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mercoledì 3 aprile 2013

La lanterna delle peonie: nel Giappone spettrale

La lanterna delle peonie, 2012, copertina“Una delle attrazioni dal successo scontato sui palcoscenici di Tōkyō è la rappresentazione, a opera del celebre Kikugorō e della sua compagnia del Botan-Dōrō, ovvero «La lanterna con le peonie». L'arcana commedia, ambientata verso la meta del secolo scorso, è l'adattamento di un testo del romanziere Enchō, scritta in giapponese colloquiale e, ancorché ispirata a un racconto cinese, squisitamente giapponese in quanto a colore locale. Sono andato a vedere lo spettacolo; e Kikugorō mi ha iniziato a una nuova varietà di piacere della paura.”

Così Lafcadio Hearn (1850-1904), attento osservatore della cultura giapponese di fine Ottocento, introduceva “Un karma passionale”, sua riduzione narrativa del Kaidan Botan-Dōrō, una delle più celebri storie di fantasmi giapponesi.

La storia trae origine da un antico racconto cinese del XIV secolo di Qu You (1347-1433), Mudang Dengji (“La lanterna delle peonie”). Il racconto, tratto dai Jiandeng Xinhua (“Nuovi racconti della candela”, 1378), venne assorbito dalla tradizione orale giapponese e riadattato nel XV secolo, per entrare nel repertorio del teatro rakugo (teatro basato su declamazioni orali, supportate da effetti sonori) e quindi approdare alla prima trascrizione letteraria di un kabuki (forma di teatro cantata e danzata), per opera di San'yutei Enchō, al secolo Izubuchi Jirōkichi (1839-1900).

Questa storia d’amore spettrale, vero e proprio caposaldo dell’immaginario soprannaturale giapponese, appare certamente singolare al lettore occidentale. I fantasmi giapponesi, e quelli orientali in genere, sono sovente mossi da qualcosa d’irrisolto che li lega alla vita terrena e che agisce come un karma negativo, dal quale lo spettro cerca di affrancarsi. Essi sono relegati a una condizione sub-umana: si tratta di esseri imperfetti, inferiori all’uomo e che tendono alla condizione umana piuttosto che allontanarsene.


Illustrazione di Warwic Gable da:
James Grace, Green Willow and
Other Japanese Fairy Tales
(1910)
Il tema dell’amante fantasma, molto diffuso nella letteratura fantastica europea, nella quale spesso si tinge di vampirismo e necrofilia, assume in questa storia tratti decisamente diversi da quelli fissati dal canone occidentale. Per avere dei termini di paragone, è interessante accostare la lettura del Botan-Dōrō a quella de La Morte amoureuse, di Théophile Gautier, racconto esemplificativo di molte altre storie occidentali tra le quali The Monk di Matthew G. Lewis, Die Elixiere des Teufels di E.T.A. Hoffmann, Carmilla di J. Sheridan Le Fanu. Le trame e i personaggi delle due storie sono molto simili, così come l’idea di un amore ineluttabile. Diverso è l’intento dello spettro-amante che da un lato mira al recupero di una dimensione terrena, dall’altro la rifugge. Il prete Romuald della storia di Gautier è travolto dalla passione per la bella e lussuriosa amante ultraterrena Clarimonde, e il suo amore assume connotati insani, sacrileghi. Al contrario lo spettro di O-Tsuyu, con la complicità della sua nutrice O-Yone, è mosso da un desiderio d’amore che mira al recupero di un’armonia familiare che non ha potuto realizzare in vita. L’avversione da parte dell’amato samurai Hagiwara Shinzaburo, che smaschera lo spettro e gli si oppone provandone repulsione, porta a un tragico epilogo quando il sentimento amoroso di O-Tsuyu si trasforma in risentimento e vendetta. Sentimenti, questi, che sono spesso il movente di molti kaidan, come la recente ondata cinematografica di film horror dal Giappone (largamente filtrata dagli Stati Uniti) ci ha insegnato (si vedano, per esempio, The Ring e Ju-on, Rancore). Botan-Dōrō, del resto, ha contribuito abbondantemente alla settima arte sia indirettamente sia direttamente, attraverso svariate trasposizioni cinematografiche, che datano agli albori del cinema muto, con una versione del 1910.

La lanterna delle peonie, edito da Marsilio a cura e per la traduzione di Matilde Mastrangelo, docente di Lingue e Letteratura giapponese presso l’Università Sapienza di Roma, porta al lettore italiano la versione di San’yutei Enchō, corredata da un’ampia e approfondita introduzione critica.

La lanterna delle peonie. Storia di fantasmi
San’yutei Enchō
collana Mille Gru, Marsilio, 2012
brossura, 296 pagine, €18.00
ISBN 9788831712873


Giuseppe Lo Biondo

domenica 31 marzo 2013

Jean Ray: I Racconti del Whisky. Racconti neri e fantastici. Vol. 2

I racconti del whisky, 2013, copertina
Seconda parte dopo Il Gran Notturno della collezione dedicata al maestro belga del macabro e del fantastico, raccogliendo la sua narrativa breve per la gran parte ancora inedita in Italia, la “Biblioteca dell’Immaginario” delle Edizioni Hypnos pubblica I Racconti del Whisky. Racconti neri e fantastici. Vol. 2 di Jean Ray, nuovamente a cura di Francesco Lato che insieme a Barbra Bucci firma la traduzione delle storie.

“Pubblicata a Bruxelles nel 1925, I racconti del Whisky è la prima raccolta edita di Jean Ray, e comprende ventisette racconti. Spettri, creature mostruose, ma anche contrabbandieri, uomini di scienza, sono solo alcuni dei protagonisti delle vicende che si alternano tra la nebbiosa Londra e gli ancor più inquietanti canali di Amsterdam, in un’atmosfera tra il macabro e il grottesco. Ma il vero fascino dei Racconti del Whisky sta nella creazione di un mondo dove i personaggi negativi non sono mai cattivi fino all’osso e quelli positivi cedono sovente alle tentazioni: marinai, contrabbandieri, tagliagole, prostitute, tutti accomunati da un sorso di whisky (o più di uno) al momento giusto: perché la vita è senza speranza, per vincere la paura, perché si è soli ed è l’unico amico, talvolta semplicemente perché fa freddo. E, sempre, perché è eccellente, anzi, come dice l’autore, honorable”.

Corredano il volume l’introduzione del curatore Francesco Lato “Jean Ray e Les Contes du Whisky”, e una postfazione di Danilo Arona dal titolo “Gli spettrali carillons del mistero”. Qui a seguito, i titoli dei racconti contenuti:

Irish whisky
A mezzanotte
Il nome della barca
Un racconto di fate a Whitechapel
La fortuna di Herbert
Nelle paludi del Fenn
La notte di Camberwell
L’ultimo canto di Madame Butterfly
Il salmone di Poppelreiter
Tra un bicchiere e l’altro
Joshua Güllick, prestatore su pegno
La vendetta
Il mio amico, il morto
Il coccodrillo
Una mano
L’ultimo sorso
La scimmia
La finestra dei mostri
Mezzanotte e venti
La bestia bianca
Il guardiano del cimitero
La buona azione
Il quadro
L’osservatorio
Gli strani studi del Dr. Paukenschlager
Il debito di Gumpelmeyer
Herr Hubich nella notte


“Nato in Belgio, a Ghent, nel 1887, Jean Ray è considerato uno dei più grandi autori europei del fantastico del ’900. La sua sterminata bibliografia contiene romanzi e racconti fantastici, neri e gialli. Tra i suoi più grandi successi la serie di Harry Dickson, il “rivale americano di Sherlock Holmes”, e i romanzi Malpertuis (1943) e La Cité de l’indicible peur (1943), che furono trasposti successivamente in due pellicole dirette rispettivamente da Harry Kümel e Jean-Pierre Mocky. Il suo più grande successo fu la raccolta 25 Histoires Noires et Fantastiques (1961), con la quale ottenne anche i favori della critica, che vide in lui il più grande autore fantastico vivente, pari a maestri come Edgar Allan Poe o H.P. Lovecraft. Nel 1964, all’età di 77 anni, si spegne nella sua abitazione per una crisi cardiaca, dopo un’esistenza burrascosa e immaginifica come le sue opere”.

Informazioni e richieste attraverso il sito ufficiale www.edizionihypnos.com o la scheda libraria dedicata su Delos Store.

I Racconti del Whisky
Racconti neri e fantastici. Vol. 2
Jean Ray
collana Biblioteca dell’Immaginario, Edizioni Hypnos, 2013
brossura, 278 pagine, €21.90
ISBN 9788896952108

Andrea Bonazzi

mercoledì 27 marzo 2013

Racconti Neri e Fantastici di Richard Middleton

Racconti Neri e Fantastici, 2013, copertina
Apprezzato da Arthur Machen e da Lord Alfred Douglas, Richard Barham Middleton (1882–1911) è forse l'ultimo artista decadente della Bohemian London di Oscar Wilde, Aubrey Beardsley, Frank Harris e altri artisti degli Yellow Nineties.

