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sabato 23 febbraio 2013

The Ghosts & Scholars Book of Shadows, fantasmi nella tradizione di M.R. James

The Ghosts & Scholars Book of Shadows, 2012, coperina di di Paul LoweEdito dalla Sarob Press di Robert Morgan, una small press dedita al genere horror soprannaturale, The Ghosts & Scholars Book of Shadows raccoglie dodici racconti di autori contemporanei ispirati alle ghost stories di Montague Rhodes James.

L’antologia, un’edizione limitata in 340 copie, nasce da una competizione letteraria del 2011, organizzata dalla Ghosts & Scholars M.R. James Newsletter, nella quale gli autori furono chiamati a cimentarsi con la scrittura di un prequel o di un seguito ai racconti di M.R. James.

La editor Rosemary Pardoe lanciava così la sfida, nella primavera del 2011, sulle pagine della newsletter:

[…] Che fine ha fatto il ‘satiro’ (o i ‘satiri’) alla fine di «Un episodio di storia cattedrale»? I vicoli di Islington sono ancora frequentati dall’essere incontrato dal dottor Abell in «Due dottori»? Che ne è stato dei resti delle atrocità in «Un intrattenimento serale», e il conte Magnus e il suo piccolo amico sono ancora in agguato a un qualche crocevia nell’Essex? In merito ai prequel, io per prima vorrei sapere che tipo di tesoro ha trovato il canonico Alberico, come è stato custodito, e i dettagli della sua morte nel letto, a causa di un attacco improvviso. E qual era esattamente il sistema di credenze che spinse James Wilson a far riporre le sue ceneri nel globo al centro del labirinto di Mr. Humphrey: qual è il significato delle figure del globo – Wilson era membro di una setta gnostica? Devo andare avanti? Sono sicura che potrete pensare a molti altri misteri che pretendono una soluzione e una risposta.”

La qualità delle storie non deluse le aspettative, e le migliori furono selezionate per un’antologia; tra queste la vincitrice della competizione, “Quis est Iste?” di Christopher Harman, l’unica a essere pubblicata in precedenza nella newsletter. Pur prendendo spunto dai racconti di James, le storie non sono scritte in uno stile rispettosamente jamesiano ma rispecchiano, invece, lo stile degli autori, rendendo l’antologia più moderna e abbordabile agli appassionati di weird tale in genere. I titoli e le rispettive ispirazioni sono:

Helen Grant – Alberic de Mauléon (Canon Alberic’s Scrap-book)
Rick Kennett – Anningley Hall, Early Morning (The Mezzotint)
John Llewellyn Probert – The Mezzotaint (The Mezzotint)
Christopher Harman – Quis est Iste? (Oh, Whistle, and I’ll Come to You, My Lad)
Jacqueline Simpson – The Guardian (The Treasure of Abbot Thomas)
Reggie Oliver – Between Four Yews (A School Story)
Louis Marvick – The Mirror of Don Ferrante (Casting the Runes)
Mark Valentine – Fire Companions (Two Doctors)
Derek John – Of Three Girls and of Their Talk (Wailing Well)
C.E. Ward – The Gift (The Experiment)
David A. Sutton – Malice (The Malice of Inanimate Objects)
Peter Bell – Glamour of Madness (A Vignette)


Il libro contiene un’introduzione di R. Pardoe, oltre alle note biografiche sugli autori, ed è reperibile attraverso le pagine web di Sarob Press. In copertina è riprodotta un’opera di Paul Lowe, ispirata al noto racconto “Oh, Whistle, and I’ll Come to You, My Lad”.

La schiera degli imitatori di M.R. James è da sempre ben definita e nutrita, probabilmente anche perché James diede, nelle sue prefazioni e in alcuni articoli, chiare indicazioni di stile e d’intenti, che molti autori hanno fatto proprie.

The James Gang: A Bibliography of Writers in the M.R. James Tradition, 1991

Nel 1979 fu creata da Rosemary Pardoe, già co-fondatrice della British Fantasy Society, la rivista Ghost & Scholars, con l’intento promuovere gli studi su M.R. James e incoraggiare nuovi autori a scrivere racconti in tale tradizione. La testata pubblicò il trentatreesimo e ultimo numero nel 2001, ma l’attività di ricerca storica e letteraria prosegue tuttora sotto forma di newsletter, nella quale occasionalmente vengono proposti racconti di autori moderni.

Dall’esperienza della rivista vide la luce nel 1987 l’antologia Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James, seguita poi da The James Gang: A Bibliography of Writers in the M.R. James Tradition (1991), un chapbook di poche pagine che elenca circa cento autori ispirati da James. Il libretto, sempre a cura di Rosemary Pardoe, è considerato oggi una pubblicazione imperdibile per i cultori del prevosto di Eton. Questa prima antologia, oltre che i racconti di alcuni scrittori classici dalla “James Gang”, includeva racconti scritti sulla base di alcune trame lasciate incompiute da James (“Stories I have tried to write”). Altri due sviluppi di trame lasciate incompiute furono poi pubblicati nella newsletter (si tratta di “The game of Bear” e “Merfield House”, nella n. 12 del 2007).

Nel 2001 Ramsey Campbell compilò Meddling with Ghosts: Stories in the Tradition of M. R. James, che include anche una versione ampliata di The James Gang, e il suo tributo a James, “The Guide”, e che può essere considerata un proseguimento del libro della Pardoe. L’antologia è divisa in tre sezioni: i precursori, i contemporanei, e gli eredi.

Entrambe le antologie hanno avuto una loro edizione italiana. Si tratta di Fantasmi: storie e altre storie sulle orme di M.R. James, curata da Gabriele La Porta, edizione Newton Compton, e di Racconti Sinistri nella tradizione di M.R. James, edizione Sylvestre Bonnard. Purtroppo, l’edizione italiana di Racconti sinistri non include The James Gang, né il racconto “The White Sack” di A.N.L. Munby pubblicato dalla stessa editrice ne La mano di alabastro, edizione italiana dell’unica raccolta di Munby.

Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James, 1987, copertina
Meddling with Ghosts. 2001, copertina
Fantasmi: storie e altre storie, 1989, copertina
Racconti sinistri, 2006, copertina
- AA.VV.; a cura di Rosemary Pardoe; The Ghosts & Scholars Book of Shadows; Sarob Press; Neuilly-le-Vendin, 2012; copertina rigida, 144 pagine, 340 copie numerate.
- AA.VV.; a cura di Rosemary Pardoe e Richard Dalby; Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James; Crucible, 1987.
- Rosemary Pardoe; The James Gang: A Bibliography of Writers in the M.R. James Tradition; The Haunted Library, Hoole, Chester, England, 1991.
- AA.VV.; a cura di Ramsey Campbell; Meddling with Ghosts: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James; The British Library, 2001.
- AA.VV.; a cura di Rosemary Pardoe e Richard Dalby; Fantasmi: storie e altre storie sulle orme di M.R. James; Newton Compton, 1989.
- AA.VV.; a cura di Ramsey Campbell; Racconti sinistri nella tradizione di M.R. James; Sylvestre Bonnard, 2006.


Per maggiori informazioni su Ghost & Scholars si rimanda al sito web dedicato www.pardoes.info.
 
Giuseppe Lo Biondo

domenica 9 ottobre 2011

Weird Tales Italia, il numero 2

Weird Tales Italia n. 2, agosto/settembre 2011, copertinaSeconda uscita per l’edizione italiana di Weird Tales sotto la direzione editoriale e artistica di Dario Gulli e con Luigi Boccia quale direttore di testata, un bimestrale che riprende la prestigiosa intestazione e i contenuti dello storico “unique magazine” nella sua ultima incarnazione pubblicata dal 2007 negli Stati Uniti dalla Wildside Press – la quale è ora in procinto di cederne conduzione e proprietà al marchio editoriale della Nth Dimension Media.

Con qualche ritardo saltando il bimestre giugno/luglio, il numero 2 della rivista prosegue nella presentazione di articoli e recensioni, illustrazione, poesia fantastica e ovviamente narrativa breve weird e dark fantasy, il tutto selezionato e tradotto dalle uscite originali della Wildside. Ma la presenza italiana si arricchisce ulteriormente in questo secondo fascicolo con la riproposta di due recenti racconti di Gianfranco Nerozzi e Paolo di Orazio, con le interviste a Dardano Sacchetti e a un Ramsey Campbell da tempo ingiustamente trascurato nel nostro paese, e ancora con le illustrazioni originali di Andriano Monti-Buzzetti e una tavola di Stefano Bessoni per la pagina grafica di “Weirdcraft”, oltre agli appuntamenti fissi con le recensioni e rubriche di Errico Passaro e Gianfranco de Turris.

Una ghost story decisamente atipica dello stesso Ramsey Campbell e un movimentato racconto lovecraftiano pulp di Joe R. Lansdale completano la sezione narrativa, insieme alla seconda parte dei “Petali Neri” di Michael Moorcock, una storia del ciclo fantasy di Elric di Melniboné proposta come serial a puntate, il tutto nella puntuale traduzione di Nicola Lombardi e Giuseppe Bonaccorso. Restano ancora omessi i titoli originali delle opere tradotte, così come le date – se non proprio i riferimenti di prima pubblicazione – anche per quelle italiane.

Ampio spazio negli approfondimenti per il bicentenario, nel 2008, della nascita di Edgar Allan Poe, in una serie di interventi conclusi dall’articolo di Nick Mamatas sulle case in cui visse lo sfortunato scrittore americano. Kenneth Hite ci accompagna nelle Dreamlands come seconda tappa del proprio excursus fra i luoghi della geografia letteraria di H.P. Lovecraft, mentre Darrell Schweitzer si avventura in un’estesa recensione del monumentale volume illustrato A Lovecraft Retrospective: Artists Inspired by H.P. Lovecraft (2009) nella sua rubrica “La cripta”, qui con l’incredibile sottotitolo italiano di “L’ultimo libro di Eldritch” a resa dell’originario “The Ultimate Eldritch Tome”. D’accordo, sarà una pignoleria… ma suona piuttosto ironico che proprio su uno Weird Tales nessuno abbia riconosciuto l’aggettivo inglese eldritch, per quanto – alla stregua di weird – non abbia corrispettivi in italiano nell’indicare il sinistramente strano e soprannaturale.

