in tutte le librerie che lo ordineranno attraverso i canali distributivi dell’editore e può essere acquistato sui principali siti di e-commerce specializzati nella vendita online di prodotti librari (ibs.it, unilibro, deastore, webster.it, bol.it) nonché attraverso il sito web della Società Editrice La Torre: www.editricelatorre.it.

Parola di Lovecraft
Tutti gli scritti autobiografici del maestro della letteratura fantastica
H.P. Lovecraft
Società Editrice La Torre, 2012
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 160 pagine, €14,50
ISBN 9788896133132

Pietro Guarriello

venerdì 10 febbraio 2012

I Racconti Grotteschi di L.A. Lewis e “Racconti di Dracula” Vol. III per Dagon Press

Racconti Grotteschi, 2012, copertinaCari amici e appassionati, dopo una pausa di qualche mese la Dagon Press torna a riaprire le sue cornucopie di tesori fantastici, e cosa c’è di meglio che trascorrere queste gelide serate invernali intinte nel bianco della neve (il colore dei fantasmi!) insieme a una buona raccolta di storie weird, magari vicino al camino, al tepore rassicurante della fiamma che arde sui ceppi?

Sì, perché una tra le più strane, più affascinanti e più oscure raccolte di storie dell’orrore di tutti i tempi è arrivata finalmente in Italia, grazie al lavoro di scavo e di recupero della Dagon Press e in primis del nostro benemerito collaboratore Bernardo Cicchetti, curatore dell’edizione italiana. Si tratta della incredibile, bizzarra antologia che nell’originale inglese ha il titolo di Tales of the Grotesque: A Collection of Uneasy Tales, volume del 1934 le cui rarissime copie originali sono oggi praticamente introvabili, valutate centinaia o anche migliaia di dollari sul mercato dell’antiquariato librario.

L’autore, il misterioso Leslie Allin Lewis (1899-1961), scrisse solo questo libro, una vera icona del genere fantastico e soprannaturale, e poi sparì nel nulla. Ma il fascino delle sue strane storie (undici in tutto) permane, anche a distanza di decenni, e il libro ha da allora stregato critici, esperti e connoisseurs della letteratura antirealista: “Una delle più belle antologie del terrore mai pubblicate,” l’ha giudicato uno specialista come Mike Ashley (in Who’s Who in Horror and Fantasy Fiction), e lo stesso Richard Dalby, che nel 1994 ha curato una riedizione altrettanto rara, parla di “horror stories di eccezionale qualità” (cfr. The Penguin Encyclopedia of Horror and the Supernatural).

Un libro e un autore leggendari, dunque, che siamo orgogliosi di portare in Italia, per la prima volta, in traduzione integrale arricchita dall’unico altro racconto scritto da Lewis, da straordinarie illustrazioni appositamente realizzate per questa edizione e da esclusive foto d’epoca: documenti, immagini e storie di indubbio fascino che rimandano al periodo delle weird tales più classiche, quelle per intenderci di M.R. James, A. Blackwood, W.H. Hodgson, ecc., ma con in più uno stile di scrittura moderno e perfettamente attuale.

“Quelli di Lewis,” assicura Neil Wilson (l’autore di Shadows in The Attic – A Guide to British Supernatural Fiction: 1820-1950) “sono racconti insoliti, originali, che in modo deciso portano l’atmosfera della ghost story classica nel Ventesimo Secolo”. Sono storie avvolte in atmosfere misteriose, inquietanti, surreali, macabre, spettrali, cupamente fantastiche e grottesche, da “La Torre di Moab”, in cui un edificio stregato, infinito, è dimora di demoni orrendi, a “Ibrido”, con una singolare trasformazione e un finale beffardo; da “La Fortezza Perduta”, che si trova in un limbo sperduto oltre il tempo e lo spazio, un luogo immoto e inanimato, ma violato dal crimine, a “Gli Accordi del Caos”, dove la bizzarra musica di un pianista-medium evoca visioni terribili di follia, morte e distruzione.

