domenica 6 maggio 2012

The Shadow Out of Time: corto lovecraftiano svedese

The Shadow Out of Time, 2012, titoloFrutto di una collaborazione svedese del 2011-2012 fra Millroad Film e The Lone Animator, il cortometraggio The Shadow Out of Time adatta efficacemente fra recitazione e grafica computerizzata l’omonima novella “L’ombra fuori dal tempo”, scritta da Howard Phillips Lovecraft tra il 1934 e il ‘35.

Scritto da Richard Svensson e Daniel Lenneér, che ne hanno rispettivamente diretto le parti filmate e l’animazione elettronica, il corto della durata di circa quindici minuti sviluppa la celebre novella lovecraftiana attraverso la narrazione in voice-over dell’attore inglese John Hutch, su musiche composte da Christopher Johansson.

Åke Rosén interpreta il ruolo del professor Nathaniel Wingate Peaslee, la cui mente è scambiata con quella di un misterioso e antichissimo alieno capace, in questo modo, di viaggiare nel tempo. Thobias Ericsson e gli stessi Svensson, Lenneér e Johansson compaiono invece in ruoli di supporto.

Informazioni, immagini, collegamenti e risorse presso il blog ufficiale di The Lone Animator. Qui a seguito l’intero cortometraggio pubblicato dagli autori su YouTube.



Andrea Bonazzi

venerdì 4 maggio 2012

Lord Dunsany e Algernon Blackwood “dal vivo” in The Spoken Word: Short Stories

The Spoken Word: Short Stories. English and Irish authors read their own work, 2011, copertinaGià nel 2008 la British Library fornì al pubblico la ghiotta e, ahinoi, rarissima opportunità di ascoltare le voci di due maestri del Weird Tale come Arthur Machen e Algernon Blackwood, nel triplo Compact Disc dedicato ai British Writers nella serie The Spoken Word insieme ad altri nomi più o meno legati al fantastico letterario, da Conan Doyle a Ballard passando per Tolkien e vari altri.

Nel 2011 arriva invece un altro set tematico in tre CD a raccogliere esempi di narrativa breve personalmente registrata per la radio da diversi scrittori irlandesi e inglesi, The Spoken Word: Short Stories. English and Irish authors read their own work. Fra questi spicca all'occhio – e all’orecchio – dell’appassionato la presenza di Lord Dunsany, e sono ben due stavolta i racconti presentati dalla viva voce del buon Blackwood.

“Negli anni che seguirono la II Guerra Mondiale, la BBC invitò alcuni dei principali autori inglesi e irlandesi di storie brevi a leggere le proprie opere alla radio. Per la prima volta, questo archivio di registrazioni senza pari – molte sono le storie inedite finora nel formato audio, e nessuna prima disponibile dalla stessa voce dell’autore – tornano a essere ascoltate”.

Qui sotto la tracklist al completo, altre informazioni sulla collana e l’opera sono reperibili attraverso le pagine ufficiali della British Library Publishing.

Disc 1:
1. W. Somerset Maugham, Salvatore
2. Frank O’Connor, The Idealist
3. Phyllis Bentley, Beckermonds
4. Seán Ó’Faoláin, The Fur Coat
5. V. S. Pritchett, The Fly in the Ointment
Disc 2:
1. Edna O’Brien, The Small-Town Lovers
2. W. Somerset Maugham, The Luncheon
3. Harold Pinter, Tea Party
4. Algernon Blackwood, The Destruction of Smith
5. Kingsley Amis, The Green Man Revisited
Disc 3:
1. Lord Dunsany, The Pearly Beach
2. Algernon Blackwood, The Texas Farm Disappearance
3. Angela Carter, The Snow Child
4. A. E. Coppard, The Princess of Kingdom Gone
5. William Trevor, An Evening with John Joe Dempsey


The Spoken Word: Short Stories
English and Irish authors read their own work
The British Library Publishing, 2011
3 CD + booklet introduttivo, 210 minuti circa, £20.37
ISBN 9780712305419

Andrea Bonazzi

mercoledì 2 maggio 2012

The Illuminated Cthulhu Mythos: Luca Oleastri illustra i grimori lovecraftiani

The Illuminated Cthulhu Mythos, 2012, copertinaAlcune delle “pagine proibite” dal Necronomicon e altri mitici grimori citati nei lovecraftiani “Miti di Cthulhu” sono illustrate nell’interpretazione visuale di Luca Oleastri nel volume The Illuminated Cthulhu Mythos. The Illustrated Necronomicon and other Grimories Fragments, pubblicato dalle Edizioni Scudo in una brossura di grande formato completamente a colori.

“Le illustrazioni presenti in questo volume, sono una specie di «pagine strappate» da una fittizia raccolta (ipoteticamente in possesso dell’autore) dei grimori inventati dagli scrittori che hanno continuato e arricchito i Miti di Cthulhu e l’opera di H.P. Lovecraft nel corso dei decenni. Ogni illustrazione ha a fronte una breve nota in lingua inglese che spiega da chi e per quale scopo è stato inventato, durante i decenni, un libro arcano o un grimorio che è andato ad aggiungersi ai Miti di Cthulhu”.

Celebri pseudobibilia, dal De Vermis Mysteriis inventato da Robert Bloch a The Book of Eibon di C.A. Smtith, The Nameless Cults di R.E. Howard o The Book of Iod di Henry Kuttner, vengono così proposti accanto ad alcuni testi reali, per quanto leggendari nelle origini, utilizzati nel medesimo contesto narrativo come The Book of Dzyan di Helena Petrovna Blavatsky o l'egizio The Book of Thoth.

Informazioni sul sito web www.innovari.it e alla pagina dedicata presso lo shop online di Lulu.com, da cui proviene l’anteprima qui a seguito.

The Illuminated Cthulhu Mythos
The Illustrated Necronomicon and other Grimories Fragments
Luca Oleastri
collana Art Stories, Edizioni Scudo, 2012
brossura, 60 pagine a colori, €25.49
ISBN 9781471601378



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Andrea Bonazzi

lunedì 30 aprile 2012

Alieni: IF – Insolito e Fantastico #9

Alieni: IF – Insolito e Fantastico #9, 2012, copertinaGiunta al proprio terzo anno di vita, la rivista IF – Insolito e Fantastico puntualmente curata da Carlo Bordoni dedica al tema degli Alieni la propria ultima uscita, la numero 9 per il trimestrale di letteratura, arte e cinema pubblicata da Tabula Fati a esplorazione dei generi dal fantastico al noir.

Ad aprire la sezione saggistica è un’originale definizione di “Alieno” secondo Romolo Runcini, decano del fantastico italiano, cui fanno seguito gli interventi di Giuseppe Panella, Domenico Gallo, Gian Filippo Pizzo e Gianfranco de Turris. Annamaria Fassio e Riccardo Gramantieri si occupano degli alieni di John Wyndham, mentre Piero Giorgi presenta la prima parte del suo esaustivo saggio su Jack Williamson.

“A questi si aggiunge una firma d’eccezione, Jean-Pierre Laigle. Lo pseudonimo dietro il quale si nasconde uno dei più validi studiosi francesi del fantastico, ben noto per aver collaborato con la storica fanzine francese «Mercury» di Jean-Pierre Fontana, molto attiva negli anni Sessanta. Laigle inizia la collaborazione a IF con un duplice intervento: un saggio affascinante sul misterioso pianeta Vulcano e un racconto fantastico ispirato allo stesso argomento. Come sempre, la densità e l’originalità dei temi trattati fanno di questo numero di IF un volume monografico di grande interesse anche per i non appassionati di letteratura di genere”.

