mercoledì 27 marzo 2013

Racconti Neri e Fantastici di Richard Middleton

Racconti Neri e Fantastici, 2013, copertina
Apprezzato da Arthur Machen e da Lord Alfred Douglas, Richard Barham Middleton (1882–1911) è forse l'ultimo artista decadente della Bohemian London di Oscar Wilde, Aubrey Beardsley, Frank Harris e altri artisti degli Yellow Nineties.

Questa raccolta propone gran parte della sua produzione fantastica e nera, ripubblicata dopo la morte dello scrittore da Henry Savage e John Gawsworth.

I racconti di Middleton spaziano dal genere della ghost story umoristica, come nel caso di “The ghost ship”, a racconti velati da un umorismo macabro come “The coffin merchant”, da raffinate e poetiche storie di fantasmi quali “On the Brighton road” e “The Cry of a Century” sino a storie cupe con finali fulminanti, come “The Wrong Turn” o “The Luck of Keith-Martin”.

Così Machen scriveva della principale raccolta di racconti di Richard Middleton: – [The ghost ship] Affascina perché è un libro eloquente, perché non è una semplice disposizione di parole, fatti, osservazioni, e incidenti, delizia perché la sua materia non passa attraverso il crogiolo invariata. Al contrario, il miscuglio di esperienze e impressioni che toccò in sorte all’autore come a tutti noi, era certamente stato posto nell’Athanor dell’arte, in quella fornace dei sapienti che si dice essere governata dalla saggezza. È entrato piombo tra le fiamme del fuoco, e ne è venuto fuori oro”. (Arthur Machen, Introduzione a The Ghost Ship and Other Stories, 1912)

“Per tutta la vita ho preferito il pensiero all’azione [...]. E così stamane, quando il destino mi ha fatto questo scherzo, e il mio sogno si è congelato per un attimo al soffio gelido del passato, non mi sono precipitato nelle strade della vita a farmi largo con una spada fiammeggiante. No, ho preso la mia penna e ho scritto delle parole su un pezzo di carta, cullando i miei sciocchi sensi nella vana tranquillità di un sogno”. (Richard Middleton, “A wet day”)

Racconti neri e fantastici è disponibile presso lo store online di Count Magnus Press e sulla pagina del prodotto su lulu.com. Informazioni sul blog ufficiale countmagnus.blogspot.it.

Questo il sommario dei racconti inclusi nel volume:

Richard Barham Middleton , foto
Richard Barham Middleton
La nave fantasma
Sulla strada per Brighton
Il figlio del pastore
L’ultimo giro di Edward
L’uccello nel giardino
Figli della luna
Il mercante di bare
L’anima di un poliziotto
Il prestigiatore
E chi potrebbe?
Sangue blu
Il destino e l’artista
Un giorno di pioggia
Un luogo incantato
Gli enigmatici geroglifici
Amore a prima vista
Il destino di Keith–Martin
La nascita di un uomo
Occhi lucidi e bocca triste
L’assassino
Il fallimento
Il giovane vagabondo
L’impiegato
Tempo d’estate
La svolta sbagliata
Il benvenuto
La soluzione del destino
L’ultima avventura
L’erede
Un intermezzo a Hungerford
Un artista mancato
La mano
L’eccentrica Lady Tullswater
Il figlio di Murray
Il pianto di un secolo


È inoltre disponibile un'ampia anteprima online comprendente “La nave fantasma” e la postfazione al libro, accessibile dal riquadro sottostante.

Racconti Neri e Fantastici
Richard Middleton
Count Magnus Press, 2013
brossura, 306 pagine, €16.00

Giuseppe Lo Biondo

domenica 24 marzo 2013

Carnacki. L’indagatore dell’occulto di William Hope Hodgson

Carnacki. L’indagatore dell’occulto, 2013, copertinaLo avevamo conosciuto nel 1978 attraverso la collana de “I libri della paura” di SIAD Edizioni. Da allora, il personaggio di Thomas Carnacki – fra i più classici detectives dell’occulto, nato negli anni 10 dello scorso secolo – è via via divenuto un fenomeno per soli collezionisti del weird horror; una memoria per “appassionati di lungo corso”, sempre meno accessibile in Italia alle nuove generazioni di lettori.

A trentacinque anni di distanza, i nove racconti del Carnacki. L’indagatore dell’occulto di William Hope Hodgson ritornano finalmente in ogni libreria, con una nuova edizione curata e tradotta da Gabriele Scalessa per la pubblicazione di Manni Editori.

“Fra camere stregate e manieri infestati da spettri, dove si odono sibili sinistri e presenze d’oltretomba, Thomas Carnacki conduce le sue indagini al confine fra l’étrange e il merveilleux. Senza mai tralasciare un approccio razionale ai casi che gli vengono affidati, e senza celare le proprie paure, Carnacki si avvale di strumenti stravaganti come il pentacolo elettrico o le formule arcane del Rituale Saamaa. Ed è, ogni volta, in grado di sciogliere il mistero, liberando antiche dimore da infestazioni e uomini terrorizzati da possessioni animalesche, oppure, più semplicemente, svelando astuti inganni orditi da bibliofili cleptomani o spasimanti delusi. Dotato di un intuito alla Sherlock Holmes (con cui è letterariamente imparentato), Thomas Carnacki appartiene alla schiera di ghost hunters e occult detectives nati in area anglofona tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo, prosecuzione romanzesca delle mode spiritistiche fin de siècle. Nove racconti in cui l’indagatore dell’occulto, conversatore instancabile, raccoglie nello studio del quartiere londinese di Chelsea i quattro soliti amici, per narrare dopo cena, tra una boccata di pipa e l’altra, le sue appassionanti avventure”.

Apre il volume un’introduzione a firma del curatore stesso, dottore di ricerca in Italianistica presso l’Università La Sapienza di Roma. Informazioni sulla pagina web dedicata in www.mannieditori.it.

Carnacki. L’indagatore dell’occulto
William Hope Hodgson
brossura, 256 pagine, €17.00
collana La cifra nel tappeto, Manni Editori, 2013
ISBN 9788862664806

Andrea Bonazzi

venerdì 22 marzo 2013

Dark Tales. Fiabe di paura e racconti del terrore

Dark Tales, 2013, copertinaCon il volume Dark Tales. Fiabe di paura e racconti del terrore, pubblicato per Aracne Editrice a cura di Sonia Maura Barillari e Andrea Scibilia, giungono finalmente a stampa gli atti del I Convegno di Studi sul Folklore e il Fantastico, tenuto a Genova il 21 e 22 novembre del 2009 nell’ambito della manifestazione Autunnonero.

Inaugurando la collana specifica “Autunnonero. Studi sul folklore e il fantastico”, l’edizione ripropone gli interventi presentati nel corso del primo convegno genovese, con i contributi di Danilo Arona, Sonia Maura Barillari, Francesco Benozzo, Chiara Camerani, Rita Caprini, Patrizia Caraffi, Carla Corradi Musi, Gianfranco Manfredi, Franco Pezzini, Paolo Portone e Massimo Stella.

“La collana «Autunnonero» intende proporre a un largo pubblico, non limitato a quello dei soli ‘specialisti’, una riflessione ad ampio raggio sul ‘fantastico’ declinato nelle sue diverse e molteplici esplicitazioni, in accordo con gli altrettanto diversi e molteplici approcci attraverso cui se ne possono scandagliare tanto le dinamiche interne quanto le potenzialità espressive. Il filo conduttore prescelto, l’ottica privilegiata, si inscrivono entro la cosiddetta ‘cultura horror’, intesa nel suo senso più pieno: ovvero come il luogo immateriale in cui il retaggio di tradizioni arcaiche si compenetra con le istanze della contemporaneità, fungendo da cassa di risonanza di memorie ataviche, di miti, leggende, credenze che nel nostro quotidiano trovano terreno fertile per continuare a sopravvivere, mutando spesso fisionomia e lineamenti ma conservando inalterata la loro sostanza, il loro senso originario e primo. In questa prospettiva i fenomeni di continuità, di conservazione – di temi narrativi, di motivi leggendari, di figure esemplari o enigmatiche... – che tenacemente tengono legato il nostro presente al remoto passato da cui è scaturito costituiscono il ‘filo rosso’ che percorre le culture, le civiltà, garantendo loro, per il tramite della memoria, una sopravvivenza consapevole delle proprie lontane radici, nonché partecipe delle dinamiche di trasformazione e rifunzionalizzazione che le sanno conservare vitali e produttive. Un ‘filo rosso’ che nel nesso meraviglia-terrore, sentimenti complementari irresistibilmente attratti verso il centro gravitazionale dell’affabulazione, trova uno dei suoi elementi fondanti, capace di improntare in maniera decisa e persistente il nostro immaginario”.