Ma tutte le storie sono decisamente singolari e intinte nelle atmosfere del macabro e del bizzarro, come “Il Bambino”, con la sua lugubre dimora che si erge in un bosco evitato da Dio e dagli uomini, abitata da una misteriosa entità, o “Gli Spettri dell’Aria”, un racconto sinistramente ‘lovecraftiano’ dove agisce una creatura maligna, infernale, enigmatica nei suoi scopi, e inconoscibile. E poi ancora la possessione soprannaturale de “La Pipa di Schiuma”, nel quale il diario di un folle riporta una cronaca assurda, terrificante, di alienazione e paranoia.

Tales of the Grotesque: A Collection of Uneasy Tales, 1934, copertina
Queste e altre Storie Grottesche troverete nel libro, una silloge perfetta di racconti terrifici tra i più originali del genere. Un’antologia che ben si presta anche per tentare un gioco affascinante, quello delle comparazioni letterarie.

“Immaginiamo che questa sia un’antologia di autori vari,” scrive Cicchetti nella Postfazione, “e attribuiamo ai racconti la paternità più probabile. Ecco, potrebbe uscirne fuori una lista del genere: ‘La Fortezza Perduta’ di Matthew Shiel, ‘Ibrido’ di Robert Hichens, ‘La Torre di Moab’ di Clark Ashton Smith, ‘Il Bambino’ di Edward Lucas White, ‘Il PugnalÈ di Robert Bloch, ‘Gli Accordi del Chaos’ di Algernon Blackwood, ‘La Pipa di Schiuma’ di August Derleth, ‘Gli Spettri dell’Aria’ di Howard Phillips Lovecraft, ‘Il Maiale di Ferro’ di Richard Matheson, ‘Vivente nella Morte’ di Algernon Blackwood, ‘Il Racconto dell’Autore’ di… Clive Barker? Stephen King? Decidete un po’ voi. Intendiamoci, se fosse così, se Leslie Allin Lewis fosse non un autore in carne e ossa ma uno pseudonimo collettivo, questa sarebbe davvero una delle possibili antologie del meglio degli autori citati”.

E davvero una personalità multiforme dev’essere stata quella di L.A. Lewis, di cui ancora oggi si sa decisamente troppo poco. Scrittore? Veterano delle due guerre? E che altro? Tutto quello che si sa di lui, oltre al fatto che sia stato un pilota della RAF e che abbia scritto alcune delle più originali horror stories di tutti i tempi, ce lo dice sempre Cicchetti nella sua Postfazione, in una inedita ricerca, impreziosita da foto e documenti d’epoca, in cui si svelano dettagli e fatti basilari e mai prima emersi della vita dello scrittore; del quale comunque restano avvolti nel mistero gli ultimi anni, trascorsi non si sa dove… forse in una delle realtà “altre” in cui si muovono i protagonisti dei suoi racconti? Il regno-limbo della fortezza perduta – uno dei suoi tales più magici e perfetti – o lo strano altrove verde di “Vivente nella Morte”, macabra fantasia di cadaveri e dimensioni parallele? Chissa! Quel che è certo, è che Lewis e i suoi Racconti Grotteschi sono oggi entrati nel mito della letteratura fantastica e di genere, ed è una fortuna averli recuperati e tolti dall’oblio delle opere perdute – grazie a Richard Dalby in Inghilterra e a Bernardo Cicchetti in Italia – per dar loro modo di continuare a stregare e affascinare una nuova generazione di lettori.

Il volume, stampato in solida edizione rilegata con sovracopertina “d’epoca” (basata su quella originale degli anni 30) è a tiratura limitata – solo 100 copie numerate – e viene venduto con il metodo della prevendita, cioè con prenotazione, al prezzo promozionale di Euro 29.00 + spese di spedizione. Gli ordini dovranno quindi pervenire entro il 30 febbraio 2012. Una volta chiuse le prenotazioni, le copie saranno stampate e spedite ai richiedenti che le riceveranno entro un paio di settimane. Dopo tale data, se resteranno copie invendute il costo di ognuna sarà di 35.00 Euro.

Importante: una volta esaurite le 100 copie, non sono più previste ristampe. Si offre così ai lettori e agli appassionati l’occasione di avere in esclusiva un qualcosa di unico, un libro destinato a diventare col tempo un tesoro per i collezionisti e un motivo d’orgoglio per chi lo possiede.