Questa raccolta propone gran parte della sua produzione fantastica e nera, ripubblicata dopo la morte dello scrittore da Henry Savage e John Gawsworth.

I racconti di Middleton spaziano dal genere della ghost story umoristica, come nel caso di “The ghost ship”, a racconti velati da un umorismo macabro come “The coffin merchant”, da raffinate e poetiche storie di fantasmi quali “On the Brighton road” e “The Cry of a Century” sino a storie cupe con finali fulminanti, come “The Wrong Turn” o “The Luck of Keith-Martin”.

Così Machen scriveva della principale raccolta di racconti di Richard Middleton: – [The ghost ship] Affascina perché è un libro eloquente, perché non è una semplice disposizione di parole, fatti, osservazioni, e incidenti, delizia perché la sua materia non passa attraverso il crogiolo invariata. Al contrario, il miscuglio di esperienze e impressioni che toccò in sorte all’autore come a tutti noi, era certamente stato posto nell’Athanor dell’arte, in quella fornace dei sapienti che si dice essere governata dalla saggezza. È entrato piombo tra le fiamme del fuoco, e ne è venuto fuori oro”. (Arthur Machen, Introduzione a The Ghost Ship and Other Stories, 1912)

“Per tutta la vita ho preferito il pensiero all’azione [...]. E così stamane, quando il destino mi ha fatto questo scherzo, e il mio sogno si è congelato per un attimo al soffio gelido del passato, non mi sono precipitato nelle strade della vita a farmi largo con una spada fiammeggiante. No, ho preso la mia penna e ho scritto delle parole su un pezzo di carta, cullando i miei sciocchi sensi nella vana tranquillità di un sogno”. (Richard Middleton, “A wet day”)

Racconti neri e fantastici è disponibile presso lo store online di Count Magnus Press e sulla pagina del prodotto su lulu.com. Informazioni sul blog ufficiale countmagnus.blogspot.it.

Questo il sommario dei racconti inclusi nel volume:

Richard Barham Middleton , foto
Richard Barham Middleton
La nave fantasma
Sulla strada per Brighton
Il figlio del pastore
L’ultimo giro di Edward
L’uccello nel giardino
Figli della luna
Il mercante di bare
L’anima di un poliziotto
Il prestigiatore
E chi potrebbe?
Sangue blu
Il destino e l’artista
Un giorno di pioggia
Un luogo incantato
Gli enigmatici geroglifici
Amore a prima vista
Il destino di Keith–Martin
La nascita di un uomo
Occhi lucidi e bocca triste
L’assassino
Il fallimento
Il giovane vagabondo
L’impiegato
Tempo d’estate
La svolta sbagliata
Il benvenuto
La soluzione del destino
L’ultima avventura
L’erede
Un intermezzo a Hungerford
Un artista mancato
La mano
L’eccentrica Lady Tullswater
Il figlio di Murray
Il pianto di un secolo


È inoltre disponibile un'ampia anteprima online comprendente “La nave fantasma” e la postfazione al libro, accessibile dal riquadro sottostante.

Racconti Neri e Fantastici
Richard Middleton
Count Magnus Press, 2013
brossura, 306 pagine, €16.00

Giuseppe Lo Biondo

domenica 24 marzo 2013

Carnacki. L’indagatore dell’occulto di William Hope Hodgson

Carnacki. L’indagatore dell’occulto, 2013, copertinaLo avevamo conosciuto nel 1978 attraverso la collana de “I libri della paura” di SIAD Edizioni. Da allora, il personaggio di Thomas Carnacki – fra i più classici detectives dell’occulto, nato negli anni 10 dello scorso secolo – è via via divenuto un fenomeno per soli collezionisti del weird horror; una memoria per “appassionati di lungo corso”, sempre meno accessibile in Italia alle nuove generazioni di lettori.

A trentacinque anni di distanza, i nove racconti del Carnacki. L’indagatore dell’occulto di William Hope Hodgson ritornano finalmente in ogni libreria, con una nuova edizione curata e tradotta da Gabriele Scalessa per la pubblicazione di Manni Editori.

“Fra camere stregate e manieri infestati da spettri, dove si odono sibili sinistri e presenze d’oltretomba, Thomas Carnacki conduce le sue indagini al confine fra l’étrange e il merveilleux. Senza mai tralasciare un approccio razionale ai casi che gli vengono affidati, e senza celare le proprie paure, Carnacki si avvale di strumenti stravaganti come il pentacolo elettrico o le formule arcane del Rituale Saamaa. Ed è, ogni volta, in grado di sciogliere il mistero, liberando antiche dimore da infestazioni e uomini terrorizzati da possessioni animalesche, oppure, più semplicemente, svelando astuti inganni orditi da bibliofili cleptomani o spasimanti delusi. Dotato di un intuito alla Sherlock Holmes (con cui è letterariamente imparentato), Thomas Carnacki appartiene alla schiera di ghost hunters e occult detectives nati in area anglofona tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, prosecuzione romanzesca delle mode spiritistiche fin de siècle. Nove racconti in cui l’indagatore dell’occulto, conversatore instancabile, raccoglie nello studio del quartiere londinese di Chelsea i quattro soliti amici, per narrare dopo cena, tra una boccata di pipa e l’altra, le sue appassionanti avventure”.

Apre il volume un’introduzione a firma del curatore stesso, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università La Sapienza di Roma. Informazioni sulla pagina web dedicata in www.mannieditori.it.

Carnacki. L’indagatore dell’occulto
William Hope Hodgson
brossura, 256 pagine, €17.00
collana La cifra nel tappeto, Manni Editori, 2013
ISBN 9788862664806

Andrea Bonazzi

sabato 2 marzo 2013

Odilon Redon: Il fachiro e altri racconti fantastici

Il fachiro e altri racconti fantastici, 2012, copertinaA cura e per la traduzione di Luana Salvarani, Il fachiro e altri racconti fantastici edito da Medusa Edizioni, propone alcuni racconti di ispirazione fantastica, seppur molto diversi tra loro e talvolta frammentari, scritti da Odilon Redon (1840-1916) in vari momenti della sua vita.

Il libro riprende i racconti di Redon, Nouvelles et contes fantastiques, pubblicato in occasione della mostra Odilon Redon, Prince du Rêve alle Galeries nationales du Grand Palais, a Parigi nel 2011, dallo stesso editore museale (Éditions de la Réunion des musées nationaux et du Grand Palais).

A questa edizione italiana viene aggiunto il saggio autobiografico “Confidenza d’artista”, nel quale l’autore parla della propria ispirazione artistica, osteggiando il realismo e l’accademismo nell’arte.

Precursore del simbolismo nelle arti figurative, Odilon Redon è noto, in ambito letterario, per le sue illustrazioni per opere di Baudelaire, Mallarmé, Poe, Flaubert. Meno conosciuto come scrittore, trae spunto dal romaticismo fantastico di Poe e di Gautier, per arrivare al simbolismo di Villiers de l’Isle-Adam e Mallarmé.

Il libro riproduce svariati disegni, quadri, e litografie di Redon, sia in bianco e nero sia a colori. Anche se non direttamente collegate ai racconti, le riproduzioni ne costituiscono una perfetta cornice.

“Ci sono artisti nella cui biografia l’opera e la storia, l’immagine e la letteratura si fondono con una naturalezza che non lascia adito a distinzioni che non siano, alla fine, riduttive sia per l’una che per l’altra; Odilon Redon è questo tipo di artista. Nella sua opera pittorica la letteratura nasce dalla frequentazione di personaggi come Mallarmé e Huysmans, dalla lettura dei racconti fantastici di Poe. Ma se molti hanno imparato a riconoscere quelle sue figurine un po’ marziane, che sembrano uscite appunto da un racconto di fantascienza di oggi, ancora troppo poco è conosciuta la sua opera di scrittore e narratore. Un viaggio giovanile in Spagna in compagnia di un amico caro dà lo spunto per la scoperta delle leggende locali; il senso del mistero e degli oggetti che diventano presenze minacciose prende forma nella «Notte di febbre»; lo spleen baudelairiano invece domina il breve racconto intitolato «Sogno». La guerra contro i prussiani e il sacrificio per la patria offre lo spunto per un sogno malinconico, «1870, dicembre»; mentre «Il fachiro», sorta di saggio alla Montaigne, ma non in prima persona, insinua il dubbio se Redon stia esclusivamente vibrando un’invettiva verso il raffinement parigino o dipingendo un’amara satira di se stesso; mentre «Marta la Pazza», scritto in prima persona, «storia creola», evoca la moglie, Camille, vittima del naufragio che fece la nave che dal paese natale di La Réunion la portava in Francia.”

