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martedì 8 maggio 2012

Il libro dei gatti di H.P. Lovecraft

The H.P. Lovecraft: Il libro dei gatti, 2012, copertinaIl libro dei gatti di Howard Phillips Lovecraft, a cura di Gianfranco de Turris affiancato dal compianto Claudio De Nardi scomparso prematuramente nel 2010, esce per Il Cerchio Iniziative Editoriali in una versione ampliata, raddoppiata nel numero di pagine rispetto alla precedente edizione del 1995. Il volume si arricchisce di importanti contenuti grazie alla preziosa collaborazione di Pietro Guarriello.

L’opera raccoglie tutti gli scritti di Lovecraft in argomento felino all’interno della sua narrativa, da “I gatti di Ulthar” all’“Armata dei gatti” ne La ricerca onirica dello sconosciuto Kadath, le poesie dedicate ai mici e gli articoli sulla sua passione di ailurofilo sino a una vasta scelta di brani estratti dall’epistolario, il tutto corredato da puntuali note esplicative e di approfondimento.

“Nell’eterna diatriba fra gatti e cani, il Sognatore di Providence si schiera con tutta la sua cultura a difesa dei «signori dei tetti», della «stirpe che si strofina alle caviglie», del «destriero di Freya», del «cugino della Sfinge», dello «ierofante dei misteri», e ci spiega perché esso è superiore al cane per innumerevoli motivi: fisici e psichici, morali e ideali, estetici e metafisici, filosofici e pratici. Il dato fondamentale è che il gatto è parte del mito, il cane più prosaicamente fa parte della realtà. Nel suo elogio del gatto Lovecraft trasfonde la sua filosofia di vita, la sua «visione del mondo», la sua utopia artistica, la sua mentalità da «rivoluzione conservatrice», il suo amore per la classicità greco-romana, il suo senso estetizzante, il suo concetto di aristocrazia della cultura e dei costumi. Il piccolo felino, che era capace di tenersi in grembo per l’intera notte senza alzarsi per andare a letto, diventa il concentrato delle sue idee sull’uomo e il mondo, il simbolo del suo concetto di vita, un microcosmo in cui si può osservare la bellezza del macrocosmo e la perfezione della Natura”.

L’aggiornata prefazione di Gianfranco de Turris è preceduta da una presentazione di Marina Alberghini, presidente dell’Accademia dei Gatti Magici, mentre chiude in raffinatezza l’apparato introduttivo un intervento di S.T. Joshi, superbo critico dell’opera di Lovecraft. In appendice, a impreziosire ancora di più un già pregiato lavoro, un ricordo personale di W. Paul Cook estratto dal suo Omaggio a H.P. Lovecrat, oltre a un saggio di Massimo Berruti e un ricordo di Claudio De Nardi nel frammento di una propria lettera. All’interno del testo troviamo diverse riproduzioni e fotografie in argomento felino, mentre è di Andrea Bonazzi la suggestiva illustrazione in copertina.

Come conclude la presentazione sul risvolto: “nessuno ha scritto in così poche pagine una apologia dei felini culturalmente, filosoficamente e metafisicamente più profonda. In fondo, dice Lovecraft, «il cane dà, ma il gatto è»”.

Qui sotto, al completo, l’indice dei contenuti.