La modalità d’ordine è la seguente: o un versamento su PostePay n. 4023600464559329 (intestatario Pietro Guarriello) oppure un bonifico bancario (dati a richiesta). Dopo il versamento basta inviare una e-mail di conferma all’indirizzo di redazione (studilovecraft@yahoo.it) indicandovi un indirizzo postale per il recapito.

I Capolavori de “I Racconti di Dracula” vol. 3, 2012, copertinaRicordiamo inoltre che in concomitanza con l’uscita del volume Racconti Grotteschi di L.A. Lewis, sarà disponibile anche il terzo libro della collana I Capolavori de “I Racconti di Dracula”, che presenta altri tre memorabili romanzi dell’epoca d’Oro del weird tale italiano.

L’autore è Paul Carter, “il viandante nell’orrore”, come titola Sergio Bissoli l’appendice biografica, poiché ebbe modo di visitare tutte le nazioni del globo, eccetto il Giappone. E queste sue esperienze di viaggio, spesso straordinarie, sono riportate fedelmente nei suoi romanzi, ognuno dei quali ambientato in un differente paese del mondo, come i tre che presentiamo in questo volume:

Le Belle e i Mostri si ambienta nelle arroventate atmosfere del deserto Australiano, dove avvengono fatti strani, misteriosi, con scomparse di locali e di indigeni. Tutto converge all’isolata fattoria di Firth Farm, abitata da un gruppo di ricchi occidentali, tra cui due mad doctors che conducono strani esprimenti sulla fauna botanica. Mentre tra le felci giganti, le araucarie e gli eucalipti si muove una strana creatura…

In Satana è Donna rivive la leggenda di Lady Godiva, la contessa che scandalizzò l’Inghilterra cavalcando nuda; ma qui la storia si ambienta nelle gelide Highlands scozzesi, tra ruderi di antichi castelli battuti dalla furia degli elementi. E la rediviva in questione ha il volto scarnificato di un’orrendo scheletro vivente!

La Vergine di Sangue, probabilmente il capolavoro di Paul Carter, è un folle thriller urbano virato al soprannaturale e porta in scena la vita e la gioventù dorata di una Stoccolma funestata da misteriose scomparse, sulle quali la Polizia locale indaga. Ma tra incubi premonitori, abbazie in cui si svolgono strani convegni, e donne algide e crudeli, si spalanca sotto la città un sulfureo abisso popolato da esseri decapitati e da ancor più orribili segreti...

Paul Carter fu lo pseudonimo di Gualberto Titta (1906-1999), attore e scrittore, noto soprattutto per i suoi romanzi horror pubblicati dalla ERP negli anni 60 e 70, spesso firmati con gli pseudonimi di Werner Wrengel, Kevin Mc Hynes, Lancelot Wilde e, principalmente, Paul Carter. Scrittore eclettico ed eccentrico, Titta è stato autore di un centinaio di romanzi di vario genere (gialli, storici, di guerra, di spionaggio, thriller e, soprattutto, horror, molti comparsi anche in traduzione inglese, francese e tedesca), oltre che di racconti, testi drammatici (come Rottami, Il moschettiere azzurro e Christus), riduzioni teatrali (tra cui quella de I Miserabili di Victor Hugo, scritta a soli sedici anni), poesie e dialoghi per fotoromanzi. Tra i suoi romanzi dell’orrore spiccano Le belle e i mostri (1961), Satana è donna (1962), La luce dei morti (1963), Il marchio del vampiro (1964), Il canto degli annegati (1965), Il tesoro dei cavalieri neri (1972), Il sesso e la morte (1973) e Allucinazione maledetta (1977).

Copertine di Paul Carter ne 'I Racconti di Dracula'
Il volume, di 350 pagine, ha un costo di Euro 19.00 e può essere ordinato con le stesse modalità più sopra indicate. Per ulteriori informazioni, scrivete alla e-mail di redazione studilovecraft@yahoo.it.

Pagine ufficiali in rete sul blog di Studi lovecraftiani / Dagon Press.