Maggiori informazioni si possono reperire sulle pagine del blog (non ufficiale) della Medusa Edizioni edizionimedusa.tumblr.com. Il contenuto del volume è il seguente:

Prefazione – Luana Salvarani
Un soggiorno nei Paesi baschi (Un séjour dans le Pays basque)
Una storia incomprensibile (Une histoire ingompréhensible)
Girotondo d’amore (La Ronde d’amour)
Notte di febbre (Nuit de fièvre)
Lui sogna (Il rêve)
Il grido (Le Cri)
Perversità (Perversité)
Il fachiro (Le Fakir)
1870, dicembre (1870 Décembre)
Il racconto di Marta la Pazza (Le Récit de Marthe la folle)
Confidenza d’artista (Confidence d’artiste)


Il fachiro e altri racconti fantastici
Odilon Redon
a cura di Luana Salvarani
collana Wunderkammer, Medusa Edizioni, 2012
brossura con sovraccoperta, 144 pagine, €14.50
ISBN 9788876982583

Le Coeur révélateur (1883)
Le Coeur révélateur (1883) L’Oeil, comme un ballon bizarre
se dirige vers l’infini (1882)

Giuseppe Lo Biondo

mercoledì 27 febbraio 2013

La doppia vita di Stefan Grabiński. Una lettura “meta-fantastica” de Il Villaggio Nero

Il villaggio nero, 2012, copertina
Ogni tanto – molto raramente, in verità – salta fuori un libro che rappresenta una sorta di rivelazione e una scoperta per il fortunato autore del rinvenimento. Nel campo della letteratura fantastica, soprattutto, è oggi difficile imbattersi in opere che non siano le solite note, in letture di qualità che alla forza immaginifica e visionaria delle parole uniscano idee e concetti di pari potenza ed efficacia. Il Villaggio Nero è uno di questi libri. Mirabile, invero, perché uscito fuori quasi dal nulla, da uno scrittore che fino a ieri risultava del tutto sconosciuto anche ai più ferrati cultori del genere. Pubblicato nella bella collana “Biblioteca dell’Immaginario” delle Edizioni Hypnos, per la meritoria cura di Andrea Bonazzi, porta finalmente alla ribalta anche da noi, in modo imperioso, il nome di Stefan Grabiński (1887-1936), unico e solo scrittore di letteratura fantastica nella Polonia tra le due Guerre. Un autore dell’Est europeo, dunque, ma capace di rivaleggiarre e, forse, persino di superare, per concetti ardimentosi e portata cosmica, autentici giganti come Lovecraft, Blackwood, Chambers, Machen o Hodgson. Come loro, Grabiński è stato in grado di costruire con la sua opera inquietanti simbolismi, e di intessere attraverso di essa incredibili atmosfere di orrore in agguato dietro l’angolo

I racconti racchiusi in questa prima (e si spera non ultima) antologia italiana rappresentano una lettura seducente e sconcertante; da essi trasuda un fascino tenebroso, un’allettante, vertiginosa e agghiacciante profondità. È una lettura che colpisce e lascia il segno, che ammalia, che apre a suggestioni arcane e ad altre consapevolezze. È anche un viaggio impressionante nella mente di un uomo che non accettò mai le sue limitazioni umane. Gli appassionati del fantastico siano avvisati: Il Villaggio Nero è un gioiello, per quanto oscuro e tenebroso, uno dei libri più belli, originali e stimolanti usciti in Italia negli ultimi anni nel campo della letteratura fantastica.

Nei dodici racconti qui raccolti si agitano forze terribili, creature e presenze misteriose, incubi indicibili e orrori filtrati dalla frattura stessa della realtà. Vi troviamo uomini solitari che affrontano i fantasmi del proprio inconscio, folli sfide contro l’incarnazione del Tempo, treni spettrali, vampire e donne demoniache, visioni di altre dimensioni, tetri villaggi che nascondono oscuri segreti, e dimore infestate e maledette. E ancora, sogni che prendono vita, cose maligne ed entità eteree e immateriali, ma anche terrori più tangibili che prendono corpo dall’inconscio e dalle aberrazioni fisiche e mentali.

Ma c’è dietro molto più di tutto questo.

Anche per via della strana filosofia che li permea, i racconti di Grabiński sono considerati un caso unico, brillanti e innovativi esempi di un tipo particolare di fantastico che lo scrittore stesso proponeva di chiamare “psicofantastico” (o “metafantastico”) perché scritti in opposizione ai più convenzionali racconti di genere che uscivano in quel periodo. Anche quando usa gli elementi classici del folklore europeo, Grabiński li aggiorna e li riporta al presente, seguendo le contemporanee correnti della scienza e della filosofia. In questo il suo approccio alla letteratura orrorifica è perfettamente moderno, poiché si svincola dagli elementi della semplice tradizione e si arricchisce di simboli, figure e metafore che vanno al di là della semplice rêverie fantastica. La sua opera letteraria è pertanto atipica nel suo genere: in essa il macabro, il sovrumano, il trascendente, si innesta in un substrato che ha le sue fonti tanto nella materia scientifica quanto nei saperi alternativi, ma anche nella psicologia, nella filosofia e nel metafisico.

Le patologie della mente umana sono un perno dei racconti bizzarri di Stefan Grabiński; lo scrittore infatti fu un vero maestro nel rappresentare costrutti neurotici, teorie insane e strane fobie. Perché è alla follia stessa che il genio spesso si rapporta. Come ha scritto un suo studioso e traduttore, Grabiński “unisce le concezioni di antichi filosofi come Eraclito e Platone con la filosofia contemporanea di Henry Bergson e Maurice Maeterlink, in una battaglia contro un mondo moderno in cui il senso originale e vero della natura umana viene cancellato dalle macchine, dai sistemi repressivi e dalla miopia di alcuni” (cfr. Miroslaw Lipinski, Introduzione a The Dark Domain, Dedalus European Classics, 1993).

Ma chi era, davvero, Stefan Grabiński? Al di là della semplice biografia, che lo vuole uomo mite e riservato, maestro in una piccola scuola di periferia, in pochi forse sanno che Grabiński conduceva una doppia vita: di giorno si divideva tra la sua professione di insegnante e quella di scrittore, mentre di notte leggeva avidamente, studiava ed esercitava tutto ciò che atteneva ai domini dell’occulto. Quest’ultimo aspetto ne fa una figura di scrittore eccentrico e maledetto, che conosceva perfettamente le materie arcane, dalla teosofia allo spiritismo, senza tralasciare i classici della demonologia, magia e alchimia. Studiava, dunque, e indagava ogni teoria bizzarra o anticonvenzionale che poteva permettergli di elevare il suo pensiero sopra la realtà limitante della condizione umana, con lo scopo di abbattere le barriere tra i mondi, di penetrare i confini al di là della vita. Riteneva infatti che la morte non fosse la fine. “Ho sempre creduto,” disse a un amico che andò a fargli visita prima che morisse, “che nell’aldilà fiorisca una nuova vita, nuovi mondi che la visione del povero cervello umano non può scorgere”. A questo amico promise anche di ritornare dalla morte, come un fantasma.

Stefan Grabiński, foto
E contro un fantasma Grabiński lottò per tutta la sua breve e disperata esistenza: il fantasma della morte. Afflitto sin da fanciullo dalla tubercolosi, cercò di ribellarsi alla sua infermità e alla tirannia di un corpo minato dalla malattia gettandosi disperatamente nello studio di ogni teoria o scienza, anche la più bislacca, che poteva offrirgli un appiglio o una via d’uscita alla sua precaria condizione. Alla sua fragilità di uomo, Grabiński opponeva il potere della conoscenza. E l’esercizio e lo sviluppo della mente e delle sue facoltà più straordinarie, in modo particolare, lo spinsero a intraprendere un viaggio solitario nei territori più estremi dell’occulto. Attingendo a una varietà di fonti – soprattutto testi medioevali di alchimia e alla filosofia Buddista e Induista, ma anche alle dottrine della moderna scienza – lo scrittore arrivò alla conclusione che è il pensiero a creare la realtà, ed è il pensiero il vero artefice dell’esistenza materiale dell’universo.

Le idee fantastiche di Grabiński trovano la loro fonte nella sua concezione pluralistica e neo-platonica della realtà, secondo cui tutto si muove con l’atto della creazione della forza motrice del pensiero, secondo il concetto dinamico ispirato alle dottrine di Nietzsche e di Bergson, quest’ultimo una riconosciuta influenza sulla sua narrativa. “L’attivazione della mente, la sua fonte come propulsore della realtà” – scrive sempre Miroslaw Lipinski – “è la chiave per comprendere il pensiero di Grabiński e le sue idee circa il soprannaturale. Al contrario di molti scrittori di letteratura fantastica, egli credeva davvero in ciò che scriveva, nel significato divino del verbo scritto. Nulla di ciò che scriveva era per lui semplice intrattenimento: la sua opera è l’espressione di un’anima sincera”. (Cfr. introduzione a The Motion Demon, Ash-Tree Press, 2005).

Dunque, Stefan Grabiński credeva in ciò che scriveva. E i suoi racconti sono, in definitiva, l’espressione di una mente complessa e tormentata, fortemente ossessionata dall’occulto e dai fantasmi di una realtà che gli fu sempre ostile. Come rivelò nelle sue “Confessioni” (Wyznaniach, 1926): “Ci sono stati momenti molto tristi nella mia vita, soprattutto tra i miei 15 e i 21 anni, i cui sudari funebri gettarono come un’ombra nei miei giorni a venire. Conobbi l’orrore misterioso della vita, e mi convinsi che il Male è altrettanto potente del Bene”.