Questa l’introduzione alla collana, che prosegue con la presentazione della sua prima uscita: – “Da sempre l’uomo ha provato un sottile piacere nella paura: ovviamente non in quella realmente provata di fronte a un evento naturale o soprannaturale, ma in quella indotta dalla narrazione di fatti – veri o fittizi – accaduti ad altri, sia nell’orizzonte consueto e banale della vita quotidiana, sia in spazi e in tempi lontani o fantastici. A partire da tali considerazioni si vuole proporre un ventaglio di saggi intesi ad indagare i differenti apporti confluiti a delineare i ‘miti’ della cultura horror che permeano tante esperienze artistiche, letterarie, cinematografiche, fumettistiche e musicali oggi particolarmente in voga, sorrette da un costante e tenace favore di pubblico”.

scarica l'anteprima PDF, iconaInconfondibile in copertina l’illustrazione di Dave McKean adottata a emblema di Autunnonero 2009. Maggiori informazioni presso la pagina web dedicata su www.aracneeditrice.it, attraverso la quale pure è disponibile una anteprima in formato PDF (316 Kb) con le venti pagine iniziali del libro, comprensive della completa Introduzione. Qui a seguito un indice dei contenuti:

Introduzione – Sonia Maura Barillari
Parte I: Tra la vita e la morte. Racconti di spiriti e revenants
Gli “angeli neutrali”: cronistoria di una gerarchia apocrifa – Sonia Maura Barillari
Della necessità di allontanare i morti – Rita Caprini
I vampiri nella tradizione sciamanica e nell’immaginario popolare europeo occidentale – Carla Corradi Musi
Le lavandaie notturne nel folklore europeo: per una stratigrafia preistorica – Francesco Benozzo
Melissa, o della genesi di un (vero) fantasma contemporaneo – Danilo Arona
Parte II: L’evocazione del fantastico. Tra letteratura e fumetto
«...e nessuno ne restò». Miti e strutture del fantastico nero in Dieci piccoli indiani – Franco Pezzini
Da Magico Vento agli Ultimi Vampiri – Gianfranco Manfredi
Parte III: Il buio dentro. Destino e sessualità dal folklore al cinema
Sirene e altri ibridi mostruosamente femminili – Patrizia Caraffi
«Sono nata con un brutto destino»: le radici folkloriche dei racconti di streghe – Paolo Portone
Barbablù tra favola e realtà – Chiara Camerani
Neri giochi di storie: tra Baccanti e Edipo: le anticriste di Lars von Trier – Massimo Stella


Dark Tales
Fiabe di paura e racconti del terrore
a cura di Sonia Maura Barillari e Andrea Scibilia
brossura, 224 pagine, €12.00
Collana Autunnonero, Aracne Editrice, 2013
ISBN 978885485889
 
Andrea Bonazzi

mercoledì 20 marzo 2013

TuttoDracula a Torino, il secondo ciclo degli incontri

TuttoDracula. Secondo ciclo di incontri, locandinaProseguono presso la Associazione Culturale Verba... Manent di Torino gli appuntamenti promossi dalla Libera Università dell’Immaginario con TuttoDracula, un’immersione nella narrativa di Bram Stoker nel centenario della morte dell’autore.

Il corso rappresenta una vera e propria guida alla lettura del più classico dei romanzi “vampirici” fra curiosità, ricette di cucina e molto altro, il tutto in compagnia di un esperto quale Franco Pezzini e con la partecipazione di Max Ferro.

Focalizzato sulla “Passione e (non) morte di Lucy Westenra”, questo secondo ciclo di incontri a iscrizione gratuita ha inizio infatti il 12 di aprile, riprendendo a seguire i capitoli del Dracula di Stoker in otto serate fino al 5 luglio.

TuttoDracula. Secondo ciclo: Passione e (non)morte di Lucy Westenra
Venerdì 12 aprile, ore 18.30: Cap. 9 – Eccomi subito da voi
Venerdì 19 aprile, ore 18.30: Cap. 10 – Questi sono solo fiori d’aglio
Venerdì 10 maggio, ore 18.30: Cap. 11 – Che cosa può accadere in una notte
Venerdì 24 maggio, ore 18.30: Cap. 12 – Questo è solo il principio
Venerdì 31 maggio, ore 18.30: Cap. 13 – Senza speranza dico FINIS
Venerdì 14 giugno, ore 18.30: Cap. 14 – Cose per voi impossibili
Venerdì 28 giugno, ore 18.30: Cap. 15 – Dove è sepolta la povera Lucy?
Venerdì 5 luglio, ore 18.30: Cap. 16 – Un terribile compito ci sta davanti


Tutti gli incontri si svolgono presso:
Associazione Culturale Verba… Manent
Via Michele Lessona 46, Torino
Informazioni: tel. 011/19887056 – 340/3636738
info@verba-manent.eu
www.verba-manent.eu
 
Andrea Bonazzi

lunedì 18 marzo 2013

L’Anima. Memorie di Alberto Sàrcori: nel tardo Ottocento dell’Italia c’è un fantasma

L’Anima. Memorie di Alberto Sàrcori, 2013, copertina“Seduto su la poltrona, a piè del letto, stava il Fantasma. La sua mano sinistra era appoggiata sul piano a così breve distanza da me, che la potevo investigare minuziosamente: questa mano era bianca, molto scarna, d’un garbo signorile, rivestita presso il polso e su le prime falangi da una spessa lanuggine, e ornata da unghie piuttosto lunghe, adunche e ben tenute. Io pensava, trepidante, nell’osservarla: «Può dunque essere un inganno?». E, supino sul letto, evitavo di muovermi, per tema di richiamar su me l’attenzione e lo sguardo dello spettro, che sembrava distratto o assorto”.

Con il romanzo L’Anima. Memorie di Alberto Sàrcori, di Enrico Annibale Butti (1868-1912), Keres Edizioni prosegue nell’opera di meritoria riscoperta di un nostro fantastico letterario tardo ottocentesco, pressoché dimenticato se non forse rimosso dalla cultura italiana del secolo seguente.

Nato a Milano e drammaturgo alquanto celebre ai suoi giorni, il solo a trattare tematiche morali e religiose nel teatro borghese italiano fra i due secoli tanto da venire accostato alla figura di Henrik Ibsen, Butti affronta un soggetto certamente inusuale per una letteratura tradizionalmente ancorata ai temi del Verismo. Quello del fantasma, o meglio della possibilità d’una “sopravvivenza dell’anima” in una storia sospesa fra il dubbio e la percezione soggettiva, in precario equilibrio tra la ragione e la fede, le certezze di un materialismo concreto e razionale contrapposte all’anelito verso la speranza di un mondo superiore, di un ulteriore stato d’esistenza. Una tensione destinata a rimanere irrisolta, almeno agli occhi del lettore, anche davanti alla finale scelta del protagonista.

Enrico Annibale Butti, foto“Alberto Sàrcori, studente milanese prossimo alla laurea in medicina presso l’Università di Pavia, appena uscito da una passionale relazione con la moglie d’un amico, aspira ad amori virginali ed è colpito dalla bella Giovanna, figlia del Maggiore Laerti, di origini calabresi. Inizialmente tenuto a distanza, Alberto fa credere a un reale interesse matrimoniale e viene ammesso a frequentare con assiduità casa Laerti. Poco a poco anche Giovanna, sulle prime molto fredda, si apre con Alberto, tanto che questi spera di riuscire a conquistarla completamente, prima di laurearsi e lasciare Pavia per sempre. Ma c’è un ostacolo: il rivale non è un altro studente, ma il suo fantasma! Giovanna infatti sostiene di essere perseguitata dallo spirito di un giovane, suicidatosi quattro anni prima perché respinto da lei. Si tratta di realtà o di allucinazione? Alberto, ateo e scientista, è sicuro della seconda ipotesi, ma, riuscito a penetrare nella stanza di Giovanna, anch’egli vede (o crede di vedere?) il fantasma, l’anima del titolo. Turbato, dapprima crede di essere preda di una suggestione, rifiutando di prestare fede al sovrannaturale; ma la soluzione che egli cerca di imporsi non lo riesce a convincere del tutto…”

L'Anima, frontespizio della II ed.izione, 1894Originariamente pubblicato nel 1893 dalla Libreria Editrice Omodei Zerini di Milano, il volume è curato e approfonditamente introdotto da Gianandrea de Antonellis, recente autore del saggio monografico Enrico Annibale Butti. L'Ibsen italiano (Edizioni Scientifiche Italiane, 2012), che dell’opera ripropone e annota il testo tratto dalla definitiva edizione 1903 riveduta e corretta dallo scrittore milanese.

Illustra la copertina il Jeune homme à la fenêtre dipinto da Gustave Caillebotte nel 1875.

Maggiori informazioni presso il sito web ufficiale keresedizioni.com, dal quale si può scaricare una anteprima in formato PDF (53,1 Kb) comprendente il Prologo e il Capitolo I del romanzo, mentre il Capitolo II è disponibile in lettura sulla pagina Facebook di Keres Edizioni. A seguito, il booktrailer.

scarica l'anteprima PDF, iconaL’Anima. Memorie di Alberto Sàrcori
Enrico Annibale Butti
Il labirinto delle lamie, Keres Edizioni, 2013
brossura, 192 pagine, €13.00
ISBN 9788897231035




Andrea Bonazzi

mercoledì 13 marzo 2013

Il giovane Lovecraft in comic strip

Il giovane Lovecraft, 2013, copertina

Nate e diffuse in rete nel 2004 fra gli appassionati spagnoli di H.P. Lovecraft, le comic strips di El joven Lovecraft scritte da José Oliver per i disegni di Bartolo Torres hanno pian piano conquistato un pubblico internazionale, dalle cinque edizioni stampate solamente in Spagna fino a quelle in traduzione tedesca, francese, inglese e catalana. E anche italiana, finalmente, in fumetteria per il marchio editoriale di Diábolo Edizioni come Il giovane Lovecraft, in un albo cartonato e rilegato in refe da 104 pagine a colori, formato 21x15 cm.