In attesa di assistere a un evolversi ulteriore della pubblicazione nei suoi successivi fascicoli, giungono segnali positivi su una prossima e più ampia distribuzione, non in edicola ma attraverso il circuito delle fumetterie, come anticipato anche sulla pagina Facebook di Weird Tales Italia. Al momento, sia per l’abbonamento che l’acquisto occorre rivolgersi alle pagine web dedicate di mylightstore.it, su cui pure vengono indicate alcune librerie fiduciarie.

Per informazioni e ulteriori contenuti, la rivista è rappresentata per l’Italia dal sito ufficiale weirdtales.it. Qui a seguito, un sommario particolareggiato del numero 2 di agosto/settembre 2011 [fra parentesi quadra le informazioni da noi aggiunte].

Racconti:
Il fantasma di Agatha [Agatha’s Ghost, 1999] – Ramsey Campbell (traduzione Giuseppe Bonaccorso, illustrazioni Andriano Monti-Buzzetti)
Cielo strisciante [The Crawling Sky, 2009] – Joe R. Lansdale (tr. Nicola Lombardi)
Petali Neri [Black Petals, 2008, seconda parte] – Michael Moorcock (tr. Nicola Lombardi, ill. Ming Doyle)
L’ultimo angolo [2007] – Gianfranco Nerozzi
Lacrime antiche [2002] – Paolo di Orazio (ill. Andriano Monti-Buzzetti)

Poesia:
Il mostro che assomiglia a me [The Monster With the Shape of Me, 2008] – Brian J. Hatcher

Weirdcraft:
llustrazione di Stefano Bessoni

Approfondimenti:
Ramsey Campbell – intervista a cura di Luigi Boccia e Giuseppe Bonaccorso
Speciale: Crescendo insieme a Poe
- Sepolcri chiusi male – Ramsey Shehadeh
- Teen Angel Dark – Aletheia Kontis
- I sei incubi a occhi aperti che Poe mi ha regalato in terza elementare – Mike Allen
- Le virtù dei morti – Cherie Priest
- Perché scrivo horror – Alexandra Eizabeth Honigsberg
Storia letteraria. Case rivelatrici – Nick Mamatas
Dardano Sacchetti – intervista a cura di Luigi Boccia

Rubriche:
Editoriale. Il nuovo fantastico italiano – Luigi Boccia
Orrorismi. Quel terrore sublime – Gianfranco de Turris
Nei labirinti di Lovecraft. Un’escursione nelle Terre del Sogno – Kenneth Hite
La cripta. L’ultimo libro di Eldritch – Darrell Schweitzer
La biblioteca. Recensioni letterarie – Errico Passaro


Weird Tales #2
L’isolito, il fantastico e il bizzarro
Fun Factory Entertainment, agosto/settembre 2011
fascicolo, illustrazioni in bianco e nero, 82 pagine, €6.90

Andrea Bonazzi

venerdì 30 settembre 2011

The Mammoth Book of Best New Horror 22

The Mammoth Book of Best New Horror 22, edizione inglese 2011Doppia edizione in paperback – e doppia copertina, dunque – per l’ultima raccolta de “il meglio del nuovo horror” tradizionalmente curata dal veterano antologista inglese Stephen Jones.

The Mammoth Book of Best New Horror 22 esce infatti nel Regno Unito in ottobre per Constable & Robinson, presentato in questi giorni alla FantasyCon 2011 di Brighton, e a novembre negli Stati Uniti e in Canada per la Running Press, un marchio del gruppo editoriale americano Perseus Books.

La selezione di quest’anno comprende racconti di Ramsey Campbell, Joe R. Lansdale, Caitlín R. Kiernan, Steve Rasnic Tem e diversi altri noti e meno conosciuti nomi della contemporanea narrativa di genere, con alcune delle firme weird horror in maggior evidenza nell’ultimo periodo, da John Langan a Mark Samuels.

Maggiori informazioni presso le rispettive pagine web su www.constablerobinson.com e www.perseusbooksgroup.com. Qui a seguito l’indice dei contenuti.

The Mammoth Book of Best New Horror 22, edizione americana 2011Introduction: Horror in 2010 – Stephen Jones
What Will Come After – Scott Edelman
Substitutions – Michael Marshall Smith
A Revelation of Cormorants – Mark Valentine
Out Back – Garry Kilworth
Fort Clay, Louisiana: A Tragic History – Albert E. Cowdrey
Just Outside Our Windows, Deep Inside Our Walls – Brian Hodge
Fallen Boys – Mark Morris
The Lemon in the Pool – Simon Kurt Unsworth
The Pier – Thana Niveau
Featherweight – Robert Shearman
Black COUNTRY – Joel Lane
Lavender and Lychgates – Angela Slatter
Christmas with the Dead – Joe R. Lansdale
Losenef Express – Mark Samuels
Oh I Do Like To Be Beside the Seaside – Christopher Fowler
We All Fall Down – Kirstyn McDermott
Lesser Demons – Norman Partridge
Telling – Steve Rasnic Tem
As Red as Red – Caitlín R. Kiernan
With The Angels – Ramsey Campbell
Autumn Chill – Richard L. Tierney
City of the Dog – John Langan
When the Zombies Win – Karina Sumner-Smith
Necrology: 2010 – Stephen Jones e Kim Newman


The Mammoth Book of Best New Horror 22
a cura di Stephen Jones
Robinson, 2011
brossura, 512 pagine, £7.99
ISBN 9781849016186

Running Press, 2011
brossura, 560 pagine, $13.95
ISBN 9780762442706

Andrea Bonazzi

sabato 24 settembre 2011

The Inhabitant of the Lake, il primo Ramsey Campbell

The Inhabitant of the Lake & Other Unwelcome Tenants, 2011, copertinaEra il 1961 quando un quindicenne britannico, un appassionato di H.P. Lovecraft, inviava le sue prime storie basate sui “Miti di Cthulhu” ad August Derleth, editore della Arkham House, chiedendogli un parere. L’accoglienza fu decisamente incoraggiante, anche se densa di critiche; tanto per cominciare, con l’invito a spostare l’ambientazione in luoghi meglio e più direttamente conosciuti, piuttosto che in uno stereotipato Massachusetts pseudo-lovecraftiano, creando in Inghilterra i propri realistici sfondi. E ancora: riscrivere, revisionare, rivedere e riprovarci ancora…

Il quindicenne era ovviamente J. Ramsey Cambell e solo tre anni dopo, nel 1964, l’Arkam House pubblicava il suo libro d’esordio The Inhabitant of the Lake and Less Welcome Tenants. Poco più tardi lo scrittore di Liverpool avrebbe “rinnegato”, per comprensibile reazione, una così ingombrate influenza lovecraftiana, trovando in breve tempo una voce e una via del tutto proprie e personali al weird horror, divenendone a tutt'oggi uno degli autori più autorevoli e influenti.

Trasformatasi nel corso di quasi mezzo secolo in un pregiato e costoso pezzo da collezionismo, la raccolta d’esordio di Campbell ritorna a ottobre in una nuova edizione pubblicata nel Regno Unito da PS Publishing, The Inhabitant of the Lake & Other Unwelcome Tenants, ripristinando quello che avrebbe dovuto essere il titolo in origine.

Illustrato da Randy Broecker, che ne firma la copertina, il volume ripropone l’intero contenuto originale, introduzione compresa, aggiungendovi le prime stesure dei dieci racconti – “The Room in the Castle”, “The Horror from the Bridge”, “The Insects from Shaggai”, “The Render of the Veils”, “The Inhabitant of the Lake”, “The Plain of Sound”, “The Return of the Witch”, “The Mine on Yuggoth”, “The Will of Stanley Brooke” e “The Moon-Lens” – accompagnate dalle reazioni critiche di Derleth su ogni storia.

All’edizione commerciale a copertina rigida si affianca una tiratura limitata di 100 copie autografate, disponibili al prezzo di £39.99. Tutte le informazioni presso le pagine dedicate sul sito web della PS Publishing.

The Inhabitant of the Lake & Other Unwelcome Tenants
Ramsey Campbell
PS Publishing, 2011
copertina rigida, illustrazioni in bianco e nero, £19.99
ISBN 9781848632004

Andrea Bonazzi

giovedì 1 settembre 2011

The Weird, un secolo di storie oscure e fantastiche nel compendio di Ann e Jeff VanderMeer

The Weird, 2011, copertinaNulla di meno facilmente definibile del concetto di weird, specie dovendo renderne tutte le gradazioni e i labili confini nei termini dell’italiano, senza un corrispettivo per certe parole squisitamente anglosassoni nell’illustrare le – per loro – innumerevoli sfumature del sinistro, dello “strano”, dell’inquietante al di sopra e al di là del naturale.

Ann e Jeff VanderMeer avevano tentato di definire in qualche modo il “nuovo weird”, sorto negli anni 90 tra fantasy urbana e nero realismo fantastico, con la pubblicazione nel 2008 dell’antologia The New Weird, influente anche se non risolutiva nell’inquadrare un genere così sfuggente per natura. Oggi, partendo da molto più lontano, la premiata coppia di editors torna stavolta a ripercorrere oltre un secolo di fantasie e di fantastici orrori con un vero e proprio monumentale compendio, The Weird: A Compendium of Dark & Strange Stories, in uscita nel Regno Unito a ottobre per la Atlantic Books, marchio dell’editrice inglese Corvus.

“Un compendio non ha la completezza di un’enciclopedia, né la vastità di un thesaurus,” scrive Ann VanderMeer nel presentare l’opera sulle pagine online di weirdtalesmagazine.com. “Anche se la spina dorsale del libro riflette l’immensa influenza sia di Kafka che di Lovecraft, da quel basilare centro focale ci siamo avventurati a proporre diverse tradizioni narrative weird ed «estranee» forse aperte a discussione. L’antologia vuol essere sia un interrogativo sulla weird fiction che un dialogo con essa. Ci auguriamo che i lettori siano deliziati dai classici qui inclusi e dalle inattese scoperte trovate in queste pagine”.