Per la narrativa, oltre allo stesso Jean-Pierre Laigle troviamo le firme di Domenico Gallo, Pietro Pancamo, Walter Catalano e lo scrittore polacco Krzysztof T. Dabrowsky. Completano il tutto un’intervista a Franco Forte sul suo romanzo Il segno dell’untore e una rassegna di Claudio Asciuti sul cinema fantastico, oltre alle consuete recensioni. Qui a seguito l’indice al completo:

Editoriale:
Un convegno fuori dal mondo
Saggi:
Alieno (alias aliud) – Romolo Runcini
Alien. Biomeccanica dell’essere – Carlo Bordoni
Alieni, spie e infiltrati – Domenico Gallo
L’invasione continua... – Giuseppe Panella
Gli insoliti alieni di John Wyndham – Annamaria Fassio
I bambini alieni di John Wyndham – Riccardo Gramantieri
Luce D’Eramo, l’aliena – Gian Filippo Pizzo
Venezia “Fuora del Mundo”
I doni di Pandora: da Avatar al mito – Gianfranco de Turris
Gli alieni nella narrativa di Jack Williamson (1) – Piero Giorgi
Vulcano, il mitico mondo inframercuriano – Jean-Pierre Laigle
Narrativa:
Lo spettro di Vulcano – Jean-Pierre Laigle
Nascita dalla morte – Krzysztof T. Dabrowski
Il parco dei morti – Domenico Gallo
Una proposta: Filosofia e Fantascienza?
Serafino preposto al coraggio – Pietro Pancamo
Giardini di sabbia – Walter Catalano
L’intervista:
Franco Forte: Dagli all’untore!
Rassegne:
Generi da edicola. Il successo del Mass-Market – Carlo Bordoni
Non puoi portarlo con te – Claudio Asciuti
Visti e letti:
Stephen King. Quel giorno in cui uccisero Kennedy – C. Bordoni
Il lato oscuro della Liguria – C. Asciuti
Mondi paralleli. Showing the telling – G. Panella
Storie ucroniche. L’altra Italia che non fu – V. Tripi
Yukio Mishima. Gli alieni sono tra noi – C. Menzinger


Una copia €8.00, quattro numeri €30.00, in abbonamento o acquisto secondo le modalità specificate sulla pagina web ufficiale insolitoefantastico.blogspot.it. Informazioni su diffusione e abbonamenti: rivistaif@yahoo.it. Contatti con la redazione e direzione: direzioneif@hotmail.com.

Alieni
IF – Insolito e Fantastico #9
a cura di Carlo Bordoni
Edizioni Tabula Fati, 2012
brossura, illustrazioni in b/n, 128 pagine, €8.00

Andrea Bonazzi

sabato 28 aprile 2012

Karel Thole. Pittore di Fantascienza

Gli illustratori di Urania: Karel Thole. Pittore di Fantascienza, 2012, copertinaDopo il volume dedicato nel 2010 alle fantascientifiche copertine di Caesar & Jacono, le edizioni di pregio della Fondazione Rosellini per la Cultura Popolare tornano alla collana de Gli illustratori di Urania con un’ampia raccolta dedicata a Karel Thole, in una brossura di grande formato ricca di oltre un migliaio d’immagini interamente a colori.

Curata da Fabio Massimo Manini, Gli illustratori di Urania: Karel Thole. Pittore di Fantascienza ripropone in gran parte le copertine realizzate dall’artista per le varie edizioni della rivista Urania fra gli anni 60 e il 1993, oltre a un considerevole numero di riproduzioni tratte dalle illustrazioni originali.

A completare il libro i saggi e le interviste a cura di Gianni Brunoro, Giulio C. Cuccolini, Giuseppe Festino, Giuseppe Lippi, Franco Spiritelli, Carlo Fruttero e Franco Lucentini, negli interventi in prevalenza inediti di alcuni tra i più autorevoli esperti italiani sull’opera di Thole, ad analizzarne i lavori sul piano sia critico che tecnico.

“Karel Thole è nato il 20 aprile 1914 a Bussum, una cittadina a venti chilometri da Amsterdam. Ha studiato al Rijksmuseum, intraprendendo una notevole carriera di illustratore, e dopo la Seconda guerra mondiale ha deciso di trasferirsi in Italia perché gli sembrava un mercato più vasto e promettente. È arrivato tra noi nel 1958 con la moglie Lise e i figli Adrienne, Annemieke, Gertie e Ernst, quest’ultimo diventato un popolare attore comico e deceduto, purtroppo, nel 1988. Per venticinque anni Karel Thole ha disegnato le copertine di Urania, un sodalizio così felice da aver ispirato, nel tempo, la letteratura (il racconto di Michele Mari Le Copertine di Urania, uscito nel volume Mondadori Tu, sanguinosa infanzia e ripubblicato nel n. 1322 della sua collana, Tutti i denti del mostro sono perfetti). Per molti anni, e per due generazioni di lettori, la dizione «Copertina di Karel Thole» nel tamburino di Urania ha significato la conferma di un gusto, uno stile e un’immaginazione straordinari. Dopo aver abitato per oltre trent’anni a Milano, negli anni Novanta si è trasferito sul lago di Como per stare vicino alla figlia Adrienne. Una progressiva malattia agli occhi gli ha impedito di continuare a disegnare fin dalla metà degli anni Ottanta. È morto a Cannobio la notte del 26 marzo 2000, all’una e dodici minuti. Ormai, però, il suo tesoro era stato consegnato ai lettori ed editori di tutto il mondo; questo omaggio, viceversa, è dedicato soltanto a lui”. (Giuseppe Lippi)

Presentazioni in anteprima sono previste con Giuseppe Festino durante il Salone Internazionale del Libro di Torino, e con Giuseppe Lippi nel corso della convention Italcon 38 di Bellaria. Un PDF introduttivo in quattro pagine (1,06 Mb) è disponibile attraverso i servizi di Google Docs.

Informazioni, prenotazioni e acquisto presso la Fondazione Rosellini per la Letteratura Popolare, Viale Bonopera, 21 60019 Senigallia (AN). Email: info@fondazionerosellini.it. Sito web: www.fondazionerosellini.it.

anteprima PDF del volume, iconaGli illustratori di Urania: Karel Thole. Pittore di Fantascienza
a cura di Fabio Massimo Manini
I Libri della Fondazione
Edizioni Fondazione Rosellini per la Letteratura Popolare, 2012
brossura, stampa a colori, 184 pagine, €35.00

Andrea Bonazzi

giovedì 26 aprile 2012

Fantastico Salgari. Dal ‘vampiro’ Sandokan al “Giornale illustrato dei viaggi”

Fantastico Salgari. Dal ‘vampiro’ Sandokan al 'Giornale illustrato dei viaggi'

Pubblicato da Nerosubianco Edizioni di Cuneo, Fantastico Salgari. Dal ‘vampiro’ Sandokan al “Giornale illustrato dei viaggi” di Fabrizio Foni è il quinto volumetto in una serie dedicata agli anniversari salgariani di quest’ultimo biennio. Una breve raccolta saggistica intesa all’approfondimento del filone tematico forse meno usuale, e il meno considerato certamente, nell’opera di Emilio Salgari: gli aspetti “tenebrosi” tra il fantastico e il gotico del nostro autore “avventuroso” per eccellenza.

“In occasione del centenario della scomparsa dell’autore (1911) e ormai a ridosso dei centocinquant’anni dalla sua nascita (1862), i quattro saggi qui raccolti tentano di indagare uno dei lati meno esplorati dell’immaginario di Emilio Salgari: le atmosfere e le presenze lugubri, gotiche e fantastiche che pur si riscontrano in buona parte della sua opera. Nel suo complesso, il volume cerca di ricostruire quel ciclo di produzione creativa che dalle appendici della Tigre della Malesia (in cui Sandokan è un sulfureo bevitore di sangue) porta alla creazione di una ‘scuola’ nostrana del fantastico, coltivata sulle pagine di ‘Per terra e per mare’, giornale di avventure e viaggi di cui il «Capitano» era direttore. Fino alla filiazione indiretta della terza serie del ‘Giornale illustrato dei viaggi’, il cui timoniere Guglielmo Stocco sdoganò il soprannaturale, il macabro e la fantascienza: tutto questo, ovviamente, all’insegna e nel solco di Emilio Salgari”.