Prefazione:
Una sera d’estate, un micio nero... di Marina Alberghini
Apologia del gatto filosofico di Gianfranco de Turris
Nota alla seconda edizione di Gianfranco de Turris
H.P. Lovecraft di S.T. Joshi
Il libro dei gatti:
Gatti e cani
Confessioni di un ailurofilo impenitente
Racconti:
I gatti di Ulthar
L’armata dei gatti
Poesie:
Per un gatto
Sir Thomas Tryout
Tre poesie feline
I gatti
In memoriam: Oscar Incoul Verelst di Manhattan 1920-1926
Inno del K.A.T.
Dall’epistolario:
A Rheinart Kleiner, 21 maggio 1920
A Sarah L. Lovecraft, 17 marzo 1921
Ad Annie E. Phillips Gamwell, 19 agosto 1921
A Frank Belknap Long e Alfred Galpin, 1 maggio 1923
A Frank Belknap Long, 4 settembre 1923
A James F. Morton, 6 ottobre 1923
Alla signora F.C. Clark, missiva datata 20 dicembre 1724
A Frank Belknap Long, 26 ottobre 1926
A James F. Morton, Sabato, dicembre 1926
A E. Hoffmann Price, 11 dicembre 1932
A Clark Ashton Smith, 11 febbraio 1934
A Clark Ashton Smith, 9 marzo 1934
Alla signorina Elizabeth Toldridge, 21 giugno 1934
A Duane W. Rimel, 23 luglio 1934
A Duane Rimel, 10 agosto 1934
A Elizabeth Toldridge, 31 agosto 1934
A E. Hoffmann Price, 31 agosto 1934
A James F. Morton, 24 settembre 1934
A Duane Rimel, 19 novembre 1934
A Duane Rimel, 22 dicembre 1934
Alla signorina Elizabeth Toldridge, 25 marzo 1935
Alla signorina Elizabeth Toldridge, 22 aprile 1935
A E. Hoffmann Price, 29 maggio 1935
A Duane Rimel, 28 settembre 1935
Alla signorina Elizabeth Toldridge, 15 dicembre 1935
Ad Alfred Galpin, 17 gennaio 1936
Alla signorina Elizabeth Toldridge, 15 marzo 1936
Alla signorina M.F. Bonner, 1 aprile 1936
Alla signorina M.F. Bonner, maggio 1936
A William Lumley, 20 giugno 1936
A James F. Morton, 25 luglio 1936
A Fritz Leiber, 19 dicembre 1936
Ad Arthur F. Sechrist, 14 febbraio 1937
A James F. Morton, marzo 1937
Il felino senza età di H.P. Lovecraft e Clark Ashton Smith
Appendice:
Una notte con il gatto di W. Paul Cook
Il giorno che incontrai “Old Man” di Claudio De Nardi
La duplice nemesi dei gatti di Ulthar di Massimo Berruti
Nota bibliografica


Il libro dei gatti
H.P. Lovecraft
a cura di Gianfranco de Turris, Claudio De Nardi e Pietro Guarriello
collana Fantàsia, Il Cerchio, 2012
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 168 pagine, €15.00
ISBN 9788884743053

Tatiana Martino

giovedì 10 marzo 2011

Lovecraft: Teoria dell’Orrore, una recensione

“I rapporti fra uomini non stimolano la mia fantasia. Semmai è il rapporto dell’uomo con il cosmo, con l’ignoto, che solo riesce ad accendere in me la scintilla dell’immaginazione creatrice. Il punto di vista antropocentrico mi riesce insopportabile, perché non posso condividerne la primitiva miopia che esalta il mondo trascurando ciò che vi sta dietro. Il mio piacere è la meraviglia, l’inesplorato, l’inaspettato, ciò che è nascosto e quell’alcunchè d’immutabile che si cela dietro l’apparente mutevolezza delle cose. Rintracciare quel ch’è remoto nel vicino; l’eterno nell’effimero; il passato nel presente; l’infinito nel finito; queste sono le fonti del mio piacere e di ciò che io chiamo bellezza”. (H.P. Lovecraft, “In Difesa di Dagon”, 1921)

Howard Phillips Lovecraft, fotoNelle vesti di critico e di teorico letterario, non meno che in quelle di straordinario narratore dell’orrore, H.P. Lovecraft non sarà mai lodato abbastanza. Basti citare il suo fondamentale “Supernatural Horror in Literature”, il primo vero studio sulla narrativa dell’horror e del mistero che sia mai stato scritto – ancora oggi una pietra miliare nel suo genere e manifesto, mai come oggi così attuale, delle inquietudini del terrore in letteratura – per rendercene conto.