Tra le più voluminose selezioni antologiche tematiche di sempre, The Weird arriva con tutto il peso letterale e metaforico di un “mattone di carta” da 1152 pagine, coprendo un arco temporale che va dai primi del Novecento ai giorni nostri e, cosa non troppo usuale in quest’area letteraria, una varietà di lingue e nazionalità in traduzione da tutti continenti.

Fra titoli celebri, classici “minori” e novità recenti, l’elenco delle storie e degli autori è tanto vasto da renderne impossibile un sunto rappresentativo in poche righe: meglio piuttosto rimandare al chilometrico indice dei contenuti, riportato integralmente a seguito, in una quantità di voci, di temi e di periodi oltre che d’estrazioni culturali e di tendenze da un estremo all’altro del pur vasto spettro del fantastico weird; dentro, fuori e ai margini del genere. Il tutto mettendo assieme opposte visioni contemporanee come quelle di Thomas Ligotti e Stephen King; veterani dei pulp magazines come Abraham Merritt, C.A. Smith e lo stesso H.P. Lovecraft accanto ad artisti-letterati quali Alfred Kubin, Bruno Schulz, Mervyn Peake o Leonora Carrington; oscuri – ancor oggi – mitteleuropei come Stefan Grabiński e grandi latinoamericani come J.L. Borges e Julio Cortázar

Curiosità: l’Italia è rappresentata nel volume con “Il colombre” di Dino Buzzati e il ben più raro e misconosciuto “L’uomo vegetale” del poeta e scrittore fiorentino Luigi Ugolini (1891-1980), un racconto apparso sul Giornale Illustrato dei Viaggi nel 1917.

Con l’introduzione a firma dei due curatori, il libro si apre sulla prefazione scritta da Michael Moorcock per concludersi con una postfazione di China Miéville. In attesa che i Vandermeer lancino da ottobre il sito dedicato www.weirdfictionreview.com, informazioni sul volume sono reperibili presso la pagina ufficiale web dell’editore. E adesso, mettetevi comodi per scorrere il sommario…

Alfred Kubin – The Other Side (excerpt), 1908 (translation, Austria)
F. Marion Crawford – The Screaming Skull, 1908
Algernon Blackwood – The Willows, 1907
Saki – Sredni Vashtar, 1910
M.R. James – Casting the Runes, 1911
Lord Dunsany – How Nuth Would Have Practiced his Art, 1912
Gustav Meyrink – The Man in the Bottle, 1912 (translation, Austria)
Georg Heym – The Dissection, 1913 (new translation by Gio Clairval, Germany)
Hanns Heinz Ewers – The Spider, 1915 (translation, Germany)
Rabindranath Tagore – The Hungry Stones, 1916 (India)
Luigi Ugolini – The Vegetable Man, 1917 (new translation by Anna and Brendan Connell, Italy)
Abraham Merritt – The People of the Pit, 1918
Ryunosuke Akutagawa – The Hell Screen, 1918 (new translation, Japan)
Francis Stevens (Gertrude Barrows Bennett) – Unseen—Unfeared, 1919
Franz Kafka – In the Penal Colony, 1919 (translation, German/Czech)
Stefan Grabiński – The White Weyrak, 1921 (translation, Poland)
H.F. Arnold – The Night Wire, 1926
H.P. Lovecraft – The Dunwich Horror, 1929
Margaret Irwin – The Book, 1930
Jean Ray – The Mainz Psalter, 1930 (translation, Belgium)
Jean Ray – The Shadowy Street, 1931 (translation, Belgium)
Clark Ashton Smith – Genius Loci, 1933
Hagiwara Sakutarō – The Town of Cats, 1935 (translation, Japan)
Hugh Walpole – Tarn, 1936
Bruno Schulz – At the Sign of the Hourglass, 1937 (translation, Poland)
Robert Barbour Johnson – Far Below, 1939
Fritz Leiber – Smoke Ghost, 1941
Leonora Carrington – White Rabbits, 1941
Donald Wollheim – Mimic, 1942
Ray Bradbury – The Crowd, 1943
William Sansom – The Long Sheet, 1944
Jorge Luis Borges – The Aleph, 1945 (translation, Argentina)
Olympe Bhely-Quenum – A Child in the Bush of Ghosts, 1949 (Benin)
Shirley Jackson – The Summer People, 1950
Margaret St. Clair – The Man Who Sold Rope to the Gnoles, 1951
Robert Bloch – The Hungry House, 1951
Augusto Monterroso – Mister Taylor, 1952 (new translation by Larry Nolen, Guatemala)
Amos Tutuola – The Complete Gentleman, 1952 (Nigeria)
Jerome Bixby – It’s a Good Life, 1953
Julio Cortázar – Axolotl, 1956 (new translation by Gio Clairval, Argentina)
William Sansom, A Woman Seldom Found, 1956
Charles Beaumont – The Howling Man, 1959
Mervyn Peake – Same Time, Same Place, 1963
Dino Buzzati – The Colomber, 1966 (new translation by Gio Clairval, Italy)
Michel Bernanos – The Other Side of the Mountain, 1967 (new translation by Gio Clairval, France)
Merce Rodoreda – The Salamander, 1967 (translation, Catalan)
Claude Seignolle – The Ghoulbird, 1967 (new translation by Gio Clairval, France)
Gahan Wilson – The Sea Was Wet As Wet Could Be, 1967
Daphne Du Maurier – Don’t Look Now, 1971
Robert Aickman – The Hospice, 1975
Dennis Etchison – It Only Comes Out at Night, 1976
James Tiptree Jr. (Alice Sheldon) – The Psychologist Who Wouldn’t Do Terrible Things to Rats, 1976
Eric Basso – The Beak Doctor, 1977
Jamaica Kincaid – Mother, 1978 (Antigua and Barbuda/US)
George R.R. Martin – Sandkings, 1979
Bob Leman – Window, 1980
Ramsey Campbell – The Brood, 1980
Michael Shea – The Autopsy, 1980
William Gibson / John Shirley – The Belonging Kind, 1981
M. John Harrison – Egnaro, 1981
Joanna Russ – The Little Dirty Girl, 1982
M. John Harrison – The New Rays, 1982
Premendra Mitra – The Discovery of Telenapota, 1984 (translation, India)
F. Paul Wilson – Soft, 1984
Octavia Butler – Bloodchild, 1984
Clive Barker – In the Hills, the Cities, 1984
Leena Krohn – Tainaron, 1985 (translation, Finland)
Garry Kilworth – Hogfoot Right and Bird-hands, 1987
Lucius Shepard – Shades, 1987
Harlan Ellison – The Function of Dream Sleep, 1988
Ben Okri – Worlds That Flourish, 1988 (Nigeria)
Elizabeth Hand – The Boy in the Tree, 1989
Joyce Carol Oates – Family, 1989
Poppy Z Brite – His Mouth Will Taste of Wormwood, 1990
Michal Ajvaz – The End of the Garden, 1991 (translation, Czech)
Karen Joy Fowler – The Dark, 1991
Kathe Koja – Angels in Love, 1991
Haruki Murakami – The Ice Man, 1991 (translation, Japan)
Lisa Tuttle – Replacements, 1992
Marc Laidlaw – The Diane Arbus Suicide Portfolio, 1993
Steven Utley – The Country Doctor, 1993
William Browning Spenser – The Ocean and All Its Devices, 1994
Jeffrey Ford – The Delicate, 1994
Martin Simpson – Last Rites and Resurrections, 1994
Stephen King – The Man in the Black Suit, 1994
Angela Carter – The Snow Pavilion, 1995
Craig Padawer – The Meat Garden, 1996
Stepan Chapman – The Stiff and the Stile, 1997
Tanith Lee – Yellow and Red, 1998
Kelly Link – The Specialist’s Hat, 1998
Caitlin R. Kiernan – A Redress for Andromeda, 2000
Michael Chabon – The God of Dark Laughter, 2001
China Miéville – Details, 2002
Michael Cisco – The Genius of Assassins, 2002
Neil Gaiman – Feeders and Eaters, 2002
Jeff VanderMeer – The Cage, 2002
Jeffrey Ford – The Beautiful Gelreesh, 2003
Thomas Ligotti – The Town Manager, 2003
Brian Evenson – The Brotherhood of Mutilation, 2003
Mark Samuels – The White Hands, 2003
Daniel Abraham – Flat Diana, 2004
Margo Lanagan, Singing My Sister Down, 2005 (Australia)
T.M. Wright – The People on the Island, 2005
Laird Barron – The Forest, 2007
Liz Williams – The Hide, 2007
Reza Negarestani – The Dust Enforcer, 2008 (Iran)
Micaela Morrissette – The Familiars, 2009
Steve Duffy – In the Lion’s Den, 2009
Stephen Graham Jones – Little Lambs, 2009
K.J. Bishop – Saving the Gleeful Horse, 2010 (Australia)


The Weird
A Compendium of Dark & Strange Stories
a cura di Ann e Jeff VanderMeer
Atlantic Books, 2011
brossura, 1152 pagine, £19.99
ISBN 9781848876873

Andrea Bonazzi

martedì 23 agosto 2011

The Book of Cthulhu, storie ispirate a Lovecraft

The Book of Cthulhu, 2011, copertinaSarà pure addormentato nella sua casa a R’lyeh, ma il sonno di Cthulhu oggi più che mai “produce mostri”, a giudicare almeno dalla fitta salva di antologie tematiche previste in uscita entro il prossimo autunno – tutte in lingua inglese, of course –, su cui non mancheremo di fornire aggiornamento.

Dall’americana Night Shade Books è in arrivo proprio in questi giorni la corposa selezione di The Book of Cthulhu. Tales Inspired by H.P. Lovecraft, curata da Ross E. Lockhart a raccogliere insieme noti “classici moderni” assieme alle novità contemporanee di una narrativa breve weird che, fuori da un’ormai stereotipata imitazione, direttamente si ispira all’orrore cosmico di Howard Phillips Lovecraft.