Il giovane Lovecraft è un omaggio umoristico a uno dei più grandi scrittori del terrore nella storia della letteratura. Queste strisce ricreano l'infanzia dello scrittore a partire da dati reali della sua biografia, conducendo verso un mondo in cui la realtà si mescola al fantastico e suscitando risate e tenerezza verso i meravigliosi personaggi creati dagli autori. José Oliver e Bartolo Torres, giovani autori delle isole Baleari, sono diventati famosissimi in Spagna grazie alla creazione di questo mondo di personaggi a partire dall'immaginario gotico dello scrittore H.P. Lovecraft. Esilaranti strisce in cui il grande maestro dell'orrore, riportato alla sua gioventù, è co-protagonista e vittima delle sue stesse ideazioni letterarie”.

José Oliver (Palma di Maiorca, 1979), laureato in Lettere Classiche, ama la letteratura, sopratutto quella classica, gotica e horror. Ha ricevuto numerosi premi per i suoi racconti e poesie, pubblicati su riviste letterarie. A questa passione affianca quella per i fumetti.

Bartolo Torres (Ibiza, 1978) inizia la sua attività artistica con diverse esposizioni nelle isole Baleari, da anni lavora come illustratore e disegnatore nell'editoria e per la televisione. Come fumettista, dopo varie collaborazioni con fanzine e riviste specializzate, ha affermato il suo stile attraverso le strisce de Il giovane Lovecraft.

Nuove strisce di El Joven Lovecraft appaiono regolarmente in lingua originale sul blog ufficiale eljovenlovecraft.blogspot.com, e in versione inglese su younglovecraft.blogspot.com. Informazioni e anteprime sull’edizione italiana del volume presso lo spazio web dedicato del sito www.diaboloedizioni.it.

Il giovane Lovecraft
José Oliver e Bartolo Torres
Diábolo Edizioni, 2013
copertina rigida, 104 pagine a colori, €14.95
ISBN 9788415153931

Il giovane Lovecraft, anteprima

Il giovane Lovecraft, anteprima

Il giovane Lovecraft, anteprima

Andrea Bonazzi

sabato 9 marzo 2013

La tomba proibita: Tim Powers e il vampiro Polidori

La tomba proibita, 2013, copertinaUn’avventurosa narrativa del soprannaturale fusa tra dark fantasy e thriller in accurati contesti storici e letterari: questo il principale marchio di fabbrica dell’americano Tim Powers, noto in Italia per romanzi come lo steampunk preternaturale de Le porte di Anubis (The Anubis Gate, 1983), il fantastico piratesco di Mari stregati (On Stranger Tides, 1987, adottato dal ciclo cinematografico dei “Pirati dei Caraibi”), o il quadro sui poeti romantici edoardiani – Keats, Lord Byron, Shelley – raffigurato in Lamia (The Stress of Her Regard, 1989).

All’ambiente culturale e letterario britannico, vittoriano stavolta, Powers fa ritorno con il romanzo La tomba proibita (Hide Me Among the Graves, 2012) tradotto da Paola Vitale per le edizioni Newton Compton, da Lamia riportando in scena il dottor John William Polidori – già medico di Byron e autore de Il vampiro (The Vampyre: A Tale, 1819) – a tormentare da un’inquieta non-morte le famiglie dei propri illustri nipoti: l’autrice Christina Rossetti e suo fratello, il preraffaellita Dante Gabriel Rossetti.

“Inverno 1862. Uno spirito malvagio si aggira per le fredde e cupe strade di Londra. È il fantasma vampiro di John Polidori, che un tempo fu lo zio della poetessa Christina Rossetti e del pittore Dante Gabriel. Proprio Christina, all’età di quattordici anni, ha attirato sulla famiglia la maledizione di Polidori. Una terribile tragedia che, però, ha avuto anche effetti positivi: da allora lo zio ha ispirato con i suoi poteri soprannaturali le opere dei due fratelli. Ma nel tempo il vampiro è diventato sempre più pericoloso: quando Polidori resuscita la moglie defunta di Dante – trasformandola in un raccapricciante vampiro – e minaccia degli innocenti e altri membri della famiglia, i Rossetti capiscono che è giunto il momento di eliminare il mostruoso parente e spezzare la maledizione, anche a costo di perdere per sempre il loro talento creativo. Christina e Dante si ritrovano così catapultati in una Londra sotterranea e soprannaturale di cui non sospettavano l’esistenza. Tuttavia, per entrambi, scegliere tra una vita mortale priva di ispirazione e l’empia immortalità offerta da Polidori potrebbe rivelarsi più difficile del previsto…”

scarica l'anteprima PDF, iconaInformazioni presso la pagina web dedicata su newtoncompton.com, dalla quale è possibile scaricare una anteprima PDF (401 Kb) in ventinove pagine con le parti iniziali della storia.

La tomba proibita
Tim Powers
collana Vertigo, Newton Compton, 2013
brossura, 576 pagine, €14.90
ISBN 9788854147300
 
Andrea Bonazzi

martedì 5 marzo 2013

Dreams of Fear: poesie del terrore e del soprannaturale

Dreams of Fear, 2013, copertinaUn percorso antologico nell’elemento soprannaturale e del terrore nella poesia occidentale e di lingua inglese, dal mondo letterario classico dei greci e dei latini al nostro Dante, passando per i romantici tedeschi fino alla poetica weird del Ventesimo secolo, per arrivare ad alcuni dei contemporanei autori del fantastico in versi…

Questa la selezione curata da S.T. Joshi insieme Steven J. Mariconda per il volume Dreams of Fear: Poetry of Terror and the Supernatural, edito negli Stati Uniti da Hippocampus Press. Una scelta di brani e di componimenti poetici suddivisa per periodi storici: le radici del poema fantastico nel mondo antico da Omero a Orazio; dal medioevo al Diciottesimo secolo fra l’Alighieri e il drammaturgo scozzese David Mallet; i gotici e il romanticismo da Goethe sino al britannico Thomas Hood. E ancora il tardo Diciannovesimo secolo tra Victor Hugo e l’irlandese AE, alias George William Russell, concludendo l’excursus con una rassegna di scrittori fra mainstream e genere dal californiano George Sterling fino alla più recente Ann K. Schwader, senza scordare celebrati esponenti del weird horror come Walter de la Mare, William Hope Hodgson, Lord Dunsany, H.P. Lovecraft, Donald Wandrei o Clark Ashton Smith.

“In questo volume i curatori hanno cercato di includere campioni rappresentativi di poesia weird, orrifica e soprannaturale dall’antichità classica fino al giorno d’oggi,” specifica la nota editoriale. “L’attenzione è stata concentrata su quei versi che effettivamente rappresentano fenomeni soprannaturali; gli esempi di orrore non-sovrannaturale sono generalmente stati esclusi, così come i poemi il cui accento è meramente posto sull’ineluttabilità della morte”.

In copertina un quadro del visionario pittore americano Charles E. Burchfield (1893-1967). Informazioni al completo presso le pagine web dell’editore su www.hippocampuspress.com, qui a seguito invece il lungo sommario dei contenuti per esteso:

Introduction

I. The Ancient World
Homer (c. 750 B.C.E.)
From The Odyssey
Euripides (485?–406 B.C.E.)
From Medea
Catullus (84?–54 B.C.E.)
Attis
Horace (65–8 B.C.E.)
Epode 5

II. From the Middle Ages to the Eighteenth Century
Dante Alighieri (1265–1321)
From Inferno
Christopher Marlowe (1564–1593)
From Dr. Faustus
William Shakespeare (1564–1616)
From Hamlet
From Macbeth
John Donne (1572–1631)
The Apparition
John Milton (1608–1674)
From Paradise Lost
John Gay (1685–1732)
A True Story of an Apparition
David Mallet (1705?–1765)
William and Margaret
William Collins (1721–1759)
Ode to Fear

III. The Gothics and Romantics
Johann Wolfgang von Goethe (1749–1832)
The Erl-King
The Bride of Corinth
The Dance of Death
Mary Robinson (1757–1800)
The Haunted Beach
William Blake (1757–1827)
Fair Elenor
Robert Burns (1759–1796)
Tam o’ Shanter
Friedrich von Schiller (1759–1805)
A Funeral Fantasie
Nathan Drake (1766–1836)
Ode to Superstition
James Hogg (1770–1835)
The Witch of the Gray Thorn
Sir Walter Scott (1771–1832)
William and Helen
The Wild Huntsman
Samuel Taylor Coleridge (1772–1834)
The Rime of the Ancient Mariner
Kubla Khan
Robert Southey (1774–1843)
To Horror
Matthew Gregory Lewis (1775–1818)
Alonzo the Brave and Fair Imogene
Thomas Moore (1779–1852)
The Lake of the Dismal Swamp
George Gordon, Lord Byron (1788–1824)
Darkness
Percy Bysshe Shelley (1792–1822)
Sister Rosa: A Ballad
John Clare (1793–1864)
The Nightmare
John Keats (1795–1821)
La Belle Dame sans Merci: A Ballad
Heinrich Heine (1797–1856)
The Lorelei
Thomas Hood (1799–1845)
The Demon-Ship 