Ma Lovecraft ha scritto anche tutta una serie di sue brillanti argomentazioni sulla materia presa in oggetto, l’horror e il fantastico (materia eterea, irreale, da cui nascono tutte le fantasie...) e in particolare il cosmic horror che è al centro della sua poetica, e le sue interpretazioni hanno anticipato quelle di noti critici e teorizzatori del genere come Tolkien, Borges e Caillois, con il fantastico inteso come alternativa o Mondo Secondario (“secondary world”) e il soprannaturale visto quale interruzione e violazione delle Leggi naturali che dominano la Realtà.

Tutti questi straordinari saggi, utilissimi per indagare la filosofia alla base dell’opera dello scrittore, la sua estetica dell’orrore, e le pulsioni recondite da cui questo scaturisce, sono ora stati raccolti, per la prima volta al mondo (e per una volta tanto il vanto è tutto italiano) nel nuovissimo Teoria dell’Orrore. Tutti gli scritti critici di H.P. Lovecraft (Edizioni Bietti, 2011, pp. 560, €24.00), volume a cura del noto esperto e specialista Gianfranco de Turris, e con una Introduzione di S.T. Joshi, massima autorità su vita e opere del Maestro dell’Incubo.

In verità, non è un libro e un lavoro fatto ex novo, in quanto i saggi di Lovecraft sulla Letteratura fantastica sono già stati raccolti in precedenza, sempre da G. de Turris, una prima volta – in edizione però pressoché incompleta – in In difesa di Dagon e altri saggi sul fantastico (SugarCo, 1994, pp. 202) e poi in volume pubblicato da Castelvecchi (2001, pp. 272) omonimo del presente.

Questa che segnaliamo è quindi (come si legge nel frontespizio interno) una “Terza edizione riveduta, corretta, aggiornata ed ampliata” ma si presenta a tutti gli effetti come un’opera nuova per una serie di ragioni, in primis le circa 200 pagine di materiale nuovo che ne giustifica la mole e l’acquisto. Per non parlare di tutti gli aggiornamenti, le correzioni, le decine e decine di annotazioni in più, ecc., rispetto alle precedenti versioni. Sicuramente si tratta della compilazione definitiva di questo genere, un’opera di seminale importanza che aiuta a decifrare uno scrittore che è stato capace di aprire squarci nel banale quotidiano e di gettare nuovi semi e idee in un campo (oggi minato qual è quello del fantastico letterario) che di semi e idee fruttifere ne ha finora visti pochi.

In questo senso, quella attuata consapevolmente da Lovecraft, nella narrativa e soprattutto nei saggi, è stata una vera e propria “rivoluzione Copernicana” (per usare la bella definizione di Fritz Leiber), un matrice e un mezzo attraverso cui far emergere il suo più profondo pensiero e la sua immensa, assoluta, quasi metafisica (seppure saldamente materialistica e agnostica) “visione delle cose”.

Teoria dell’Orrore, 2011, copertinaA differenza di Poe, Lovecraft colloca l’orrore nel “vasto spazio esterno”, nell’insondabile e profondo Ignoto, e la sua concezione dell’incubo è frutto di tre capisaldi: 1) anzitutto “l’Ignoto”, appunto, inteso come il versante più tenebroso del fantastico; 2) poi “l’atmosfera”, frutto di allusioni a forze estranee e ostili; 3) il punto di vista “cosmico”; 4) infine la “sospensione della realtà”, intesa come sconfitta di ogni legge di natura. Su questi quattro principî Lovecraft edificherà il suo personalissimo percorso, di uomo e di narratore.

Questi saggi sono quindi di vitale interesse e di valore durevole, dando materia alla materia stessa di cui sono fatti i sogni...