Nomi e racconti che hanno profondamente segnato l’horror fantastico degli ultimi trent’anni da T.E.D. Klein, Ramsey Campbell e Thomas Ligotti fino a Brian Lumley e Michael Shea, qui proposti accanto alle più recenti voci di genere fra Joe R. Lansdale e Caitlin R. Kiernan, John Langan e Laird Barron, W.H. Pugmire e Joseph S. Pulver, in oltre cinquecento pagine passando per assai meno usuali firme “lovecraftiane” come quelle di Bruce Sterling, Charles Stross, Gene Wolfe o Kage Baker.

L’illustrazione in copertina è di Obrotowy. Maggiori informazioni sono reperibili sul sito web dell’editore, mentre è possibile dare un’occhiata alle pagine iniziali del volume nell’ampia anteprima disponibile attraverso il “LookIside!” di Amazon. Qui sotto l’indice dei contenuti:

Introduction – Ross E. Lockhart
Andromeda among the Stones – Caitlin R. Kiernan
The Tugging – Ramsey Campbell
A Colder War – Charles Stross
The Unthinkable – Bruce Sterling
Flash Frame – Silvia Moreno-Garcia
Some Buried Memory – W.H. Pugmire
The Infernal History of the Ivybridge Twins – Molly Tanzer
Fat Face – Michael Shea
Shoggoths in Bloom – Elizabeth Bear
Black Man With A Horn – T.E.D. Klein
Than Curse the Darkness – David Drake
Jeroboam Henley's Debt – Charles R. Saunders
Nethescurial – Thomas Ligotti
Calamari Curls – Kage Baker
Jihad over Innsmouth – Edward Morris
Bad Sushi – Cherie Priest
The Dream of the Fisherman's Wife – John Hornor Jacobs
The Doom that Came to Innsmouth – Brian McNaughton
Lost Stars – Ann K. Schwader
The Oram County Whoosit – Steve Duffy
The Crawling Sky – Joe R. Lansdale
The Fairground Horror – Brian Lumley
Cinderlands – Tim Pratt
Lord of the Land – Gene Wolfe
To Live and Die in Arkham – Joseph S. Pulver, Sr.
The Shallows – John Langan
The Men from Porlock – Laird Barron


The Book of Cthulhu. Tales Inspired by H.P. Lovecraft
a cura di Ross E. Lockhart
Night Shade Books, 2011
brossura, 530 pagine, $15.99
ISBN 9781597802321

Andrea Bonazzi

sabato 11 giugno 2011

Fungi #20: un quarto di secolo di fantasy e weird fiction

Fungi #20, 2011, copertinaPubblicato negli Stati Uniti a partire dal 1984, in uscite decisamente irregolari e intermittenti con lunghe pause fra una sospensione e l’altra, il “magazine di fantasy e weird fictionFungi torna alle stampe con un corposo numero 20 a festeggiare il superamento del proprio venticinquennale, e a ben dieci anni di distanza dalla sua ultima, precedente apparizione. Il ritorno della rivista, curata da Pierre V. Comtois sotto il marchio della Fungoid Press, avviene grazie alle moderne tecniche di stampa e distribuzione on demand, che consentono maggiore diffusione per mezzo delle grandi catene librarie online con l’edizione di una ricca brossura in oltre 180 pagine d’ampio formato.

Fra i contenuti, l’omaggio ai 90 anni del venerabile Ray Bradbury e tanta nuova e vecchia narrativa weird, horror, fantasy e di fantascienza fra nuove nuovi e classiche riproposte da R.H. Benson a C.A. Smith, da H.P. Lovecraft a Frank Belknap Long sino a Thomas Ligotti. Oltre ai racconti di Richard A. Lupoff, E.P. Berglund e tanti altri, Robert M. Price ci propone una nuova avventura del barbaro Thongor di Lemuria creato a suo tempo da Lin Carter, mentre uno speciale è dedicato a Ramsey Campbell con la ristampa di un paio di sue rare storie.

A completare il tutto le sezioni di poesia fantastica, interventi critici su C.S Lewis e sull’illustratore Robert Logrippo, in copertina con la sua tavola per l’edizione 1971 del romanzo The Boat of the Glen Carrig di Hodgson. Numerose le illustrazioni in bianco e nero a ospitare i disegni di Theodore Kittleson, Marie Melechinsky, Steve Lines e Toren Atkinson.

Informazioni presso la pagina web del curatore su pierrevcomtois.com. Qui a seguito, il lungo indice dei materiali presentati in questo numero.

Fiction:
Locust Time – Dale Phillips
Forced Conclusion – Pierre V. Comtois
Walking in Longnight – Colleen Drippe
The Tree – H.P. Lovecraft
A Future Odissey – RonHilger
A Good Service – Adam Walter
The Eye Above the Mantle – Frank Belknap Long
Moss Covered Stones – Colleen Drippe
Sergeant Ghost – Richard A. Lupoff
Witch Queen of Lemuria – Robert M. Price
Living the Good Lives – E.P. Berglund
Stacks – Joshua Shapiro
Hounded by Night – Andrew M. Seddon
The Watcher – R.H. Benson
The Hollow Man – Don Webb
Annabel Lee – Glynn Barrass
Sect of the Idiot – Thomas Ligotti
Full Circle – Leah M. Cyr
Novelette:
A Kaleidoscope of Shadows – August Jacobs
How the Universe Got Even With Me, or I Kicked a Crab – C. George Porter
Midnight Corridor – R.J. Zimmerman

Special Ramsey Campbell section:
The Sentinels – Ramsey Campbell
The Hollow in the Woods – Ramsey Campbell

Special Spotlight on David Daniel:
In the Spotlight: David Daniel – Pierre V. Comtois
David Daniel and the Spiral of Time – Ed Ford
Antipodes – David Daniel
Adonis Days – David Daniel
Fallen World – David Daniel

Ray Bradbury Tribute:
Ray Bradbury at 90: A Literary Legend Commences His Tenth Decade – James E. Person, Jr.
What Age Is This? – Ray Bradbury
Bradbury’s Credo – Gregorio Montejo
Ray – Henry J. Vester III

Non Fiction:
Bob Logrippo: Nightmare Scenarist – Pierre V. Comtois
C.S. Lewis and American Pulp Science Fiction – Dale Nelson

Poetry:
The Graveyard Tree – John Grey
Finding the Old Man in the House – John Grey
The Corpse and the Skeleton – Clark Ashton Smith
Frankenstein – John Grey
The Black Lake/A Phantasy – Clark Ashton Smith


Fungi #20
a cura di Pierre V. Comtois
Fungoid Press, spring 2011
brossura, illustrazioni in b/n, 186 pagine, $15.00
ISBN 9781602647589

Andrea Bonazzi

venerdì 4 febbraio 2011

21st Century Gothic: il romanzo gotico nell'ultimo decennio

21st Century Gothic, 2010, copertinaIl romanzo gotico nel primo decennio di questo nuovo secolo è il tema portante della raccolta saggistica 21st Century Gothic. Great Gothic Novels Since 2000, pubblicato dall’americana Scarecrow Press a cura di Danel Olson, insegnante al Lone Star College di Houston, in Texas, e già curatore della serie di antologie narrative Exotic Gothic apparse in tre volumi per la Ash-Tree Press.

Un percorso tra le nuove espressioni del gotico attraverso 53 saggi e articoli di noti e meno noti critici, esperti e autori di genere, da Darrell Schweitzer a David Punter fino a Lisa Tuttle, Reggie Oliver, Nicholas Royle o Steve Rasnic Tem, analizzando le opere più rappresentative scritte fra il 2000 e il 2010 fra La torre nera di Stephen King e The Darkest Part of the Woods di Ramsey Campbell, Il figlio del cimitero di Neil Gaiman e il Peter Straub di A Dark Matter, non senza passare per l’immancabile saga di Twilight in mezzo ai molti goticheggianti spunti del nuovo millennio.

La prefazione si affida a S. T. Joshi, in un corposo volume di circa 700 pagine dal costo tutt’altro che abbordabile – per confermare la regola delle edizioni accademiche sempre ad alto prezzo. Informazioni presso il sito web dell’editore, qui a seguito l’indice dei contenuti al completo:

Foreword – S. T. Joshi
Introduction – Danel Olson
From Asperger’s Syndrome to Monosexual Reproduction: Stefan Brijs’s The Angel Maker and its Transformations of Frankenstein – Jerrold E. Hogle
The Sleep of Reason: Gothic Themes in Banquet for the Damned by Adam L. G. Nevill – James Marriott
Beasts: Joyce Carol Oates and the Art of the Grotesque – Peter Bell
The Blind Assassin by Margaret Atwood as a Modern “Bluebeard” – Karen F. Stein
Death and The Book Thief by Markus Zusak – Steve Rasnic Tem
Cinematic Femme Fatales and Weimar Germany in Elizabeth Hand’s The Bride of Frankenstein: Pandora’s Bride – Marie Mulvey-Roberts
Ghosts in a Mirror: Tabitha King and Michael McDowell’s Candles Burning – Nancy A. Collins
Repositioning the Bodies: Peter Ackroyd’s The Casebook of Victor Frankenstein and Other Monstrous Retellings – Judith Wilt
Marvels and Horrors: Terry Dowling’s Clowns at Midnight – Leigh Blackmore
What We Hide Within Us: Thoughts on Albert Sánchez Piñol’s Cold Skin – Brian J. Showers
Michel Faber, Feminism, and the Neo-Gothic Novel: The Crimson Petal and the White – Mary Ellen Snodgrass
Shedding Light on the Gothic: Peter Straub’s A Dark Matter – Brian Evenson
Gothic Western Epic Fantasy: Encompassing Stephen King’s Dark Tower Series – Tony Magistrale
Wonder and Awe: Mysticism, Poetry, and Perception in Ramsey Campbell’s The Darkest Part of the Woods – Adam L. G. Nevill
Drac the Ripper: James Reese’s The Dracula Dossier, Consciousness Disorders, and Nineteenth-Century Terror – Katherine Ramsland
The New Southern Gothic: Cherie Priest’s Four and Twenty Blackbirds, Wings to the Kingdom, and Not Flesh Nor Feathers – Don D’Ammassa
Margot Livesey’s Eva Moves the Furniture: Shifting the House of Gothic – Tunku Halim
Fatal Women and Their Stratagems: Tanith Lee Writing as Esther Garber – Mavis Haut
A Monster Sensation: Victorian Traditions Celebrated and Subverted in Sarah Waters’s Fingersmith – Lisa Tuttle
Fairy Goth-Mothers: Maternal Wish Fulfillment in Kate Morton’s The Forgotten Garden – Walter Rankin
In Praise of She Wolves: The Native American Eco-Gothic of Louise Erdrich’s Four Souls – Danel Olson
Andrew Davidson’s The Gargoyle: Canadian Gothic – Karen Budra
The Perils of Reading: The Gothic Elements of John Harwood’s The Ghost Writer – James Doig
Making Fish Out of Men: Gothic Uncertainty in Gould’s Book of Fish by Richard Flanagan – Robert Hood
Raised By the Dead: The Maturational Gothic of Neil Gaiman’s The Graveyard Book – Richard Bleiler
Death Comes in the Mail: The Relentless Malevolence of Joe Hill’s Heart-Shaped Box – Darrell Schweitzer
Vlad Lives! The Ultimate Gothic Revenge in Elizabeth Kostova’s The Historian – Danel Olson
Gothic New York in James Lasdun’s The Horned Man – Nicholas Royle
Economies of Leave-Taking in Mark Z. Danielewski’s House of Leaves – Laurence A. Rickels
Dread and Decorum in Susanna Clarke’s Jonathan Strange & Mr. Norrell – Douglass H. Thomson
Renovation is Hell, and Other Gothic Truths Deep Inside: Jennifer Egan’s The Keep – Danel Olson
Nancy Drew Goes Gothic? The Little Friend by Donna Tartt – Lucy Taylor
The Tyranny of Time and Identity: Overcoming the Past in Gregory Maguire’s Lost – Jason Colavito
“And That Was the Reason I Perished”: Trauma’s Transformative Potential in Alice Sebold’s The Lovely Bones – August Tarrier
Deadly Words: The Gothic Slumber Song of Chuck Palahniuk’s Lullaby – Sue Zlosnik
His Dark Materials: Gothic Resurrections and Insurrections in Patrick McGrath’s Martha Peake – Carol Margaret Davison
The Vigilante in Michael Cox’s The Meaning of Night: A Confession – Heather L. Duda
London Demons: Cursed, Trapped, and Haunted in William Heaney’s (Graham Joyce’s) Memoirs of a Master Forger – K. A. Laity
Haunting Voices, Haunted Text: Toni Morrison’s A Mercy – Ruth Bienstock Anolik
Borderline Gothic: Phil Rickman and the Merrily Watkins Series – John Whitbourn
Narrative and Regeneration: The Monsters of Templeton by Lauren Groff – Graham Joyce
Educating Kathy: Clones and Other Creatures in Kazuo Ishiguro’s Never Let Me Go – Glennis Byron e Linda Ogston
Cormac McCarthy’s No Country for Old Men: Western Gothic – Deborah Biancotti
Jeffrey Ford’s The Portrait of Mrs. Charbuque: A Picturesque Terror – Charles Tan
Gothic Maternity: The Pumpkin Child by Nancy A. Collins – Karin Beeler
Natsuo Kirino’s Real World: Murder and the Grotesque through Teenage Eyes – Edward P. Crandall
The Longest Gothic Goodbye in the World: Lemony Snicket’s A Series of Unfortunate Events – Danel Olson
A Labyrinth of Mirrors: Carlos Ruiz Zafón’s The Shadow of the Wind – Romana Cortese e James Cortese
An Icy Allegory of Cultural Survival: Gothic Themes in Dan Simmons’s The Terror – Van Piercy
Are They All Horrid? Diane Setterfield’s The Thirteenth Tale and the Validity of Gothic Fiction
Snakes, Bulls, and the Preoccupations of History: Alan Garner’s Thursbitch – David Punter
Gothic, Romantic, or Just Sadomasochistic? Gender and Manipulation in Stephenie Meyer’s Twilight Saga – June Pulliam
Shaggy Dog Stories: Jonathan Carroll’s White Apples as Unconventional Afterlife Fantasy – Bernice M. Murphy – Reggie Oliver


21st Century Gothic. Great Gothic Novels Since 2000
a cura di Danel Olson
The Scarecrow Press, 2010
copertina rigida, 710 pagine, $75.00
ISBN 9780810877283

Andrea Bonazzi

mercoledì 2 febbraio 2011

Algernon Blackwood, fra genere gotico e occultismo

Algernon Blackwood, 1916, fotoAltro sognatore “scientifico” fu l’illustre figlio della Duchessa di Manchester, Algernon Blackwood. Come spesso era solito accadere nell’Inghilterra agli inizi del ventesimo secolo il padre del Nostro, un alto funzionario del Ministero delle Poste Britanniche, aderisce a una setta fondamentalista di stampo calvinista (quasi la stessa occorrenza toccata in sorte ad Aleister Crowley), condannando così il figlio a una carriera che è facile prevedere. Il giovane Algernon dimostrò subito una capacità di sopportazione molto limitata, tratto distintivo di ogni buon sognatore individualista che si rispetti, ma in particolare nei riguardi di una Divinità che condanna o perdona aprioristicamente.

Al termine di una esperienza di soggiorno e studio in Moravia, voluta dai genitori allo scopo di far apprendere al figlio il tedesco, lingua utile al commercio, il giovane Algernon deciderà ribellarsi alla religione dei suoi genitori mediante lo studio delle dottrine occulte, dell’ipnotismo e dei Veda. Successivamente, il Nostro viene inviato in una fattoria in Canada a curare alcuni affari di famiglia, esperienza che si rivelerà fallimentare. Lo vediamo tornare in un secondo momento e nello stesso luogo, ma per passare un lungo periodo nei boschi ancora parzialmente inesplorati di quelle regioni, in completo ritiro dal mondo e a “scopo di studio”, esperienza dalla quale Blackwood trarrà i suoi migliori “Camp Tales” (uno fra tutti “The Wendigo”).

Lo troviamo ancora una volta a New York, in rotta completa con la famiglia, senza soldi e senza alloggio, accusato di vagabondaggio e perfino di incendio doloso. Il suo migliore amico di allora, Arthur Bigge, si rivelerà in realtà un approfittatore senza scrupoli che si involerà rubandogli le poche possessioni rimastegli. In un secondo momento Blackwood ritroverà il suo persecutore e lo farà arrestare, dopodichè si farà assumere come reporter dal New York Times, occupazione che gli donerà anche una relativa stabilità economica. Di questo periodo, Blackwood ci ha lasciato un alter-ego indimenticabile, Jim Shorthouse, e due fra i suoi migliori racconti: “The Empty House” e “A case of Eavesdropping”.

È normale che un sognatore di professione vada alla ricerca di lontananze immaginate, ma è molto raro che queste si concretizzino in distanze fisiche. Le sue inquietudini personali, lo spingono infatti ad abbandonare il mestiere di reporter per quello di commerciante di alcolici, poi ancora sarà segretario di un famoso milionario, per infine abbandonare i suoi vagabondaggi e fare ritorno alla natia Inghilterra, come scrisse un suo biografo: “se non ricco di beni, quanto meno di esperienza”.

Starlight Man: The Extraordinary Life of Algernon Blackwood, 2001, copertinaDopo il suo ritorno, Blackwood si dedicò alla scrittura professionale e fu iniziato alla Golden Dawn da un amico (molto probabilmente quel M.W. al quale dedica il suo ciclo di John Silence) tornando così imperiosamente alle vecchie passioni giovanili. Ciò che, secondo David Punter, àncora saldamente la narrativa di Blackwood alla tradizione gotica è la sua ricercata attenzione agli ambienti, oltre che alla psicologia dei personaggi.

Ma eccetto alcuni casi, rare volte si tratta di ambienti chiusi. In “Ancient Sorceries”, uno dei casi non risolti di John Silence, è un’intera cittadina medioevale a esercitare un influsso maligno e irreversibile sulla psiche del protagonista. La cittadina, mano a mano che la narrazione si dipana, assume sempre più le caratteristiche di una maledizione circolare, che si ripete a ogni nuova reincarnazione della “vittima”. Giurata una volta fedeltà al Demonio, il povero Vezin sarà per sempre condannato a ripetere il gesto e non ha alcuna importanza che la cittadina sia praticamente disabitata in data odierna, in quanto alla prima apparizione di Vezin, i fantasmi demoniaci sorgono automaticamente intorno a lui e prendono nuova vita, ma per ripetere eternamente la stessa attività di una volta; iniziare Vezin al male. Il protagonista riesce infine a ricordare quando avvenne il fatto la prima volta e, così facendo, ad esorcizzarlo parzialmente sotto le scrupolose attenzioni di John Silence. Ma quando infine il detective psichico viene interrogato sulla possibile guarigione dello sfortunato e prostatato Vezin, egli risponde: “...Riemersioni subliminali di ricordi come queste possono essere incredibilmente dolorose e talora molto, molto pericolose. Spero solo che quell’anima sensibile possa quanto prima fuggire dall’ossessione di quel passato violento e tempestoso. Ma ne dubito, ne dubito...”.

Come Punter rileva, si tratta del passato che ritorna con il suo carico di angosce irrisolte e ripetitività diabolica. Viene da pensare ai principi del romanzo gotico, dove il simbolo del passato ominoso viene sempre rappresentato da un luogo; il castello dei Mysteries of Udolpho di Ann Radcliff, L’abbazia di Ambrosio in The Monk di M.G. Lewis, o ancora la monumentale e tardiva Gormenghast di Mervyn Peake: il Castello infinito e illimitato, che non rappresenta solo un passato oppressivo e imbalsamato in quanto, come suggerisce Peake, Gormenghast è un’immagine diretta del mondo. Ma con Blackwood assistiamo alla genesi di un gotico più maturo ed “evoluto”, se vogliamo.