IV. The Later Nineteenth Century
Victor Hugo (1802–1885)
The Vanished City
Thomas Lovell Beddoes (1803–1849)
The Ghosts’ Moonshine
The Boding Dreams
Doomsday
Henry Wadsworth Longfellow (1807–1822)
Haunted Houses
The Haunted Chamber
Edgar Allan Poe (1809–1849)
The City in the Sea
The Haunted Palace
The Conqueror Worm
Dream-Land
Ulalume
Alfred, Lord Tennyson (1809–1892)
The Kraken
Oliver Wendell Holmes (1809–1894)
The Broomstick Train; or, The Return of the Witches
Robert Browning (1812–1889)
Chillde Roland to the Dark Tower Came
James Russell Lowell (1819–1891)
The Ghost-Seer
Charles Baudelaire (1821–1867)
The Phantom
The Irremediable
William Allingham (1824–1889)
A Dream
George MacDonald (1824–1905)
The Homeless Ghost
George Meredith (1828–1909)
Phantasy
Thomas Bailey Aldrich (1836–1907)
Eidolons
The Lorelei
Apparitions
Algernon Charles Swinburne (1837–1909)
The Witch-Mother
Thomas Hardy (1840–1928)
The Dead Man Walking
Ambrose Bierce (1842–1914?)
A Vision of Doom
Julian Hawthorne (1846–1934)
Were-Wolf
W. E. Henley (1849–1903)
[Untitled]
Guy de Maupassant (1850–1893)
Horror
Edwin Markham (1852–1940)
Wail of the Wandering Dead
The Wharf of Dreams
Emile Verhaeren (1855–1916)
The Miller
A. E. Housman (1859–1936)
Hell Gate
Katharine Tynan (1861–1931)
The Witch
Madison Cawein (1865–1914)
The Forest of Shadows
The Wood Water
The Night-Wind
Hallowmas
W. B. Yeats (1865–1939)
The Phantom Ship
Dora Sigerson Shorter (1866–1918)
The Skeleton in the Cupboard
The Fetch
AE (George William Russell) (1867–1935)
A Vision of Beauty 
 

V. The Twentieth Century
George Sterling (1869–1926)
A Dream of Fear
A Wine of Wizardry
The Thirst of Satan
Edwin Arlington Robinson (1869–1935)
The Dead Village
The Dark House
Christopher Brennan (1870–1932)
[Untitled]
Paul Laurence Dunbar (1872–1906)
The Haunted Oak
Walter de la Mare (1873–1956)
Fear
The Listeners
Drugged
Robert W. Service (1874–1958)
The Cremation of Sam McGee
Robert Frost (1874–1963)
Ghost House
The Demiurge’s Laugh
William Hope Hodgson (1877–1918)
Storm
David Park Barnitz (1878–1901)
Mad Sonnet
Mankind
Edward Thomas (1878–1917)
Out in the Dark
Herman George Scheffauer (1878–1927)
Phantasmagoria
Lilith of Eld
The Shadow o’er the City
Lord Dunsany (1878–1957)
Songs from an Evil Wood
The Watchers
Wilfrid Wilson Gibson (1878–1962)
The Whisperers
The Lodging House
John Masefield (1878–1967)
The Haunted
John G. Neihardt (1881–1973)
The Voice of Nemesis
Siegfried Sassoon (1886–1967)
Haunted
Goblin Revel
Vincent Starrett (1886–1974)
Villon Strolls at Midnight
Georg Heym (1887–1912)
The Demons of the Cities
Rupert Brooke (1887–1915)
Dead Men’s Love
Samuel Loveman (1887–1976)
Ship of Dreams
Conrad Aiken (1889–1973)
La Belle Morte
H. P. Lovecraft (1890–1937)
Despair
To a Dreamere
The Wood
From Fungi from Yuggoth
Harold Vinal (1891–1965)
Apparition
Ghostly Reaper
Clark Ashton Smith (1893–1961)
Ode to the Abyss
The Eldritch Dark
The Medusa of Despair
The Tears of Lilith
A Vision of Lucifer
Robert Graves (1895–1985)
The Haunted House
Frank Belknap Long (1901–1994)
The Goblin Tower
The Abominable Snow Men
Robert E. Howard (1906–1936)
Dead Man’s Hate
Recompense
Donald Wandrei (1908–1987)
Nightmare
From Sonnets of the Midnight Hours
Joseph Payne Brennan (1918–1990)
The Scythe of Dreams
Stanley McNail (1918–1995)
The House on Maple Hill
Donald Sidney-Fryer (b. 1930)
Midnight Visitant
Richard L. Tierney (b. 1936)
The Evil House
To the Hydrogen Bomb
Bruce Boston (b. 1943)
The Nightmare Collector
Ghost Blood
Brett Rutherford (b. 1947)
Fête
G. Sutton Breiding (b. 1950)
The Worm of Midnight
Black Leather Vampyre
W. H. Pugmire (b. 1951)
The Outsider’s Song
Gary William Crawford (b. 1953)
The Formicary
Keith Allen Daniels (1956–2001)
Stonehenge
Leigh Blackmore (b. 1959)
Terror Australis
Ann K. Schwader (b. 1960)
The Coming of Chaos 

 
Index of Poets
Acknowledgments


Dreams of Fear: Poetry of Terror and the Supernatural
a cura di S.T. Joshi e Steven J. Mariconda
Hippocampus Press, 2013
brossura, 348 pagine, $20.00
ISBN 9781614980278
Andrea Bonazzi

sabato 2 marzo 2013

Odilon Redon: Il fachiro e altri racconti fantastici

Il fachiro e altri racconti fantastici, 2012, copertinaA cura e per la traduzione di Luana Salvarani, Il fachiro e altri racconti fantastici edito da Medusa Edizioni, propone alcuni racconti di ispirazione fantastica, seppur molto diversi tra loro e talvolta frammentari, scritti da Odilon Redon (1840-1916) in vari momenti della sua vita.

Il libro riprende i racconti di Redon, Nouvelles et contes fantastiques, pubblicato in occasione della mostra Odilon Redon, Prince du Rêve alle Galeries nationales du Grand Palais, a Parigi nel 2011, dallo stesso editore museale (Éditions de la Réunion des musées nationaux et du Grand Palais).

A questa edizione italiana viene aggiunto il saggio autobiografico “Confidenza d’artista”, nel quale l’autore parla della propria ispirazione artistica, osteggiando il realismo e l’accademismo nell’arte.

Precursore del simbolismo nelle arti figurative, Odilon Redon è noto, in ambito letterario, per le sue illustrazioni per opere di Baudelaire, Mallarmé, Poe, Flaubert. Meno conosciuto come scrittore, trae spunto dal romaticismo fantastico di Poe e di Gautier, per arrivare al simbolismo di Villiers de l’Isle-Adam e Mallarmé.

Il libro riproduce svariati disegni, quadri, e litografie di Redon, sia in bianco e nero sia a colori. Anche se non direttamente collegate ai racconti, le riproduzioni ne costituiscono una perfetta cornice.

“Ci sono artisti nella cui biografia l’opera e la storia, l’immagine e la letteratura si fondono con una naturalezza che non lascia adito a distinzioni che non siano, alla fine, riduttive sia per l’una che per l’altra; Odilon Redon è questo tipo di artista. Nella sua opera pittorica la letteratura nasce dalla frequentazione di personaggi come Mallarmé e Huysmans, dalla lettura dei racconti fantastici di Poe. Ma se molti hanno imparato a riconoscere quelle sue figurine un po’ marziane, che sembrano uscite appunto da un racconto di fantascienza di oggi, ancora troppo poco è conosciuta la sua opera di scrittore e narratore. Un viaggio giovanile in Spagna in compagnia di un amico caro dà lo spunto per la scoperta delle leggende locali; il senso del mistero e degli oggetti che diventano presenze minacciose prende forma nella «Notte di febbre»; lo spleen baudelairiano invece domina il breve racconto intitolato «Sogno». La guerra contro i prussiani e il sacrificio per la patria offre lo spunto per un sogno malinconico, «1870, dicembre»; mentre «Il fachiro», sorta di saggio alla Montaigne, ma non in prima persona, insinua il dubbio se Redon stia esclusivamente vibrando un’invettiva verso il raffinement parigino o dipingendo un’amara satira di se stesso; mentre «Marta la Pazza», scritto in prima persona, «storia creola», evoca la moglie, Camille, vittima del naufragio che fece la nave che dal paese natale di La Réunion la portava in Francia.”