Ne Il Villaggio Nero è raccolta una scelta significativa degli straordinari racconti di Stefan Grabiński, che vanno da “Il demone del movimento”, dove un treno diventa lo scenario, al tempo stesso inquietante e surreale, di un crimine orrendo, a “La stanza grigia”, racconto-incubo di un uomo che si ritrova a vivere in un locale stregato dalla maligna presenza di un precedente inquilino, da “Il villaggio nero”, che dà titolo alla raccolta e che narra di un bizzarro villaggio dai tetri colori, che appare solo in sogno e abitato da strani personaggi, a “La vendetta degli elementali”, in cui un pompiere dalle straordinarie capacità ignifughe, tali da renderlo un fenomeno agli occhi della gente, viene in contatto con creature maligne capaci di manipolare il fuoco, probabilmente esseri di un’ignota dimensione.

Molti di questi racconti sono costruiti secondo un modello simile: dapprima nella vita “normale” dei protagonisti iniziano a manifestarsi fenomeni misteriosi o insoliti, che li portano a confrontarsi con realtà altre, e infine – in finali spesso sorprendenti – si assiste alla trasformazione o metamorfosi interiore dei protagonisti o, più spesso, alla loro rovina.

Luogo d’azione della maggior parte delle storie sono le città di provincia o sobborghi isolati, edifici e case solitarie, stazioni ferroviarie spettrali e abbandonate. La realtà e la psicologia dei protagonisti è rappresentata con realistica attenzione, e c’è un’abile costruzione di stati d’animo particolari dell’uomo che sfociano nell’inquietudine e in momenti creativi di abile tensione.

I motivi espressivi più ricorrenti in questi racconti si possono individuare nei seguenti: 1) il problema dell’identità; 2) l’esistenza di realtà parallele che si muovono dietro il velo della realtà; 3) la vita dopo la morte; 4) il passato che torna a reclamare i suoi debiti con il presente; 5) il fascino della scienza e degli studi sul paranormale; 6) l’elemento della follia e della donna demonio (o femme fatale). Alle volte i temi predominanti divengono quasi lovecraftiani, in quanto costruiti intorno alle aberrazioni della psicologia e alle forze soprannaturali che giacciono in attesa di vendetta, gettando sull’uomo maligni avvertimenti dall’Altrove.

Un paio di storie vengono dalla pregevole raccolta Demon ruchu (1919), un unicum nella storia della letteratura fantastica e soprannaturale, dove tutti i racconti sono incentrati sul tema dei treni e delle ferrovie (un’ossessione di Grabiński), che diventano simboli perfetti di quell’energia o forza spirituale che, secondo alcune filosofie metafisiche, sottende alla realtà influenzando la materia. Bergson chiamava questa forza élan vital, lo “slancio vitale”, che è quella forza naturale e nascosta della vita che fa muovere l’universo e tutte le cose (cfr. Henry Bergson, Pensiero e movimento, Ed. Bompiani, 2000). Il treno, quindi, come un diretto feticcio della filosofia anti-materialistica di Grabiński.

Un’altra delle forze propulsive della vita, il sesso, diventa un ulteriore elemento perturbante nella strana filosofia Grabińskiana, e prende forma narrativa in racconti che, in accordo con le teorie freudiane contemporanee dell’autore, aprono a curiose interpretazioni e a sottesi simbolismi psicoanalitici. Le oscure forze della libido si muovono dietro alcune delle storie più inquietanti e potenti di questa antologia, quali “L’amante di Szamota” o “A casa di Sara”, dove incauti protagonisti smarriscono sé stessi in storie dell’orrido di sconvolgente e conturbante qualità. La prosa di Grabiński (a cui la traduzione di Bonazzi rende un servizio eccellente) è talmente misurata, a tal punto efficace, da riuscire a rendere estremamente lievi, perfino romantiche (ma un romanticismo nero, nerissimo) anche immagini necrofile che in altre mani risulterebbero estremamente violente e gratuite: ed ecco che un bacio dato al capo mozzato di una giovane ragazza (nel racconto “L’engramma di Szatera”) diventa l’ossessione languida e malinconica di un uomo solitario; che un uomo che fa l’amore con un corpo morto di donna, un tronco privo di arti e testa (in “A casa di Sara”) incarna tutta la passionalità di un amante irretito nelle spire del desiderio amoroso irrisolto.

Stefan Grabiński, illustrazione di Gino Andrea Carosini
Non poteva mancare in questa raccolta il racconto che costituisce forse il supremo monumento artistico di Grabiński: “L’Area”. Protagonista ne è il suo alter-ego, Wrzesmian, nel quale prendono piena forma i tormenti dello scrittore che, come il personaggio di carta, viveva isolato e recluso in una magione appartata ai margini della città. Da una finestra che affaccia sulla casa di fronte, solitaria e deserta, Wrzesmian assisterà alla propria dissoluzione fisica e psichica, allorché gli abitanti della dimora inquietante emergeranno come fantasmi dai suoi sogni, veri e propri incubi che si materializzano dall’inconscio delle sue fantasie alterate.

A confermare quindi la lungimirante scelta del curatore, è presente in questa silloge uno dei racconti più strani di Grabiński, il fantasmagorico “Saturnin Sektor”, che dietro una trama sibillina e apparentemente ermetica palesa meglio di tutti gli altri le influenze del già citato filosofo Henry Bergson (1859-1941), la cui opera superò le tradizioni ottocentesche dello spiritualismo e del positivismo ed ebbe una forte influenza nei campi della psicologia, dell’arte e della letteratura dei suoi tempi. In Grabiński diventa un nume tutelare che occhieggia ammiccante dietro il substrato della fantasticheria; nelle folgoranti pagine di Bergson sul sogno e il déja-vu, l’oblio e il sonnambulismo, i fenomeni psichici e il rapporto tra la materia e lo spirito (si vedano in particolare i suoi saggi L’Evoluzione Creatrice, Raffaello Cortina Editore, 2002, Materia e memoria, Laterza, 2009, ma soprattutto Ipnosi e fantasmi, Civitas, 2012, o la bizzarra Conferenza sui fantasmi, Theoria, 1993) ritroviamo l’asse portante dell’opera Grabińskiana.

Ma per tornare al racconto nominato, “Saturnin Sektor”, che elabora sul tema (persistente nell’opera di Grabiński) della paranoia e della schizofrenia, ancora una volta è presente un protagonista alienato i cui deliri ossessivi sfoceranno in un omicidio; in questo caso però non è una persona umana a morire, ma il Tempo stesso, o meglio lo zeitgeist che determina così anche la fine di un’epoca. Qui i fenomeni di personalità dissociata del protagonista rappresentano le opposte teorie del tempo, e quindi un passaggio dalla vecchia epoca verso la moderna; cosicché l’inevitabile omicidio del climax diventa un chiaro simbolo di quel cambiamento sociale e culturale in atto agli inizi del Novecento e ben recepito dall’autore.

Anche in questo racconto Grabiński usa una figura fantastica ricorrente nella sua narrativa: quella del “doppio”. Molte delle sue storie mettono in scena protagonisti tormentati da frammenti della loro personalità inconsapevolmente dissociata, che poi s’incarnano in doppelgänger che li perseguitano. Questi doppi mostruosi di solito diventano odiati avversari, come appunto in “Saturnin Sektor”, o nel grottesco racconto “Strabismus” (non presente in questa raccolta). Altre volte queste incarnazioni della personalità problematica dei personaggi assume la forma di una elusiva femme fatale (“L’amante di Szamota”), ma più spesso la parte alienata dell’Io si manifesta in forme diverse: in “L’Area”, per esempio, si riferisce a un magico spazio dove la bloccata creatività artistica del protagonista è libera di esprimersi e di emergere dal subconscio. Molti di questi racconti possono definirsi – come ha brillantemente suggerito il critico Brian Stableford“studi di personali e interiori frammentazioni” (cfr. St. James Guide to Horror, Ghost & Gothic Writers, a cura di David Pringle, St. James Press, Detroit, 1998, p. 667).

I temi cardine di questa fantastica antologia del bizzarro, come abbiamo visto, sono molteplici e complessi, e vanno dallo sdoppiamento di personalità alla questione del male intrinseco nell’uomo, dall’esistenza di molteplici piani di esistenza, a sogni che si realizzano nella realtà tangibile, ecc. Ma è soprattutto l’ossessione il motivo principale che domina. Gli antieroi dei racconti di Grabiński sono infatti per lo più persone segnate dallo stigma di esperienze dolorose, uomini tormentati da varie turbe e fobie. Ciò diventa chiaro se si guarda anche alla biografia dell’autore. Grabiński fu sempre interessato alla psicologia, alla psicopatologia, alla psichiatria e in generale a tutte quelle scienze cognitive capaci di aprire a nuove e inesplorate dimensioni dell’inconscio. Il suo lavoro da insegnante lo considerava come una necessità, piuttosto che una passione (anche se era un insegnante molto stimato dai suoi colleghi e dagli studenti, che lo definivano un uomo integro e di sani principi), un modo con cui dissimulava il suo vero interesse per le cose segrete e invisibili, arcane e misteriose, intime e profonde, e celate agli occhi degli uomini.