The Willows, 2003, copertinaIl passato, in Blackwood, si libera decisamente delle limitazioni da ambiente chiuso, per diventare semplicemente Ambiente. Egli sposta, con un’abile mossa da consumato autore, l’attenzione percettiva del lettore non sul luogo “isolato” dell’azione, ma sul mondo stesso in cui il lettore vive e opera, in altre parole sulla realtà del mondo in cui viviamo come vero ambiente chiuso, recintato da un universo ostile, costantemente in agguato e in attesa di rivelarsi qualora il velo della percezione “normale” si squarci in un istante di fatale rivelazione.

Fra i racconti che segnano il passaggio tra uno stile e l’altro, il più rappresentativo è senza dubbio “The Insanity of Jones”. La parafernalia del gotico vi si trova tutta, compresa la scena finale di vendetta con i suoi particolari efferati, violenza rappresentata con tratti di un’alienità tanto più ostica e straniante in quanto avallata da una Giustizia soprannaturale implacabile e imparziale. In questo racconto, il lettore benpensante non vede nient’altro se non lo sfogo di una persona isolata e mentalmente disturbata, il lettore “iniziato” vede invece solo il naturale compiersi di un atto di giustizia troppo a lungo posticipato. Blackwood gioca ancora qui con l’ambiguità della nostra percezione riguardo alla follia e alla sanità mentale, non parla a una categoria o a una classe sociale “statica” (l’aristocrazia decaduta o decadente del gotico classico o della ghost story vittoriana) ma alla middle-up class londinese post-imperiale, ovvero a quel coacervo metropolitano di inquietudini, frustrazioni e straniamento che è la cifra della nostra cosiddetta modernità.

Contrariamente a quanto accade all’ultimo rampollo di una qualsiasi condannata famiglia di nobili scozzesi o inglesi, con il loro carico represso di presagi familiari, in “The Insanity of Jones” gli “omina” di una vendetta soprannaturale non attendono nel quadro di un antenato ritratto con uno stile particolarmente vivido, né nella stanza chiusa di una magione avita né in una dimenticata camera di tortura, ma fra i tavoli di una mensa per impiegati, alla periferia di un quartiere proletario oppure nello stesso ufficio dove Jones trascorre la maggior parte della sua vita monotona e confusa. Non per questo dobbiamo pensare che gli elementi soprannaturali perdano qualcosa della loro magniloquenza tragica, anzi, questi non si risparmiano neppure un trucco fra quelli tipici del genere; si permettono addirittura di giustificare e assolvere il protagonista, inviando per lui una guardia soprannaturale che lo scorta alla punizione con una spada fiammeggiante, forse consapevoli del fatto che fra “quelle facce soprannaturali che si affollano intorno a Jones” si trovino anche quelle persone “normali” che non assolvono e non perdonano secondo le leggi di questo mondo.

Wendigo, illustrazione di Matt FoxCome vediamo, l’unico accenno al conservatorismo “classico” del gotico o della ghost story rimane solamente in una certa qual alzata d’orgoglio tipicamente cockney, che consiste nel criticare la modernità in quanto arida e imbarbarita al momento di condannare senza appello un valore sacro e dignitoso quale il vecchio concetto aristocratico di “vendetta”.

Ma a pensarci bene, ciò serve magnificamente a Blackwood per alzare ancora di più il livello di ambiguità del racconto. Viene da pensare all’altrettanto ambiguo “tema del traditore e dell’eroe” di J.L. Borges, con il suo carattere di ripetitività ossessiva (il concetto di “destino” che in Borges è quasi più da intendersi come simbolo dell’arethè gauchesca argentina, più che ragionata riflessione sul concetto orientale di reincarnazione) e con la sua accumulazione di presagi nonchè strizzata d’occhio all’epica classica.

Se quello che scrive David Punter è esatto, ovvero che: “In Blackwood il regno del Soprannaturale è accettato come esistente, le sue storie sono piene di «spiegazioni»... ma sono spiegazioni che presuppongono una credenza,” quanto da lui sottolineato è tanto più vero sia per i casi di John Silence che per i suoi magnifici “Camp Tales”. È in questi che si rende Palese l’interesse “scientifico” che Blackwood nutre nei confronti dell’occulto, e precisamente è qui che egli si libera della sua doppia oppressione di tipo psicologico costituita in parte dal filisteismo ipocrita e bigotto della borghesia mercantile emergente, in parte dalla statica immobilità dell’aristocrazia decadente. Blackwood conosce la seconda attraverso la madre e la prima per averla vissuta sualla pelle attraverso i suoi viaggi in giro per il mondo, oltre che attraverso la pletora di occupazioni “moderne” alle quali si era dedicato.

Il Blackwood più maturo e più abile è per l’appunto il Blackwood che rispolvera la sua passione giovanile per l’occulto, l’ipnosi, la natura dei demoni e delle entità “elementali”, la magia; ma stavolta con occhi nuovi e con un bagaglio di esperienze molto più vasto e profondo. Potremmo anche dire, attraverso un percorso “gnostico” che assomiglia molto a quello mistico-alchemico di Arthur Machen. Nei suoi racconti ad ambiente naturale, troviamo quella componente del gotico che alcuni critici hanno denominato attenzione verso “Il barbarico”. Fanno bella scena di sé ambienti selvaggi, personaggi non-civilizzati o semi-civilizzati come il Défago di “The Wendigo”. Ma ancora una volta Blackwood inverte la cifra e il segno della narrazione per aumentare la nostra completa confusione, in quanto non sono realmente Entità appartenenti a un’altra dimensione a invadere il nostro Mondo, anche se ancora in buona parte inesplorato e ostile: siamo noi a invadere i loro rifugi, pagandone le tragiche conseguenze.

Forest Beasts, illustrazione di John KennI personaggi di Blackwood, nota sempre giustamente David Punter, non fanno in realtà nulla per meritare tale funesto destino: vi incappano quasi sempre per casualità. A volte, ma solo in casi rari, tale casualità non è affatto tale (come in “May Day Eve”); più spesso invece vale il detto “l’ignoranza non è una scusante”.

Il racconto lungo, o romanzo breve “The Man Whom the Trees Loved” costituisce un esempio magistrale in questo senso. Un uomo mite e riflessivo si ritira a vivere con la moglie in una augusta magione posta sul limitare di un bosco immenso. L’uomo ama gli alberi, per i quali ha sempre nutrito una speciale passione, ciò che ancora ignora è quanto dagli alberi egli sia riamato...

Fin dal principio del racconto, caratterizzato da quel tipo di preparazione lunga e dettagliata che costituisce il “marchio di fabbrica” di Blackwood, assistiamo a uno scontro di volontà impari e disperato fra la moglie del protagonista, tesa a difendere il marito da una minaccia esterna da lei avvertita e presagita, e quella delle “Entità” del bosco, che la parola “Alberi” definisce solo parzialmente. Gli Alberi attirano l’uomo sempre più verso di loro, si avvicinano alla casa di notte per riallontanarsi a giorno fatto, tendono i loro rami sul capo del dormiente per frusciare nelle sue orecchie un richiamo che è sempre lo stesso: “unisciti a noi”. I tentativi di salvataggio e opposizione della moglie sono tanto disperati quanto commoventi, è l’ultimo baluardo della “Ragione comune” contro “L’Altro Mondo”, le cui dinamiche Blackwood ricostruisce con accenni e con una concezione di fondo che ha origini antiche e poco esplorate.

La selva dell’uomo amato dagli alberi, così come quella canadese in “The Wendigo” o quella galleggiante in “The Willows”, è sempre la stessa; è la “Hyle” dei teologi gnostici della scuola di Chartres, la materia indifferenziata, il caos agli inizi della Creazione o, meglio detto, ai suoi margini, e contrariamente a quanto credevano gli aristotelici è una “Entità senziente” e dotata di volontà propria. Così come un gruppo di spiritisti si riunisce in circolo allo scopo di incarnare nel nostro mondo una Entità “umbratile”, allo stesso modo le Entità che vivono ai confini fra il nostro mondo e l’altro congiurano per “spiritualizzare” alcuni soggetti peculiarmente sensibili nel “Loro” mondo. A volte, questo processo di trasmutazione alchemica avviene in maniera quasi naturale e il risultato si concretizza in quella “Santa fuga del prigioniero” nel mondo delle fate di cui parlava Tolkien e che ha sapore gnostico e iniziatico, come nel caso di “May day Eve”. Più spesso, la trasformazione è tragica e dolorosa.

Blackwood condivide con Machen la stessa concezione delle forze naturali, ma mentre Machen rimane sempre all’interno di una normativa plotiniana che ammonisce a non superare mai quel limite imposto dalla legge fra il Caos e l’Ordine, Blackwood ammette candidamente che il nostro Universo è per metà coperto da un velo di ignoranza e che oltre quel velo si cela “L’altro Mondo”, con le sue Entità spesso ostili. Alcune vivono in “riserve”, come i Salici del racconto omonimo o gli Alberi del signor Bittacy, ma solo gli iniziati come il dottor Silence sono in grado di rendersi conto di quando un universo collima con l’altro (come in “The Camp of the Dog”), per gli altri ignari visitatori c’è una rivelazione ominosa seguita da una dolorosa metamorfosi.

The Willows, illustrazione di Sidney StanleyI Salici del racconto omonimo così come gli Alberi di Bittacy e Sanderson, oppure la solitaria e maestosa entità conosciuta come il Wendigo, fanno presa sull’immaginazione e l’intuizione dei soggetti che scelgono di catturare, oltre che sulla loro ignoranza e resistenza alla “loro” realtà, e sono precisamente queste prime due caratteristiche che Blackwood vuole esplorare “scientificamente” nei suoi racconti.