Gli scritti sono presentati in modo organico, con un accurato apparato critico di contorno che ne spiega genesi, evoluzione ed importanza. Fondamentale tra questi documenti è naturalmente “L’Orrore sovrannaturale nella Letteratura”, il saggio più importante scritto da HPL, che lo scrittore aggiornò continuamente e costantemente nel corso della sua vita. Quella che qui si è tradotta (unica versione italiana completa, annotata e prefata) è l’ultima sua revisione, del 1936. Lovecraft vi traccia una vera e propria genealogia dell’orrore, che partendo dai primi esempi del genere gotico, attraversando Edgar Allan Poe e Lord Dunsany (due suoi numi tutelari), arriva fino ai Maestri moderni. Un excursus critico-storico che non ha precedenti né rivali in campo critico. Le “fortune” di questo saggio, del resto, sono ampiamente documentate all’interno dal compianto Claudio De Nardi (scomparso mentre questo libro era in corso di stampa) in un bell’intervento, “Storia e Fortuna de L’Orrore Sovrannatutale nella Letteratura”, che introduce alla perfezione quello che Gianfranco de Turris ha giustamente definito “un testo fondamentale nella storia delle teorie del fantastico” (p. 17).

Seguono altri testi critici, di minore portata ma non meno significativi. Il più stimolante tra questi è sicuramente un gruppo di interventi scritti nel 1921, che poi sono stati riuniti dal grande S.T. Joshi sotto il titolo generale di “In Difesa di Dagon”. Si tratta di una serie di ampie e articolate riflessioni in cui Lovecraft difendeva filosofia, gusto estetico e tecniche narrative alla base dei suoi primi racconti, e, più in generale, l’originalità del suo modo di intendere e di vedere il fantastico.

Vengono quindi raccolti una serie di interventi su alcuni temi generali della narrativa fantastica intesa nella sua accezione più ampia: ecco, dunque, uno scritto sul mondo magico e fiabesco (“Sulle Fate”), uno sulla fantascienza (“Alcuni appunti sulla narrativa interplanetaria”), e un paio dedicati più specificatamente alla letteratura horror e weird (“Note su come scrivere racconti fantastici” e “Osservazioni sulla narrativa fantastica”), che insieme costituiscono una guida inestimabile ai principî di Lovecraft e ai suoi metodi di scrittura narrativa.

Infine, trovano posto una serie di profili critici e biografici su alcuni importanti autori del passato, o contemporanei di Lovecraft, che nella forma del saggio breve uniscono memorie e ricordi personali all’analisi critica dell’opera dell’autore. Tra essi spiccano “Lord Dunsany e la sua opera” (1922), e “I romanzi fantastici di William Hope Hodgson” (1934); ma non sono da meno le osservazioni e i ricordi di HPL su Robert E. Howard, Clark Ashton Smith e Henry Whitehead, che proprio grazie al peso dell’apprezzamento di Lovecraft sono assurti essi stessi al rango di Maestri del fantastico.

Dicevamo all’inizio del materiale inedito che arricchisce questa bellissima edizione (che si presenta un must anche sotto il profilo visivo e “tattile”, unendo al rigore e alla sobrietà della veste grafica la limpidezza dei fonts e un perfetto design, interno ed esterno, che rende il volume un piccolo gioiellino di cura editoriale), che recupera innanzitutto una curiosa lista di Lovecraft, “Le mie storie dell’orrore preferite”, tratta da un raro numero del 1934 di The Fantasy Fan; ma la vera novità, una primizia per l’Italia, è qui rappresentata dalle “Trame di racconti fantastici” (“Weird Story Plots”), cioè i sunti da lui preparati dei classici dell’horror che vanno da Poe a Blackwood, da M.R. James a R.W. Chambers, H.H. Ewers, ecc. – senza tralasciare grandi storie dimenticate di W. Elwyn Backus, Leonard Cline, Paul Suter e altri. Lovecraft scrisse tali sunti per “identificare elementi e situazioni che universalmente contribuiscono a creare le suggestioni e a dare efficacia in un racconto dell’orrore”.