Pietro Guarriello

lunedì 19 settembre 2011

I capolavori de “I racconti di Dracula”: Frank Graegorius e Morton Sidney

Marchio editoriale de 'I racconti di  Dracula'Mentre si appressano le prime ombre dell’autunno, la Dagon Press riapre le sue cripte e, dalle ombre, sortiscono voci inquietanti che sussurrano nel vento notturno macabre novelle e storie obliate di tenebra e di morte: sono I racconti di Dracula, e si inseriscono in una nuova collana narrativa che recupera dal passato i migliori romanzi horror e weird scritti da autori italiani, opere ignote, sepolte e dimenticate ma pregne nell’humus stesso di cui sono fatti i sogni, pagine infestate che ritornano per stregare una nuova generazione di lettori…

I racconti di Dracula è stata una storica collana pubblicata dal 1959 al 1981 dalla Editrice ERP (poi Wamp) del barone Antonino Cantarella. Paragonata alla mitica Weird Tales, questa serie era il frutto di un gruppo di autori eccezionali e di circostanze favorevoli che portarono alla nascita di un genere di narrativa a formula, dando linfa alla moderna letteratura fantastica e del terrore di marchio italiano. In questa mitica serie apparvero numerosi capolavori del genere nero e soprannaturale di scrittori italiani, nascosti tutti, come usava all’epoca, sotto pseudonimi anglofoni o tedeschi. Per molti anni si continuò a credere che i libri della collana I racconti di Dracula fossero traduzioni di autori stranieri, nei crediti del libro compariva infatti un titolo in inglese o in tedesco e il relativo traduttore. Il trucco durò decenni fino a quando non si è scoperto che non si trattava di autori stranieri tradotti, ma di autori nostrani che scrivevano sotto pseudonimo. E per anni il loro vero nome era comparso nel libro: come traduttori!

I romanzi di questi scrittori dimenticati sono diventati oggi dei veri classici, e i loro autori degni di stare nell’Olimpo con i più alti nomi della narrativa di genere, i vari Algernon Blackwood, William Hope Hodgson, Jean Ray, e tutti gli altri che hanno fatto la storia e la fortuna dell’orrore letterario.

È con immenso piacere e anche una punta di orgoglio, quindi, che noi della Dagon Press, togliendo la patina di ragnatele a quelle vecchie riviste ingiallite (primo, e forse unico esempio di pulp di produzione italiana!) presentiamo i primi due volumi della serie I capolavori de “I racconti di Dracula”, la collana di omnibus destinata a rinverdire i fasti di quella straordinaria fucina del terrifico, e di un periodo che – per molti sarà una sorpresa scoprirlo – vide anche da noi una fiorente produzione fantastica e una schiera di validi autori cimentarsi con streghe e stregoni, vampiri e diavoli, mostri e licantropi, alieni, golem e tutta una serie di altre creatures della letteratura orrorifica e nera.

I capolavori de “I racconti di Dracula” presenta, in edizioni ragionate e con i testi rivisti e corretti, le migliori novelle pubblicate nella vecchia collana. Il tutto sotto la supervisione e la cura di Sergio Bissoli, esperto che a questa serie ha dedicato oltre quarant’anni di appassionate ricerche, riuscendo a raccogliere e a catalogare il materiale rarissimo sugli scrittori, le opere, i disegnatori, le curiosità, i titoli, le trame, eccetera.

Ogni libro raccoglie tre romanzi-capolavori degli scrittori cardine della serie, con introduzioni, biografie, e riproduzioni di copertine originali. I primi due titoli usciti li presentiamo qui sotto:

I capolavori de “I racconti di  Dracula” Vol. I: Frank Graegorius, 2011I capolavori de “I racconti di Dracula”
I classici dell’orrore nero italiano
Volume primo: Frank Graegorius
Edizioni Dagon Press
pp. 328, Euro 19,00