Maggiori informazioni si possono reperire sulle pagine del blog (non ufficiale) della Medusa Edizioni edizionimedusa.tumblr.com. Il contenuto del volume è il seguente:

Prefazione – Luana Salvarani
Un soggiorno nei Paesi baschi (Un séjour dans le Pays basque)
Una storia incomprensibile (Une histoire ingompréhensible)
Girotondo d’amore (La Ronde d’amour)
Notte di febbre (Nuit de fièvre)
Lui sogna (Il rêve)
Il grido (Le Cri)
Perversità (Perversité)
Il fachiro (Le Fakir)
1870, dicembre (1870 Décembre)
Il racconto di Marta la Pazza (Le Récit de Marthe la folle)
Confidenza d’artista (Confidence d’artiste)


Il fachiro e altri racconti fantastici
Odilon Redon
a cura di Luana Salvarani
collana Wunderkammer, Medusa Edizioni, 2012
brossura con sovraccoperta, 144 pagine, €14.50
ISBN 9788876982583

Le Coeur révélateur (1883)
Le Coeur révélateur (1883) L’Oeil, comme un ballon bizarre
se dirige vers l’infini (1882)

Giuseppe Lo Biondo

mercoledì 27 febbraio 2013

La doppia vita di Stefan Grabiński. Una lettura “meta-fantastica” de Il Villaggio Nero

Il villaggio nero, 2012, copertina
Ogni tanto – molto raramente, in verità – salta fuori un libro che rappresenta una sorta di rivelazione e una scoperta per il fortunato autore del rinvenimento. Nel campo della letteratura fantastica, soprattutto, è oggi difficile imbattersi in opere che non siano le solite note, in letture di qualità che alla forza immaginifica e visionaria delle parole uniscano idee e concetti di pari potenza ed efficacia. Il Villaggio Nero è uno di questi libri. Mirabile, invero, perché uscito fuori quasi dal nulla, da uno scrittore che fino a ieri risultava del tutto sconosciuto anche ai più ferrati cultori del genere. Pubblicato nella bella collana “Biblioteca dell’Immaginario” delle Edizioni Hypnos, per la meritoria cura di Andrea Bonazzi, porta finalmente alla ribalta anche da noi, in modo imperioso, il nome di Stefan Grabiński (1887-1936), unico e solo scrittore di letteratura fantastica nella Polonia tra le due Guerre. Un autore dell’Est europeo, dunque, ma capace di rivaleggiarre e, forse, persino di superare, per concetti ardimentosi e portata cosmica, autentici giganti come Lovecraft, Blackwood, Chambers, Machen o Hodgson. Come loro, Grabiński è stato in grado di costruire con la sua opera inquietanti simbolismi, e di intessere attraverso di essa incredibili atmosfere di orrore in agguato dietro l’angolo

I racconti racchiusi in questa prima (e si spera non ultima) antologia italiana rappresentano una lettura seducente e sconcertante; da essi trasuda un fascino tenebroso, un’allettante, vertiginosa e agghiacciante profondità. È una lettura che colpisce e lascia il segno, che ammalia, che apre a suggestioni arcane e ad altre consapevolezze. È anche un viaggio impressionante nella mente di un uomo che non accettò mai le sue limitazioni umane. Gli appassionati del fantastico siano avvisati: Il Villaggio Nero è un gioiello, per quanto oscuro e tenebroso, uno dei libri più belli, originali e stimolanti usciti in Italia negli ultimi anni nel campo della letteratura fantastica.

Nei dodici racconti qui raccolti si agitano forze terribili, creature e presenze misteriose, incubi indicibili e orrori filtrati dalla frattura stessa della realtà. Vi troviamo uomini solitari che affrontano i fantasmi del proprio inconscio, folli sfide contro l’incarnazione del Tempo, treni spettrali, vampire e donne demoniache, visioni di altre dimensioni, tetri villaggi che nascondono oscuri segreti, e dimore infestate e maledette. E ancora, sogni che prendono vita, cose maligne ed entità eteree e immateriali, ma anche terrori più tangibili che prendono corpo dall’inconscio e dalle aberrazioni fisiche e mentali.

Ma c’è dietro molto più di tutto questo.

Anche per via della strana filosofia che li permea, i racconti di Grabiński sono considerati un caso unico, brillanti e innovativi esempi di un tipo particolare di fantastico che lo scrittore stesso proponeva di chiamare “psicofantastico” (o “metafantastico”) perché scritti in opposizione ai più convenzionali racconti di genere che uscivano in quel periodo. Anche quando usa gli elementi classici del folklore europeo, Grabiński li aggiorna e li riporta al presente, seguendo le contemporanee correnti della scienza e della filosofia. In questo il suo approccio alla letteratura orrorifica è perfettamente moderno, poiché si svincola dagli elementi della semplice tradizione e si arricchisce di simboli, figure e metafore che vanno al di là della semplice rêverie fantastica. La sua opera letteraria è pertanto atipica nel suo genere: in essa il macabro, il sovrumano, il trascendente, si innesta in un substrato che ha le sue fonti tanto nella materia scientifica quanto nei saperi alternativi, ma anche nella psicologia, nella filosofia e nel metafisico.

Le patologie della mente umana sono un perno dei racconti bizzarri di Stefan Grabiński; lo scrittore infatti fu un vero maestro nel rappresentare costrutti neurotici, teorie insane e strane fobie. Perché è alla follia stessa che il genio spesso si rapporta. Come ha scritto un suo studioso e traduttore, Grabiński “unisce le concezioni di antichi filosofi come Eraclito e Platone con la filosofia contemporanea di Henry Bergson e Maurice Maeterlink, in una battaglia contro un mondo moderno in cui il senso originale e vero della natura umana viene cancellato dalle macchine, dai sistemi repressivi e dalla miopia di alcuni” (cfr. Miroslaw Lipinski, Introduzione a The Dark Domain, Dedalus European Classics, 1993).

Ma chi era, davvero, Stefan Grabiński? Al di là della semplice biografia, che lo vuole uomo mite e riservato, maestro in una piccola scuola di periferia, in pochi forse sanno che Grabiński conduceva una doppia vita: di giorno si divideva tra la sua professione di insegnante e quella di scrittore, mentre di notte leggeva avidamente, studiava ed esercitava tutto ciò che atteneva ai domini dell’occulto. Quest’ultimo aspetto ne fa una figura di scrittore eccentrico e maledetto, che conosceva perfettamente le materie arcane, dalla teosofia allo spiritismo, senza tralasciare i classici della demonologia, magia e alchimia. Studiava, dunque, e indagava ogni teoria bizzarra o anticonvenzionale che poteva permettergli di elevare il suo pensiero sopra la realtà limitante della condizione umana, con lo scopo di abbattere le barriere tra i mondi, di penetrare i confini al di là della vita. Riteneva infatti che la morte non fosse la fine. “Ho sempre creduto,” disse a un amico che andò a fargli visita prima che morisse, “che nell’aldilà fiorisca una nuova vita, nuovi mondi che la visione del povero cervello umano non può scorgere”. A questo amico promise anche di ritornare dalla morte, come un fantasma.

Stefan Grabiński, foto
E contro un fantasma Grabiński lottò per tutta la sua breve e disperata esistenza: il fantasma della morte. Afflitto sin da fanciullo dalla tubercolosi, cercò di ribellarsi alla sua infermità e alla tirannia di un corpo minato dalla malattia gettandosi disperatamente nello studio di ogni teoria o scienza, anche la più bislacca, che poteva offrirgli un appiglio o una via d’uscita alla sua precaria condizione. Alla sua fragilità di uomo, Grabiński opponeva il potere della conoscenza. E l’esercizio e lo sviluppo della mente e delle sue facoltà più straordinarie, in modo particolare, lo spinsero a intraprendere un viaggio solitario nei territori più estremi dell’occulto. Attingendo a una varietà di fonti – soprattutto testi medioevali di alchimia e alla filosofia Buddista e Induista, ma anche alle dottrine della moderna scienza – lo scrittore arrivò alla conclusione che è il pensiero a creare la realtà, ed è il pensiero il vero artefice dell’esistenza materiale dell’universo.

Le idee fantastiche di Grabiński trovano la loro fonte nella sua concezione pluralistica e neo-platonica della realtà, secondo cui tutto si muove con l’atto della creazione della forza motrice del pensiero, secondo il concetto dinamico ispirato alle dottrine di Nietzsche e di Bergson, quest’ultimo una riconosciuta influenza sulla sua narrativa. “L’attivazione della mente, la sua fonte come propulsore della realtà” – scrive sempre Miroslaw Lipinski – “è la chiave per comprendere il pensiero di Grabiński e le sue idee circa il soprannaturale. Al contrario di molti scrittori di letteratura fantastica, egli credeva davvero in ciò che scriveva, nel significato divino del verbo scritto. Nulla di ciò che scriveva era per lui semplice intrattenimento: la sua opera è l’espressione di un’anima sincera”. (Cfr. introduzione a The Motion Demon, Ash-Tree Press, 2005).

Dunque, Stefan Grabiński credeva in ciò che scriveva. E i suoi racconti sono, in definitiva, l’espressione di una mente complessa e tormentata, fortemente ossessionata dall’occulto e dai fantasmi di una realtà che gli fu sempre ostile. Come rivelò nelle sue “Confessioni” (Wyznaniach, 1926): “Ci sono stati momenti molto tristi nella mia vita, soprattutto tra i miei 15 e i 21 anni, i cui sudari funebri gettarono come un’ombra nei miei giorni a venire. Conobbi l’orrore misterioso della vita, e mi convinsi che il Male è altrettanto potente del Bene”.