Era un uomo in bilico tra due mondi, Grabiński, quello della realtà e quello dell’ignoto, anche se al di fuori del campo letterario è difficile trovare segni di questo suo coinvolgimento per il trascendentale e l’occulto, passioni che coltivava solitarie, senza condividerle con altri, in una sorta di ascetico cammino che, riteneva, poteva condurlo verso l’immortalità dello spirito. Introverso e schivo, tranquillo e riservato, Grabiński fu sempre attento a non lasciar trapelare nulla del fuoco interiore che lo divorava. Spesso lo si vedeva camminare, da solo, lungo le stazioni ferroviarie, dove raccoglieva spunti e idee per i suoi racconti. La ferrovia e quel che la rappresenta (treni, strade ferrate, binari, rotaie, stazioni) è del resto un luogo topico da sempre, un simbolo di evasione da una realtà monotona e un viatico per l’altrove, (cfr. Remo Cesarani, Treni di carta. L’immaginario in ferrovia: l’irruzione del treno nella letteratura moderna, Marietti, 1993).

Alla luce di tutto questo, due cose risaltano innanzitutto alla mente dopo aver letto i racconti contenuti ne Il Villaggio Nero: a) quanto quelle storie siano fortemente autobiografiche; b) quanto lo scrittore fosse realmente dentro di esse, intrinsecamente legato alla sua opera e ai suoi personaggi.

Stefan Grabiński, questo filosofo misantropo sedotto dal soprannaturale e dall’introversa esplorazione dei misteri della vita, questo ometto strano e appartato dal resto del mondo, eccentrico nelle sue ideee e perso nelle sue fantasticherie, che credeva in ciò che scriveva, nella relatività del tempo, nei poteri della mente umana e nella sua capacità di mutare le cose, finì i suoi giorni il 12 novembre 1936, morendo in povertà, solo così com’era sempre vissuto (a parte una breve parentesi matrimoniale) e dimenticato da tutti. Ma qualcosa è rimasto, e il suo spirito continua a perdurare come lui si era ripromesso. La sua lucida follia, le sue inquietudini, che lo portarono a investigare indifferentemente la scienza e l’occulto, sono tutte lì, nei suoi racconti. Ed è il fantastico più puro, perché forgiato dalle visioni di una mente che non ebbe limiti.



Informazioni sul volume presso il sito dell’editrice www.edizionihypnos.com.

Il Villaggio Nero. Racconti Fantastici
Stefan Grabiński
Biblioteca dell’Immaginario, Edizioni Hypnos, 2012
brossura, 300 pagine, €21.90
ISBN 9788896952085
Pietro Guarriello

sabato 23 febbraio 2013

The Ghosts & Scholars Book of Shadows, fantasmi nella tradizione di M.R. James

The Ghosts & Scholars Book of Shadows, 2012, coperina di di Paul LoweEdito dalla Sarob Press di Robert Morgan, una small press dedita al genere horror soprannaturale, The Ghosts & Scholars Book of Shadows raccoglie dodici racconti di autori contemporanei ispirati alle ghost stories di Montague Rhodes James.

L’antologia, un’edizione limitata in 340 copie, nasce da una competizione letteraria del 2011, organizzata dalla Ghosts & Scholars M.R. James Newsletter, nella quale gli autori furono chiamati a cimentarsi con la scrittura di un prequel o di un seguito ai racconti di M.R. James.

La editor Rosemary Pardoe lanciava così la sfida, nella primavera del 2011, sulle pagine della newsletter:

[…] Che fine ha fatto il ‘satiro’ (o i ‘satiri’) alla fine di «Un episodio di storia cattedrale»? I vicoli di Islington sono ancora frequentati dall’essere incontrato dal dottor Abell in «Due dottori»? Che ne è stato dei resti delle atrocità in «Un intrattenimento serale», e il conte Magnus e il suo piccolo amico sono ancora in agguato a un qualche crocevia nell’Essex? In merito ai prequel, io per prima vorrei sapere che tipo di tesoro ha trovato il canonico Alberico, come è stato custodito, e i dettagli della sua morte nel letto, a causa di un attacco improvviso. E qual era esattamente il sistema di credenze che spinse James Wilson a far riporre le sue ceneri nel globo al centro del labirinto di Mr. Humphrey: qual è il significato delle figure del globo – Wilson era membro di una setta gnostica? Devo andare avanti? Sono sicura che potrete pensare a molti altri misteri che pretendono una soluzione e una risposta.”

La qualità delle storie non deluse le aspettative, e le migliori furono selezionate per un’antologia; tra queste la vincitrice della competizione, “Quis est Iste?” di Christopher Harman, l’unica a essere pubblicata in precedenza nella newsletter. Pur prendendo spunto dai racconti di James, le storie non sono scritte in uno stile rispettosamente jamesiano ma rispecchiano, invece, lo stile degli autori, rendendo l’antologia più moderna e abbordabile agli appassionati di weird tale in genere. I titoli e le rispettive ispirazioni sono:

Helen Grant – Alberic de Mauléon (Canon Alberic’s Scrap-book)
Rick Kennett – Anningley Hall, Early Morning (The Mezzotint)
John Llewellyn Probert – The Mezzotaint (The Mezzotint)
Christopher Harman – Quis est Iste? (Oh, Whistle, and I’ll Come to You, My Lad)
Jacqueline Simpson – The Guardian (The Treasure of Abbot Thomas)
Reggie Oliver – Between Four Yews (A School Story)
Louis Marvick – The Mirror of Don Ferrante (Casting the Runes)
Mark Valentine – Fire Companions (Two Doctors)
Derek John – Of Three Girls and of Their Talk (Wailing Well)
C.E. Ward – The Gift (The Experiment)
David A. Sutton – Malice (The Malice of Inanimate Objects)
Peter Bell – Glamour of Madness (A Vignette)


Il libro contiene un’introduzione di R. Pardoe, oltre alle note biografiche sugli autori, ed è reperibile attraverso le pagine web di Sarob Press. In copertina è riprodotta un’opera di Paul Lowe, ispirata al noto racconto “Oh, Whistle, and I’ll Come to You, My Lad”.

La schiera degli imitatori di M.R. James è da sempre ben definita e nutrita, probabilmente anche perché James diede, nelle sue prefazioni e in alcuni articoli, chiare indicazioni di stile e d’intenti, che molti autori hanno fatto proprie.

The James Gang: A Bibliography of Writers in the M.R. James Tradition, 1991

Nel 1979 fu creata da Rosemary Pardoe, già co-fondatrice della British Fantasy Society, la rivista Ghost & Scholars, con l’intento promuovere gli studi su M.R. James e incoraggiare nuovi autori a scrivere racconti in tale tradizione. La testata pubblicò il trentatreesimo e ultimo numero nel 2001, ma l’attività di ricerca storica e letteraria prosegue tuttora sotto forma di newsletter, nella quale occasionalmente vengono proposti racconti di autori moderni.

Dall’esperienza della rivista vide la luce nel 1987 l’antologia Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James, seguita poi da The James Gang: A Bibliography of Writers in the M.R. James Tradition (1991), un chapbook di poche pagine che elenca circa cento autori ispirati da James. Il libretto, sempre a cura di Rosemary Pardoe, è considerato oggi una pubblicazione imperdibile per i cultori del prevosto di Eton. Questa prima antologia, oltre che i racconti di alcuni scrittori classici dalla “James Gang”, includeva racconti scritti sulla base di alcune trame lasciate incompiute da James (“Stories I have tried to write”). Altri due sviluppi di trame lasciate incompiute furono poi pubblicati nella newsletter (si tratta di “The game of Bear” e “Merfield House”, nella n. 12 del 2007).

Nel 2001 Ramsey Campbell compilò Meddling with Ghosts: Stories in the Tradition of M. R. James, che include anche una versione ampliata di The James Gang, e il suo tributo a James, “The Guide”, e che può essere considerata un proseguimento del libro della Pardoe. L’antologia è divisa in tre sezioni: i precursori, i contemporanei, e gli eredi.

Entrambe le antologie hanno avuto una loro edizione italiana. Si tratta di Fantasmi: storie e altre storie sulle orme di M.R. James, curata da Gabriele La Porta, edizione Newton Compton, e di Racconti Sinistri nella tradizione di M.R. James, edizione Sylvestre Bonnard. Purtroppo, l’edizione italiana di Racconti sinistri non include The James Gang, né il racconto “The White Sack” di A.N.L. Munby pubblicato dalla stessa editrice ne La mano di alabastro, edizione italiana dell’unica raccolta di Munby.

Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James, 1987, copertina
Meddling with Ghosts. 2001, copertina
Fantasmi: storie e altre storie, 1989, copertina
Racconti sinistri, 2006, copertina
- AA.VV.; a cura di Rosemary Pardoe; The Ghosts & Scholars Book of Shadows; Sarob Press; Neuilly-le-Vendin, 2012; copertina rigida, 144 pagine, 340 copie numerate.
- AA.VV.; a cura di Rosemary Pardoe e Richard Dalby; Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James; Crucible, 1987.
- Rosemary Pardoe; The James Gang: A Bibliography of Writers in the M.R. James Tradition; The Haunted Library, Hoole, Chester, England, 1991.
- AA.VV.; a cura di Ramsey Campbell; Meddling with Ghosts: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James; The British Library, 2001.
- AA.VV.; a cura di Rosemary Pardoe e Richard Dalby; Fantasmi: storie e altre storie sulle orme di M.R. James; Newton Compton, 1989.
- AA.VV.; a cura di Ramsey Campbell; Racconti sinistri nella tradizione di M.R. James; Sylvestre Bonnard, 2006.


Per maggiori informazioni su Ghost & Scholars si rimanda al sito web dedicato www.pardoes.info.
 
Giuseppe Lo Biondo

venerdì 1 febbraio 2013

Il sonno della ragione. Racconti fantastici del XIX secolo. Spagna e Ispanoamerica

Il sonno della ragione, 2012, copertinaCurata e tradotta da Pietro Valletti per l’editrice romana Aracne, Il sonno della ragione. Racconti fantastici del XIX secolo. Spagna e Ispanoamerica è un’antologia del fantastico ottocentesco fra Penisola Iberica e America Latina, attraverso una rassegna di autori anche piuttosto inusuali per le nostre letture, in un panorama di classici da Gustavo Adolfo Bécquer fino a Leopoldo Lugones.

“Quando si parla di letteratura fantastica si pensa a tutte quelle opere che presentano eventi, personaggi o ambientazioni inverosimili, che hanno popolato e tuttora popolano tante avventure scritte o tramandate. In ciascuno di noi c’è, in qualche modo, un «reparto» ricco di questa letteratura. «Alla nostra sensibilità d’oggi l’elemento soprannaturale al centro di questi intrecci appare sempre carico di senso, come l’insorgere dell’inconscio, del represso, del dimenticato, dell’allontanato dalla nostra attenzione razionale. In ciò va vista la modernità del fantastico, la ragione del suo ritorno di fortuna nella nostra epoca. Sentiamo che il fantastico ci dice cose che ci riguardano direttamente... » (Italo Calvino)”.

“Questo volume” – continua la presentazione della raccolta – “raccoglie dodici suggestivi racconti, poco conosciuti al grande pubblico, di alcuni fra gli autori più importanti della letteratura spagnola e ispanoamericana dell’Ottocento. La loro lettura diventa, così, un appassionante viaggio nella psicologia e nell’immaginario collettivo di un intero secolo”.

scarica l'anteprima PDF, iconaInformazioni al completo presso la pagina dedicata sul sito www.aracneeditrice.it, dove in formato PDF (336k) è disponibile al download l’intera introduzione a firma del curatore stesso. Questi i contenuti per esteso:

Introduzione – Pietro Valletti
Luisa – Eugenio de Ochoa.
Gaspar Blondín – Juan Montalvo
Il Monte delle Anime – Gustavo Adolfo Bécquer
La Madonna di Paul Rubens – José Zorrilla
Chi ascolta sente il proprio male – Juana Manuela Gorriti
La principessa e il monello – Benito Pérez Galdós
Il pavese di un ventaglio – Pedro Escamilla
Lanchitas – Roa Bárcena
La donna alta. Racconto di paura – Pedro Antonio de Alarcón
Horacio Kalibang o gli automi – Eduardo Ladislao Holmberg
Il caso della signorina Amelia – Rubén Darío
Lo specchio nero – Leopoldo Lugones


Il sonno della ragione
Racconti fantastici del XIX secolo. Spagna e Ispanoamerica
a cura di Pietro Valletti
collana Filamenti, Aracne Editrice, 2012
brossura, 208 pagine, €16.00
ISBN 9788854856806

Tatiana Martino

martedì 29 gennaio 2013

Memory, un piccolo Lovecraft illustrato

Memory, 2012, copertina

Quasi un poema in prosa, “Memory” è un racconto brevissimo di Howard Phillips Lovecraft composto nel 1919. Meno di trecentosessanta parole, nell’originale, ma già denso di alcune ricorrenti immagini e atmosfere tipiche dell’autore di Providence, tra oscure e antiche rovine in una terra di sogno e una distaccata, persino beffarda visione d’una specie umana effimera nel tempo.

È la Arshile Booklets di Torino a pubblicare questa edizione illustrata di Memory, con i disegni in bianco nero di Wiz per la versione italiana a firma di Gillian Sermani, in un volumetto di sedici pagine in cartoncino formato 15x15 centimetri.

“Un breve testo mitico e ironico del maestro del terrore,” questa la brevissima presentazione editoriale di Arshile che descrive così le proprie produzioni: “Testi e immagini, invenzioni, paradossi, favole e satira, nuove e antiche storie in una collana di libretti originali creati con tecnica artigianale. Gli Arshile Booklets sono stampati in bianco e nero a tiratura limitata, ogni copia siglata e numerata dall’editore. Sono disponibili copie a colori realizzate a mano dall’artista autore dei disegni anch’esse firmate e numerate”.

Maggiori informazioni presso il sito www.atelierarshile.com, o attraverso il catalogo aggiornato dei booklets sulle pagine web di wfgraphos.

Memory
H.P. Lovecraft
Arshile Booklets, 2012
illustrato, 16 pagine, €8.00
ISBN 9788897825043

Andrea Bonazzi

giovedì 24 gennaio 2013

Mary Shelley: L’uomo in lutto e altri racconti gotici d’amore

L’uomo in lutto e altri racconti gotici d’amore, 2012, copertinaPubblicato presso l’editore Faligi di Aosta, L’uomo in lutto e altri racconti gotici d’amore raccoglie tre racconti di Mary Shelley originariamente apparsi fra il 1830 e il 1834 sul magazine letterario annuale londinese The Keepsake. Storie di un tragico romanticismo ancora immerso nelle atmosfere del gotico, a “L’uomo in lutto” e “La contadina svizzera” fa seguito l’elemento apertamente fantastico de “Il mortale immortale”, il tutto per la traduzione e cura di Federico Sabatini che apre il volumetto con un proprio saggio sulla poetica e i componimenti brevi in versi della scrittrice inglese.

“Un uomo piange la morte di una donna e un’esistenza costellata di emozioni sfaccettate che, dalla purezza dell’estasi, passano repentine al più profondo abisso di disperazione. Una bambina orfana trova rifugio in un castello nobiliare dove incontrerà il grande amore ma anche l’estremo orgoglio e la gelosia più infida. Un uomo scopre di essere divenuto immortale ed è quindi costretto a vedere l’amatissima moglie invecchiare e avanzare verso la fine dei suoi giorni. Tre storie gotiche scelte e tradotte da Federico Sabatini in cui i temi cari all’autrice di Frankenstein emergono con potenza e insieme con levità: donne forti e insieme fragilissime, eroi romantici, incomprensioni, morte, lacerazioni dell’animo, un paesaggio sublime che sembra parlare e raccontare di amori forti e dirompenti, di sentimenti estatici e perturbanti uniti in un caleidoscopio di emozioni e di eventi che penetrano nel nostro io più profondo”.

La casa editrice è presente sul web con il proprio sito www.faligi.eu. Questi i contenuti della raccolta nel dettaglio:

Un “per sempre troncato e nullo”: le prose brevi di Mary Shelley – Federico Sabatini
L’uomo in lutto (The Mourner, 1829)
La contadina svizzera (The Swiss Peasant, 1830)
Il mortale immortale (The Mortal Immortal, 1833)


L’uomo in lutto e altri racconti gotici d’amore
Mary Shelley
Faligi Editore, 2012
brossura, €8.50
ISBN 9788857419015

Tatiana Martino

giovedì 20 dicembre 2012

Cattivo Natale. Racconti neri, fantastici e crudeli per la festa più attesa dell’anno

Cattivo Natale, 2012, copertinaCurioso fra le innumerevoli strenne intitolate al clima natalizio – implacabilmente schierate in evidenza sugli espositori delle librerie – e in apparenza innocuo nella propria rassicurante copertina, il “lato oscuro” delle feste si presenta nei racconti più inconsueti e probabilmente meno ricordati dei nostri grandi scrittori ottocenteschi, quei nomi stessi che hanno fatto la storia letteraria italiana del periodo. Autori che appaiono lontani dai canoni del nero, o anche del gotico, e tuttavia capaci di avventurarsi talvolta in temi maggiormente cupi e nell’insolito.

Selezionate a cura di Riccardo Reim per l’editrice milanese Zero91, le storie di Cattivo Natale. Racconti neri, fantastici e crudeli per la festa più attesa dell’anno scorrono tali ombrosi aspetti della celebrazione stagionale spaziando dalla narrativa di Verga sino a Pirandello, da Pascoli a D’Annunzio, Deledda e Serao, in visioni inattese e spesso perturbanti.