Frank Graegorius era lo pseudonimo con cui il dott. Libero Samale (1914-1985), medico psichiatra di Roma, firmava i suoi romanzi dell’horror e del soprannaturale, molti dei quali usciti nella vecchia e oggi mitica collana de I Racconti di Dracula dell’Editrice ERP. Autore di circa 100 romanzi di genere nero, studioso di esoterismo e magia, Graegorius ha trasfuso le sue conoscenze nelle sue opere, e da uomo dotato di grande sensibilità ha creato capolavori di rara atmosfera, di sconvolgente bellezza e profondo mistero. Uomo eccezionalmente colto, dotato di una sensibilità quasi medianica, possedeva una biblioteca comprendente 6.000 libri di Occultismo e Scienze Psichiche; era inoltre un collezionista di rarissimi grimoires (libri di magia medievale) che reperiva nei vari paesi del mondo. Nei suoi innumerevoli viaggi, dalla Scozia alla Boemia, dalla Germania alla Transilvania, Frank Graegorius ebbe modo di raccogliere numerose leggende, annotandosi nei suoi taccuini cronache di avvenimenti misteriosi e terribili, fatti inquietanti e superstizioni legate alle tradizioni popolari dei paesi che visitava. Visse molte esperienze insolite, a volte piacevoli, a volte terribili e pericolose, e strinse amicizia con personaggi enigmatici: medium, veggenti, occultisti, fattucchiere, sciamani, zigani, stregoni… Fu profondo conoscitore, dunque, sia delle psiche umana che di concetti esoterici. E tracce e intuizioni di questi studi sono disseminati, avvertibili e rintracciabili nei suoi libri.

In questo primo volume sono “riesumati” (è il caso di dirlo) tre suoi capolavori che, grazie alle infaticabili ricerche dello studioso e collezionista Sergio Bissoli, vengono ora di nuovo alla luce, dopo quasi mezzo secolo. Un po’ come i vampiri che popolano le sue pagine, fatte di tenebra e di mistero ma anche di rara e squisita bellezza. Un autore da riscoprire e un libro (già cult per gli appassionati del genere) che non può mancare nella biblioteca del collezionista di libri a soggetto.

Indice del volume:
I sussurri delle streghe
Sudario nuziale
Il castello delle rose nere
Appendice: Frank Graegorius, il pioniere della letteratura horror italiana.



I capolavori de “I racconti di  Dracula” Vol. II: Morton Sidney, 2011I capolavori de “I racconti di Dracula”
I classici dell’orrore nero italiano
Volume secondo: Morton Sidney
Edizioni Dagon Press
pp. 304, Euro 19,00

Morton Sidney era lo pseudonimo di Franco Prattico (nato a Napoli, nel 1929) che così firmava i suoi romanzi horror e thriller. Ha scritto anche gialli e fantascienza, e altri pseudonimi da lui usati sono Donovan Rick, Fred Gable, e Danny Revack. Oltre ai tre romanzi che qui presentiamo, i suoi capolavori del genere sono La stirpe maledetta, Gli uomini pipistrello e Il tempio dell’orrore. Grande e dotato scrittore del brivido, i suoi racconti del soprannaturale sono percorsi da una vena romantica. Nelle sue storie paurose leggende si animano nei tetri castelli, antiche maledizioni dalla polvere dei secoli arrivano fino a noi portando il terrore…

Indice del volume:
La caccia del diavolo
L’uomo che non poteva morire
La prigioniera di roccia
Appendice: “Io e i Racconti di Dracula”, di Sergio Bissoli


I libri della Dagon Press sono stampati in edizione amatoriale e limitata, e disponibile quindi fino a esaurimento delle copie. Per informazioni e richieste vi rimandiamo al sito web ufficiale di Studi Lovecraftiani/Dagon Press e all’indirizzo mail: studilovecraft@yahoo.it.

Pietro Guarriello

domenica 3 aprile 2011

Lukundoo e altre storie di Edward Lucas White

Lukundoo e altre storie, 2011, copertinaDopo una breve pausa dovuta a motivi “tecnici”, la Dagon Press riapre i battenti e annuncia che sono formalmente aperte le richieste per Lukundoo e altre storie di Edward Lucas White, volume che già si preannuncia come un evento nella storia editoriale italiana legata al fantastico. In oltre 400 pagine sono state raccolte, in versione integrale, tutte le migliori storie horror, fantastiche e “strane” dello scrittore, tradotte per la prima volta nel nostro paese per le cure di uno specialista come Bernardo Cicchetti. Chi ama la buona letteratura fantastica, i grandi classici dell’orrore letterario, non può lasciarsi sfuggire questo volume.