Ne Il Villaggio Nero è raccolta una scelta significativa degli straordinari racconti di Stefan Grabiński, che vanno da “Il demone del movimento”, dove un treno diventa lo scenario, al tempo stesso inquietante e surreale, di un crimine orrendo, a “La stanza grigia”, racconto-incubo di un uomo che si ritrova a vivere in un locale stregato dalla maligna presenza di un precedente inquilino, da “Il villaggio nero”, che dà titolo alla raccolta e che narra di un bizzarro villaggio dai tetri colori, che appare solo in sogno e abitato da strani personaggi, a “La vendetta degli elementali”, in cui un pompiere dalle straordinarie capacità ignifughe, tali da renderlo un fenomeno agli occhi della gente, viene in contatto con creature maligne capaci di manipolare il fuoco, probabilmente esseri di un’ignota dimensione.

Molti di questi racconti sono costruiti secondo un modello simile: dapprima nella vita “normale” dei protagonisti iniziano a manifestarsi fenomeni misteriosi o insoliti, che li portano a confrontarsi con realtà altre, e infine – in finali spesso sorprendenti – si assiste alla trasformazione o metamorfosi interiore dei protagonisti o, più spesso, alla loro rovina.

Luogo d’azione della maggior parte delle storie sono le città di provincia o sobborghi isolati, edifici e case solitarie, stazioni ferroviarie spettrali e abbandonate. La realtà e la psicologia dei protagonisti è rappresentata con realistica attenzione, e c’è un’abile costruzione di stati d’animo particolari dell’uomo che sfociano nell’inquietudine e in momenti creativi di abile tensione.

I motivi espressivi più ricorrenti in questi racconti si possono individuare nei seguenti: 1) il problema dell’identità; 2) l’esistenza di realtà parallele che si muovono dietro il velo della realtà; 3) la vita dopo la morte; 4) il passato che torna a reclamare i suoi debiti con il presente; 5) il fascino della scienza e degli studi sul paranormale; 6) l’elemento della follia e della donna demonio (o femme fatale). Alle volte i temi predominanti divengono quasi lovecraftiani, in quanto costruiti intorno alle aberrazioni della psicologia e alle forze soprannaturali che giacciono in attesa di vendetta, gettando sull’uomo maligni avvertimenti dall’Altrove.

Un paio di storie vengono dalla pregevole raccolta Demon ruchu (1919), un unicum nella storia della letteratura fantastica e soprannaturale, dove tutti i racconti sono incentrati sul tema dei treni e delle ferrovie (un’ossessione di Grabiński), che diventano simboli perfetti di quell’energia o forza spirituale che, secondo alcune filosofie metafisiche, sottende alla realtà influenzando la materia. Bergson chiamava questa forza élan vital, lo “slancio vitale”, che è quella forza naturale e nascosta della vita che fa muovere l’universo e tutte le cose (cfr. Henry Bergson, Pensiero e movimento, Ed. Bompiani, 2000). Il treno, quindi, come un diretto feticcio della filosofia anti-materialistica di Grabiński.

Un’altra delle forze propulsive della vita, il sesso, diventa un ulteriore elemento perturbante nella strana filosofia Grabińskiana, e prende forma narrativa in racconti che, in accordo con le teorie freudiane contemporanee dell’autore, aprono a curiose interpretazioni e a sottesi simbolismi psicoanalitici. Le oscure forze della libido si muovono dietro alcune delle storie più inquietanti e potenti di questa antologia, quali “L’amante di Szamota” o “A casa di Sara”, dove incauti protagonisti smarriscono sé stessi in storie dell’orrido di sconvolgente e conturbante qualità. La prosa di Grabiński (a cui la traduzione di Bonazzi rende un servizio eccellente) è talmente misurata, a tal punto efficace, da riuscire a rendere estremamente lievi, perfino romantiche (ma un romanticismo nero, nerissimo) anche immagini necrofile che in altre mani risulterebbero estremamente violente e gratuite: ed ecco che un bacio dato al capo mozzato di una giovane ragazza (nel racconto “L’engramma di Szatera”) diventa l’ossessione languida e malinconica di un uomo solitario; che un uomo che fa l’amore con un corpo morto di donna, un tronco privo di arti e testa (in “A casa di Sara”) incarna tutta la passionalità di un amante irretito nelle spire del desiderio amoroso irrisolto.

Stefan Grabiński, illustrazione di Gino Andrea Carosini
Non poteva mancare in questa raccolta il racconto che costituisce forse il supremo monumento artistico di Grabiński: “L’Area”. Protagonista ne è il suo alter-ego, Wrzesmian, nel quale prendono piena forma i tormenti dello scrittore che, come il personaggio di carta, viveva isolato e recluso in una magione appartata ai margini della città. Da una finestra che affaccia sulla casa di fronte, solitaria e deserta, Wrzesmian assisterà alla propria dissoluzione fisica e psichica, allorché gli abitanti della dimora inquietante emergeranno come fantasmi dai suoi sogni, veri e propri incubi che si materializzano dall’inconscio delle sue fantasie alterate.

A confermare quindi la lungimirante scelta del curatore, è presente in questa silloge uno dei racconti più strani di Grabiński, il fantasmagorico “Saturnin Sektor”, che dietro una trama sibillina e apparentemente ermetica palesa meglio di tutti gli altri le influenze del già citato filosofo Henry Bergson (1859-1941), la cui opera superò le tradizioni ottocentesche dello spiritualismo e del positivismo ed ebbe una forte influenza nei campi della psicologia, dell’arte e della letteratura dei suoi tempi. In Grabiński diventa un nume tutelare che occhieggia ammiccante dietro il substrato della fantasticheria; nelle folgoranti pagine di Bergson sul sogno e il déja-vu, l’oblio e il sonnambulismo, i fenomeni psichici e il rapporto tra la materia e lo spirito (si vedano in particolare i suoi saggi L’Evoluzione Creatrice, Raffaello Cortina Editore, 2002, Materia e memoria, Laterza, 2009, ma soprattutto Ipnosi e fantasmi, Civitas, 2012, o la bizzarra Conferenza sui fantasmi, Theoria, 1993) ritroviamo l’asse portante dell’opera Grabińskiana.

Ma per tornare al racconto nominato, “Saturnin Sektor”, che elabora sul tema (persistente nell’opera di Grabiński) della paranoia e della schizofrenia, ancora una volta è presente un protagonista alienato i cui deliri ossessivi sfoceranno in un omicidio; in questo caso però non è una persona umana a morire, ma il Tempo stesso, o meglio lo zeitgeist che determina così anche la fine di un’epoca. Qui i fenomeni di personalità dissociata del protagonista rappresentano le opposte teorie del tempo, e quindi un passaggio dalla vecchia epoca verso la moderna; cosicché l’inevitabile omicidio del climax diventa un chiaro simbolo di quel cambiamento sociale e culturale in atto agli inizi del Novecento e ben recepito dall’autore.

Anche in questo racconto Grabiński usa una figura fantastica ricorrente nella sua narrativa: quella del “doppio”. Molte delle sue storie mettono in scena protagonisti tormentati da frammenti della loro personalità inconsapevolmente dissociata, che poi s’incarnano in doppelgänger che li perseguitano. Questi doppi mostruosi di solito diventano odiati avversari, come appunto in “Saturnin Sektor”, o nel grottesco racconto “Strabismus” (non presente in questa raccolta). Altre volte queste incarnazioni della personalità problematica dei personaggi assume la forma di una elusiva femme fatale (“L’amante di Szamota”), ma più spesso la parte alienata dell’Io si manifesta in forme diverse: in “L’Area”, per esempio, si riferisce a un magico spazio dove la bloccata creatività artistica del protagonista è libera di esprimersi e di emergere dal subconscio. Molti di questi racconti possono definirsi – come ha brillantemente suggerito il critico Brian Stableford“studi di personali e interiori frammentazioni” (cfr. St. James Guide to Horror, Ghost & Gothic Writers, a cura di David Pringle, St. James Press, Detroit, 1998, p. 667).

I temi cardine di questa fantastica antologia del bizzarro, come abbiamo visto, sono molteplici e complessi, e vanno dallo sdoppiamento di personalità alla questione del male intrinseco nell’uomo, dall’esistenza di molteplici piani di esistenza, a sogni che si realizzano nella realtà tangibile, ecc. Ma è soprattutto l’ossessione il motivo principale che domina. Gli antieroi dei racconti di Grabiński sono infatti per lo più persone segnate dallo stigma di esperienze dolorose, uomini tormentati da varie turbe e fobie. Ciò diventa chiaro se si guarda anche alla biografia dell’autore. Grabiński fu sempre interessato alla psicologia, alla psicopatologia, alla psichiatria e in generale a tutte quelle scienze cognitive capaci di aprire a nuove e inesplorate dimensioni dell’inconscio. Il suo lavoro da insegnante lo considerava come una necessità, piuttosto che una passione (anche se era un insegnante molto stimato dai suoi colleghi e dagli studenti, che lo definivano un uomo integro e di sani principi), un modo con cui dissimulava il suo vero interesse per le cose segrete e invisibili, arcane e misteriose, intime e profonde, e celate agli occhi degli uomini.