Nella parte conclusiva di questa edizione ampliata di Teoria dell’Orrore troviamo infine le “Lettere sull’immaginario” di Lovecraft, una serie di corposi (e inediti) brani estratti dal suo epistolario inerenti la letteratura fantastica e dintorni, ma non solo (giacchè, come ci ricorda de Turris, “Lovecraft non era semplicemente un appassionato ed un autore del fantastico, ma aveva alle spalle un retroterra che si rifletteva su questa sua passione specifica”), il tutto con l’aggiunta di diverse note esplicative, indicazioni bio-bibliografiche, ecc.

Ciò che emerge fuori, a lettura conclusa, è l’enorme passione che Lovecraft nutriva per il genere letterario da lui prescelto, un amore profondo, viscerale, sincero, ma anche analitico e, potremmo dire, “scientifico” nella sua continua analisi e dissezione della materia, opere, autori eccetera. Ma, più importante ancora, in quei saggi Lovecraft riesce a dare una base concreta alla sua filosofia, e a fornire una giustificazione alla scrittura del mistero mediante un’analisi sulla natura e il fascino della narrativa dell’orrore. L’enfasi viene posta sull’atmosfera, più che sulla trama, nella significativa distinzione (che sembra essersi persa nella narrativa horror odierna) tra il racconto genuinamente del mistero e il racconto di mera suspense psicologica.

E poi, fortemente significative, ci sono le sue riflessioni sulla terrificante posizione dell’uomo (infima) nei confronti del vasto universo, la difesa, etica ed estetica, del suo materialismo di natura meccanicista e, in generale, troviamo nei saggi le fondamenta su cui Lovecraft tratteggia in controluce la propria personalissima visione del mondo e della vita. Una lettura fondamentale, quindi, direi vitale per comprendere il pensiero di Howard Phillips Lovecraft, il più grande creatore d’incubi della storia, e anche per capire l’importanza e il significato del genere all’interno del canone letterario tout-court.

Ma, soprattutto, è una lettura indispensabile per avvertire anche noi “... quel raspare di ali nere” che s’agitano negli abissi più profondi dello spazio, e i misteri, le meraviglie e i portenti che si celano ai margini dell’universo a noi sconosciuto.

Pietro Guarriello

martedì 1 marzo 2011

Teoria dell’Orrore: gli scritti critici di Lovecraft

Teoria dell’Orrore, 2011, copertinaGià apparso nel 2001 per i tipi dell’editore Castelvecchi, Teoria dell’Orrore. Tutti gli scritti critici di Howard Phillips Lovecraft ritorna in libreria pubblicato dalle Edizioni Bietti nella sua “terza edizione riveduta, corretta, aggiornata ed ampliata”, sempre a cura di Gianfranco de Turris e con un saggio introduttivo a firma di S.T. Joshi.

Sottinteso trattarsi degli scritti critici sul fantastico (i Collected Essays di Lovecraft al completo occupano, attualmente, ben cinque volumi usciti per Hippocampus Press fra il 2004 e il 2006), la raccolta saggistica riprende la precedente opera di traduzione, le annotazioni e l’apparato critico di Claudio De Nardi, della cui recente scomparsa si è appreso soltanto attraverso la dedica in sua memoria sulle iniziali pagine del libro – come qui ricordato nel precedente articolo “Claudio De Nardi, 1950-2000”.

Le novità di questa riedizione sono rappresentate dal recupero della lista “The Favourite Weird Stories of H. P. Lovecraft” tratta dalla rivista amatoriale The Fantasy Fan n. 2 dell’ottobre 1934, oltre ai riassunti di trame ed elementi da classiche storie weird privatamente annotati dallo scrittore di Providence in “Weird Story Plots”, e alla dozzina di pagine di brani epistolari selezionati in tema per la sezione “Lettere sull’Immaginario”, il tutto tradotto e puntualmente annotato da Massimo Berruti.