Edward Lucas White (1866-1934), scrittore americano, fu professore di latino e greco e autore di romanzi di ambientazione storica. Oggi però è famoso, e giustamente ricordato, per essere l’autore di uno dei racconti più impressionanti della letteratura soprannaturale: “Lukundoo”, il cui protagonista è vittima di un raccapricciante maleficio operato da uno stregone africano. Il suo climax orrorifico lascia letteralmente pietrificati, e la sua particolarità è che la storia in questione lo scrittore la sognò. Letteralmente.

Ma oltre a questo gioiello del macabro, E.L. White ha scritto tutta una serie di memorabili racconti fantastici e orrorifici che prendono corpo dai suoi incubi, e che non sono da meno in quanto a senso di inquietudine e alienità che riescono a trasmettere, qualità che lo fanno annoverare tra i grandi Maestri dimenticati del genere. Lo stesso H.P. Lovecraft lo considerava uno degli scrittori più rappresentativi dell’horror del ’900, e di lui ha scritto, in Supernatural Horror in Literature, che “[…] White sa conferire ai suoi racconti un pregio molto singolare: una sorta di fascino subdolo che possiede una sua peculiare capacità di convincere”.

La grossa raccolta che pubblichiamo in esclusiva (un vanto nel percorso editoriale della piccola ma agguerrita Dagon Press) raccoglie in maniera ragionata e pressoché completa, in traduzioni nuove e integrali, i migliori racconti della produzione fantastica di White, dei capolavori assoluti nel genere weird come “Il Muso”, “La Casa dell’Incubo”, o “Amina”, e comprende l’intera antologia originale Lukundoo and other stories (1927), più un’ampia scelta dei racconti più belli e significativi delle raccolte successive dell’autore, The Song of the Sirens and other stories (1934) e Sesta and other strange tales (2001). Il tutto corredato da disegni e illustrazioni d’epoca, foto rare dello scrittore, e documenti che ne inquadrano la vita e l’opera, comprese le rarissime Introduzione e Postfazione dello stesso White alle prime due suddette raccolte.

Il libro si presenta quindi come l’antologia “definitiva” di un vero classico della letteratura nera e fantastica, raccogliendo il meglio di un autore che fino ad ora è stato stranamente e – diciamolo pure – criminalmente ignorato in Italia.

Sebbene la sua fama di scrittore resti legata soprattutto ai racconti horror più tradizionali, White – scrive Andrea Jarok nella bio-bibliografia posta in appendice al libro – “si pone in quella scia di autori, da Walter de la Mare fino a Robert Aickman, in cui il fantastico è rappresentato più da una situazione psicologica irrisolta, attraverso la quale l’essere umano, reso più debole, riesce ad accedere a nuove e a volte terrificanti realtà”. È questo il caso, per esempio, delle mostruose trasformazioni (prima psicologiche e poi fisiche) di racconti come “Canea”, “Il Muso”, o “Sesta” dove si assiste, nel contesto di una storia di pirati alla Robinson Crusoe, a una terrificante metamorfosi lovecraftiana che lascia completamente spiazzati.

Ma nell’insieme dell’antologia trovano posto anche le più classiche ghost stories (“Il Messaggio sulla Lavagna”, “Gertrude”, “La Cintura”), contes crueles (“La Pantera Maculata”) e perfino fantasie storiche che, per stile e atmosfera, ricordano i racconti di Robert E. Howard (“Disvola”, “La Spada di Flocki”). Non c’è genere nel campo del racconto soprannaturale e fantastico in cui l’autore non si sia cimentato, e la forza della sua prosa, resa eccellente dall’esposizione precisa dei fatti, dall’accuratezza e dall’accumulo dei dettagli, si rende evidente in storie ingegnose e sottilmente inquietanti come “Il Canto delle Sirene”, una disturbante rivisitazione del mito Omerico, o “L’Isola Stregata”, dove l’aspetto onirico e quello fantastico si uniscono in un’atmosfera rarefatta che richiama il mondo allucinato di una serie televisiva di culto come Il Prigioniero. Ci sono poi le storie assolutamente inclassificabili, in cui le situazioni più strane e bizzarre, in genere legate alla psicologia deviata, ma anche devastata (e devastante) dei personaggi la fanno da padrone. È il caso di racconti come “Il Rantolo della Morte”, o “Il Puzzle”. Un campionario d’incubi, dunque, degno di un Poe o di un Lovecraft.