“Diciassette racconti di autori prestigiosi che – palesemente o in filigrana – offrono una lettura diversa e anticonvenzionale delle festività di fine anno, narrando di violenze, uccisioni, incubi, allucinazioni, interferenze con l’aldilà, perversi rituali, macabre circostanze… In questi sorprendenti «racconti di ceppo» del tutto controcorrente (alcuni apparsi, ingannevolmente, proprio su strenne e almanacchi) si polemizza (spesso con palese fastidio e non senza nostalgia) contro la perdita di ogni autenticità e ogni incantesimo di una festa che con già l’avvento del XX secolo inizia irrimediabilmente a degradarsi, divenendo sempre più frivolo rituale di una borghesia egoista e soddisfatta, pacchiana liturgia conviviale, vuoto sfoggio di inutili orpelli edonistici, ostentazione ipocrita di buoni sentimenti a cui nessuno più crede”.

Mantenuti ognuno nella prosa e grafia del proprio tempo, ad arricchire i racconti contribuiscono le numerose illustrazioni in bianco e nero riprodotte dalle pubblicazioni originali.

Informazioni presso il sito web di Zero91. Gli autori e i contenuti dell’antologia si elencano nell’indice qui a seguito:

Introduzione: Le ombre del Natale – Riccardo Reim
Notte di Natale – Camillo Boito
Notte di San Silvestro – Luigi Capuana
Il carnevale fallo con chi vuoi; Pasqua e Natale falli con i tuoi – Giovanni Verga
Natale in famiglia – Ambrogio Bazzero
I saltimbanchi – Contessa Lara
Miracolo di Natale – Contessa Lara
Un povero cane – Emilio De Marchi
La povera Teresa – Giuseppe Cesare Molineri
Il ‘curare’ – Marchesa Colombi
Il ceppo – Giovanni Pascoli
Strana vigilia di ceppo – Evelyn [Evelina Franceschi Marini]
Canituccia – Matilde Serao
Il tesoro dei poveri – Gabriele D’Annunzio
Sogno di Natale – Luigi Pirandello
Natale al Polo – Luigi Pirandello
Mal occhio – Grazia Deledda
Notizie sugli autori


Cattivo Natale
Racconti neri, fantastici e crudeli per la festa più attesa dell’anno
a cura di Riccardo Reim
Edizioni Zero91, 2012
brossura, 190 pagine, €15.00
ISBN 9788895381558
Andrea Bonazzi

sabato 15 dicembre 2012

Queen Anne’s Resurrection. I Demoni del Mare

Queen Anne’s Resurrection. I Demoni del Mare, copertinaLiberamente scaricabile in diversi formati e-book attraverso il sito web di Mezzotints, Queen Anne’s Resurrection. I Demoni del Mare è un’antologia di racconti horror, dark fantasy e weird curata da Alessandro Manzetti per la collana free download de Il Posto Nero, marchio editoriale di Mezzotints Ebooks.

La raccolta contiene ventuno brevi storie già apparse in rete su Mezzotints, in otto puntate nell’ambito di un’iniziativa artistica multidisciplinare incentrata sul mare, i suoi incubi e le sue ancestrali creature. Un progetto tematico che riunisce insieme scrittori italiani e nomi noti della narrativa internazionale di genere, questi ultimi nella traduzione di Alessandro Manzetti, Daniele Bonfanti e Graziano Versace.

Qui a seguito gli autori al completo, nell’indice dei contenuti suddivisi dal titolo di ciascuna sezione narrativa.

Prefazione: Il falò di Machen – Edoardo Rosati
Introduzione: L’etoile de Mer – Alessandro Manzetti


Gli Abissi e il Kraken
La cosa sulla Queen Anne’s Resurrection – Samuel Marolla
In profondità – Allyson Bird
Quella notte tra le nebbie – Paolo di Orazio
Terrore in superficie – Tim Waggoner
De Profundis – Alberto Custerlina


Sirene e Vampiri a bordo
Una sola parola – Claudio Vergnani
La vendetta di Ligeia sulla Queen Anne’s Resurrection – John Everson
Un oscuro segreto – Cristiana Astori
Sottocoperta – Jeff Strand


Isole Fantasma
Su di un’isola – Michael Laimo
Terra Nova – Giancarlo Marzano
Il dio caduto in mare – Benjamin Kane Ethridge
Sonny – Nicola Lombardi
La Linguista – Daniel Keohane


Anomalie e Voci del Mare
L’anomalia – Danilo Arona
Infido – Lorenza Ghinelli
Il mare uccide – Alda Teodorani
Ultimi scritti – Scott Nicholson
Congelato nell’abisso – Daniele Bonfanti
Un messaggio dal mare – Lisa Morton


Cover art e illustrazione in quarta di copertina sono di Daniele Serra. Informazioni e download gratuito dell’antologia in ePub, MOBI o PDF presso la pagina dedicata su www.mezzotints.it.

Queen Anne’s Resurrection
I Demoni del Mare
a cura di Alessandro Manzetti
Free Ebooks Il Posto Nero, Mezzotints Ebooks, 2012
formato ePub/MOBI/PDF, 84 pagine, download libero



Andrea Bonazzi

lunedì 19 novembre 2012

I figli di Beowulf 2012

I figli di Beowulf 2012, copertinaArriva con I figli di Beowulf 2012. Il nuovo fantasy italiano il quarto appuntamento nella serie di antologie originali dedicate al fantasy contemporaneo in Italia curate da Alberto Henriet per la Midgard Editrice di Perugia, in una selezione narrativa e saggistica quest’anno orientata in modo assai particolare sulle contaminazioni tra il genere western e il fantastico.

I Figli di Beowulf è una serie antologica che raccoglie il meglio del fantastico italiano nella misura del racconto e del saggio breve. Anche in questa edizione del 2012, vengono edite opere che spaziano nei vari sottogeneri del Fantasy italiano. Alberto Henriet presenta una nuova avventura, questa volta esoterica, del suo supereroe Capitan Aosta, alla ricerca della mitica città nordica dei Guerrieri Techno. Francesco Brandoli affronta il gothic-western, e il suo eroe solitario James Ulrich deve fronteggiare la minaccia inquietante di un villaggio western dominato dalle streghe. Andrea Coco affronta il lato «scientifico» del fantastico con un’avventura straordinaria che ha inizio all’aeroporto di Roma Fiumicino, mentre al fantasy classico è riconducibile il racconto di Alberto Rescio. Un noir di Tullio Bologna, e saggi di Lorenzo Spurio su Beowulf e di Giuseppe Panella sulla produzione Weird & Western di Robert E. Howard, completano questa singolare antologia”.

Illustrazioni interne in bianco e nero di Pompeo De Vito, mentre risalta in copertina una riproduzione dell’ottocentesco dipinto Jason Charming the Dragon di Salvator Rosa. Il volume è stampato con il patrocinio dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Perugia, maggiori informazioni disponibili presso le pagine ufficiali web dell’editrice Midgard.

I figli di Beowulf 2012. Il nuovo fantasy italiano
a cura di Alberto Henriet
collana Narrativa, Midgard Editrice, 2012
brossura, 192 pagine, €18.50
ISBN 9788866720249

Andrea Bonazzi

martedì 13 novembre 2012

Storie di gente a pezzi. Itinerario in ventisei tappe da Frankenstein ai cyborg

Storie di gente a pezzi, 2012, copertinaSi ispira alle tematiche dell’“uomo (ri)costruito”, dalla leggenda del Golem al Frankenstein letterario e cinematografico sino ad arrivare all’ibrido tecnologico del cyborg, l’antologia Storie di gente a pezzi che Delmiglio Editore pubblica nella propria collana dei “Quaderni Indaco”, dedicata a racconti e romanzi di genere ambientati per lo più nel Veneto.

Ventisei storie si alternano sul tema suddividendosi nelle cinque sezioni dedicate a ogni diverso genere e registro, in una compilazione narrativa il cui soggetto Irene Incarico introduce nella propria accurata prefazione: “Il doppio dunque, fonte di inquietudine, di perversione, di amore e/o affettività, è destinato a seguire un percorso accidentato ma pur sempre diretto verso una forma di accettazione: digerito prima dai media e rivomitato poi sull’audience sotto forma di stereotipo e motivo ricorrente, finisce per entrare nell’immaginario comune, per popolare le pubblicità, i sogni erotici o i negozi di giocattoli o costumi di Halloween. Così come Pinocchio finisce per trasformarsi in bambino, alla stessa maniera l’uomo artificiale ha finito per tramutarsi quasi in un «beniamino» della tradizione”.

Prosegue la presentazione del volume: “Ma cosa succede quando il doppio non è un essere estraneo, ma un pezzo di noi? Quando l’altro non è una copia – più o meno esatta, più o meno spaventosa – ma piuttosto un tragico cambiamento, una guarigione misteriosa o, più positivisticamente, una specie di upgrade dell’originale?”.