Le concezioni antiche volevano l’anima umana divisa in tre parti separate e connesse. Gli umanisti rinascimentali ripresero questa idea dalle concezioni egizie, ritornate in voga grazie alle innumerevoli copie manoscritte dei Geroglifica di Orapollo. Le sette massoniche del secolo ventesimo fecero incetta sia delle traduzioni rinascimentali, sia delle scoperte archeologiche effettuate al Cairo e a Saqqara, e la Golden Dawn, alla quale sia Blackwood sia Machen furono affiliati, non fu da meno. Gli egizi dividevano l’uomo in Ka (anima immortale), Ba (anima spirituale) e Aj (letteralmente “fantasma”). L’Aj è una entità che permane nel mondo materiale richiamata da qualche passione vissuta in vita (il classico ghost), il Ka, secondo gli gnostici valentiniani, ritorna direttamente al “Pleroma” di intelligenze che costituisce il “vero Dio” Increato e svincolato dalla sua creazione, ma il Ba non è né completamente spirito né completamente corpo; è una “mummia”, un morto-in-vita o vivo-nella-morte, ecco perchè gli egizi solevano lasciare offerte di cibo accanto alle mummie.

Allo stesso modo, i Salici del racconto si “nutrono” di qualcosa che non è mai specificato nella narrazione, ma che possiamo ricostruire tramite quanto sinora esposto. Essi privano gli uomini del loro “agente di trasformazione” lasciandoli vuoti e secchi come mummie, come involucri. Il Ba inoltre corrisponde, per gli gnostici alessandrini, alla “Imaginatio vera”, la facoltà che l’uomo possiede di comunicare con il mondo degli archetipi e degli Angeli. Gli Ishraquiyun (gnostici) persiani, di cui parla Henry Corbin, fanno inoltre menzione di una “Terra di Hurqalaya”, un mondo “sottile” che vive a stretto contatto col nostro, dove “gli spiriti si fanno carne e la carne si fa spirito”, proprio come accade nelle “Riserve” di Blackwood o sulle colline di “May Day Eve”.

Sarebbe affascinante pensare che George Gordon abbia messo le mani su qualche manoscritto “Ishraqui” mentre era di stanza nel Sudan per poi passarlo a qualche conventicola massonica alla quale sarà stato sicuramente affiliato, ho scritto di lui per non scrivere di qualche altro generale o archeologo britannico di stanza nel nord dell’Iraq o in missione diplomatica sulla catena dell’Elborz, ma è poco importante sapere se le conventicole esoteriche inglesi conoscessero o no della “Terra di Hurqalaya”. La stessa concezione, anche se con nomi diversi, si ritrova anche negli scritti di Jacob Boheme e, a voler guardare nel dettaglio, persino nelle visioni di William Blake.

Lasciando da parte le speculazioni fenomenologiche, è un fatto che la narrativa di Blackwood abbia profondamente influenzato la concezione dell’Orrore del buon H.P. Lovecraft e abbia anche creato una serie di scelti e ricettivi “continuatori” del suo stile e delle sue tematiche. Fra questi (che in tutto si contano sulle dita di una mano) cito Ramsey Campbell, che con il suo The Midnight Sun riprende il tema di “The Man Whom the Trees Loved”, forse in maniera più prolissa (si tratta di un romanzo di quasi 500 pagine) ma di sicuro effetto e potente atmosfera. Blackwood inseguì le sue teorie occulte su “L’espansione delle facoltà umane” fino alla fine, difendendole e diffondendole in quel mondo arido e opportunista che conobbe durante la sua maturità.

Bibligrafia parziale:
Algernon Blackwood, Colui che ascoltava nel buio e altre storie, Fanucci, 1978
Algernon Blackwood, John Silence, investigatore dell’Occulto, Fanucci, 1977
David Punter, Storia della Letteratura del Terrore, Editori Riuniti, 2000
Henri Corbin, Corpo spirituale e Terra Celeste, Adelphi, 1986

Mariano D’Anza

giovedì 6 gennaio 2011

Là fuori c’è Thomas Ligotti

Dopo aver presentato The Conspiracy Against the Human Race sembra necessario, in questa sede, un minimo approfondimento sull’autore riproponendo – con un aggiornamento a seguito – questo articolo apparso nel 2007:

Thomas Ligotti, fotoNessuno ancora in Italia pare seriamente occuparsi di questo autore, il cui nome resta quasi ignoto persino a molti fra gli appassionati di genere. Salvo pochi racconti in antologie non è mai stato proposto in italiano, né ha molta probabilità di esserlo visto che rifiuta la grande editoria dei bestsellers e, soprattutto, non scrive romanzi. Eppure, ci troviamo di fronte a un’autentica figura di culto, uno dei maggiori scrittori weird horror viventi, riconosciuto e apprezzato dalla critica. Singolare fenomeno di popolarità sotterranea mai giunto a un successo commerciale che sembra consapevolmente sfuggire, premiato con i più importanti riconoscimenti di settore dai tre Bram Stoker Awards allo International Horror Guild Award.

Americano di seconda generazione, proveniente da una famiglia di origini siciliane, Thomas Ligotti nasce a Detroit il 9 luglio del 1953. Cresciuto in un cattolicesimo che abbandona nella prima adolescenza, trascorre gli anni giovanili in un agiato sobborgo della città ove frequenta il Macomb County Community College, tra il 1971 e il 1973, fino a laurearsi in Inglese nel 1977 presso la Wayne State University.

I tardi anni 60 lo vedono in pieno abuso di alcool e droghe, mentre ancora frequenta le scuole superiori, fino all’agosto 1971 quando iniziano a manifestarsi le prime crisi di agorafobia, i primi attacchi di panico e di quelle sindromi ansiose e depressive destinate ad accompagnarlo negli anni, segnandone la personalità e il rapporto col mondo.

È in questo periodo che il giovane Thomas inizia a scoprire la letteratura fantastica e weird, appassionandosi ad autori come Poe, Machen e Lovecraft fino a iniziare egli stesso a scrivere, mentre è al suo terzo anno di college, trovando in ciò nuovi stimoli e diversione dalle proprie ansie croniche. Sei anni di sperimentazioni e di prove prima di vedersi accettare il primo racconto, “The Chymist”, con cui fa il suo esordio sulla fanzine Nictalops nel marzo del 1981.

Songs of a Dead Dreamer, 1985, copertinaIl suo nome inizia così a circolare su diverse testate tra fandom e piccola editoria, sempre con brevi racconti che lo contraddistinguono per approccio e stile, fino alla pubblicazione nel 1985 della sua prima raccolta Songs of a Dead Dreamer, in sole trecento copie presso la minuscola Silver Scarab Press ma già attirando su di sé le attenzioni di più noti e prestigiosi colleghi, come Ramsey Campbell che del volume firma la breve e lusinghiera introduzione. Il primo racconto su rivista professionale arriva nell’aprile 1990 con “The Last Feast of Harlequin” (“La festa di Mirocaw”), un dichiarato omaggio a H.P. Lovecraft che gli vale il titolo di copertina su The Magazine of Fantasy & Science Fiction.

Dal 1979 Ligotti lavora come editor associato presso la divisione di critica letteraria della Gale Research Company, ora Thomson Gale, raccogliendo e curando monografie critiche su vari autori, fino all’estate 2001 quando lascia finalmente Detroit per trasferirsi a Tampa, nel sud della Florida, dove attualmente svolge attività di freelance nel campo editoriale.

Estremamente riservato e schivo, lo scrittore del Michigan si è reso di per sé “personaggio” nell’evitare qualunque apparizione in pubblico, sfuggendo il contatto diretto con l’intero ambiente professionale e i fans, mai partecipando a premiazioni e conventions. Atteggiamento giustificabile con gli stati ansiosi cui va patologicamente soggetto: fobie e depressioni di cui non esita apertamente a parlare nel corso delle rarissime interviste.

Nessuna pubblica uscita. Nessuna ritratto a testimoniarne un’esistenza fisica a parte una manciata di foto solo più tardi e più o meno ufficialmente diffuse, una delle quali “rubata” addirittura da un annuario aziendale. Non c’è da sorprendersi, dunque, che alcuni lo ritenessero per anni il mero pseudonimo di un qualche autore famoso in vena di esperimenti. Ancora nel 1996 all’uscita di The Nightmare Factory, il suo paperback più diffuso, la prefazione di Poppy Z. Brite si apre rivolta a lui come a un’incognita: “Sei là fuori, Thomas Ligotti?”

Thomas Ligotti, fotoRicercato nello stile, inconfondibile ed elaborato sino ai limiti del “poema in prosa” (talvolta a scapito dell’equilibrio stesso del racconto, osserva qualche critico), per Ligotti come per H.P. Lovecraft e Clark Ashton Smith non è la vita ad avere interesse quanto la “fuga dalla vita”, l’evasione dai suoi limiti verso tutt’altre realtà. Un orrore ontologico anziché psicologico, quello della sua narrativa, che mette in discussione l’essenza stessa delle cose, nel dispiegarsi dell’avvenimento fantastico in sé più che attraverso i protagonisti che l’affrontano. Personaggi sempre ritratti al minino indispensabile, con scarsa e sardonica partecipazione per le loro vicende umane. Figure passive che perdono o non hanno mai avuto il controllo del loro stesso mondo. Semplici comprimari in storie che, ancora come quelle di Lovecraft, pongono la straordinarietà del fenomeno perturbante al centro del palcoscenico e al di sopra di tutto.

E la cifra stilistica, l’uso del linguaggio, è il tutto. L’approccio, benché realistico, risulta quanto di più distante dai bestsellers alla Stephen King, ogni trama secondaria rispetto a tono e atmosfera, poco o nulla concesso a violenza e splatter. Un risultato che va oltre la somma dei suoi elementi, coinvolgendo il lettore nel ridiscutere le proprie scontate percezioni.

Oltre alla prosa di Edgar Allan Poe, una delle maggiori e dichiarate influenze letterarie è rappresentata dal primo e più sognante Lovecraft, quello de “La musica di Erich Zann”. Al maestro di Providence lo scrittore dedica alcune originali storie, sfuggendo agli abusati orpelli dei canonici “Miti di Cthulhu”. Fra le sue letture predilette o formative sono citati Borges e William Burroughs, a fronte di una prevalenza di nomi europei quali Nabokov, Cioran, Kafka, Bruno Schulz e anche il nostro Buzzati.