Era un uomo in bilico tra due mondi, Grabiński, quello della realtà e quello dell’ignoto, anche se al di fuori del campo letterario è difficile trovare segni di questo suo coinvolgimento per il trascendentale e l’occulto, passioni che coltivava solitarie, senza condividerle con altri, in una sorta di ascetico cammino che, riteneva, poteva condurlo verso l’immortalità dello spirito. Introverso e schivo, tranquillo e riservato, Grabiński fu sempre attento a non lasciar trapelare nulla del fuoco interiore che lo divorava. Spesso lo si vedeva camminare, da solo, lungo le stazioni ferroviarie, dove raccoglieva spunti e idee per i suoi racconti. La ferrovia e quel che la rappresenta (treni, strade ferrate, binari, rotaie, stazioni) è del resto un luogo topico da sempre, un simbolo di evasione da una realtà monotona e un viatico per l’altrove, (cfr. Remo Cesarani, Treni di carta. L’immaginario in ferrovia: l’irruzione del treno nella letteratura moderna, Marietti, 1993).

Alla luce di tutto questo, due cose risaltano innanzitutto alla mente dopo aver letto i racconti contenuti ne Il Villaggio Nero: a) quanto quelle storie siano fortemente autobiografiche; b) quanto lo scrittore fosse realmente dentro di esse, intrinsecamente legato alla sua opera e ai suoi personaggi.

Stefan Grabiński, questo filosofo misantropo sedotto dal soprannaturale e dall’introversa esplorazione dei misteri della vita, questo ometto strano e appartato dal resto del mondo, eccentrico nelle sue ideee e perso nelle sue fantasticherie, che credeva in ciò che scriveva, nella relatività del tempo, nei poteri della mente umana e nella sua capacità di mutare le cose, finì i suoi giorni il 12 novembre 1936, morendo in povertà, solo così com’era sempre vissuto (a parte una breve parentesi matrimoniale) e dimenticato da tutti. Ma qualcosa è rimasto, e il suo spirito continua a perdurare come lui si era ripromesso. La sua lucida follia, le sue inquietudini, che lo portarono a investigare indifferentemente la scienza e l’occulto, sono tutte lì, nei suoi racconti. Ed è il fantastico più puro, perché forgiato dalle visioni di una mente che non ebbe limiti.



Informazioni sul volume presso il sito dell’editrice www.edizionihypnos.com.

Il Villaggio Nero. Racconti Fantastici
Stefan Grabiński
Biblioteca dell’Immaginario, Edizioni Hypnos, 2012
brossura, 300 pagine, €21.90
ISBN 9788896952085
Pietro Guarriello

lunedì 25 febbraio 2013

Luce Nera: omaggio a Lovecraft al Teatro dei Conciatori di Roma

Luce Nera, foto di scenaOmaggio teatrale all’opera di H.P. Lovecraft, lo spettacolo Luce Nera scritto da Marina Ruta sarà in scena dal 26 febbraio al 3 marzo presso il Teatro dei Conciatori, in Via dei Conciatori 5 a Roma, su adattamento e regia di Marco Mattolini per l’interpretazione di Alberto Di Stasio, Leonardo Sbragia e Fabio Vasco.

“Howard Phillips Lovecraft (1890-1937) lo scrittore americano a cui rende omaggio questo testo, iniziò a pubblicare sulle riviste popolari (pulp magazines) e, prendendo le mosse dal grande Edgar Allan Poe, accentuò una connotazione pressoché metafisica e cultuale della ricerca letteraria, creando uno stile quasi magico, destinato a culminare nella «letteratura visionaria» e nella fantascienza, il cui apice moderno annovera, tra gli altri, Philip K. Dick e James Ballard”.

“Il racconto teatrale,” prosegue la presentazione, “parte dal professor Aron, archeologo e antropologo, che rimane invischiato nei suoi sogni orribili e divide la sua esperienza con Caleb, uno sconosciuto «fratello oscuro», giovane tossicodipendente appena uscito da una comunità, che nei sogni si riconosce nell’Altro, della genia dei Gemelli distruttori creati appositamente dagli Esseri Antichi. Una terza figura è individuata nel sacerdote della comunità del giovane (il disintossicatore) che allucina vedendo nel suo assistito una creatura dannata”.

“Il lavoro, in un’epoca di crisi delle ideologie e rovesciamento dei valori, vuol essere la metafora delle incertezze e della paura che si annidano nel paradosso di una scienza priva di interiorità, fonte di ulteriore disagio esistenziale e sociale che turba le personalità più sensibili,” come conclude la nota introduttiva al testo in rappresentazione. “I mostri sognati (?) dal professore e dal suo giovane doppio sono una congerie di spaventosi simboli, che si annidano nel profondo del nostro inconscio, pronti a irrompere nella nostra consapevolezza quando le certezze, come negli anni 30 di Lovecraft, vengono a mancare. Una visione apocalittica, dunque, colma d’orrore, ma anche di ironia, riferimenti misteriosofici e alla fine non priva di speranza”.

Informazioni sul sito ufficiale www.teatrodeiconciatori.it, o attraverso le pagine web di romatoday.it.

Luce Nera
di Marina Ruta
adattamento e regia di Marco Mattolini.
con Alberto Di Stasio, Leonardo Sbragia, Fabio Vasco
scene e costumi di Andrea Stanisci
Teatro dei Conciatori
Via dei Conciatori, 5
00154 Roma
dal 26 febbraio al 3 marzo 2013
martedì, mercoledì venerdì e sabato ore 21:00 – domenica e giovedì ore 18:00
biglietto intero 15 Euro, ridotto 12 Euro; tessera associativa 2 Euro
prenotazioni: tel. 0645448982 – 0645470031
info@teatrodeiconciatori.it
Andrea Bonazzi

sabato 23 febbraio 2013

The Ghosts & Scholars Book of Shadows, fantasmi nella tradizione di M.R. James

The Ghosts & Scholars Book of Shadows, 2012, coperina di di Paul LoweEdito dalla Sarob Press di Robert Morgan, una small press dedita al genere horror soprannaturale, The Ghosts & Scholars Book of Shadows raccoglie dodici racconti di autori contemporanei ispirati alle ghost stories di Montague Rhodes James.

L’antologia, un’edizione limitata in 340 copie, nasce da una competizione letteraria del 2011, organizzata dalla Ghosts & Scholars M.R. James Newsletter, nella quale gli autori furono chiamati a cimentarsi con la scrittura di un prequel o di un seguito ai racconti di M.R. James.

La editor Rosemary Pardoe lanciava così la sfida, nella primavera del 2011, sulle pagine della newsletter:

[…] Che fine ha fatto il ‘satiro’ (o i ‘satiri’) alla fine di «Un episodio di storia cattedrale»? I vicoli di Islington sono ancora frequentati dall’essere incontrato dal dottor Abell in «Due dottori»? Che ne è stato dei resti delle atrocità in «Un intrattenimento serale», e il conte Magnus e il suo piccolo amico sono ancora in agguato a un qualche crocevia nell’Essex? In merito ai prequel, io per prima vorrei sapere che tipo di tesoro ha trovato il canonico Alberico, come è stato custodito, e i dettagli della sua morte nel letto, a causa di un attacco improvviso. E qual era esattamente il sistema di credenze che spinse James Wilson a far riporre le sue ceneri nel globo al centro del labirinto di Mr. Humphrey: qual è il significato delle figure del globo – Wilson era membro di una setta gnostica? Devo andare avanti? Sono sicura che potrete pensare a molti altri misteri che pretendono una soluzione e una risposta.”

La qualità delle storie non deluse le aspettative, e le migliori furono selezionate per un’antologia; tra queste la vincitrice della competizione, “Quis est Iste?” di Christopher Harman, l’unica a essere pubblicata in precedenza nella newsletter. Pur prendendo spunto dai racconti di James, le storie non sono scritte in uno stile rispettosamente jamesiano ma rispecchiano, invece, lo stile degli autori, rendendo l’antologia più moderna e abbordabile agli appassionati di weird tale in genere. I titoli e le rispettive ispirazioni sono:

Helen Grant – Alberic de Mauléon (Canon Alberic’s Scrap-book)
Rick Kennett – Anningley Hall, Early Morning (The Mezzotint)
John Llewellyn Probert – The Mezzotaint (The Mezzotint)
Christopher Harman – Quis est Iste? (Oh, Whistle, and I’ll Come to You, My Lad)
Jacqueline Simpson – The Guardian (The Treasure of Abbot Thomas)
Reggie Oliver – Between Four Yews (A School Story)
Louis Marvick – The Mirror of Don Ferrante (Casting the Runes)
Mark Valentine – Fire Companions (Two Doctors)
Derek John – Of Three Girls and of Their Talk (Wailing Well)
C.E. Ward – The Gift (The Experiment)
David A. Sutton – Malice (The Malice of Inanimate Objects)
Peter Bell – Glamour of Madness (A Vignette)


Il libro contiene un’introduzione di R. Pardoe, oltre alle note biografiche sugli autori, ed è reperibile attraverso le pagine web di Sarob Press. In copertina è riprodotta un’opera di Paul Lowe, ispirata al noto racconto “Oh, Whistle, and I’ll Come to You, My Lad”.