Dei saggi, articoli e frammenti proposti dal volume scrive Gianfranco de Turris nel suo intervento d’apertura “Profeta del terrore cosmico”: “[…] la loro traduzione è stata affidata a uno dei pochi, veri e disinteressati esperti dello scrittore americano esistenti nel nostro Paese: Claudio De Nardi, al quale si devono le numerose note d’integrazione biografica e bibliografica ai testi – indicate con N.d.T. – nonché la dettagliata introduzione a «L’orrore sovrannaturale». Gli si è affiancato in questa nuova edizione un altro giovane esperto, tra i migliori traduttori oggi di Lovecraft: Massimo Berruti al quale si deve la resa in italiano di «Trame di racconti fantastici» e i brani delle «Lettere sull’Immaginario» e relative note, anche qui indicate con N.d.T. All’amico Sebastiano Fusco devo invece la segnalazione e la ricostruzione del successivo evolversi de «Le mie storie dell’orrore preferite». Gli scritti lovecraftiani che seguono vengono presentati in ordine cronologico di redazione: la loro «storia editoriale» e le fonti sono in una elencazione conclusiva dovuta alla pazienza certosina di S.T. Joshi cui sono state aggiunti i materiali di questa nuova edizione”.

scarica l'anteprima PDF, iconaL’intera prefazione è disponibile nelle 38 pagine dell’anteprima scaricabile in formato PDF (984 Kb) dalla pagina dedicata sul sito web dell’editore. Qui di seguito, l’indice dei contenuti [fra parentesi quadra titoli e riferimenti originali dei testi di H.P. Lovecraft]:

Profeta del terrore cosmico – Gianfranco de Turris
Introduzione – S.T. Joshi
In difesa di Dagon [In Defence of Dagon, 1921]
Lord Dunsany e la sua opera [Lord Dunsany and His Work,1922]
Recensione a «Ebony and Crystal» di C.A. Smith [Review of «Ebony and Crystal» by Clark Ashton Smith, 1924]
Sulle fate [Some Backgrounds of Fairyland, 1932]
Ricordo di Henry St. Clair Whitehead [In Memoriam: Henry St. Clair Whitehead, 1932]
Note su come scrivere racconti fantastici [Notes on Writing Weird Fiction, 1933]
Osservazioni sulla narrativa fantastica [Notes on Weird Fiction, 1932-33]
Trame di racconti fantastici [Weird Story Plots, 1932-33]
Appendice: Le mie storie dell’orrore preferite [The Favourite Weird Stories of H. P. Lovecraft, 1934]
Alcuni appunti sulla narrativa interplanetaria [Some Notes on Interplanetary Fiction, 1934-35]
I romanzi fantastici di William Hope Hodgson [The Weird Works of William Hope Hodgson, 1934]
Ricordo di Robert E. Howard [In Memoriam: Robert Ervin Howard, 1936]
Storia e fortuna de «L’orrore sovrannaturale nella letteratura» – Claudio De Nardi
L’orrore sovrannaturale nella letteratura [Supernatural Horror in Literature, 1925-36]
Bibliografia – a cura di Claudio De Nardi
Riassunto delle parti già pubblicate in «The Fantasy Fan» [Supernatural Horror in Literature (Abridgment), 1936]
Bibliografia – a cura di Claudio De Nardi
Lettere sull’Immaginario
Nota – Gianfranco de Turris
Titoli originali, fonti e copyrights


Teoria dell’Orrore. Tutti gli scritti critici
H.P. Lovecraft
collana Caleidoscopio, Edizioni Bietti, 2011
brossura, 566 pagine, €24.00
ISBN 9788882482299

Andrea Bonazzi

lunedì 31 gennaio 2011

Claudio De Nardi, 1950-2010

Claudio De Nardi, 1989 (foto di Giancarlo Pellegrin)“In memoria di Claudio De Nardi,
scomparso improvvisamente
e prematuramente mentre
questo libro era in fase di stampa”.