The Nightmare Factory, 1996, copertinaI suoi temi sono spesso quelli del sogno, un allucinato sfumare tra sfera onirica e tenebrose quotidianità. O della “conoscenza proibita” a disvelare i più inattesi e inquietanti aspetti dell’essere. Ricorrono immagini di simulacri animati, manichini e marionette, oscure ombre dell’inumano. E di ambienti in declino che trasfigurano nel surreale, in un’estetica del decadimento urbano ispirata all’autore dai quartieri abbandonati nella propria città natale.

Descritta come “profondamente nichilista” e velata di sarcastica misantropia, la visione di Thomas Ligotti rivela una realtà indistinta dall’incubo, un mondo in cui l’orrore è l’essenza stessa delle cose, percezione senza veli di un’esistenza incomprensibile e senza scopo. Una creazione forse persino “ostile” che si discosta dall’indifferenza cosmica dell’universo lovecraftiano. Una visione che alcuni accostano allo gnosticismo, un po’ alla maniera misticheggiante e paranoica dell’ultimo Philip K. Dick. Ma se il pensiero gnostico comunque contempla una divinità, al di sopra del caduto demiurgo creatore del presente e distorto mondo materiale, l’ateismo di Ligotti esclude invece ogni possibilità di “salvezza”.

Dopo la prima limitata edizione, Songs of a Dead Dreamer viene rivisto con l’aggiunta di qualche racconto e l’esclusione di altri fra i meno maturi, per essere pubblicato nel Regno Unito dalla Robinson nel 1989, e un anno più tardi negli Stati Uniti da Carroll & Graf, la quale fa pure uscire le raccolte Grimscribe: His Lives and Works nel 1991, Noctuary nel 1994, e The Nightmare Factory che nel 1996 riunisce in un corposo omnibus i tre titoli precedenti. The Agonizing Resurrection of Victor Frankenstein and Other Gothic Tales, nel 1994 presso la Silver Salamander Press, raccoglie una sorta di “esercizi di stile” in cui Ligotti rivisita, con alterni risultati, i luoghi comuni dell’horror classico.

In A Foreign Town, In A Foreign Land, book+CD, 1997, copertinaInizia nello stesso periodo la collaborazione con il gruppo musicale inglese dei Current 93 che gli dedica alcune canzoni di All the Pretty Little Horses, album del 1996 concluso da una ghost track nella quale lo stesso scrittore americano declama, attraverso il telefono, una poesia dal proprio racconto “Les Fleurs”. Del 1997 è In a Foreign Town, in a Foreign Land, un libro con CD allegato (o viceversa, secondo i punti di vista) in cui quattro racconti si accompagnano ad altrettante tracce musicali appositamente realizzate dai Current 93. Seguono I Have a Special Plan For This World (2000) e This Degenerate Little Town (2001), ove il sound del complesso britannico si fonde ai versi di Thomas Ligotti.

Nel 2002 appare My Work Is Not Yet Done: Three Tales of Corporate Horror, volume della Mythos Books che trova nella novella del titolo, premiata con il Bram Stoker Award, l’unico tentativo dell’autore verso la dimensione del romanzo. La vicenda inizia come una semplice storia di serial killer, la vendetta di un impiegato vittima di mobbing, sviluppandosi in ben altro incubo nel corso delle sue centocinquanta pagine.

Sideshow and Other Stories, fascicolo ancora a tiratura limitata, esce nel 2003 presso la Subterranean Press mentre altre edizioni sempre nell’ordine delle centinaia di copie sono pubblicate in Inghilterra dalla Durtro di David Tibet, leader dei Current 93. Tra queste Crampton (2003), una sceneggiatura scritta insieme a Brandon Trenz proposta (ma senza successo) per la serie televisiva X-Files, e i poemetti di Death Poems (2004), fino all’ultimo Teatro Grottesco nel 2006.

The Shadow at the Bottom of the World, 2005, copertinaDel 2005 è il tascabile The Shadow at the Bottom of the World diffuso dalla Cold Spring Press, ultimo fra i suoi libri ad avere vasta distribuzione di mercato, edito in seguito anche da Subterranean Press.

Un prossimo The Conspiracy Against the Human Race raccoglierà saggistica e interviste in un’ideale “summa” delle considerazioni ligottiane sull’horror. Una sua prima versione è stata offerta ai fans, per limitato periodo, liberamente scaricabile dal sito ufficiale www.ligotti.net.

Dal racconto “The Frolic” (1982) è tratto l’omonimo cortometraggio (disponibile in DVD) diretto nel 2007 da Jacob Cooney, storia di uno psichiatra ossessionato da un suo paziente del manicomio criminale, killer psicopatico le cui fantasie si sveleranno più realistiche e minacciose del previsto.

I racconti di Ligotti sono tradotti ovunque grazie anche ai contributi in famose antologie. Suoi volumi sono pubblicati in Grecia, in Spagna, e in Germania con edizioni illustrate da H.R. Giger. Soltanto briciole, dicevamo, in Italia. Per il mercato nostrano una raccolta di racconti horror non la si rischia davvero senza un nome di garantito successo.

In attesa di più coraggio (o incoscienza) editoriale, troviamo “L’ultima avventura di Alice” in In principio era il male (Mondadori 1990 e ’94), alienazione di una scrittrice fra suo mondo letterario e realtà. “Il grande festival delle maschere” in Paure eccellenti (Mondadori 1991), strana celebrazione carnevalesca distorta in surreale atmosfera. “La festa di Mirocaw” in Millemondiestate 92 (Mondadori 1992), in cui un antropologo scopre oscuri risvolti di una festività di provincia. “La perduta arte del tramonto” in Horror Story 13 (Garden 1992), originale variazione sul tema del vampirismo. “L’attrazione” in Horror: Il meglio (Nord 1994), un irreale cinema che attira lo spettatore nell’incubo. “Delle ombre e dell’oscurità” in 999 (Sperling 1999), ove una specie di “guru” trascina nel suo personale orrore i seguaci. “Il cuore del Conte Dracula, discendente di Attila, flagello di Dio” ne Il grande libro di Dracula (Newton 2000), esercizio stilistico sul più classico dei vampiri. E infine “Les Fleurs” sulla fanzine Hypnos (2007), in cui un uomo pare vivere differenti realtà eliminando le compagne con cui non può condividerle.

“L’angelo della Signora Rinaldi”, nel quarto numero di Necro, è un racconto del 1991 la cui versione originale si trova disponibile sul sito web dell’autore. La storia presenta alcune delle più tipiche tematiche ligottiane: la forza del sogno come estensione della realtà piuttosto che sua alternativa, entrambi aspetti di una stessa esistenza d’incubo, in un vicendevole compenetrarsi e confondersi oltre il velo dell’apparenza. Ampliate percezioni di quel supremo stato d’orrore che è la vita.

I canti di un sognatore morto, 2008, copertinaFin qui il testo introduttivo pubblicato nel novembre del 2007 – con il titolo di “Are you out there, Thomas Ligotti?” – a precedere la versione italiana di “Mrs. Rinaldi’s Angel” sul n. 4 della scomparsa rivista Necro. Diverse cose sono cambiate nel frattempo: Ligotti non è più così un “oggetto misteriososo” per gli appassionati italiani di weird horror, grazie anche alla sua presentazione su Hypnos n. 1 e allo stesso precedente articolo, già diffuso via web su In Tenebris Scriptus.

Un rinnovato interesse per l’autore arriva nel 2008, qui curiosamente in ambito fantascientifico con i racconti “Le vigilie di Natale della zia Elise”, pubblicato su Robot n. 54, e “L’ultimo banchetto di Arlecchino” (diversa traduzione de “La festa di Mirocaw”) sul n. 78 dell’antologico Nova Sf* della Elara Libri. E dallo stesso editore, finalmente, un primo intero volume dedicato: I canti di un sognatore morto (Songs of a Dead Dreamer), benché in edizione a circolazione limitata in quanto non distribuito in libreria. Sempre per Elara, non è da escludere una prossima versione italiana anche per Grimscribe.

Inoltre, arriva anche l’interesse del mondo dei comics: The Nightmare Factory Vol. 1 (2007) e The Nightmare Factory Vol. 2 (2008) sono due raccolte di graphic novels tratte dall’omonima raccolta, prodotte negli Stati Uniti dalla Fox Atomic Comics e distribuite da HarperCollins, con il primo volume che in Italia trova edizione presso Free Books nel 2008 come La fabbrica degli incubi. Nell’occasione, anche la radio nazionale finirà con l’occuparsi di Thomas Ligotti presentando l’uscita del fumetto, nel settembre dello stesso anno, nel corso del programma di Radio2 Dispenser.

Teatro grottesco, 2008, copertinaIn lingua inglese, alcune riedizioni americane e diverse ristampe in edizione economica dal Regno Unito rendono assai più ampia e accessibile la diffusione delle sue ultime raccolte Teatro Grottesco (Mythos Books, 2007; Virgin Books, 2008 e ’10) e My Work Is Not Yet Done (Virgin, 2009 e ’10).

Gli ultimi anni segnano un apparente abbandono della vena narrativa, se si escludono gli interventi – a volte drastici – di revisione dei suoi primi lavori di fiction in via di pubblicazione presso la Subterranean Press, in una serie di “definitive” riedizioni inaugurata nel 2010 con il volume d’esordio Songs of a Dead Dreamer, per proseguire nel 2011 con la versione finale di Grimscribe: His Lives and Works. Nel corso, sempre, del 2011 la Centipede Press ha inoltre in programma una riedizione dell’ormai raro The Agonizing Resurrection of Victor Frankenstein and Other Gothic Tales.

Un’allontanarsi dalla modalità espressiva del racconto che coincide con la lunga gestazione dell’ultima impegnativa ed estesa prova di saggistica, quel The Conspiracy Against the Human Race: A Contrivance of Horror (Hippocampus Press, 2010; ristampa paperback 2011), che mette a fuoco le pessimistiche speculazioni filosofiche alla base del pensiero e dell’opera letteraria di Ligotti.

Andrea Bonazzi