La schiera degli imitatori di M.R. James è da sempre ben definita e nutrita, probabilmente anche perché James diede, nelle sue prefazioni e in alcuni articoli, chiare indicazioni di stile e d’intenti, che molti autori hanno fatto proprie.

The James Gang: A Bibliography of Writers in the M.R. James Tradition, 1991

Nel 1979 fu creata da Rosemary Pardoe, già co-fondatrice della British Fantasy Society, la rivista Ghost & Scholars, con l’intento promuovere gli studi su M.R. James e incoraggiare nuovi autori a scrivere racconti in tale tradizione. La testata pubblicò il trentatreesimo e ultimo numero nel 2001, ma l’attività di ricerca storica e letteraria prosegue tuttora sotto forma di newsletter, nella quale occasionalmente vengono proposti racconti di autori moderni.

Dall’esperienza della rivista vide la luce nel 1987 l’antologia Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James, seguita poi da The James Gang: A Bibliography of Writers in the M.R. James Tradition (1991), un chapbook di poche pagine che elenca circa cento autori ispirati da James. Il libretto, sempre a cura di Rosemary Pardoe, è considerato oggi una pubblicazione imperdibile per i cultori del prevosto di Eton. Questa prima antologia, oltre che i racconti di alcuni scrittori classici dalla “James Gang”, includeva racconti scritti sulla base di alcune trame lasciate incompiute da James (“Stories I have tried to write”). Altri due sviluppi di trame lasciate incompiute furono poi pubblicati nella newsletter (si tratta di “The game of Bear” e “Merfield House”, nella n. 12 del 2007).

Nel 2001 Ramsey Campbell compilò Meddling with Ghosts: Stories in the Tradition of M. R. James, che include anche una versione ampliata di The James Gang, e il suo tributo a James, “The Guide”, e che può essere considerata un proseguimento del libro della Pardoe. L’antologia è divisa in tre sezioni: i precursori, i contemporanei, e gli eredi.

Entrambe le antologie hanno avuto una loro edizione italiana. Si tratta di Fantasmi: storie e altre storie sulle orme di M.R. James, curata da Gabriele La Porta, edizione Newton Compton, e di Racconti Sinistri nella tradizione di M.R. James, edizione Sylvestre Bonnard. Purtroppo, l’edizione italiana di Racconti sinistri non include The James Gang, né il racconto “The White Sack” di A.N.L. Munby pubblicato dalla stessa editrice ne La mano di alabastro, edizione italiana dell’unica raccolta di Munby.

Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James, 1987, copertina
Meddling with Ghosts. 2001, copertina
Fantasmi: storie e altre storie, 1989, copertina
Racconti sinistri, 2006, copertina
- AA.VV.; a cura di Rosemary Pardoe; The Ghosts & Scholars Book of Shadows; Sarob Press; Neuilly-le-Vendin, 2012; copertina rigida, 144 pagine, 340 copie numerate.
- AA.VV.; a cura di Rosemary Pardoe e Richard Dalby; Ghosts and Scholars: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James; Crucible, 1987.
- Rosemary Pardoe; The James Gang: A Bibliography of Writers in the M.R. James Tradition; The Haunted Library, Hoole, Chester, England, 1991.
- AA.VV.; a cura di Ramsey Campbell; Meddling with Ghosts: Ghost Stories in the Tradition of M. R. James; The British Library, 2001.
- AA.VV.; a cura di Rosemary Pardoe e Richard Dalby; Fantasmi: storie e altre storie sulle orme di M.R. James; Newton Compton, 1989.
- AA.VV.; a cura di Ramsey Campbell; Racconti sinistri nella tradizione di M.R. James; Sylvestre Bonnard, 2006.


Per maggiori informazioni su Ghost & Scholars si rimanda al sito web dedicato www.pardoes.info.
 
Giuseppe Lo Biondo

mercoledì 20 febbraio 2013

Sable Revery, la poesia fantastica di Robert Nelson

Sable Revery, 2012, copertina“Ancora una volta, si rende nostro triste compito rendere nota della morte di un prezioso collaboratore. Robert Nelson è morto nella sua casa di St. Charles, nell’Illinois, dopo una malattia di due settimane. Per quanto fosse un giovane, poco più che ventenne, aveva sviluppato un profondo senso del poetico e una spiccata sensibilità verso i toni e le sfumature della parola. Il suo primo incoraggiamento lo aveva ricevuto nientemeno che da un poeta quale lo steso Clark Ashton Smith. Le sue opere davano chiara promessa che avrebbe occupato, un giorno, un posto rilevante fra i grandi della poesia; una promessa che ora – ahimè! – non potrà più portarsi a compimento.”

Questo il necrologio che il direttore Farnsworth Wright scriveva su Weird Tales del novembre 1935, quattro mesi dopo la scomparsa del giovanissimo Robert William Nelson (23 luglio 1912 – 22 luglio 1935), autore di suggestivi ed effettivamente promettenti versi macabri, cupamente fantastici fra il modello di un Edgar Allan Poe e un’entusiastica ammirazione personale verso Clark Ashton Smith, con il quale entrò in corrispondenza.

Dopo aver brevemente frequentato le pagine amatoriali di The Fantasy Fan e The Phantagraph, avviando contatti epistolari con C.A. Smith, con H.P. Lovecraft ed esponenti del fandom come Robert H. Barlow, proprio Weird Tales aveva fornito a Nelson una certa visibilità editoriale professionalmente pubblicandogli le poesie “Sable Revery” (settembre 1934), “Dream-Stair” (aprile ’35) e “Under the Tomb” (maggio ’35), mentre due altre – “Jorgas” (febbraio ’36) e “Night of Unrest” (settembre ’37) – vi saranno proposte solamente postume.

Cinque delle sole sette poesie rimaste, insieme agli assai più acerbi frammenti in prosa e al poco materiale sopravvissuti su stampa. Tutto il resto, a quanto pare, distrutto dall’autore una fase di estremo scoramento che lo condurrà al ricovero per “collasso nervoso” in ospedale, l’11 luglio del 1935, come attestato in un paio di brevi articoli del piccolo giornale cittadino The St. Charles Chronicle. Il 22 luglio, infine – il giorno prima del suo ventitreesimo compleanno –, la morte... Senza alcuna menzione della causa, con la discrezione e il tatto di un quotidiano di provincia. Si parla solo di decesso “dopo settimane di malattia”, come anche Lovecraft scriverà ai propri conoscenti. L’ipotesi più che plausibile espressa da Douglas A. Anderson, nella propria introduzione al volumetto Sable Revery, è quella d’una morte per le conseguenze di un tentato suicidio.

Pubblicato dall’americana Nodens Books, Sable Revery: Poems, Sketches and Letters raccoglie assieme per la prima volta l’intera e scarna opera superstite di Robert Nelson. Oltre ai suoi versi, le tre sezioni del libro in 58 pagine comprendono i brevi schizzi – fra narrativa e prose poems – scritti per le fanzines, le lettere da “appassionato” inviate alle stesse riviste Phantagraph, Fantasy Fan e Weird Tales e, particolarmente interessanti, alcune lettere di Howard Phillips Lovecraft. Quattro indirizzate a Nelson tra l’ottobre del 1934 e il gennaio del ’35 e una lettera di condoglianze alla madre, datata 19 settembre 1935, nella quale il gentiluomo di Providence esprime il proprio rammarico per una potenzialità artistica destinata a rimanere inespressa:

“Le sua promesse nel campo della letteratura mi apparivano veramente considerevoli; poiché, a dispetto dei segni d’una costruzione giovanile – qua e là indefinitezza o eccesso di colore –, il suo lavoro aveva una distinta ricchezza immaginifica e una forza d’atmosfera che stavano rapidamente migliorando attraverso la critica e l’autodisciplina. Mi aspettavo di vederlo svilupparsi al pari di altri giovani dei quali ho seguito le carriere – August W. Derleth, Donald Wandrei, Frank B. Long, etc. – oggi figure ben consolidate del mondo della scrittura weird.”

Versi di Robert Nelson

Grazie alla popolarità persistente di Weird Tales, di Robert Nelson è stata tradotta in italiano la poesia forse più rappresentativa, “Sable Revery”, come “Tetra fantasticheria” nella versione a firma di Gianni Pilo in La finestra verde, Il Meglio di Weird Tales n. 14 (Fanucci, 1988), cui viene però attribuito erroneamente il titolo originale di “Thoughts”.

Il volumetto di Nodens Books, con una inconfondibile Caduta di Lucifero di Gustave Dorè ad animarne la copertina, è disponibile on demand in brossura al prezzo di 10 dollari, oppure nell’edizione a copertina rigida per $22. Informazioni al sito ufficiale www.nodensbooks.com, o sulla pagina del relativo store di lulu.com presso la quale è consultabile un’anteprima di dodici pagine comprendenti l’intera introduzione.

Sable Revery: Poems, Sketches and Letters
Robert Nelson
Nodens Books, 2012
brossura, 58 pagine, $10.00
ISBN 9780615652252
Andrea Bonazzi


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