Studioso del fantastico popolare, Fabrizio Foni è autore delle monografie Alla fiera dei mostri (Tunué, 2007) e Piccoli mostri crescono (Perdisa Pop, 2010), oltre ad aver curato le antologie Il gran ballo dei tavolini (Nerosubianco, 2008) e Ottocento nero italiano (Aragno, 2009, insieme a Claudio Gallo). Con Luciano Curreri ha firmato la cura del volume collettaneo Un po’ prima della fine? (Sossella, 2009), dedicato agli ultimi romanzi di Salgari e, con Álvaro Ceballos Viro e Riccardo Trani, la riedizione bilingue di Seis días fuera del mundo/Sei giorni fuori dal mondo di Juan Pérez Zúñiga (Nerosubianco, 2011).

Maggiori informazioni presso la pagina web dell’editore. Qui a seguito, il booktrailer del libro.

Fantastico Salgari
Dal ‘vampiro’ Sandokan al “Giornale illustrato dei viaggi”
Fabrizio Foni
Anniversari salgariani n. 5, Le bandiere, Nerosubianco Edizioni, 2011
brossura, 100 pagine, €15.00
ISBN 9788889056844



Andrea Bonazzi

domenica 4 marzo 2012

Parola di Lovecraft. Tutti gli scritti autobiografici del maestro della letteratura fantastica

Parola di Lovecraft, 2012, copertinaPubblicato dalla Società Editrice La Torre è uscito Parola di Lovecraft, un volume che raccoglie per la prima volta, in edizione italiana, tutti i testi “autobiografici” di Howard Phillips Lovecraft presentati con ampio commentario, introduzioni e appendici critiche e bibliografiche. Il libro è disponibile su vari bookstores online, ma può essere anche ordinato direttamente presso l’editore: info@editricelatorre.it. Riportiamo qui sotto la scheda editoriale reperibile sulla pagina web della Società Editrice La Torre:

“A oltre settant’anni dalla sua morte, la fama e la notorietà di Lovecraft come scrittore di fantastico e orrore è andata crescendo in un modo esponenziale, di pari passo con – diciamolo pure – il suo mito. Nel senso che intorno a HPL «personaggio» si è sviluppata una vera e propria mitologia che, col tempo, ne ha portato la figura nella leggenda. Una leggenda alimentata dallo scrittore stesso, pur senza volerlo. Quest’aura di stramberia e originalità creatasi intorno a Lovecraft si è poi consolidata negli anni, al punto che risulta ancora oggi quasi impossibile da dissipare. La pubblicazione da parte di S.T. Joshi di tutti i testi «autobiografici» di HPL, qui riuniti, ci mette adesso a disposizione sia le fonti originali di certe sue bizzarrie, poi mitologizzate, sia la loro interpretazione «autentica». L’importanza di questo volumetto è proprio quella di mostrarci H.P. Lovecraft per così dire dal vero, senza intermediari: cioè come lui stesso si vedeva e quindi descriveva nei suoi aspetti biografici, ma anche nelle sue idee e nella sua originale visione del mondo. Questa, detta in altri termini, è la Parola di Lovecraft”.

L’edizione italiana, curata da Pietro Guarriello con l’introduzione di Gianfranco de Turris, è stata ampliata rispetto all’originale con un ricco apparato di note esplicative, una apposita bibliografia orientativa, un saggio di S.T. Joshi sugli aspetti autobiografici della narrativa di Lovecraft e una eccezionale serie di immagini inedite sui personaggi e gli ambienti di cui si parla nelle sue pagine.

“Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) è considerato oggi il più grande autore di letteratura fantastica di tutti i tempi. Nacque il 20 agosto 1890 a Providence dove, a parte una breve parentesi di due anni a New York, trascorse tutta la sua esistenza, compensando le difficoltà della vita quotidiana con una potente immaginazione. La sua fama crebbe solo dopo la morte avvenuta il 15 marzo 1937, quando la sua opera, apparsa inizialmente su riviste popolari, fu pubblicata in volume dalla Arkham House. In essa lo scrittore ha creato un universo immaginario uscito da sogni e incubi, con lo scopo di comunicare un sentimento di orrore indicibile di fronte a una realtà quanto più lontana, distante ed estranea dalla percezione umana. In questo contesto «cosmico» sono nati i Miti di Cthulhu, un complesso ciclo narrativo che ha rivoluzionato il genere horror spostando le fonti della paura verso l’infinito, negli abissi insondabili del tempo e dello spazio. Oggi Lovecraft è una presenza costante nella letteratura mondiale, i suoi libri sono stati tradotti in tutte le lingue e vengono continuamente ristampati. Ormai è considerato un classico, un autore che varca le generazioni e non c’è scrittore moderno nell’ambito della narrativa horror e della fantascienza che non riconosca di essere stato influenzato dalla sua opera”.

Parola di Lovecraft è distribuito in tutte le librerie che lo ordineranno attraverso i canali distributivi dell’editore e può essere acquistato sui principali siti di e-commerce specializzati nella vendita online di prodotti librari (ibs.it, unilibro, deastore, webster.it, bol.it) nonché attraverso il sito web della Società Editrice La Torre: www.editricelatorre.it.

Parola di Lovecraft
Tutti gli scritti autobiografici del maestro della letteratura fantastica
H.P. Lovecraft
Società Editrice La Torre, 2012
brossura, illustrazioni in bianco e nero, 160 pagine, €14,50
ISBN 9788896133132

Pietro Guarriello

venerdì 10 febbraio 2012

I Racconti Grotteschi di L.A. Lewis e “Racconti di Dracula” Vol. III per Dagon Press

Racconti Grotteschi, 2012, copertinaCari amici e appassionati, dopo una pausa di qualche mese la Dagon Press torna a riaprire le sue cornucopie di tesori fantastici, e cosa c’è di meglio che trascorrere queste gelide serate invernali intinte nel bianco della neve (il colore dei fantasmi!) insieme a una buona raccolta di storie weird, magari vicino al camino, al tepore rassicurante della fiamma che arde sui ceppi?

Sì, perché una tra le più strane, più affascinanti e più oscure raccolte di storie dell’orrore di tutti i tempi è arrivata finalmente in Italia, grazie al lavoro di scavo e di recupero della Dagon Press e in primis del nostro benemerito collaboratore Bernardo Cicchetti, curatore dell’edizione italiana. Si tratta della incredibile, bizzarra antologia che nell’originale inglese ha il titolo di Tales of the Grotesque: A Collection of Uneasy Tales, volume del 1934 le cui rarissime copie originali sono oggi praticamente introvabili, valutate centinaia o anche migliaia di dollari sul mercato dell’antiquariato librario.

L’autore, il misterioso Leslie Allin Lewis (1899-1961), scrisse solo questo libro, una vera icona del genere fantastico e soprannaturale, e poi sparì nel nulla. Ma il fascino delle sue strane storie (undici in tutto) permane, anche a distanza di decenni, e il libro ha da allora stregato critici, esperti e connoisseurs della letteratura antirealista: “Una delle più belle antologie del terrore mai pubblicate,” l’ha giudicato uno specialista come Mike Ashley (in Who’s Who in Horror and Fantasy Fiction), e lo stesso Richard Dalby, che nel 1994 ha curato una riedizione altrettanto rara, parla di “horror stories di eccezionale qualità” (cfr. The Penguin Encyclopedia of Horror and the Supernatural).

Un libro e un autore leggendari, dunque, che siamo orgogliosi di portare in Italia, per la prima volta, in traduzione integrale arricchita dall’unico altro racconto scritto da Lewis, da straordinarie illustrazioni appositamente realizzate per questa edizione e da esclusive foto d’epoca: documenti, immagini e storie di indubbio fascino che rimandano al periodo delle weird tales più classiche, quelle per intenderci di M.R. James, A. Blackwood, W.H. Hodgson, ecc., ma con in più uno stile di scrittura moderno e perfettamente attuale.

“Quelli di Lewis,” assicura Neil Wilson (l’autore di Shadows in The Attic – A Guide to British Supernatural Fiction: 1820-1950) “sono racconti insoliti, originali, che in modo deciso portano l’atmosfera della ghost story classica nel Ventesimo Secolo”. Sono storie avvolte in atmosfere misteriose, inquietanti, surreali, macabre, spettrali, cupamente fantastiche e grottesche, da “La Torre di Moab”, in cui un edificio stregato, infinito, è dimora di demoni orrendi, a “Ibrido”, con una singolare trasformazione e un finale beffardo; da “La Fortezza Perduta”, che si trova in un limbo sperduto oltre il tempo e lo spazio, un luogo immoto e inanimato, ma violato dal crimine, a “Gli Accordi del Caos”, dove la bizzarra musica di un pianista-medium evoca visioni terribili di follia, morte e distruzione.