Ogni racconto è preceduto da un’illustrazione, opera degli artisti del gruppo Cyrano Comics composto da Michele Avigo, Jacopo Bissoli, Loren Carpitella, Isabella Dalla Vedova, Elia Diliso, Hanieh Ghassabian, Enrico Giusti, Emanuele Mujelli e Mario Zara, oltre a Roberto Bonadimani nella doppia veste di autore e illustratore.

Informazioni presso le pagine in rete di www.delmiglio.it. Qui a seguito, un sommario dei contenuti e degli autori:

Pezzi scientificamente composti
Little Sallingtown – Alexia Bianchini
Un errore fatale – Enrico Gregori
Gatti – Arnaldo Liberati
L’odore guida – Angelo Marenzana
Obsolescenza – Elisa Podestà
Memoria quantizzata – Vittorio Rioda
Favola quantica per androidi – Nicola Ruffo


Orribili frammenti
Il talento di Mr Dippel – Danilo Arona
Sapone – Rossana Boni
Volontà di potenza – Enrico “Nebbioso” Martini
Non si può morire dentro – Rossana Massa
Erikc – Martina Trevisan


Scampoli irriverenti
Un eulo a polpetta – Nicola Brusco
Re Cecconi – Federico Fuggini
Non ho ucciso Umberto Eco – Enrico Linaria


Brani tra mito e storia
La ricerca dell’umanità – Roberto Bonadimani
Mosaico umano – Giuliana Borghesani
Una notte da leggenda – Simona Cremonini
Numeri – Irene Incarico
Nekome – Filippo Tapparelli


Schegge noir
Uomini apezzi – Luca Ducceschi
Tasche – Maria Silvia Avanzato
L’intervento – Emanuele Cassani
Ciò che ti appartiene – Enzo Macrì
Due – Rosanna Mutinelli
Buon anno! – Paola Rambaldi


Storie di gente a pezzi
Itinerario in ventisei tappe da Frankenstein ai cyborg
AA.VV.
collana Quaderni Indaco, Delmiglio Editore, 2012
brossura, 246 pagine, €14.00
ISBN 9788896305263

Andrea Bonazzi

domenica 28 ottobre 2012

Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti

“Statue assassine, disegni, dipinti e incisioni che prefigurano orrendi delitti, ritratti di persone defunte che si animano e scendono dalla cornice intrecciando inquietanti liaison con i viventi: grandi scrittori come Hawthorne, Mérimée, Dickens, Poe, Pirandello – accanto a maestri riconosciuti della ghost story come Le Fanu e M.R. James – hanno affrontato il rapporto tra l’opera d’arte e il mondo degli spiriti, schiudendo inquietanti prospettive sulla contaminazione tra l’aldiquà e l’aldilà della tela, tra questo e l’altro mondo”.

Un’antologia sul tema dell’opera arte nella letteratura ottocentesca del fantastico: l’idea sarebbe invero interessante, persino in qualche modo originale, non fosse per i consueti limiti che l’editoria italiana tutta si auto-impone, da decenni, facendo uscire compilazioni di genere – rigorosamente sotto la festività di Halloween, altrimenti si teme non vendano – che poco o nulla osano di nuovo, limitandosi alla ristampa o riproposta dei soliti nomi e titoli “sicuri”.

Tematica seducente per una selezione di racconti, Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti a cura di Enrico Badellino esce per l’editore Skira senza fare eccezione alla tacita regola di affidarsi quasi esclusivamente ai classici, persino in alcune delle traduzioni (Poe viene ripresentato nella versione di Giorgio Manganelli, Dickens in quella di Malcom Skey). Storie perfettamente rappresentative fra Hawthorne e Mérimée, tra Le Fanu e M.R. James... ma nondimeno ancora storie già notissime, e non necessariamente solo agli appassionati, come a volersi rivolgere sempre e solo a lettori totalmente digiuni sia del fantastico che dei suoi preminenti autori.

Nel sommario, che riportiamo a seguito, c’è almeno tuttavia un racconto inedito in Italia: “Lo schizzo misterioso” (L’esquisse mystérieuse) di Erckmann-Chatrian, due scrittori francesi d’origini alsaziane che nella seconda metà dell’Ottocento firmarono assieme molte pregevoli storie del soprannaturale. E accanto alle scelte dalla lingua inglese e dal francese, troviamo anche due illustri presenze nazionali con “Il monumento” di Luigi Capuana e l’ultima delle Novelle per un anno scritta da Luigi Pirandello appena prima della morte.

Contenuti:
Prefazione – Enrico Bandellino
I ritratti profetici – Nathaliel Hawthorne
La Venere d’Ille – Prosper Mérimée
Schalken il pittore – Joseph Sheridan Le Fanu
Il ritratto ovale – Edgar Allan Poe
Lo schizzo misterioso – Emile Erckmann e Alexandre Chatrian
Una storia di fantasmi – Charles Dickens
La cornice d’ebano – Edith Nesbit
La mezzatinta – Montague Rhodes James
Il monumento – Luigi Capuana
Effetti di un sogno interrotto – Luigi Pirandello
Note ai testi


Enrico Badellino ha tradotto e curato, tra gli altri, Balzac, Flaubert, Stendhal, Zola, Gide e Mérimée. Ha pubblicato diversi volumi e antologie, tra cui Sepolto vivo! (1999) con una introduzione di Malcom Skey, Dizionario delle morti celebri (2004) e Bulli di carta. La scuola della cattiveria in cento anni di storia (2010) con Francesco Benincasa.

Informazioni sul volume presso le pagine web ufficiali di Skyra Editore.

Arte e mistero. Dieci inquietanti racconti
a cura di Enrico Badellino
collana StorieSkira, Skira Editore, 2012
brossura, 208 pagine, €18.50
ISBN 9788857213972
Andrea Bonazzi

mercoledì 10 ottobre 2012

Con Robert Aickman lungo Sentieri oscuri. Tutti i racconti fantastici vol. 1

Sentieri oscuri, 2012, copertinaL’inglese Robert Aickman (1914-1981) è ancora poco conosciuto qui in Italia. Della sua narrativa breve, non sono molti gli esempi apparsi nelle antologie di genere e l’unica sua raccolta tradotta nella nostra lingua è stata Suspense (Cold Hand in Mine, 1975), pubblicata nel 1990 per gli Oscar Horror della Mondadori.

Passati oltre vent’anni, sono le Edizioni Hypnos di Milano a riproporre oggi in italiano il singolare autore che definiva come “strange stories” i propri racconti del soprannaturale, “strane storie” in uno stile sofisticato e molto personale per un fantastico sottilmente scavato, quasi in chiave onirica, nel profondo della psicologia dei personaggi. Il tutto in qualche analogia, se non diretta influenza letteraria, con i lavori di M.R. James e Walter de la Mare, come scrive S.T. Joshi nel suo saggio The Modern Weird Tale del 2001, “benché superi il primo per la ricchezza e varietà strutturale, e il secondo nell’intensità sostenuta in tutta la propria narrativa”.

Per la traduzione di Francesco Lato, Sentieri oscuri. Tutti i racconti fantastici vol. 1 è il primo in una serie di ben sei volumi intesi a presentare, nel corso degli anni, l’intera opera fantastica di Aickman.

“Robert Aickman è considerato tra i più importanti autori del fantastico del Novecento. «Metereologo dell’inconscio», come lo ha definito Fritz Leiber, lontano dal racconto weird americano, influenzato da Shakespeare, Freud e dai surrealisti, Aickman risulta uno scrittore atipico nel panorama letterario del fantastico, ma al contempo un prodotto tipico del ventesimo secolo. Il mondo descritto da Aickman è abitato da «ectoplasmi di carta» (come li ha definiti Giuseppe Lippi), personaggi persi in un cosmo sempre più alieno, estraneo all’essere umano, alla ricerca di un disegno che sbiadisce progressivamente sino a una tragica e definitiva scomparsa. Sentieri Oscuri contiene nove tra racconti e romanzi brevi: «La ferrovia», «Una risposta inadeguata», «Il panorama», «La compagna di scuola», «Il richiamo delle campane», «La scelta delle armi», «La sala d’attesa», «Legati i capelli», «Solo una canzone al tramonto»”.

In più di quattrocento pagine, Sentieri oscuri esce nella collana “Biblioteca dell’Immaginario” con una introduzione di Andrea Vaccaro e una presentazione d’eccezione, quella di David Tibet, leader dei Current 93, che ci confessa: “i piaceri e le paure che si scoprono nei testi di Aickman sono così sottilmente inquietanti che nulla di quanto avevo letto in precedenza mi aveva preparato alle loro delizie e angosce”.

Informazioni e vendita in rete sul sito delle Edizioni Hypnos, o sulle pagine del Delos Store.

Sentieri oscuri. Tutti i racconti fantastici vol. 1
Robert Aickman
Biblioteca dell’Immaginario, Edizioni Hypnos, 2012
brossura, 416 pagine, €27.90
ISBN 9788896952078
Tatiana Martino