Quelli di White sono racconti che sempre, e in ogni caso, “rinviano a un oltre, a realtà parallele dove coerenza non è una parola pertinente” (Cicchetti). È noto che l’autore scrisse quasi tutte le sue storie sotto l’effetto dei sogni, o meglio degli incubi, terrificanti e vividi, che ne affliggevano le notti; la sua era una sorta di scrittura automatica, quasi inconscia, come quella dettata dai medium, perché White scriveva subito dopo sveglio come fosse in trance. Una caratteristica, questa, che lo accomuna vieppiù ad H.P. Lovecraft, altro grande creatore d’incubi. E al pari di quelle del Maestro di Providence le sue storie sono potenti, fantastiche e strane; in esse i personaggi e gli ambienti sono calati in atmosfere allucinate e irreali.

Anche un critico acuto come S.T. Joshi ha riconosciuto a White queste qualità, quasi magiche, di scrittura, dedicandogli un articolo elogiativo in cui afferma che “Edward Lucas White ci ha lasciato un piccolo ma significativo corpus di storie fantastiche, che troppo a lungo hanno aspettato per trovare una nuova generazione di lettori che le sappiano apprezzare” (cfr. “E.L. White: Dream and Reality”, in The Evolution of the Weird Tale, Hippocampus Press, New York, 2001, p. 45).

È quindi un volume di grande impegno e valore quello che pubblichiamo, un vero must per studiosi, cultori o semplici appassionati della migliore letteratura fantastica. Un libro destinato sicuramente a diventare un prezioso oggetto di culto, e che resterà negli annali delle pubblicazioni dedicate alla letteratura di genere in Italia.

Data la sua natura specialistica e anticommerciale, Lukundoo e altre storie di Edward Lucas White viene pubblicato a tiratura controllata e limitata (solo 100 copie numerate), con possibilità di acquisto diretto mediante versamento su PostePay n. 4023600464559329 (intestatario: Pietro Guarriello), oppure con bonifico bancario (dati a richiesta). Il volume ha un costo di 35 Euro + spese di spedizione (4 Euro), e l’invio avverrà con la sicurezza della posta raccomandata. Dopo il versamento, occorre inviare una email di conferma all’indirizzo di redazione studilovecraft@yahoo.it circa l’avvenuto pagamento, indicando qui un indirizzo postale per il recapito.

Importante: Il volume viene venduto con il metodo della prevendita (scontato del 10%), e gli ordini devono necessariamente pervenire entro il 30 aprile 2011. Una volta chiuse le prenotazioni, le copie saranno stampate e spedite ai richiedenti, che le riceveranno entro un paio di settimane. Saranno quindi stampate tante copie quanti saranno gli ordini pervenuti (fino a un massimo di 100 copie). Dopo la data suddetta del 30 aprile, se resteranno copie invendute il prezzo del libro salirà a 39 Euro + spese di spedizione; ma resta chiaro che al raggiungimento delle 100 copie il libro non sarà più disponibile.

Ricordiamo infine che, per quest’occasione “speciale”, il volume viene stampato in edizione rilegata e non in brossura, come i precedenti, e quindi avrà una solida copertina (che “invecchiata” ad arte riproduce esattamente, a parte il titolo in Italiano, quella originale del 1927) e sovracopertina antipolvere. Questa sua esclusività, e la stampa limitata (oltre alla bellezza intrinseca dell’oggetto in sé) determineranno il futuro valore del libro, destinato col tempo a diventare un ambìto volume da collezione.

Info: studilovecraftiani.blogspot.com. Per ulteriori chiarimenti potete scrivere alla email di redazione studilovecraft@yahoo.it.

Pietro Guarriello