Ma tutte le storie sono decisamente singolari e intinte nelle atmosfere del macabro e del bizzarro, come “Il Bambino”, con la sua lugubre dimora che si erge in un bosco evitato da Dio e dagli uomini, abitata da una misteriosa entità, o “Gli Spettri dell’Aria”, un racconto sinistramente ‘lovecraftiano’ dove agisce una creatura maligna, infernale, enigmatica nei suoi scopi, e inconoscibile. E poi ancora la possessione soprannaturale de “La Pipa di Schiuma”, nel quale il diario di un folle riporta una cronaca assurda, terrificante, di alienazione e paranoia.

Tales of the Grotesque: A Collection of Uneasy Tales, 1934, copertina
Queste e altre Storie Grottesche troverete nel libro, una silloge perfetta di racconti terrifici tra i più originali del genere. Un’antologia che ben si presta anche per tentare un gioco affascinante, quello delle comparazioni letterarie.

“Immaginiamo che questa sia un’antologia di autori vari,” scrive Cicchetti nella Postfazione, “e attribuiamo ai racconti la paternità più probabile. Ecco, potrebbe uscirne fuori una lista del genere: ‘La Fortezza Perduta’ di Matthew Shiel, ‘Ibrido’ di Robert Hichens, ‘La Torre di Moab’ di Clark Ashton Smith, ‘Il Bambino’ di Edward Lucas White, ‘Il PugnalÈ di Robert Bloch, ‘Gli Accordi del Chaos’ di Algernon Blackwood, ‘La Pipa di Schiuma’ di August Derleth, ‘Gli Spettri dell’Aria’ di Howard Phillips Lovecraft, ‘Il Maiale di Ferro’ di Richard Matheson, ‘Vivente nella Morte’ di Algernon Blackwood, ‘Il Racconto dell’Autore’ di… Clive Barker? Stephen King? Decidete un po’ voi. Intendiamoci, se fosse così, se Leslie Allin Lewis fosse non un autore in carne e ossa ma uno pseudonimo collettivo, questa sarebbe davvero una delle possibili antologie del meglio degli autori citati”.

E davvero una personalità multiforme dev’essere stata quella di L.A. Lewis, di cui ancora oggi si sa decisamente troppo poco. Scrittore? Veterano delle due guerre? E che altro? Tutto quello che si sa di lui, oltre al fatto che sia stato un pilota della RAF e che abbia scritto alcune delle più originali horror stories di tutti i tempi, ce lo dice sempre Cicchetti nella sua Postfazione, in una inedita ricerca, impreziosita da foto e documenti d’epoca, in cui si svelano dettagli e fatti basilari e mai prima emersi della vita dello scrittore; del quale comunque restano avvolti nel mistero gli ultimi anni, trascorsi non si sa dove… forse in una delle realtà “altre” in cui si muovono i protagonisti dei suoi racconti? Il regno-limbo della fortezza perduta – uno dei suoi tales più magici e perfetti – o lo strano altrove verde di “Vivente nella Morte”, macabra fantasia di cadaveri e dimensioni parallele? Chissa! Quel che è certo, è che Lewis e i suoi Racconti Grotteschi sono oggi entrati nel mito della letteratura fantastica e di genere, ed è una fortuna averli recuperati e tolti dall’oblio delle opere perdute – grazie a Richard Dalby in Inghilterra e a Bernardo Cicchetti in Italia – per dar loro modo di continuare a stregare e affascinare una nuova generazione di lettori.

Il volume, stampato in solida edizione rilegata con sovracopertina “d’epoca” (basata su quella originale degli anni 30) è a tiratura limitata – solo 100 copie numerate – e viene venduto con il metodo della prevendita, cioè con prenotazione, al prezzo promozionale di Euro 29.00 + spese di spedizione. Gli ordini dovranno quindi pervenire entro il 30 febbraio 2012. Una volta chiuse le prenotazioni, le copie saranno stampate e spedite ai richiedenti che le riceveranno entro un paio di settimane. Dopo tale data, se resteranno copie invendute il costo di ognuna sarà di 35.00 Euro.

Importante: una volta esaurite le 100 copie, non sono più previste ristampe. Si offre così ai lettori e agli appassionati l’occasione di avere in esclusiva un qualcosa di unico, un libro destinato a diventare col tempo un tesoro per i collezionisti e un motivo d’orgoglio per chi lo possiede.

La modalità d’ordine è la seguente: o un versamento su PostePay n. 4023600464559329 (intestatario Pietro Guarriello) oppure un bonifico bancario (dati a richiesta). Dopo il versamento basta inviare una e-mail di conferma all’indirizzo di redazione (studilovecraft@yahoo.it) indicandovi un indirizzo postale per il recapito.

I Capolavori de “I Racconti di Dracula” vol. 3, 2012, copertinaRicordiamo inoltre che in concomitanza con l’uscita del volume Racconti Grotteschi di L.A. Lewis, sarà disponibile anche il terzo libro della collana I Capolavori de “I Racconti di Dracula”, che presenta altri tre memorabili romanzi dell’epoca d’Oro del weird tale italiano.

L’autore è Paul Carter, “il viandante nell’orrore”, come titola Sergio Bissoli l’appendice biografica, poiché ebbe modo di visitare tutte le nazioni del globo, eccetto il Giappone. E queste sue esperienze di viaggio, spesso straordinarie, sono riportate fedelmente nei suoi romanzi, ognuno dei quali ambientato in un differente paese del mondo, come i tre che presentiamo in questo volume:

Le Belle e i Mostri si ambienta nelle arroventate atmosfere del deserto Australiano, dove avvengono fatti strani, misteriosi, con scomparse di locali e di indigeni. Tutto converge all’isolata fattoria di Firth Farm, abitata da un gruppo di ricchi occidentali, tra cui due mad doctors che conducono strani esprimenti sulla fauna botanica. Mentre tra le felci giganti, le araucarie e gli eucalipti si muove una strana creatura…

In Satana è Donna rivive la leggenda di Lady Godiva, la contessa che scandalizzò l’Inghilterra cavalcando nuda; ma qui la storia si ambienta nelle gelide Highlands scozzesi, tra ruderi di antichi castelli battuti dalla furia degli elementi. E la rediviva in questione ha il volto scarnificato di un’orrendo scheletro vivente!

La Vergine di Sangue, probabilmente il capolavoro di Paul Carter, è un folle thriller urbano virato al soprannaturale e porta in scena la vita e la gioventù dorata di una Stoccolma funestata da misteriose scomparse, sulle quali la Polizia locale indaga. Ma tra incubi premonitori, abbazie in cui si svolgono strani convegni, e donne algide e crudeli, si spalanca sotto la città un sulfureo abisso popolato da esseri decapitati e da ancor più orribili segreti...

Paul Carter fu lo pseudonimo di Gualberto Titta (1906-1999), attore e scrittore, noto soprattutto per i suoi romanzi horror pubblicati dalla ERP negli anni 60 e 70, spesso firmati con gli pseudonimi di Werner Wrengel, Kevin Mc Hynes, Lancelot Wilde e, principalmente, Paul Carter. Scrittore eclettico ed eccentrico, Titta è stato autore di un centinaio di romanzi di vario genere (gialli, storici, di guerra, di spionaggio, thriller e, soprattutto, horror, molti comparsi anche in traduzione inglese, francese e tedesca), oltre che di racconti, testi drammatici (come Rottami, Il moschettiere azzurro e Christus), riduzioni teatrali (tra cui quella de I Miserabili di Victor Hugo, scritta a soli sedici anni), poesie e dialoghi per fotoromanzi. Tra i suoi romanzi dell’orrore spiccano Le belle e i mostri (1961), Satana è donna (1962), La luce dei morti (1963), Il marchio del vampiro (1964), Il canto degli annegati (1965), Il tesoro dei cavalieri neri (1972), Il sesso e la morte (1973) e Allucinazione maledetta (1977).