Questa la dedica in settima pagina di Teoria dell'orrore, riedizione aggiornata della raccolta dei saggi di H.P. Lovecraft appena pubblicata dall’editrice Bietti, la cui prima edizione presso Castelvecchi, nel 2001, era appunto stata tradotta da De Nardi.

Appresa per via diretta nel novembre scorso, la notizia sembra aver colto di sorpresa l’editore ed è soltanto attraverso tale omaggio, aggiunto in stampa all’ultimo minuto, che veniamo a conoscenza della morte di Claudio De Nardi, saggista e traduttore, appassionato ed esperto di letteratura weird tra i massimi in Italia, attivo dalla seconda metà degli anni 70.

Proprio nel suo primo saggio pubblicato su volume, “Alla ricerca della Chiave d'Argento” nel derlethiano Il guardiano della soglia (Fanucci, 1977), è possibile scovare una delle rare note biografiche che lo descrivono, in seguito altrimenti rarefatte sino alla mera citazione del dato bibliografico, se non del tutto assenti nell’estrema riservatezza del suo proporsi in pubblico: “Claudio De Nardi (1950) veneto trapiantato in Friuli, si occupa di letteratura e poesia europee e nord-americane moderne. Si è laureato in lettere con una tesi sul più «orfico» e forse più grande poeta «fantastico» italiano del Novecento: Dino Campana. Laureando in filosofia […],” e via scrivendo sulle proprie attività di quel periodo.

Premio “Repubblica di San Marino” 1995 per il complesso della sua opera saggistica, collaboratore editoriale per Fanucci, Solfanelli, Reverdito, Il Cerchio, Castelvecchi e varie storiche realtà del fandom italiano dalla triestina Il Re in giallo a Yorick, articoli di De Nardi erano apparsi sulla rivista francese Antares e sugli americani Lovecraft Studies.

Fra i volumi tradotti e curati, i ritrovati racconti lovecraftiani de L'albero sulla collina (Solfanelli, 1988), le antologie di saggi Vita privata di H.P. Lovecraft (Reverdito, 1987) e Lovecraftiana (Yorick, 1995); l’antologia narrativa sui vampiri Il sangue e la rosa (Reverdito, 1988); le versioni italiane del romanzo The Hill of Dreams di Arthur Machen (La collina dei sogni, Reverdito, 1988) e delle storie di Lord Dunsany in The Book of Wonder (Il libro delle meraviglie, Reverdito, 1989).

Da ricordare le fondamentali traduzioni di Lovecraft per le edizioni Oscar Modadori, quindi il The Commonplace Book (Diario di un incubo. Taccuini 1919-1935, Mondadori, 1994), Il libro dei Gatti (Il Cerchio, 1996) e la saggistica per SugarCo (In difesa di Dagon e altri saggi sul fantastico, 1994) e per la citata Castelvecchi (Teoria dell'Orrore. Tutti gli studi critici, 2001). E ancora l’opera su Arthur Conan Doyle nelle raccolte L'anello di Toth (Fanucci, 1986), Il Capitano della Stella Polare (Solfanelli, 1986) e Il vampiro del Sussex (Fanucci, 1990).

Riferimenti bibliografici in rete:
Indice cronologico come autore sul Catalogo Sf, Fantasy e Horror in Italia
Indice cronologico come traduttore sul Catalogo Sf, Fantasy e Horror in Italia
Scheda personale nel Prontuario narratori FS italiani su IntercoM
Ricerca in Science Fiction Station: Enciclopedia su IntercoM


La foto (Trieste, 1989) è di Giancarlo Pellegrin tratta dal Museo Fotografico della Fantascienza Italiana.

Andrea Bonazzi