Copertine di Paul Carter ne 'I Racconti di Dracula'
Il volume, di 350 pagine, ha un costo di Euro 19.00 e può essere ordinato con le stesse modalità più sopra indicate. Per ulteriori informazioni, scrivete alla e-mail di redazione studilovecraft@yahoo.it.

Pagine ufficiali in rete sul blog di Studi lovecraftiani / Dagon Press.

Pietro Guarriello

sabato 31 dicembre 2011

Distinti saluti, Jack lo Squartatore

Distinti saluti, Jack lo Squartatore, 2011, copertinaQuando su una certa copertina uno sguardo distratto intravede associati i nomi di Robert, di Joe e di Jack, esso non può che soffermarsi avidamente. Una volta focalizzata l’attenzione su chi veramente essi siano l’acquisto diventa quasi obbligato.

Robert Bloch, l’indimenticato autore di Psycho e di innumerevoli racconti weird. Joe Lansdale, lo straordinario scrittore della serie di Hap & Leonard, de La notte del drive in e di tanti altri romanzi noir e horror che ormai hanno fatto epoca. E ovviamente il personaggio del caso, Jack... Jack lo Squartatore. Essi nello specifico si vanno ora ad associare in un opera del tutto particolare, una graphic novel preannunciantesi di auspicabile interesse che sarà oggetto della nostra breve recensione.

Ma ricostruiamo il filo della storia e cronistoria del racconto per gli ignari. Risale al 1943, infatti, la pubblicazione sulle pagine della leggendaria rivista Weird Tales del famoso racconto “Yours truly, Jack the Ripper”, nel quale lo scrittore riprende l’altrettanto leggendaria figura del primo serial killer documentato come tale dalla Storia, proseguendone le gesta in America e in un’epoca a lui contemporanea. La novella trasportava di peso il personaggio della cronaca nei territori del Soprannaturale ed ebbe notevolissimo successo, tanto da divenire una di quelle più note dello scrittore e ispiratrice di numerose versioni successive del personaggio.

Facciamo un balzo avanti di alcuni decenni e proprio il suddetto Joe Lansdale in collaborazione con il fratello John Lansdale – scrittore un po’ meno noto, ma comunque versato nel genere e suo compagno di diverse avventure fumettistiche – si dedica nel 2010 all’adattamento del testo per la letteratura disegnata. In esso i due - pur nella fedeltà al racconto di riferimento - introducono alcune variazioni e alcuni ulteriori ammodernamenti fra i quali spicca l’introduzione del personaggio di Jenny Davis, la quale - per citare le parole della postfazione al volume scritta per mano di Davide Morando - è una “reporter d’assalto, emancipata e piuttosto sboccata, decisa a prendere il controllo della situazione. Un character «lansdaleiano» puro, che ruba la scena ai due protagonisti originali dell’opera, Sir Guy Hollis e John Carmody, attualizzando il ritmo del racconto e rendendolo accessibile anche alle nuove generazioni, senza per questo tradire lo spirito dell’opera originale di Bloch”. E non è un caso perciò che - senza anticipare nulla - proprio in Jenny Davis si accentreranno i principali motivi di distinzione rispetto al modello, soprattutto per quello che riguarda la conclusione della vicenda.

Uscito per la IDW e pubblicato in Italia dalla GP Publishing nella collana Just Novels, il fumetto si avvale alla parte grafica dell’interpretazione del disegnatore Kevin Colden. Meno noto in Italia di suoi altri colleghi, Colden vanta comunque una carriera non priva di riconoscimenti, fra i quali spicca soprattutto la nomination agli Eisner Awards, gli Oscar americani del fumetto, e la vittoria dello Xeric Grant nel 2007 per la serie Fishtown. Nel presente adattamento Distinti saluti, Jack lo squartatore, il disegnatore opta per un segno secco, vibrante, caratterizzato dall’uso di un deciso bianco e nero espressionistico nella definizione di linee e volumi o - per essere più precisi - piuttosto da una tricromia di bianco, nero e grigio, nella quale abbondantissimo è l’uso di larghi retini per dare un effetto retrò all’opera e ove soprattutto estese pennellate di rosso incidono frequentemente il loro segno sulle pagine nei momenti essenziali del racconto (o in rapporto a dettagli cruciali dello stesso).

Distinti saluti, Jack lo Squartatore, tavolaNe consegue un disegno estremamente efficace che, seppure non privo di qualche rozzezza e incertezza anatomica - che purtroppo non pare a chi scrive una scelta stilistica del tutto voluta - riesce sostanzialmente a colpire nel centro del bersaglio, emozionando soprattutto grazie al suddetto espediente dei punti di colorazione rosso sangue. Un espediente se vogliamo non del tutto originale e abbastanza scontato in un fumetto horror, ma che complessivamente funziona molto bene.

Spiace dire che in questo caso pare, invece, complessivamente meno funzionante la componente scrittoria, ove gli elementi esoterici, l’aspetto investigativo, le necessarie parti di raccordo degli episodi, il coinvolgimento dei personaggi risultano scarsamente chiari e/o malamente amalgamati, soprattutto aggiungendovi il fatto che l’intento di base doveva essere proprio in larga parte quello di rendere più attuale e coinvolgente la storia. Per usare le parole dello stesso Bloch, infatti, la riflessione e lo spunto originale della narrazione intendeva indagare i motivi costitutivi connessi con l’esistenza del mito di Jack lo Squartatore, facendogli traguardare il “semplice” dato cronachistico dell’assassino storico e individuandone invece un’aura di fondo più maligna e arcana.

“Lo Squartatore rimane come simbolo di tutte le nostre paure: la paura di uno sconosciuto in una strada buia, la paura del prossimo, il cui aspetto esteriore può nascondere la bestia dentro, o anche la paura di un amico che pensiamo di conoscere; un amico che può diventare un demonio, una volta che la sua maschera si stacca e viene fuori il coltello”. (R. Bloch).

Ma, per quanto la scenggiatura della versione fumettistica sia anche brillante e tagliente e cerchi di articolare la trama originaria con lo scopo di soddisfare tale assunto, purtroppo spesso l’eccessiva brevità dello sviluppo della vicenda, le scarse spiegazioni nei momenti di raccordo, il ritmo non sempre straordinario non riescono del tutto a raggiungere il fine che era stato prefissato. La narrazione si mantiene pertanto piuttosto fredda e con esiti ben diversi rispetto a quello che avrebbe potuto essere. Probabilmente - se una spiegazione si deve dare ai difetti di un racconto comunque reso in maniera più che sufficiente e con qualche sprazzo di notevole valore - troppe mani e troppe menti si sono applicate all’oggetto senza che esse siano riuscite a ottenere la giusta quadratura. O, in altre parole, uno scrittore-mito di riferimento, due soggettisti/sceneggiatori, un disegnatore non sempre possono riuscire a trovare la giusta forma di collaborazione nella coesione e sintesi di un esito complessivo e globale delle rispettive intuizioni.

In conclusione, se siete dei fan di Bloch, se siete dei lansdaleiani duri e puri che non si fanno scappare nulla di questo scrittore, dei fanatici della letteratura del Soprannaturale o dei fumettofili sempre alla ricerca di disegni quantomeno interessanti, vale la pena senza dubbio che cerchiate questa graphic novel, poichè essa sarà comunque in grado di fornirvi degli spunti di appagamento. In caso contrario, forse può essere una lettura non indispensabile da procurarsi in prestito, da prendere presso le biblioteche del fumetto, da leggere collettivamente con amici vari, o da acquistare presso le bancarelle dell’usato. Attendete qualche tempo e poi cercatela. È vero che dieci Euro sono pochi e che si tratta di una cifra tutto sommato spendibile, ma per lettori occasionali o non ferratissimi di weird meglio comunque economizzare, investire in qualcos’altro e soprattutto - forse - evitare qualche piccola delusione.

Distinti saluti, Jack lo Squartatore
Dal racconto cult di Robert Bloch
Joe R. Lansdale, John L. Lansdale, Kevin Colden
GP Publishing, 2011
brossurato, 80 pagine, €10.00
ISBN 9788864685403

Umberto Sisia

venerdì 30 dicembre 2011

Alan Moore e H.P. Lovecraft, una strana coppia

Neonomicon, 2011, copertinaIl nome di Alan Moore è talmente noto da non avere nemmeno bisogno di presentazioni. Dalle origini su Captain Britain passando per il suo famosissimo ciclo che rivoluzionò Swamp Thing e attraversando numerosissimi veri e propri capolavori come V for Vendetta, From Hell, Watchmen, The League of Extraordinary Gentlemen, Promethea e tanto altro, lo scrittore inglese si colloca sicuramente fra i cinque più grandi storytellers contemporanei del mondo del fumetto (scegliete voi gli altri a vostro piacimento).

L’uscita in Italia del suo ultimo lavoro, Neonomicon, la serie strettamente interconnessa con l’universo lovecraftiano della quale pretende di essere insieme una derivazione, una continuazione e un restyling (e da qui il prefisso Neo-), dovrebbe allora costituire un evento estremamente significativo ed epocale, e vieppiù – dato l’argomento – dovrebbe esserlo per gli appassionati di weird e letteratura del soprannaturale. Ma, consentitemi di anticiparlo, mai il condizionale risulta più d’obbligo.

In primo luogo, dunque, che cos’è Neonomicon? Specifichiamolo meglio.

Neonomicon, 2011, tavolaSi tratta di una miniserie americana in quattro parti edita dalla Avatar Press che si ricollega a filo doppio e anzi triplo a una storia precedente, The Courtyard (stampata nel medesimo volume nell’edizione italiana della Bao Publishing), tratta appunto da un racconto di Moore e adattata per il fumetto da Anthony Jonhston. In essa si narrava di un agente federale in missione per indagare su una serie di raccapriccianti omicidi seriali identici, dei quali si autoaccusavano stranamente ben più persone del tutto differenti. Alla ricerca della verità, il Nostro si sarebbe imbattuto ben presto in qualcosa di molto più terribile e diabolico visitando il centro di tutto, un tal misterioso Club Zothique, ove suona una band dal nome The Cats of Ulthar la cui leader è una certa Randolph Carter. Qui un misterioso Johnny Carcosa spaccia un’altrettanto misteriosa sostanza, la “Polvere Bianca”, in grado di mettere in contatto con i segreti dell’Aklo...

I nostri lettori avranno colto benissimo tutte le allusioni al mondo del circolo di H.P. Lovecraft: da questo spunto si dipana un racconto autoconclusivo tutto sommato abbastanza contratto, ma non privo di un certo fascino complessivo, e fin qui le cose parrebbero andare tutto sommato abbastanza positivamente dal punto di vista del giudizio sull’opera.

Diversi anni dopo, però (appunto quando inizia la miniserie oggetto della presente discussione), altri due agenti federali riprendono le indagini del loro collega (del quale non si anticipa la sorte), finiscono anch’essi nel Club Zothique e da qui intraprendono la loro pericolosa e anzi mostruosa odissea che li condurrà alla scoperta di ciò che giace oltre la soglia e delle segrete cose dell’universo.

Neonomicon, 2011, copertina alternativaNon è un segreto che Alan Moore abbia accettato di scrivere questa miniserie per motivi schiettamente economici di problemi finanziari, e in sé non ci sarebbe nulla di male in questo. Il problema principale è che, però, alla fine della lettura essa comunica nettamente l’impressione che essa sia stata scritta esclusivamente per motivi alimentari. Intendiamoci, stiamo parlando pur sempre di Alan Moore per cui la professionalità c’è tutta, la capacità di stendere sceneggiature anche estremamente coinvolgenti è evidente così come lo è l’efficacia delle stesse battute (o della maggior parte di esse quantomeno), ed è presente in dosi massicce anche il sottile e fine gioco letterario e meta-letterario che ben conosciamo da altre opere.

Nell’approccio alla narrazione ci imbattiamo, dunque, in tutte queste componenti e anche di più. Alcune cose funzionano abbastanza, tuttavia: per esempio l’ammodernamento cronologico in chiave di storia poliziesca contemporanea del clima lovecraftiano, così come funzionano molto almeno un paio di spunti immaginifici che ben si sposano al tessuto costitutivo della narrativa di Lovecraft.

Che cosa c’è che non va allora? Potremmo dire che manca un pochino il cuore del racconto, vale a dire una motivazione profonda del perché esso esista: il puro divertissement letterario e fumettistico fa poca strada e, inoltre, cosa abbastanza grave, Moore dimostra una scarsissima padronanza del nucleo profondo e filosofico dell’opera dello scrittore di Providence. O almeno, se tale conoscenza ha, la applica in modo estremamente superficiale incagliandosi sulle solite viete e ritrite questioni inerenti razzismo e sessualità repressa allo scopo dichiarato di essere originale (e quindi fallendo in questo) e di dare una propria lettura personale (e anche su questo punto non essendo personale affatto).

Neonomicon, 2011
Intendiamoci, non che tali questioni non esistano o siano prive di importanza nell’esegesi dell’opera lovecraftiana, né intendo proporre questa linea interpretativa spinto da chissà quale pruderie, però incentrare la miniserie solo su questi due aspetti equivale, se mi si consente l’immagine, a volersi fare una nuotata in un lago profondo e ricco d’acqua senza peritarsi però di fare qualche passo che allontani dalla riva. E soprattutto equivale al massimo a fare un racconto fintamente lovecraftiano, sfruttandone nome e notorietà per dare sfogo alle proprie personalissime visioni e ossessioni, che siano esse occultistiche, sessuali o altro. Se è lecito interrogarsi anche su aspetti psicanalitici o sulla presenza/assenza di componenti sessuali nell’opera di HPL, farne oggetto centrale e quasi esclusivo della miniserie da parte di Moore dà decisamente l’impressione che il bersaglio non sia stato centrato.

Neonomicon, 2011, copertina alternativaAggiungiamo un altro importante problema di natura strutturale: la miniserie oltre che sbilanciata risulta peraltro confusa e troppo breve. Se The Courtyard nonostante tutto e pur con tutti i suoi difetti aveva un proprio senso, una propria compattezza, suggeriva un’idea di arcano e mistero oltre che una certa componente di disturbo soffuso della nostra tranquillità concettuale, Neonomicon dà l’idea di essere strutturalmente incompleto, di suggerire appena i concetti portanti del discorso, sospendendo la narrazione proprio quando essi parevano entrare nel vivo. Pare girare attorno alle cose essenziali: oltre a deviare decisamente e banalizzare in un senso tutto terreno le creature lovecraftiane, non è nemmeno in grado di parlarne con effettiva compiutezza, per quanto è ovvio che la reticenza da un racconto del genere non possa mai essere del tutto esclusa.

Neonomicon è così, dunque, una serie che trae spunto da un racconto base troppo sintetico, oscuro ma ancora brillante, per inoltrarsi in territori tutto sommato consueti e desolantemente banali. Qualche flash di genialità, battute sostanzialmente efficaci con un ritmo piuttosto sostenuto e momenti di rara visionarietà. Non mancano ricchissimi e numerosissimi inside jokes, divertenti finché si vuole ma in questo caso asostanziali. Con molta, moltissima “fuffa”. E poco, pochissimo Lovecraft... quasi zero.

C’è qualcosa da salvare in un giudizio che non può sostanzialmente che essere molto negativo? Tutto sommato direi di sì e la cosa che si salva di più sono i disegni di Jacen Burrows. Un ottimo autore ancora non molto conosciuto ma caratterizzato da uno stile pulito, efficace, suggestivo, dalle notevolissime capacità di impianto della tavola e del layout. Fra i tanti stili mai utilizzati per un racconto lovecraftiano, questo pare particolarmente pregnante: ne è prova la particolare potenza delle immagini soprannaturali, ambientate in uno dei tanti Altrove della letteratura dello scrittore di Providence. Uno specifico occhio di attenzione è da destinare alle numerose e meravigliose covers (o per meglio dire doppie copertine e variant covers), senza dimenticarsi di lodare caldamente gli eccellenti colori di Juanmar.

Neonomicon, 2011
Spiace soltanto che il connubio fra testi e disegni si sia realizzato in questo caso in modo tanto parziale e tanto deficitario nei riguardi del primo versante. E spiace soprattutto per l’occasione perduta.

Neonomicon
Alan Moore e Jacen Burrows
Bao Publishing, 2011
cartonato, formato 15,7x 23,6 cm., 160 pagine a colori, €17.00
ISBN 9788865430354

Umberto Sisia

martedì 27 dicembre 2011

Il ritorno di Eerie

Eerie, Volume 1 – L’orrore a casa tua, copertinaChi non conosce la leggendaria serie Creepy? Davvero pochi, immagino, ma se qualcuno fosse “in ascolto” basti dire che si tratta di una delle serie antologiche horror americane più famose e significative di tutti i tempi. Innovativa, divertente, immaginifica, la serie edita dalla Warren Publishing nel 1964 ha funto da apripista per innumerevoli tentativi di imitazione.

Magari, però, se si cita l’anfitrione della rivista, vale a dire il narratore che introduce e chiude tutte le brevi storielline presenti, il nome si farà meno oscuro: vi dice nulla Uncle Creepy? Ancora nulla? Strano…ma ammettiamolo.

Proviamo ancora: Zio Tibia? Forse stavolta intravedo una luce illuminare i vostri volti. Per chi è stato ragazzo negli scorsi decenni non può che essere un nome colmo di affetto e di piacevoli ricordi. Al di là delle serie cartacee e dei libri pubblicati in Italia, il nome di Zio Tibia è indimenticabile non fosse altro che per la strenna di film serali su Italia 1 dal titolo appunto di Mezzanotte con Zio Tibia, ove un pupazzo animato riproduceva le fattezze del malefico vecchietto che, accompagnato dai suoi simpatici amici, si accingeva a presentare i film del caso.

Cousin Eerie, il Cugino Astragalo Uncle Creepy, Zio TibiaMa non divaghiamo troppo: proprio dal fumetto ebbe origine tutto, da quel Creepy di cui si parlava in partenza e proprio dalla serie americana di Zio Tibia nacque un bel giorno nel 1966 uno spin off altrettanto importante e leggendario, una seconda serie nella quale l’introduttore era un altro personaggio, Cousin Eerie, in Italia il mitico Cugino Astragalo. E al di là della diversità del narratore, la serie si distinse sempre per una certa omogeneità di forma e contenuti in relazione all’omologa precedente, sulle quali caratteristiche si ritornerà tra breve.

Ma perché tutto questo? Appunto perché è recentemente uscito in Italia un volume antologico per Comma 22, il primo di una serie dedicata, nel quale è stata inserita una selezione di storie provenienti appunto da Eerie. Un’operazione non nuova nel nostro paese, questa della pubblicazione di estratti della rivista raccolti in volume, ma nel presente caso essa appare particolarmente riuscita e lodevole per vari fattori. Andiamo a esaminarli.

Creepy n. 1, copertinaLa qualità di stampa in primo luogo: si tratta infatti di un sontuoso volume cartonato, di formato analogo all’originale, impreziosito da una favolosa copertina del grande Frank Frazetta, stampato su carta patinata bianca e in modo estremamente professionale dal punto di vista dell’impianto grafico sia esterno che interno. La progettualità: è vero che alcune delle storie proposte sono già note al pubblico degli affezionati, ma un operazione di ampio respiro e su più volumi dedicati alla rivista non può che essere lodevole. Last but not least, la qualità delle storie scelte e degli autori coinvolti. Pur non citandoli tutti troviamo nel volume alcune delle firme storiche della rivista e anche del comicdom americano: Joe Orlando, Gene Colan, Alex Toth, Reed Randall, Al Williamson, lo stesso Frazetta e tanti altri, ma anche veri e propri perni portanti meno noti della serie come Gray Morrow.

Fin qui per quello che riguarda forma e struttura, ma cosa si troverebbe davanti un ignaro lettore all’atto dell’acquisto del volume? Presto detto, la cifra contenutistica tipica di Creepy/Eerie, dei racconti brevissimi e fulminanti molto spesso legati a filo triplo coi classici della letteratura di genere, pieni di mostri di svariatissimo tipo, di senso del weird, di suspence, di colpi di scena e effettacci di bassissima lega, e di un altro ingrediente sparso a tonnellate: le vere e proprie colate di humor nero e di ironia, volti a stemperare e sdrammatizzare l’atmosfera in quello che è diventato il vero e proprio marchio di fabbrica di Zio Tibia e di Astragalo, e che ha conquistato generazioni di appassionati.

Eerie n. 11
Eerie n. 16
Eerie n. 54

Una breve presentazione dell’opera è disponibile sul sito web di Comma 22. E ovviamente, se qualcuno fosse ancora in ritardo per qualche presente natalizio e non sapesse ove orientarsi, questo è sicuramente un eccellente volume da tenere in considerazione.

Eerie, Volume 1 – L’orrore a casa tua
AA.VV.
Comma 22, 2011
cartonato in bianco e nero, 256 pagine formato 21x29 cm., €24.00
ISBN 9788865030141

Umberto Sisia

mercoledì 14 dicembre 2011

Storia dei licantropi

Storia dei licantropi, 2011, copertina“Ho ucciso cani e ho bevuto il loro sangue; ma le ragazzine hanno un sapore migliore, la loro carne è tenera e dolce, e il loro sangue pieno e caldo. Ho mangiato diverse vergini mentre ero a caccia insieme ai miei nove compagni. Io sono un Lupo Mannaro!”

Citato in quarta di copertina del volume, questo brano dagli atti del processo al giovane Jean Grenier – dichiaratosi lupo mannaro nella Bordeaux del 1603 – ricollega idealmente il mito con la cronaca, la superstizione con l’indagine patologica, la tradizione folklorica con la moderna fiction nell’ampio e comprensivo approccio scelto per il saggio di Luca Barbieri Storia dei licantropi, pubblicato per l’editrice Odoya con una prefazione di Valerio Evangelisti.

Dalla storia basilare della mutazione umana in forma di animale, sviluppatasi nelle diverse culture sparse per il globo, alle caratteristiche morfologiche e tradizionali dell’uomo lupo in Occidente, fra le regioni d’Italia e le nazioni del Vecchio Continente, per come considerato a livello popolare, dalla chiesa e dal nascente metodo scientifico, l’opera spazia in cinque vaste sezioni attraverso la finzione narrativa, cinematografica, ludica e mediatica che ha reso così celebre oggigiorno la figura del licantropo, icona horror seconda forse – nell’immaginario collettivo – soltanto alla pervasiva seduzione del vampiro.

E ancora trovano approfondimento temi meno usuali e non altrettanto eplorati nella saggistica del genere finora apparsa in italiano, dalle particolari storie del West americano a quelle altrettanto peculiari dei più lontani continenti – fra donne volpi, uomini giaguaro, genti canine e tigri umane – fino alle conclusioni suggestive e personali dell’autore.

“Dimenticate gli incubi di unghie e zanne immaginati da Hollywood,” esordisce la presentazione editoriale. “I licantropi sono esistiti ed esistono ancora, in altre e più interessanti forme: nelle evocazioni magiche degli sciamani intossicati dagli allucinogeni, nelle ossessioni di criminali che legano i propri istinti ai moti della luna, nelle deformità di sfortunati esseri umani colpiti da malattie devastanti. Quella del lupo mannaro, dunque, non è semplicemente una leggenda intrisa di sangue e paura, né una favola nera raccontata ai bambini per renderli più cauti e saggi. Ecco allora che, se un’eterogenea comunità di uomini-lupo davvero esiste, diventa necessario anche un manuale di istruzioni per coloro che di questa comunità sono appena diventati membri, intenzionalmente o in seguito a una casualità tragica e imprevista. Se invece si preferisce ritenerla una leggenda, questo libro rimane comunque uno strumento utile per scoprire qualcosa in più sui lupi mannari, oltre al fatto che mutano durante i pleniluni, amano la carne umana e temono l’argento”.

Uomo lupo in una incisione dal 'Liber Chronicarum' di Hartmann Schedel, 1493“Il libro affronta dapprima la loro storia nel mito e nel folklore delle principali civiltà umane,” prosegue il risvolto di copertina, “accompagnando il racconto con le narrazioni più moderne di letteratura, cinema e fumetto; si lancia poi in una cavalcata attraverso gli sconfinati territori della Frontiera americana, per finire con un’esplorazione di quelle «riserve animali» nelle quali sono racchiuse tutte le creature che non mutano in lupo ma in predatori altrettanto terribili”.

Esauriente e approfondito nella documentazione storica e nella ricerca, in particolar modo quella letteraria, il saggio trova tuttavia la scorrevolezza di una narrazione con l’ausilio d’una fitta iconografia di foto, locandine, riproduzioni d’epoca, frontespizi e illustrazioni in bianco e nero che si accompagnano per più di 300 pagine al testo.

“Povero lupo, ovvero il mostro plebeo” è il titolo dell’intervento introduttivo affidato a Evangelisti, il quale sottolinea gli aspetti malinconici, istintivamente terreni e quasi “proletari” di questa creatura leggendaria tanto più legata alla natura, sia umana che bestiale, rispetto a un elitario modello soprannaturale vampirico.

In appendice, oltre alle note, la “Bibliografia licantropia ragionata” e una lista degli essenziali film, cartoons, serial TV, giochi e fumetti in tema, per concludere con un indice dei nomi – sempre utilissimo in fase di consultazione.

Laureato in Giurisprudenza, Barbieri si divide tra il lavoro e le proprie attività di vignettista satirico, sceneggiatore di fumetti, saggista, articolista, editor e scrittore, premiato a Lucca Comics and Games 2008 e al Trofeo Rill 2009 in entrambi i casi per il miglior racconto fantastico inedito. Presso la stessa casa editrice è apparso nel 2010 il suo saggio Storia dei pistoleri.

Maggiori informazioni sulla pagina web ufficiale di Odoya.

Storia dei licantropi
Luca Barbieri
brossura, illustrato, 384 pagine €20.00
collana Odoya Library, Odoya, 2011
ISBN 9788862881241

Andrea Bonazzi

lunedì 12 dicembre 2011

Dead Titans, Waken! Due romanzi inediti di Donald Wandrei

Dead Titans, Waken!, 2012, frontespizio
Delizia del bibliofilo e vero supplizio di Tantalo per l’appassionato in bolletta, negli ultimi tempi l’americana Centipede Press sforna a raffica sgargianti edizioni limitate di letteratura weird horror e fantastica, volumi pregiati e di elegante legatura – quindi, ahinoi, costosi – non solo a riproposta o a raccolta di nuovi e vecchi classici nel genere, ma a riscoperta pure di vere rarità se non di inediti.

Come in questo caso con l’annuncio dell’uscita, per la primavera prossima, del volume di Donald Wandrei Dead Titans, Waken! curato, introdotto e annotato dal solito S.T. Joshi, che oltre al romanzo del titolo include anche la sorprendente e a tratti scabrosa novella mainstream dal titolo Invisible Sun scritta da Wandrei fra il 1929 e il ‘32, sempre rimasta inedita salvo circolare fra i colleghi e gli amici di quel tempo, come H.P. Lovecraft che ne discute infatti nel proprio scambio epistolare con l’autore (in Mysteries of Time & Spirit: The Letters of H.P. Lovecraft & Donald Wandrei, Night Shade, 2002). Anch’essa viene pubblicata per la prima volta in questa sede, con una postfazione di Joshi.

“Dead Titans, Waken! è una prima stesura di The Web of Easter Island, ma anche una versione significativamente diversa da quest’ultima,” come riporta la nota editoriale. Scritta nel 1932, tale stesura iniziale venne respinta in manoscritto da più di un editore, per essere infine sottoposta a una revisione drastica prima di arrivare a stampa, solamente nel 1948, presso l’Arkham House con il definitivo romanzo tradotto in Italia come I giganti di Pietra (in Urania, Mondadori 1956, ‘65 e ‘78). Un cosmico disegno a dipanarsi fra i misteri di Stonehenge e dell’Isola di Pasqua, mentre incombe il risveglio di oscure, antichissime entità.

Oltre agli interventi editoriali e critici del curatore, l’edizione comprende una copertina su tela e diverse tavole a colori dello scomparso Zdzislaw Beksinski a integrare le illustrazioni originali interne, realizzate sempre a colori da Jon Armstrom e in bianco e nero da Rodger Gerberding. Solo 300 le copie in tiratura, ciascuna autografata da Joshi, Armstrom e Gerberding, già preordinabili al prezzo iniziale di 75 dollari (alte purtroppo, a $40, le spese postali per l’Europa).

Informazioni dettagliate, con qualche tavola e anteprima dalle 500 e più complessive pagine, sono disponibili sul sito web della Centipede Press.

Dead Titans, Waken! – Invisible Sun
Two Novels by Donad Wandrei
a cura di S.T. Joshi
Centipede Press, 2012
copertina rigida, illustrato, 536 pagine, $75.00 (prezzo in preordine)
ISBN 978613470107

Andrea Bonazzi

venerdì 9 dicembre 2011

Naufragio nell’ignoto per William Hope Hogdson

Naufragio nell’ignoto, 2011, copertinaSuggestivo tour de force di avventura marinaresca e orrore di fronte all’incubo d’una natura oscuramente ostile e inconoscibile, scritto con la diretta esperienza dell’autentico “lupo di mare” e tutta la forza evocativa del navigato sognatore nei mari tenebrosi del fantastico, Naufragio nell’ignoto (The Boats of the “Glen Carrig”, 1907) è – con La casa sull’abisso – uno dei più noti romanzi dell’inglese William Hope Hogdson (1877-1918). Fra i suoi primi a essere proposti in Italia nel 1974 e poi 1989 da Fanucci, e forse tra i più diffusi nel comune immaginario horror attraverso il grottesco eppur affascinante film Matango, che il regista giapponese Ishirô Honda trasse nel 1963 da un episodio del romanzo (benché nei titoli venga citato invece il racconto “Una voce nella notte”).

Oltre vent’anni dopo l’ultima ristampa, Naufragio nell’ignoto torna oggi in libreria pubblicato per la romana Magenes Editoriale in una nuova edizione italiana a cura di Andrea Quadraroli, autore dell’introduzione “L’uomo e l’abisso” in apertura del volume.

“John Winterstraw, anni dopo essere scampato al naufragio della Glen Carrig nel Mar dei Sargassi, decide di narrare le terribili avventure vissute a bordo di due scialuppe alla deriva. Insieme agli altri superstiti, approda in «luoghi sconosciuti della Terra» infestati da demoni e creature mostruose, peggiori di quelli che popolano gli incubi più angosciosi. Affronta apocalittiche tempeste che sembrano non placarsi mai, per poi invece ritrovarsi nella calma piatta di un oceano ricoperto di alghe dalle quali ogni cosa può sorgere. Ed è proprio l’oceano il teatro di questa incredibile avventura in cui i protagonisti affrontano eroicamente pericoli e fatiche in una lotta disperata contro forze oscure e ancestrali che generano visioni spaventose, riflesso degli abissi più tenebrosi della psicologia umana”.

Cosa singolare – ma nient’affatto sorprendente per la nostra editoria – è il fatto che il nome del traduttore venga del tutto omesso anche dai crediti dell’edizione. Per quanto basti confrontare solo un paio di pagine pescate a caso per accorgersi che la versione resta la stessa, identica, uscita a suo tempo per Fanucci, allora per la firma di Alfredo Pollini. Stesso anche il conclusivo e utilissimo “Glossario dei termini nautici usati nel testo”.

Altre informazioni sono disponibili alla pagina della collana Maree. Storie del mare sul sito web di Magenes, mentre una buona notizia per gli appassionati di Hodgson in attesa perenne di ristampe è l’annuncio, fra le pagine finali dedite a catalogo, di una prossima riproposta dell’altro romanzo weird di ambientazione marina, I pirati fantasma (The Ghost Pirates, 1909), nella stessa collana del medesimo editore.

Naufragio nell’ignoto
William Hope Hodgson
collana Maree. Storie del mare, Magenes Editoriale, 2011
brossura, 224 pagine, €15.00
ISBN 9788866490036

Andrea Bonazzi